Ai miei figli Ale, Manu, Mari, per non dimenticare

Testimonianza di Teresa Piras

Un filo mi lega al passato, trama di vita e di storia.

Fede profonda nel superamento delle ingiustizie, lotta, impegno di vita dalla parte dei poveri.

Era forza ideale, allora, nel '68!

Oggi "senso di vita".

Non conservare i privilegi, farsi poveri, condividere la sofferenza e il disagio per "uscire insieme".

Questa l'idea forte che animava la mia mente e il mio cuore di giovane studentessa universitaria di Pedagogia al Magistero di Cagliari alla fine degli anni '60.

Allora, cristiana-cattolica, in cerca di una coerenza di vita; esigente, assoluta come può essere una ventenne.

Incontro, per mia grande fortuna, un uomo straordinario, Aldo Capitini, che mi fu grande maestro.

Lui che rifiutava il Battesimo, contestando alla chiesa il diritto di imprimere per sempre un segno senza l'assenso e la libertà, appare ai miei occhi come un "vero cristiano".

Un uomo che praticava amore e non violenza (lo ammiravo per la sua scelta vegetariana), che mi insegnava il dialogo, l'uscita dalla rigidità, l'apertura agli altri.

Gesù Cristo, Gandhi, Luther King, Luthuli i grandi maestri di vita.

Allora non comprendevo tutta la ricchezza del suo insegnamento ma ora so che mi è stato regalato, in quegli anni, un seme vitale che è germogliato lentamente e costantemente in me.

La "sua compresenza dei morti" si è fatta sentire più volte ....... !!

A lui devo anche l'incontro con Don Milani; la passione per gli ultimi, il forte senso sociale e politico dei lavoro educativo nacquero e presero anima e corpo in me in quegli anni. "Lettera ad una professoressa" diventava voglia di una scuola diversa capace di dare la parola, di sperimentare un sapere comune da costruire dal basso, con la gente più emarginata. Venne la scelta dei poveri, piena di fierezza e di entusiasmo.

Mi sposai nel Marzo del '69, decidemmo con il mio compagno, di andare a vivere in un villaggio di minatori alla periferia di Iglesias (Bindua) dove una comunità di Piccoli Fratelli del Vangelo del Padre De Foucoult aveva avviato nel 1956 un lavoro di coscientizzazione e di autosviluppo.

Fu un'esperienza ricchissima.

L'incontro con i Piccoli Fratelli mi permise di concretizzare i miei ideali e di vivere per alcuni anni (dal '69 al ‘74) in una piccola "oasi" in tutti i sensi.

Fu in quei quattro anni che, circondata dall'affetto, dall'amicizia e dalla gioia di tante persone misi al mondo i miei tre figli Alessandra, Emmanuele e Maria.

Fu una festa per tutti e i loro primi anni di vita furono davvero "comunitari".

Di quegli anni ricordo con molto piacere l'invasione della casa da parte di persone di tutte le età, la sensazione di vivere una famiglia molto ampia...

La partecipazione era su tutti i piani economico, sociale, politico e religioso.

Si lavorava insieme per i bisogni di tutti.

Si costruirono le fogne e si portò l'acqua nelle case, si fondarono cooperative di produzione e lavoro per i giovani e anche una coop di consumo.

Si fece funzionare un asilo e una scuola popolare e si riuscì ad aprire una sezione staccata di Scuola Media, consentendo anche alla ragazze di studiare.

Fu lì che iniziai ad insegnare.

Quegli anni rappresentano per me un eccezionale momento d'equilibrio, un modello di vita: una società solidale, dove c'era scambio, amicizia, aiuto reciproco, conflitto, condivisione di beni materiali e spirituali, apertura. all'esterno.

Il tempo, coi suo impeto tempestoso, ha sconvolto e disperso ma la trama continua in luoghi e forme diverse.

Non vivo ormai da molti anni nella comunità di villaggio ma mi sento parte di una comunità più ampia, quella di chi cerca di costruire, con scelte quotidiane, il più possibile coerenti, un mondo dal volto umano "più giusto e solidale".

Teresa Piras

Iglesias, 9 Gennaio 1999