BUON COMPLEANNO, CAPITINI !

di PIERGIORGIO GIACCHE'

 

Oggi (23 dicembre 1999 ndr) è un giorno particolare che speriamo anche altri vogliano ricordare: è il centesimo compleanno di Aldo Capitini e, in omaggio alla sua fede nella "compresenza dei morti e dei viventi", anche chi non ci crede dovrebbe ugualmente fargli gli auguri.

Capitini è infatti non solo il più meritevole ma anche il più famoso perugino di questo secolo che sta finendo e uno dei pochi che a buon diritto va iscritto nella storia dei Millennio che si sta erroneamente celebrando con un anno di anticipo sulla sua matematica scadenza.

Chi non ne è convinto e pensa che si stia esagerando, provi a fare altri nomi "locali" all'altezza della sua figura e li potrà contare sulle dita di una sola mano.

Cosa ha fatto la sua città per ricordare questo Centenario?

Si può scherzare dicendo che, ispirandosi alla migliore tradizione della povertà francescana, non ha fatto nulla.

Nulla cioè di pubblico o di istituzionale di cui la popolazione si sia accorta o di cui abbia potuto approfittare per conoscere meglio l'opera e l'esempio di un libero religioso e di un pensatore politico sempre meno condiviso e proprio per questo sempre più utile.

Nulla per segnalare al mondo, che conosce e ci invidia "il Gandhi italiano", l'orgoglio e la riconoscenza della città che gli ha dato i natali e che ha avuto esperienza ed ha tratto profitto dalla sua attività generosa e indefessa.

Questo "nulla" non è tuttavia per lui una novità, e la nostra osservazione non vuole nascondere un rimprovero, ma semplicemente segnalare una crescente inadeguatezza della cultura e della società (non solo locale) a sfruttare l'eredità dei pensiero di Capitini e a cogliere la sua proposta d'attività e di impegno ancora disponibile e viva, ancora "compresente".

Eppure, ci si ripete che Perugia è "la città della pace almeno con altrettanto frequenza ed enfasi di quando la si riconosce come la città del jazz o del cioccolato; ci si consola e ci si vende come cittadini di un Centro di cultura alta e di relazioni vaste soltanto perché abbiamo due università e molti stranieri.

Tutte cose vere, per carità, ma diventate conipiaciute e statiche certezze e non sorgenti di riflessioni e di operazioni che ci aiuterebbero a migliorare per davvero.

In effetti, la bellezza e la ricchezza del nostro patrimonio ha sempre trovato in Capitini il suo estimatore più convinto: soltanto che lui ci spingeva ad usarlo e soprattutto ad aumentarlo dentro di noi, intuendo come Perugia costituisca di per sé una culla nobile e ottimale per la crescita della coscienza e per lo slancio verso l'apertura, malgrado sapesse e scontasse la chiusura compiaciuta e cupa del "carattere" dei suoi concittadini.

Bene, dopo cento anni, è ora che i-suoi concittadini (ovviarnente a cominciare da me) imparino almeno a sopportare la sua differenza che, prima di essere di idee religiose ed opzioni politiche, è una differenza di generoso e persino ingenuo entusiasmo e di tensione ideale.

E' anche ora che, dopo cent'anni, gli chiedano scusa per averlo sempre sottovalutato e soprattutto per averlo spesso saccheggiato, in generale senza capire o senza mai approfondire le sue proposte.

A guardar bene, lo si è usato alla stregua della "regione aperta" con cui si sono condotte le prime campagne elettorali regionali, oppure a quello che è diventata la Marcia della Pace!

Non si vuole buttarla in politica. Non ci si vuole ricordare di come un tempo sia stata disinvoltamente trasformata in "marcia per "le regioni", oppure come l'ultima edizione sia servita da parziale quanto ambiguo lavacro per quei dirigenti sinistri che hanno accettato e persino sposato la guerra in Kosovo.

Non è obbligatorio del resto essere pacifisti, e tanto meno adottare i principi capitiniani della nonviolenza, della nonmenzogna e della noncollaborazione.

Si vorrebbe soltanto un maggior rispetto per chi ha fondato i Centri di Orientamento Religioso e i Centri di Orientamento Sociale, in modo che le sue iniziative non siano citate e rilanciate come se Capitini fosse stato l'inventore delle pro-loco!

A questo infatti si è arrivati, visto che sulla "Guida ai Servizi Istituzionali", edizione 2000-2001, stampata e distribuita dal Comune di Perugia, a pagina 19, subito dopo aver menzionato la Città della Domenica e subito prima di raccomandare la visita all'Orto Botanico, sta scritto: "SE AVETE SPIRITO SPORTIVO E VI ADOPRATE PER LA PACE... PARTECIPATE... alla Marcia, da Perugia ad Assísi, (organizzata da vari enti e associazioni) lunga e sana camminata all'aria aperta, animata da valori pacifisti e vivacizzata da momenti di allegria".

Come si legge, a onor del vero, è questo un caso in cui l’aver dimenticato Capitini e dunque non aver scritto il suo nome, è stato un vero regalo alla sua memoria.

Siamo sicuri che Aldo Capitini ha apprezzato quest’unico dono di compleanno.

In "Il Messaggero" del 23 dicembre 1999