Due intellettuali

per la riforma religiosa

Aldo Capitini e Carlo Gentile

di Antonio Vigilante

1.Pensatore radicale ed originale, promotore instancabile di iniziative spesso precorritrici, Aldo Capitini è stato l'uomo d'azione e l'intellettuale che ha sognato una Italia resa grande dalla civiltà della nonviolenza e dalla partecipazione di tutti al potere: una Italia drammaticamente lontana non solo dall'Italia fascista, ma anche dall'Italia dei partiti, della democrazia rappresentativa, di cui con grande efficacia ha saputo evidenziare i limiti e i pericoli.

Dai tempi della lotta antifascista, Capitini ha raccolto ed organizzato le forze migliori di questo Paese.

Un lavoro che lo portò spesso in Puglia.

A Bari, presso Laterza, apparve per interessamento di Croce il suo primo libro, gli Elementi di un'esperienza religiosa del 1937.

A Bari, ancora, lo portò il lavoro di diffusione dei movimento liberalsocialista, di cui era a capo con Guido Calogero, e che opponeva al fascismo una sintesi originale di socialismo e liberalismo, nella direzione già tracciata da Giustizia e libertà dei fratelli Rosselli1.

Il gruppo barese che, guidato da Tommaso Fiore, comprendeva uomini come Ernesto De Martino e Guido de Ruggiero, fu stroncato dagli arresti nel '42 2.

Dopo il crollo del Regime, Capitini si trovò quasi completamente isolato, rifiutando di raccogliere i frutti personali della sua lotta antifascista, che gli era costata nel '33 la perdita del posto di segretario alla Normale di Pisa, per il rifiuto di accettare la tessera fascista, e l'arresto nel '42 e nel '43.

Pensando che la fine del fascismo dovesse essere l'occasione per un cambiamento radicale del Paese, non volle aderire al Partito d'Azione, sia per il suo carattere borghese che per la sua stessa forma partitica.

Quello che proponeva era invece un lavoro paziente di ricostruzione dal basso, sperimentando nuove forme di vita politica - non il partito serviva a tale scopo, ma il Centro di Orientamento Sociale, luogo di discussioni pubbliche sui problemi comuni, creato a Perugia fin dal '44 e che presto si diffuse anche altrove.

Il lavoro di Capitini prese quindi tre direzioni: l'approfondimento dei temi della nonviolenza e del potere di tutti (omnicrazia); la ricerca di una nuova vita religiosa, e l'opposizione alla Chiesa cattolica; la formulazione di una filosofia centrata sulla grandiosa concezione della compresenza, nella quale tutte le iniziative pratiche trovavano la loro giustificazione teorica.

L’isolamento non valse a spezzare i rapporti con la Puglia.

Si raffreddarono, certo, i rapporti con Laterza.

Nel '46 Croce si lamenterà con Giovanni Laterza perché «Si ristampano libri insignificanti (Steiner, Capitini, ecc.)»3.

Si tratta di quegli stessi Elementi di un'esperienza religiosa di cui Croce aveva favorito la pubblicazione nel '37; e può essere che il duro giudizio di Croce abbia influito, a distanza di molti anni, su un atteggiamento sbrigativo di Laterza che non poco offenderà Capitini.

Nel '62 il filosofo scrive all'editore proponendo una nuova edizione degli Elementi.

Ne riceve una risposta negativa: la cosa non interessa perché l'editore ha altri impegni.

Di qui la reazione di Capitini, che conviene riportare, perché dice molto sulla sua concezione della cultura: «Ho visto che quel libro, forse il libro antifascista che più ebbe efficacia in quegli anni (dopo quelli del Croce), è stato ricordato nella recente esposizione editoriale; credo di essere forse il solo sopravvissuto dei collaboratori di quel tempo, e non mi pare che mi spetti la frase stereotipa "La ringraziamo per la preferenza accordataci". Per me i libri sono strumenti di lotta, e specialmente in questi anni, con tanto di conformismo clericale e di filofascismo. Non so quante volte vi ho proposto la stampa di un mio libro (e ho fatto con altri, come le Testimonianze di antifascismo) e avete rifiutato. Ma non posso considerare quegli Elementi passati all'archivio e non più disponibili, proprio ora che sto svolgendo un più largo lavoro per il quale sarebbero utili»4.

Capitini pubblicherà con Laterza, nel '64, L'educazione civica nella scuola e nella vita sociale, ma ancora il 3 aprile del '68, a pochi mesi dalla morte, riceverà da Vito Laterza un ennesimo rifiuto, concentrato in sette righe.

Ma in Puglia, a Manduria, Capitini troverà un altro editore attento soprattutto al suo lavoro ed alla sua lotta per una Italia laica: Piero Lacaita. E’ lo stesso Lacaita a contattare Capitini nel '58, chiedendogli un profilo di Danilo Dolci, che uscirà nel corso di quello stesso anno. Seguiranno un volume sull'obiezione di coscienza e la collaborazione a volumi collettivi sui problemi della scuola pubblica e dell'articolo 7 della Costituzione, naturalmente affrontati da un punto di vista rigorosamente laico e critico 5.

2. Si diceva che una delle direzioni del lavoro capitiniano dopo la fine del fascismo fu quella dell'impegno per una riforma religiosa.

La stessa opposizione al Regime era ispirata ad una visione liberamente, laicamente religiosa, quale è quella presentata negli Elementi di un'esperienza religiosa.

Bisognava apprendere la lezione della Conciliazione: comprendere, cioè, che il fascismo aveva ricevuto sostegno dalla religione degli italiani, e che quindi ogni cambiamento politico sarebbe stato parziale e superficiale, finché non si fosse costituita in Italia una religiosità più alta, più seria, meno facile ai compromessi con i diversi poteri.

Per questo nel 1946 Capitini creò con Ferdinando Tartaglia il Movimento di Religione, per approfondire la possibilità di una riforma religiosa.

Tartaglia era un sacerdote scomunicato per aver accusato la Chiesa d'aver smarrito, anzi pervertito il vero senso del messaggio cristiano: Cristo non ha già salvato tutti (salvezza che la Chiesa custodisce come un suo patrimonio), ma ha annunciato la salvezza ed il Regno futuro.

Nel 1948 si ebbe a Roma il primo congresso dedicato espressamente alla riforma religiosa, con la partecipazione di intellettuali come Giorgio Spini, Tommaso Fiore, Gabriele Pepe, Franco Fortini.

Il congresso terminò con il proposito di organizzare in Italia una rete di Centri per la riforma religiosa6.

E’ probabilmente in questo nuovo lavoro di organizzazione che Aldo Capitini incontra Carlo Gentile.

L’Archivio Capitini7, presso l'Archivio di Stato di Perugia, contiene solo dieci scritti di Carlo Gentile, tra lettere, cartoline postali, biglietti da visita.

Il loro tono tuttavia è tale da far pensare ad un rapporto piuttosto intimo tra i due intellettuali, e ad un confronto non superficiale dal punto di vista delle idee.

Nato a Foggia nel 1920, Gentile si era laureato in filosofia a Napoli alla scuola di Antonio Aliotta.

Il fascismo doveva aver suscitato in lui qualche entusiasmo.

Nel 1940 aveva pubblicato un opuscolo sulla Filosofia del fascismo in cui si soffermava sul «valore trascendente ed eterno» del fascismo8: valore eterno che qualche anno di storia avrebbe spazzato via.

Nel '45 fu iniziato alla Loggia «Pietro Giannone», iniziando un percorso che lo porterà ai vertici del Grande Oriente d'Italia: dal '67 al '70 sarà Gran Sorvegliante, dal '73 al '76 Grande Oratore, dal '76 al '78 Gran Maestro Aggiunto.

Le lettere di Gentile presso l'archivio Capitini partono dal 1951, ma certamente l'incontro tra i due intellettuali risale a qualche anno prima.

Carlo Gentile, infatti, è tra i relatori del terzo Congresso Nazionale per la Riforma Religiosa, tenutosi a Roma nell'ottobre del 1950.

Il suo contributo, poi pubblicato in opuscolo dallo Studium Fridericianum, era tutto centrato sul tema della preghiera: chiarire cosa vuol dire pregare in modo autentico significava senz'altro porre le basi di una nuova vita religiosa.

Recuperare una religiosità interiore, seria, significava per Gentile anzitutto imparare a considerare la preghiera non come una invocazione, la richiesta a Dio di un interessamento per le proprie vicende, di una soluzione magari miracolosa ai propri drammi.

Questo è il significato superficiale dell'atto di pregare.

Nel suo significato profondo, pregare vuol dire sporgersi oltre i limiti della propria individualità, per partecipare alla vita cosmica, al dolore di tutte le creature.

«La preghiera non può non essere comunione, rapporto, ponte lanciato sul vuoto. Come tale, essa definisce per sempre la vera natura del rito e della religione, in quanto manifestazioni di un ricongiungimento cosmico, di una risposta, attiva e chiaramente voluta, ad una frattura universale di cui ci rendiamo conto fatalmente, affacciandoci alla vita»9.

La preghiera è, così, l'atto che in qualche modo interrompe la violenza della vita, e fa comparire una superiore armonia; armonia che è Dio stesso, come afferma in un passo suggestivo: «Dio è armonia che si fa, è canto che si spiega dalle bocche degli esseri affratellati in un inno»10.

Non è difficile riconoscere l'influsso del pensiero di Schopenhauer, con la sua concezione tragica della vita universale, e la sua etica della compassione.

Ma Gentile riconosce anche che ciò di cui parla è «la profonda esigenza religiosa che vibra nelle pagine di Aldo Capitini»11.

In realtà le due concezioni divergono non di poco.

Negli Elementi di un'esperienza religiosa Capitini valorizzava la preghiera come momento nel quale riconosciamo dolorosamente la nostra finitezza, e ci volgiamo a Dio come fonte del bene.

Ma era una valorizzazione parziale, poiché la vera vita religiosa è azione.

La preghiera ha il valore di un passaggio dalla crisi alla riconquista del positivo, che poi deve esplicarsi inevitabilmente nell'azione: «restare nella preghiera (se pure fosse possibile) sarebbe un errore religioso; e forse celerebbe il gusto di soffermarmi sulla mia individualità, di palparla anche se dolente»12.

Ma la differenza più profonda riguarda la concezione della vita.

Per Gentile, la religione ci mette in contatto con la vita cosmica; per Capitini, essa ci apre ad una realtà diversa dalla vita, la compresenza, nella quale i limiti, i mali, le insufficienze, la violenza della vita sono superati13.

Oltre che contribuire teoricamente, Gentile ebbe il compito di diffondere le proposte ed i materiali del Movimento in Capitanata.

In un biglietto, senza data ma probabilmente del 1951, Carlo Gentile lamenta l'impossibilità di muoversi perché impegnato con gli esami («che vita con la iniziale minuscola! »), si complimenta per le lettere di religione, spedite da Capitini agli amici a partire dal '51 e poi raccolte in un volume postumo14 («Bellissime le «lettere»: segni intimi e precorritori della Vita che attendiamo»), e gli chiede di inviare stampati e manifesti al prof. Carlo Palmeri ed alla Società Dauna di Cultura, presso Mario Simone.

La Società Dauna di Cultura, creata nel '47 da Mario Simone - avvocato, giornalista, storico, figura di assoluto rilievo della cultura daunia del Novecento15 - doveva essere il centro diffusore del materiale del Movimento tra gli intellettuali di Capitanata.

Con un successivo biglietto dei 13 settembre '51, Gentile chiedeva notizie del IV Congresso per la Riforma Religiosa, al quale non poteva partecipare per la difficoltà di muoversi.

Più importante la lettera del successivo 25 ottobre, per le informazioni che contiene sulla posizione di Gentile rispetto alle idee dell'amico perugino.

La lettera è su carta intestata Studium Fridericianum.

Il tema della lettera è un incontro per commemorare la morte di Gandhi.

Dopo essersi soffermato su questioni organizzativi, Gentile entra nel merito dell'iniziativa: «Caro fratello, la tua iniziativa è piena di umanità e di intelligenza. Ricordo che quando l'assassino di Gandhi venne condannato a morte, tentai, insieme col Presidente della Società Teosofica Italiana (...) di chiedere la grazia. Un atto di vendetta, sia pure nella giustizia, non si doveva verificare là dove si onorava il nome del Maestro. Ma non giungemmo allo scopo. Io non riesco ancora a farmi una convinzione precisa della nonviolenza. Quindi, su questo punto, ti sono vicino in parte, e piuttosto per desiderio che per reale possesso. Ho comunque raggiunto la rinunzia all'alimentazione carnea (il nostro incontro in Assisi mi fece bene). Se riuscirò a partecipare al Congresso di Perugia, mi interesserò di tale aspetto della questione: il rapporto uomo-animale ed uomo-vita. Intanto dimmi come è andato il IV Congr. del Movimento. Manda due o tre copie dei ciclostilato a Mario Simone e una a Carlo Palmeri, ed a me altre tre-quattro che distribuirò. Ti abbraccio, tuo Carlo».

In questa lettera Gentile appare vicino a Capitini per la considerazione di Gandhi come maestro, ma riconosce pure qualche perplessità per la generale concezione della nonviolenza; non si capisce bene se si tratta di una insufficiente conoscenza della concezione nonviolenta o di una vera e propria riserva ideologica.

E’ evidente, invece, l'influenza di Capitini su Gentile per la scelta del vegetarismo.

Per il filosofo di Perugia, che è stato anche fondatore della Società Vegetariana Italiana, il vegetarismo era una delle tante vie per attuare la nonviolenza e per muoversi verso quella nuova realtà, da lui teorizzata come compresenza. Gentile parla di un incontro ad Assisi. Viene da pensare a quanto ha raccontato Pietro Ingrao recentemente: nel '38 andò da Capitini con Paolo Solari, ad Assisi. «lo e Solari, a tavola, ci demmo i gomiti perché Capitini era vegetariano. Non capivamo come anche quello fosse un suo modo di praticare la nonviolenza»16.

La scelta vegetariana di Capitini colpiva non poco quanti lo frequentavano: era una testimonianza umile di principi le cui conseguenze andavano ben oltre il pasto quotidiano. Del resto, il vegetarismo di Capitini non fu estraneo almeno come alibi al suo licenziamento da segretario della Normale di Pisa, dovuto in realtà al suo rigoroso rifiuto della tessera fascista.

La riflessione di Gentile in quel periodo è in effetti centrata sul problema del rapporto tra l'uomo e la vita non umana.

Del '52 è un saggio su L'animale nel rapporto uomo-vita, apparso sulla rivista Scienza e Coscienza, della Unione Antivivisezionista Italiana.

Gentile critica come mitica l'idea della supremazia dell'uomo sul resto del creato, e della sua separazione dal resto della vita.

Riprendendo la tradizione gnostica ed il platonismo rinascimentale, propone l'idea dell'uomo come tramite tra il Divino ed il mondo informe della materia; il suo compito è pertanto quello di aiutare ciò che è in basso ad elevarsi, a chiarificarsi.

Di qui la condanna della vivisezione, la cui utilità sociale cela in realtà il piacere crudele di avere la padronanza assoluta sulla vita non umana.

Una condanna che conduce purtroppo Gentile alla infelice considerazione che «è molto più onesto dire subito, come avviene in qualche paese: per utilità sociale, il condannato a morte sia messo a disposizione dei medici»17.

Dell'anno seguente è l'opuscolo Terra. Vivente. Cammino. Note ad un incontro io-natura, nel quale Gentile, procedendo un po' confusamente tra citazioni letterarie e riferimenti esoterici, concretizza la sua idea affrontando il problema economico dei rispetto dell'ambiente (osservando, a ragione: «L’uso della vita che ci circonda non è organizzato in modo da assicurare la massima felicità possibile al maggior numero possibile di individui»)18 e quello psicologico del piacere umano del dominio della natura, esemplificato dalla tauromachia, contro il quale Gentile auspica il prevalere di uno spirito «squisitamente cavalleresco e mediterraneo», che porti ad avvertire l'animale come compagno.

Senza alcun riferimento esoterico, con grande semplicità Capitini negli Elementi aveva fondato il rispetto degli animali sulla considerazione dell'apertura come momento essenziale della vita morale.

Se vivere moralmente è aprirsi ad altro, la vita più piena sarà aperta e rispettosa verso gli animali, verso le cose stesse.

4. Due cartoline postali del 1952 dimostrano l'azione di Gentile per la diffusione in periferia del materiale del Movimento.

La prima, su una cartolina postale personalizzata recante un brano dello stesso Gentile («Il viatico di frate Giordano», tratto dal poema orfico La Fiaccola e l'Eterno), è del maggio: «Carissimo. Ricevuto e fatta una prima distribuzione. Bene se mandi altre copie, continuerò a diffondere. Affettuosamente Carlo».

La seconda è dell'11 luglio: «Carissimo Aldo. Graditissimo è stato l'invio della 11ma, lettera19, degli stampati ed articoli. Ora ti prego, poiché riuscirebbero molto utili, di mandarmi un altro ritaglio per ciascuno degli articoli stessi «L’Ora religiosa» e «Custode di presenze»20. Molto vivi. Anche quello sul Rinascimento d'Italia, ottimo21. Mandami pure un numero conveniente di manifesti del C.O.R. (40-50) ...»

Il C.O.R., Centro di orientamento religioso, era stato creato da Capitini nel '52, a Perugia. Era un centro per la discussione settimanale di problematiche religiose e spirituali, aperto a laici ed appartenenti a diverse confessioni, accomunati dalla ricerca del dialogo e dell'approfondimento delle reciproche posizioni.

La creazione del C.O.R. segnava un mutamento di strategia nel lavoro per la riforma religiosa.

I convegni del Movimento di Religione funzionavano sempre meno, come confesserà lo stesso Capitini («francamente, l'interesse veniva declinando»)22, anche perché era venuto meno il contributo di Tartaglia, che aveva preferito proseguire autonomamente la propria ricerca.

Gentile segue dunque con interesse anche l'iniziativa del C.O.R., nonostante le difficoltà di partecipare alle diverse iniziative.

Chiedendo notizie sul programma degli esami di ammissione alla Normale di Pisa, che un suo allievo avrebbe voluto affrontare, lamenta di essere «sempre inchiodato da molteplici elementi negativi di natura pratica, al "natio borgo" con quel che segue ... ».

E’ a questo punto che la corrispondenza, almeno a giudicare da quanto è conservato nell'Archivio Capitini, si fa meno frequente.

Ancora una cartolina postale, nel '53. Gentile comunica a Capitini che il direttore della rivista Felice di Napoli vorrebbe qualche suo articolo di argomento religioso; laconicamente lo informa della sua situazione: «lo non bene. Operazione subita. Ora così cosi».

Segue un lungo silenzio.

Cinque anni dopo, il primo dicembre del '58, Gentile scrive a Capitini per gli auguri di fine anno. «Carissimo antico. Chiedo venia dei silenzio che varie condizioni di salute e di vita mi hanno imposto da qualche tempo e ti prego scusarmi se rispondo solo così anche praticamente ... »

Nessun accenno a progetti comuni. I due intellettuali sembrano percorrere strade ormai separate.

Capitini aveva subito la condanna all'Indice del suo libro Religione aperta, del '55, reagendo con Discuto la religione di Pio XII (1957), una analisi particolareggiata delle posizioni di papa Pacelli, giudicata alla luce della libera religione, fondata sull'apertura alla compresenza.

E gli ultimi anni (Capitini scomparirà nel '68) saranno dedicati proprio all'approfondimento teorico del concetto di compresenza e dei temi ad esso connessi.

Ne nascerà La compresenza dei monti e dei viventi ('66), il suo capolavoro.

Dal canto suo Gentile, scomparso nel 1984, continuerà la propria ricerca come massone, pubblicando volumi sul simbolismo e sull'aspetto esoterico di poeti come D'Annunzio e Pascoli23, e raggiungendo, come già accennato, i più alti vertici del Grande Oriente d'Italia.

5. Scaturito dallo scandalo della Conciliazione, il Movimento di Religione intendeva incidere profondamente sulla società italiana, nel periodo cruciale del passaggio dal Regime alla democrazia.

L’impresa non riuscì.

Per qualche anno il Movimento fece circolare alcune idee critiche in una cerchia più o meno ampia di intellettuali.

Non raggiunse mai le masse, quelle masse sulle quali è fondato il potere del cattolicesimo. Non giunse mai ad intaccare quel cattolicesimo popolare, tutto esteriore e miracolistico, che segna negativamente la vita religiosa italiana, in particolare nel Meridione, e segnatamente in quella Capitanata nella quale Carlo Gentile cercò di far maturare i propositi di riforma.

Il problema posto dal Movimento - il problema della insufficienza religiosa e civile del cattolicesimo - non è stato reso inattuale con il Concilio Vaticano II, che, se ha superato alcune posizioni ormai anacronistiche, non ha intaccato la struttura essenziale della istituzione ecclesiastica, né è riuscito a far crescere nel Paese una religiosità più seria24. Pertanto, l'ispirazione che guidò mezzo secolo fa il Movimento di Capitini e Tartaglia continua ad operare, anche se in modo ben più umile e silenzioso delle iniziative cattoliche: basti pensare alla rinnovata protesta laica contro le ingerenze ecclesiastiche, o a realtà come le Comunità Cristiane di Base, esperimenti di una vita cristiana libera dal peso istituzionale, nella direzione della libera religione auspicata da Capitini.

ANTONIO VIGILANTE

Da "Carte di Puglia", Rivista di Letteratura, Storia e Arte

Ed. del Rosone Anno III, n.1 – giugno 2001

Note

1.    Sul liberalsocialismo, Cfr. G. Calogero, Difesa del liberalsocialismo, Roma 1945.

2.    Cfr. A. Capitini, Antifascismo tra i giovani, Trapani 1966. Un'ottima analisi del gruppo liberalsocialista barese si trova in L. De Luca, L'antifascismo nonviolento di Aldo Capitini, tesi di laurea discussa alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma «La Sapienza» nell'anno accademico 1988-'89 (relatore prof. F. Cordova), cap. VI.

3.    Cfr. D. Coli, Croce, Laterza e la cultura europea, Bologna 1983, p. 99.

4.    Archivio di Stato di Perugia, Archivio Capitini, busta 1725, fascicolo 19. Risponderà per Laterza da Roma Donato Barbone, scusandosi per il tono sbrigativo della prima risposta, ma confermando il giudizio sull'inattualità dell'opera: «per dovere di franchezza, debbo avanzarti il dubbio se proprio converrebbe rimettere in circolazione con una espressa ristampa un libro così strettamente legato a tempi e modi diversi della tua lotta e delle condizioni della società italiana: non credi?». E’ il caso di ricordare che gli Elementi sono stati ristampati nel 1990 (Bologna), e riproposti nella edizione degli Scritti filosofici e religiosi di Capitini (Perugia 1994, a cura di Mario Martini).

5.    I libri di Capitini apparsi presso Lacaita sono i seguenti: Danilo Dolci, 1958; L’obbiezione di coscienza in Italia, 1959; Scuola secondo Costituzione, 1959 (raccolta di studi, curata da Capitini); Gli atti dell’Assemblea costituente sull’art.7, 1960, curato da Capitini e Piero Lacaita. Presso Lacaita nel 1977 , è uscita un’importante antologia di scritti capitiniani: Il messaggio di Aldo Capitini, a cura di Giovanni Cacioppo. Su Lacaita e Capitini, cfr. M.Griffo, Aldo Capitini e il suo editore Lacaita, in Cultura laica e impegno civile. Quarant’anni di attività di Piero Lacaita Editore, a cura di Gaetano Quagliarello, Lacaita, Manduria.

6.    Cfr. A.Capitini, Nuova socialità e riforma religiosa, Torino, 1950

7.    Ringrazio Lanfranco Mencaroni, della Associazione Amici di Aldo Capitini (Perugia), per aver effettuato le ricerche presso l'archivio di Stato di Perugia.

8.    C. Gentile, La filosofia del fascismo, GUF, Foggia 1940, p. 62.

9.    C. Gentile, La preghiera per il dolore del mondo, Foggia 1951, p. 20.

10.           Ivi, p.21

11.           Ivi, p. 22

12.           A. Capitini, Elementi di un'esperienza religiosa, Bari 1937; ora in Scritti filosofici e religiosi, cit., p. 29. Un giudizio confermato nell'opera più matura, La compresenza dei morti e dei viventi, dove si legge che non bisogna abusare della preghiera, perché «può essere un piacere anche parlare di sé come umiliato, contrito, peccatore, di nulla degno...» (in Scritti filosofici e religiosi, cit., p. 314).

13.           Sulla concezione della compresenza di Capitini mi permetto di rinviare al mio La realtà  liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Foggia 1999, cap. II.

14.           A. Capitini, Il potere di tutti, Firenze 1969.

15.           Su Mario Simone si veda M.Ferri, Mario Simone: formicone di Puglia, nel «Bollettino» n. 5 (1998-2000) del Nuovo Centro di Documentazione Storica di Manfredonia, pp. 115-130.

16.           I.VA., Un apostolo laico, in «Il manifesto», 14 febbraio 2001, p. 5.

17.           C. Gentile, L'animale nel rapporto uomo-vita, estratto dalla rivista «Scienza e Coscienza», n. 2-3, aprile-settembre 1952, p. 7.

18.           C. Gentile, Terra. Vivente. Cammino. Note a un incontro io-natura, Foggia 1953, p. 10.

19.           A. Capitini, L'amore religioso impara dal punto tragico della vita, lettera di religione n. 11, 16 maggio 1952, poi nel vol. cit. Il potere di tutti.

20.           A. Capitini, Motivi di riforma religiosa: l'ora di religione, in Il nuovo Corriere, 10 giugno 1952; Custode di presenze, in Il nuovo Corriere, 16 aprile 1952.

21.           Non è stato possibile rintracciare questo articolo. Probabilmente l'indicazione bibliografica è imprecisa. Capitini era un collaboratore de Il Progresso d'Italia. Cfr. A. Stella, Bibliografia, in Il messaggio di Aldo Capitini, cit.

22.           A. Capitini, Attraverso due terzi di secolo, in ID., Scritti sulla nonviolenza, a cura di L. Schippa, Perugia 1992, p. 10.

23.           Tra le principali opere di Carlo Gentile: Alla ricerca di Hiram. I tre gradi della Libera Muratoria; L'altro D'Annunzio; Saggi massonici di poesia. Giovanni Pascoli, tutte pubblicate dalla casa editrice Bastogi di Foggia.

24.           Cfr. A. Capitini. Severità religiosa per il Concilio, Bari 1966.