RIFORMA RELIGIOSA E EDUCAZIONE NONVIOLENTA


RIFORMA RELIGIOSA E EDUCAZIONE NONVIOLENTA


Alla riforma religiosa, sociale e politica di Aldo Capitini, da promuovere con i mezzi della nonviolenza, della nonmenzogna, della noncollaborazione con gli oppressori, della partecipazione alla vita pubblica, del controllo dal basso, ci si dovrebbe avvicinare e preparare da bambini.

Sarebbe un errore educare i fanciulli a considerare la realtà e la società attuali come perfette e non avvisarli che esse si possono trasformare in meglio.

" Chi guardava innanzi a sé con occhio fermo, chi vedemmo affrettato con lo spirito a una realtà migliore, quello ci ha educato di più e il sapere che ci dava lo assimilavamo di colpo"

(L'ATTO DI EDUCARE pag.9)

"Che ancora nell'opinione di molti l'azione nonviolenta sembri meno incisiva e decisiva dell'azione violenta, deriva principalmente dal fatto che l'educazione degli uomini è ancora prevalentemente fondata non sul valore di ciò che viene affermato, e che talvolta provoca trasformazioni a lunga scadenza e profonde, ma sul risultato e il successo."

(POTERE DI TUTTI, pag.72)

" E anzitutto non è da considerare l'uomo, e particolarmente il fanciullo, come un essere che non abbia altro che tendenze alla violenza, al combattimento, tendenze da incanalare, trasformare, sublimare: per la religione riconosciamo nell'altro, per lo meno, una uguale tendenza all'unità amore verso tutti gli esseri, e riferendoci a essa, puntando su di essa, l'educazione mira a confermarla, a svilupparla."

(RELIGIONE APERTA pag.162)

" Il bambino non è un concentrato di egoismo e di violenza che bisogna incanalare e trasformare, egli è potenzialmente altro. E' tendenza alla socievolezza e alla fraternità e sta all'ambiente che noi collochiamo intorno a lui di confermarlo in queste tendenze superiori."

(ASPETTI DELL'EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA pag.5)

" Il bambino guarda che risposta gli diamo, ci domanda se ha ragione con i suoi sentimenti di apertura, di unità, di vicinanza con tutti gli esseri viventi: gli adulti non gli rispondono nemmeno e, per es., a quelle aperture ai viventi rispondono educando alla caccia, alla distruzione. Il bambino impara subito; non ha trovato conferme ma correzioni, segno che si sbagliava, che bisogna invece vedere le cose diversamente, regolarsi come gli adulti."

(EDUCAZIONE APERTA II pag.112)

"Non bisogna inculcare con autorità dure formule catechistiche, che educano a usare domani l'autorità e la prepotenza, perché insegnano che chi ha il catechismo è superiore agli altri.

Il fanciullo deve vedere intorno a sé la lealtà, la generosità, la laboriosità, il coraggio, la resistenza alla fatica e al dolore, la veracità; e deve capire presto le lotte per una società più giusta e l'affetto per i lontani.

Il bambino non è affatto estraneo a ciò, anzi cerca conferme..."

(POTERE DI TUTTI, pag.383)

" L'educazione è opera di sempre, e non c'è momento o angolo di vita e gruppo di essere umani dove essa non si svolga in un modo o nell'altro..."

(L'ATTO DI EDUCARE pag.2)

"...al sapere e agli ideali occorre dare carattere di proposta, con il metodo di problematizzare e discutere.

In una scuola così, tutti andrebbero volentieri, adulti e adolescenti, ora entrambi svogliati, gli adulti perché non liberi, gli adolescenti di riflesso, e perché non sentono che la scuola è la loro.

Con la gioia di trovarsi in uno spazio libero e proprio, e di reagire alle chiusure della società, la scuola, nella sua indipendenza, acquista la fiducia di creare nuovi aspetti, di aprirsi e di entrare in consonanza con una realtà liberata, dove i valori si fanno valere liberamente, per conto proprio, e non perché scendono dalle istituzioni; la scuola che scende in polemica anche con la società stabilisce un dualismo dinamico tra gli ideali che essa pone liberamente e le chiusure e le futilità della vecchia società."

(L'ATTO DI EDUCARE pag.108/109"

" La cosa si chiarisce guardando due soluzioni del problema dell'educazione.

Una è quella espressa, tra gli altri, dal Dewey, che presenta la scuola e il maestro come costituiti per colmare il dislivello tra le generazioni adulte e quelle adolescenti; perché queste ultime non sorgano ignare e si vedano costrette a ricominciare, mentre la comunicazione attraverso la scuola e il maestro aggiunge al rinnovarsi corporeo quello della società, i nuovi elementi, il suo incremento e le ulteriori conquiste. Si raccolgono in questa soluzione tutte le concezioni e i metodi che promuovono questa "comunicazione"  e vedono in essa un elemento principale o l'elemento essenziale della "comunità" .

L'altra soluzione è quella che si può chiamare del "profeta" , il quale è nella comunità e partecipa alle interazioni, ma porta una dimensione singolare: annunciando una verità si pone in aperta polemica con la realtà circostante, e sollecita questa diffidenza verso il presente e questa apertura al futuro, in nome di valori che non vede dispiegarsi nella loro autenticità se non in antitesi recisa con ciò che è attuale."

(L'ATTO DI EDUCARE pag.7/8)

" Se i fanciulli non esercitano la creatività di questi valori (nonviolenza, nonmenzogna, ecc.) pur in un metodo, nel resto, attivo, potrebbero vedere nella violenza qualcosa di supremo, perchè i fanciulli - non dimentichiamolo - vogliono moltissimo."

(ASPETTI DELL'EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA pag.2)

" La nonviolenza è educativa quando sorge dall'insoddisfazione della presente realtà (che dà la morte) e della presente società (che dà l'ingiustizia e l'oppressione)."

(ASPETTI DELL'EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA pag.3)

" Auguriamo a tutti i ragazzi di frequentare scuole nelle quali abbiano compagni di diversa educazione ideologica, religiosa e politica: è evidente che una scuola ideologicamente uniforme e chiusa può molto più facilmente portare all'ostilità e alla guerra, perché educa a considerare le diversità come innaturali, disturbanti, diaboliche, controproducenti, mostruose, da eliminare in nome della ideologia appresa."

(AZIONE NONVIOLENTA dell'ottobre 1964 in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.375)

" La stessa sostituzione all'apprendere passivo di schemi fissi con un imparare facendo e in libera ricerca giova a svegliare e incoraggiare le capacità creatrici, ad offrire il mezzo di affermarsi normalmente e quindi ad eliminare la violenza sia nell'imposizione da parte dell'educatore, sia nella reazione da parte dell'educando."

(ASPETTI DELL'EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA pag.1)

" Noi viviamo troppo di questi schemi, e molte volte non ci curiamo d'altro; ma non esistono gli schemi (gli amici, i nemici, i malati, gli italiani, i religiosi, gli autisti ecc.); esistono i singoli individui, e la vita fondamentale è quella che li considera nella loro singolarità insostituibile... Ma il progresso è proprio nel ridurre questo uso di schemi.

La guerra invece è il mostro più immane di questo uso di schemi, che divora le singole individualità: non ci sono che i nostri e i nemici; è perciò sommamente diseducatrice."

(RELIGIONE APERTA pag.146)

" Non c'è bisogno di falsare il racconto, ma di portare un'altra prospettiva nei contenuti scolastici, presentando gli sforzi di cooperazione, gli eroi della pace, gli strumenti e le istituzioni foggiate dalla strategia della pace."

(EDUCAZIONE APERTA I pag.277/78)

" Un modo che sarebbe di grande valore, ma che non è penetrato molto nella scuola, è il porre il presente come quello che può fare più e meglio che il passato.

Grava sulla scuola il senso che essa porga un passato che faccia legge sul presente, e ciò toglie stimolo, responsabilità, gusto di creazione diversa dal passato. Quindi non basta prospettare la storia diversamente, bisogna arrivare a far sentire la diversità qualitativa del presente, che ha aspetti e problemi suoi."

(EDUCAZIONE APERTA I pag.280)

Dopo l'insoddisfazione per la realtà attuale e circostante, occorre la tensione per trasformarla

" La categoria della trasformabilità della realtà e della società va coltivata attivamente e ricondotta sempre ad esigenze etico sociali, non individualistiche e fantastiche."

(ASPETTI DELL'EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA pag.53)

" E' morale non la perfezione di essere perfetti ma lo sforzo e la speranza di migliorare."

(ASPETTI DELL'EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA pag.7)

" Poi al bambino si insegnano preghiere, che gli presentano Dio o esseri celesti che lo amano (e questo ha un valore, quando non sia accompagnato da elementi impuri, utilitari; per esempio non si deve dire: Dio ti ama se sei buono; ma : Dio ti ama anche se non sei buono )."

(IL FANCIULLO NELLA LIBERAZIONE DELL'UOMO pag.226)

Anche nella scuola Aldo Capitini insiste sul grande valore dell'educazione al rispetto della vita in generale e degli animali in particolare.

" Negli scautisti il cittadino vede futuri buoni soldati, agili e capaci di iniziativa, e cittadini fedeli alle autorità e alla convivenza sociale. Ma se il cittadino è l'uomo religioso che si impegna al valore e si apre alla liberazione religiosa, egli vuole ben altro e sa che il fanciullo è capace di ben altro: ecco sorgere il gruppo che prende iniziative di servizio civile e sociale, nonviolente."

(IL FANCIULLO NELLA LIBERAZIONE DELL'UOMO pag.244)

" L'iniziativa....di protezione degli animali ci educa a lavorare non solo quando c'è il contraccambio in una società di uguali; ma anche quando noi dobbiamo essere centro di un lavoro che è dato senza ricevere e senza calcolare risultati."

(ASPETTI DELL'EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA pag.6)

Naturalmente una scuola aperta deve educare al controllo dal basso dentro di sè e verso l'esterno.

" La scuola deve nella sua educazione diretta (programmi e metodi) e indiretta (struttura degli istituti scolastici) sollecitare l'esigenza del continuo controllo dal basso."

(EDUCAZIONE APERTA II pag.130)

" Il metodo di riferimento di tutto alla nazione va sostituito, secondo me, dal metodo di vivere nella provincia e nella località più agricola e periferica temi di carattere universale: questa è la sintesi, che ha una sostanza sociale e religiosa, da diffondere....

La scuola, in qualsiasi luogo, deve vivere il principio della massima apertura, riducendo però allo stretto indispensabile gli elementi e i valori che prende dalla comunità circostante. Così essa serve nel modo migliore alla comunità stessa."

(EDUCAZIONE APERTA II pag.125/126)

" La scuola nella sua vita interna deve rinnovarsi: costituirsi come una comunità con iniziative interne, introdurre nei metodi d'insegnamento il lavoro per gruppi, il dialogo, rimuovere le impostazioni tendenziose e retoriche.

Contrastare le classi dominanti, che hanno chiesto l'obbedienza ai gruppi di autorità invece che l'obbedienza allo spirito di una democrazia in continuo sviluppo, rinnovando l'insegnamento dell'educazione civica, perché essa sia la preparazione a partecipare, nel modo meglio informato e più attivo, alla complessa vita della comunità e al miglioramento della sue strutture sociali e giuridiche, tendendo a liberare l'individuo in una sempre più autentica socialità."

(EDUCAZIONE APERTA II pag.296)

"...oltre il problema che i programmi siano vivi, attivi, connessi con la vita di oggi, ci sono altri due problemi, che vogliamo segnalare particolarmente agli amministratori comunali. Le scuole comuni minuscole, sfornite di ogni attrezzatura, con pochi alunni e con insegnanti fugaci, vanno sostituite con scuole consolidate, cioè riunite e collocate in centri più importanti, facendovi affluire gli alunni con servizi di autobus.

E le scuole consolidate debbono essere integrate, cioè a pieno tempo, perché tutto ciò che si può fare degli alunni riuniti comunitariamente, oltre le ore della lezione mattutina, ha un grande valore istruttivo ed educativo.

Vi sono alcuni che vogliono proporre di portare l'obbligo scolastico a 16 anni. Benissimo! Ma se si dovesse allungare l'attuale scuola insufficiente, non sarebbe meglio concentrarare le spese nel trasformare la scuola attuale in consolidata e integrata?

(IL POTERE E' DI TUTTI anno 4 n°4 pag.1)

L'Università poi con il suo peso e il suo potere deve diventare un solido appoggio per il libero sviluppo della società e per l'educazione permanente anche degli adulti

" Si è arrivati al principio dell'educazione permanente. Prima si consideravano due età nell'uomo, una dell'uomo che cresce (adolescente) e quindi apprende e va a scuola, l'altra, dell'uomo che è cresciuto (adulto) e non va più scuola, perché lavora ed è a capo della propria famiglia.

Oggi questa distinzione non si fa più. Si è cominciato col mutare il concetto di crescenza, che è di ogni età; il Dewey sostiene che il fanciullo deve crescere in maturità, l'uomo maturo deve crescere in fanciullezza, cioè in prontezza al nuovo, al cambiamento, in apertura agli altri e al fare.

Oggi si studia come impostare l'educazione permanente, per cui l'essere umano sempre apprenda, sempre si formi attivamente, si educhi e possa farlo."

(IL POTERE DI TUTTI pag.109)

" I professori universitari non debbono giurare fedeltà allo Stato, come segno della assoluta libertà della ricerca scientifica....

L'Universita' è acquisizione, elaborazione, scoperta di un sapere: questo è il compito predominante innegabile, e va agevolato....

La società di tutti non può fare a meno di chiedere che il settore Università dia cittadini svegli, aperti, sensibili agli impegni civili e attivi per il continuo miglioramento della società stessa, oltre che professionisti valenti nel loro campo..."

(IL POTERE DI TUTTI pag.182)

" Essere all 'Università è avere un potere nella società. Lo sanno quelli che vorrebbero studiarvi, ma non possono per la loro situazione; e il potere sta nel prestigio (parlo anche degli studenti), nelle possibilità di parlare e intervenire nelle cose pubbliche, di contare qualche cosa.

Ma il potere non deve essere individualistico e arbitrario; meglio se è esercitato insieme con gli altri, ed ecco la necessità che gli studenti siano associati, che tengano all'elevatezza e dignità delle loro associazioni, che abbiano il coraggio di prender posizione anche fuori dell'Università, di intervenire anche in modo associato se occorre..."

(IL POTERE DI TUTTI pag.169/170)

" Questo aspetto, di tutti a studiare veramente a pieno tempo è complementare dell'altro della partecipazione ad assemblee, consigli e gruppi rappresentativi, perciò che riguarda tutta la vita amministrativa dell'Università, la sua indipendenza dal centralismo burocratico, la sua aderenza alle esigenze di chi vuole studiare meglio e di più, ricambiando così ciò che la società deve dare all'Università.

E non sarebbe male che gli studenti si ponessero il problema di ciò che essi possono fare nel tempo libero, per l'educazione degli adulti, fuori delle mura dell'Università, per non lasciarla nelle mani dei gruppi autorevoli e potenti."

(IL POTERE E' DI TUTTI anno 4 n° 9/12 pag.5)

" L'Università con i suoi professori ordinari e incaricati, liberi docenti, assistenti ordinari e volontari, laureati e studenti può fornire persone che, su richiesta dei centri culturali e di gruppi didattici, vadano a tenere una o più conversazioni e a dirigere dibattiti. Un di più di lavoro che pare molto modesto e poco faticoso.

La cosa può essere organizzata molto semplicemente, in duplice modo: l'Università diffonde un elenco di studiosi con a fianco il tema, o i temi su cui essi sono disposti a parlare, il pubblico si vale di tale elenco, oppure chiede una conversazione su un tema determinato, e l'Università ne cerca l'oratore."

(IL POTERE E' DI TUTTI anno 5 n° 1/2 pag.2)