"In nome dell'uomo come "cittadino" e dell'uomo come "lavoratore" , sono state fatte due rivoluzioni;.....Noi oggi dobbiamo costruire una terza rivoluzione, questa volta aperta o nonviolenta, che possiamo chiamare anche religiosa....
...quel vedere l'uomo come "cittadino" , come "lavoratore" , era un modo insufficiente, che astraeva un aspetto per estenderlo a tutto l'uomo...Da queste astrazioni...non potevano venir fuori che totalitarismi falsi e oppressivi, a cui la realtà di tutti doveva, prima o poi, contrapporre sé stessa."
(POTERE DI TUTTI, pagg.117-119)"
"E' noto che Roma antica nel suo Impero non era contraria agli dèi dei popoli che soggiogava, e tutti li accoglieva, tanto che costruì il Pantheon.
Come mai non accolse Gesù Cristo? Perché questi era una dal basso e rivoluzionario, investiva cioè la società romana.
Ricordo questo a coloro che accentuano lo spiritualismo come rapporto individuale con Dio, e non si congiungono con la trasformazione della società, cioè con le moltitudini che ad essa tendono."
(POTERE DI TUTTI, pag.411)
"Questa è l'età in cui il mondo umano si sta sempre più assomigliando...Chi fa, fa per i vicini, e fa per tutti. Le cause che difendiamo non sono per il vantaggio di un gruppo particolare, ma perché sono, per il bene comune, sostenibili davanti a tutti.
Davanti a questo orizzonte non mi perdo, perché l'ho sempre indicato"
(POTERE DI TUTTI, pag.393)
Accettare la nonviolenza già in Gandhi era un comportamento politico oltre che religioso
" Per vedere faccia a faccia l'universale e onnipresente spirito della verità si deve essere in grado di amare il più infimo degli esseri creati come se stessi. E un uomo che aspira a ciò non può permettersi di estraniarsi da nessun campo di attività umane.
E' per questo che la mia devozione alla Verità mi ha condotto alla politica; e posso dire senza esitazione, anche se con assoluta umiltà, che coloro che affermano che la religione non ha nulla a che fare con la politica non sanno che cosa significa religione."
(GANDHI TEORIA E PRATICA DELLA NONVIOLENZA pag.31)
" Il Metodo di Gandhi ha il merito di aver portato il nesso di purificazione, verità-nonviolenza, da ricerca e pratica individuale, ascetica, alla vita dei popoli, alle lotte politiche e sociali, strumento di liberazione per milioni e centinaia di milioni di persone. Religione e politica diventano così una cosa sola; l'azione è congiunta al pensiero; la riforma politica e sociale procede insieme con la riforma religiosa. E se l'Occidente non porta più la buona novella (Vangelo vuol dire: Buona novella) ma la cattiva novella dell'imperialismo, del colonialismo, della violenza, è necessario, egli dice, che l'Oriente porti lui la buona novella; che una nazione rompa il ciclo maledetto della guerra, e risponda con la nonviolenza."
(AGGIUNTA RELIGIOSA ALL'OPPOSIZIONE pag.178)
Aldo Capitini è ancora più categorico e testimonierà con i suoi atti il legame che unisce il rifiuto della realtà naturale e quello della realtà politica e sociale.
"Un religioso può accettare soltanto una protesta continua, insistente, "oggettiva" , per dir così, contro ogni oppressione, violenza, autoritarismo, crudeltà."
(POTERE DI TUTTI, pag.329)
" La religione non può accettare la realtà che dà tanti colpi agli innocenti, ai giusti; non può accettare le strutture attuali della società, e più o meno deve stare sempre all'opposizione.
La religione non ha nulla a che fare con incoronazioni regali e concordati statali; la religione non può accettare il nostro essere stesso con tutti i nostri umani difetti e limiti e ridicolaggini e miserie, né può eternare i fatti, gli eventi le azioni."
(LETTERA DI RELIGIONE del 10 giugno 1953 dal Potere di tutti)
" Per essere veramente religiosi bisogna passare per la vita pubblica. Si può anche essere stiliti o eremiti per riordinare la propria vita interiore, ma poi bisogna far vita pubblica, e solo su questa sorge la vita religiosa che porta apertura. Se si passa dalla vita privata alla vita religiosa senza vita pubblica, c'è il pericolo di vivere la religione utilitariamente, come superstizione.
Una volta in Italia era così, specialmente nelle campagne; da qui l'arretratezza. Molto ancora rimane purtroppo, e si vede nel poco o nulla che specialmente le donne e gli anziani danno alla vita pubblica.
E poi si meravigliano se le cose pubbliche vanno male!"
(POTERE DI TUTTI, pag.385))
Oggi più che l'arretratezza, sono i diversivi consumistici e televisivi dei potenti a impegnarsi freneticamente per tenere la gente lontana dalla politica.
"Ognuno deve esercitare un'attività pubblica nella sua giornata....Oggi non si è "liberi religiosi" se si resta soltanto privati e non ci si interessa attivamente a iniziative pubbliche, in unione con altri, aperte a fini coinvolgenti altri, e specialmente unendoci a chi resterebbe fuori..."
(POTERE DI TUTTI,pag.382)
" Non si può prendere la realtà e la società così come sono ora, e ritenere che la nonviolenza serva a perpetuarle. Facciamo due esempi:
1. Nella realtà un essere vivente cerca di assicurarsi la prosecuzione della propria vita a costo di tutto e di tutti, e poi è colpito dalla morte. La nonviolenza porta l'essere vivente alla tensione di stabilire un rapporto di compresenza con gli altri (e di intimo Uno-Tutti), che è eterno, nella vita e oltre la morte. Sono dunque due cose diverse, e la nonviolenza serve al secondo fine.
2. Nella società le trasformazioni radicali di struttura avvengono mediante una rivoluzione, che elimina tirannie, profonde ingiustizie, oppressioni. La nonviolenza tende a stabilire una società esente da qualsiasi oppressione, sfruttamento, violenza sul singolo, per cui essa propugnerà quei modi (noncollaborazione ecc.), che già inizialmente non significhino oppressione per nessuno, ma appello all'altrui ragione, e non distruzione dell'avversario.
Sono due piani diversi nel primo dei quali sta, per es., la formazione delle società nazionali, nel secondo la formazione di aperture massime e mondiali."
(RELIGIONE APERTA pag.158)
Per Aldo Capitini la rivoluzione aperta (nonviolenta) riunisce, come nelle altre rivoluzioni della storia, tutti coloro a cui è tolta la libertà, tutti gli sfruttati, tutti gli offesi; ma riunisce in più anche gli altri, gli emarginati dalle lotte politiche e sociali per ragioni fisiche e culturali, tutti coloro che non accettano la realtà in cui viviamo e concordano nella necessità, nella possibilità del suo superamento.
" La trasformazione totale della Natura è anche essa necessaria.
Non possiamo accettare che ci siano i forti e i deboli, che ci siano i malati, i ciechi nati, i folli, i morti. Perciò abbiamo un profondo appassionamento che avvenga una rivoluzione anche lì e facciamo tutti i passi verso questo scopo.
Come possiamo rimproverare di dare la morte, se anche noi uccidiamo altre persone col pensiero o con la mani? La natura è crudele con i vecchi perché toglie loro tante cose ad una ad una; ebbene noi dobbiamo essere migliori della natura, e dare ai vecchi il meglio che possiamo, di cose e d'affetto.
A poco a poco la natura si trasformerà e verrà incontro ai nostri buoni propositi e alle nostre speranze; verrà una natura nuova utile alle persone e non crudele. Avremo una società e una realtà liberata e anche i morti, che noi ora non vediamo con noi perché la natura ce lo impedisce, noi li potremo vedere con noi, vicini a noi.
Ecco Ia grande forza della rivoluzione aperta, di avere con sè tutti, anche i deboli, gli ultimi, i morti."
(RIVOLUZIONE APERTA pag.48/49)
"San Paolo...quando visitava i luoghi per predicare, cominciava dalle comunità giudaiche che aspettavano il Messia. Ecco perché vogliamo rendere intrinseco il metodo nonviolento alle lotte sociali, dove c'è un addentellato verso l'altro...
Il popolo, in Occidente, le donne, gli umili, sperano, sì, in una trasformazione della società perché sia veramente giusta e veramente di tutti; ma hanno nel cuore un punto incancellabile: Cristo. Vorrebbero una nuova società e vorebbero essere a posto con Cristo, che insegnò ad amare specialmente i nemici, che ha detto cose eterne sulla bontà, e che è salito sulla Croce.
Quando il popolo vedrà strattamente congiumte, la nonviolenza e l'apertura a una nuova società, avrà una tale pace nel cuore, e una tale forza nuova, che faremo un passo grande per la riforma religiosa e per la traformazione sociale."
(POTERE DI TUTTI, pag.254)
Nella nuova vita religiosa ci sarà un modo nuovo di porsi anche davanti al problema della felicità.
" Se la nostra vita stesse tutta per assicurare l'ordine sociale, allora il quieto vivere sarebbe l'ideale supremo; e bisognerebbe tralasciare o cercare in modo molto blando la verità e piuttosto che agire con affermazioni nuove al posto di quelle vecchie, che non trovassimo più giuste, dovremmo evitare tutto ciò per non turbare, per non dividere e sconvolgere.
Questo edonismo e questa regolarità assoluta sarebbe la morte di ogni spiritualità;...con ciò non si vuol dire che si debba turbare l'ordine civile di proposito..."
(ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA pag.122)
" L'apertura religiosa va oltre il problema della felicità intesa come risultante da un adattamento armonico alla realtà circostante, alla misurazione dei desideri sulla loro possibile soddisfazione, perché si costituisce proprio come insoddisfazione davanti alla società e davanti alla realtà, per ciò che esse sono di inadeguato alla compresenza."
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI pag.55)
" Ma l'importante sono gli impegni davanti alla società e alla realtà insoddisfacenti, le attività volte alla loro trasformazione; e cioè l'importante non è adattarsi nel modo migliore ad una realtà esistente, ma aprirsi ad una realtà ulteriore, anche se ciò porta un rinvio della felicità.
Se la felicità consiste nella presenza di una realtà che adegui i bisogni, i desideri, gli ideali, l'apertura religiosa innalza questi ideali, e mostra più evidente il dissidio verso la realtà com'è."
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI pag.55)
"Vorrei vedere una vita religiosa collaborante:
1) con la trasformazione della società in senso collettivistico, in modo che ci sia veramente per tutti la disponibilità di tutto, ed ognuno abbia la capacità e la piena libertà di informazione, di critica, di controllo e di potere (omnicrazia)
2) con il metodo nonviolento per la trasformazione dell'uomo, in modo che le religioni tradizionali, non più espansive, siano sostituite da tanti e tanti centri educativi-costruttivi (religione aperta).
(POTERE DI TUTTI, pag.387)
"Se avviene questo spostamento, dalla speranza del trionfo politico-militare ("ha da venì" , si diceva) al mutamento religioso..., si vedrà che la trasformazione sociale e politica viene di conseguenza, anzi proprio nello stesso tempo, ma dal basso, per opera di tutti.
Una rivoluzione religiosa e sociale, che ha questo di nuovo, che non è come le altre rivoluzioni fatte da un gruppo che si è impadronito del potere e ha imposto, anche con la violenza, il terrore, la illibertà, i cambiamenti di strutture, ma questa volta ha la partecipazione dal basso e opera con la nonviolenza, senza la distruzione degli avversari."
(POTERE DI TUTTI, pag.417)