Dio non è per Aldo Capitini una realtà esterna, trascendente: è la realtà di tutti gli esseri nella compresenza. Non è più quindi l'autorità inaccessibile e infallibile, usata per trasmettere regole, ordini, punizioni attraverso i sacerdoti delle varie religioni; non c'è più necessità o possibilità per i suoi sacerdoti di presentarsi in suo nome per dominarci e per tenerlo lontano, separato da noi.
"....si sente spesso il credente invocare il Dio ed esprimere la fiducia che la Provvidenza lo aiuterà, lo proteggerà, gli darà la salute, il benessere, la casa in piedi, la fortuna delle persone care ecc. E gli altri? e tutte le sventure che che hanno colpito e colpiscono intorno a me tante persone, umili, modeste, poveri esseri, nella salute, nella casa, nei cari? Posso io avere, religiosamente, la presunzione di sperare e chiedere e aver fiducia che la Provvidenza risparmierà me, la mia salute, le mie cose, i miei cari? Chi sono io? sono qualche cosa di puù di quegli altri esseri, persone miti, candide, donne straziate nei figli, uomini maturi e seri, delusi della vita, assaliti, per giunta, da disastri pratici o da malattie spietate? Non c'è cosa che religiosamente voglio più lontana da me che la tentazione di pensare questa Provvidenza per me....Il Dio per me sarà il Dio della liberazione di tutti..."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.219)
" E' dunque necessaria un'appassionata riforma religiosa che a poco a poco si accorgerà di vivere Dio in modo nuovo, come vicinissimo, come riscoperto, ma senza averlo cercato dietro le vecchie teologie che isolavano l'individuo dagli altri per mostrargli il vuoto da riempire, o dietro ai farisei che insegnavano a dire "Signore, Signore", invece che fare ciò che l'Uno vicinissimo ai Tutti chiedeva."
(SEVERITA' RELIGIOSA PER IL CONCILIO pag.132)
"Per riassumere la mia <esperienza religiosa> (esperienza nel senso migliore di: sentire, riflettere, ascoltare, ricercare, incontrare, studiare, criticare, arrivare a punti fermi e tuttavia continuare in approfondimenti), direi che la prima cosa che mi sembra chiara... è che non basta riferire la propria vita a Dio soltanto; ma che bisogna muovere dall'animo impegnato in un insieme di modi concreti di pensare e di agire; e perciò ho capito l'importanza di <aprirsi alla compresenza di tutti > , e di lavorare di conseguenza; e poi sarà più facile e più libero da equivoci rendersi conto di Dio."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.441)
" Il culto di Dio per sé non è un valore. Il concetto monarchico di un Dio che voglia il culto è fondato su una trascendenza di Dio, estranea e diversa dall'orientamento religioso della realtà di tutti, che è massima democrazia."
(LA REALTA' DI TUTTI pag.143)
" Se a Dio si attribuisce il potere di annientare interamente un singolo, di predeterminare la sua creatività, di fare del valore disvalore e del disvalore valore, di esser causa do soffernza ai singoli senza compenso, questi attributi non passerebbero al vaglio della compresenza, e li rifiuteremmo come mitologici, come concepiti in un'epoca storica attenta soprattutto agli attributi della potenza arbitraria e spaventosa, ma non degni di essere da noi creduti".
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI, pag.295)
Di ogni essere pare importante (essenziale) ad Aldo Capitini non l'avere qualche cosa in sè, ma il darsi, il mettersi con gli altri, e Dio, appunto, è colui che si dà.
Ricorda e ribadisce Aldo Capitini che non possiamo dire, o scrivere sui cartelli stradali, o proclamare nei raduni che Dio esiste e rimanere come prima.
Anche sul nome di Dio, Aldo Capitini è d'accordo con Gandhi che aveva detto: .
" Ricordarsi che Dio è atto, impedisce che questo atto si chiuda in una persona qualsiasi, storica, del passato o del presente...se Dio è atto, non posso coglierlo che facendo anch'io un atto, cioè assumendo un impegno (creando valori).
In questo modo soltanto ho la garanzia di non volgermi a qualche cosa di chiuso...."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.286/287)
La Riforma protestante e il pensiero filosofico occidentale avevano cominciato la riflessione della responsabilità diretta di ogni vivente e credente davanti a Dio, togliendo ogni motivazione alle richieste fatte da altri in nome di Dio.
Purtroppo la cultura elargita nei millenni dalle istituzioni religiose, fondata sulla monarchia divina e sull'obbedienza dei fedeli, intrisa di preconcetti secolari (primi fra tutti, quelli contro le donne) ha dimostrato, con lo scatenarsi di numerose guerre di religione anche alla fine del secondo millennio, che la vita religiosa, come la intende Capitini, e come la intendevano San Francesco e Gandhi, è tuttora molto difficile da praticare.
Le moltitudini appaiono poco preparate e poco sollecitate a vivere i valori, che pure stanno alla base di tutte le religioni, dell'amore verso l'altro, il diverso, della solidarietà, della giustizia, del rifiuto della violenza materiale e intellettuale.
Anche nei paesi più civilizzati, gruppi consistenti si fanno ingannare da chi li chiama a combattere e a sterminare gli infedeli, i seguaci di altre religioni.
Ovunque si trovano numerose le persone distratte dai problemi e dalle seduzioni mondane, seguaci senza problemi dei riti locali, propense a delegare a Cristo Re, ad Allah, a Buddha, persino a santoni infatuati, i loro destini terreni e ultraterreni.
" Dio perciò non è da contemplare ma da vivere in atti, da agire. (creando valori)."
(ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA pag.43)
" Ritengo che non sia buon metodo, per orientarci su ciò che possiamo pensare di Dio, cominciare da lui. Sarebbe come, volendo capire la società, ci muovessimo dall'autorità, e allora non si troverebbero altro che sudditi, non cittadini.
Muovere da Dio è la via per fondare un assolutismo che deforma la realtà, perché tutte le parole, i pensieri, che usiamo per definirlo, risultano dalla nostra esperienza personale, da problemi vissuti, da miti o leggende depositati in noi dal passato: e questo è segno che non si comincia veramente da Dio, ma dai nostri problemi."
(RELIGIONE APERTA pag.91/92)
" La polemica tra teismo e ateismo alcune volte non va alla sostanza del discorso religioso. Non per nulla i primi cristiani erano presi per atei, perché non parlavano di Giove, ma di Cristo. Nel nostro discorso si potrebbe anche non parlare di Dio, perché la compresenza è il luogo di Dio".
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI, pag. 295)
"Se ci si rivolge a Dio, sappiamo che ci si rivolge così anche a tutti nel loro essere nella compresenza.
...La compresenza è il Cristo moltiplicato, il concreto essere di Dio.
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI, pagg.296,297)
" Al posto della fede nel fatto della uscita di Gesù dalla tomba e del suo salire al cielo, poniamo il nostro vivere praticamente la compresenza.
...Ed egli ci fa fare un grande passo in avanti per intendere la compresenza di tutti e non di lui soltanto; e non si perde nulla, se egli è collocato insieme con tutti nella compresenza, dove è vostro padre, vostra madre, e i coraggiosi che avete visto e che vedete crocefissi nel mondo."
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI, pagg.300,299)
" Viste le difficoltà (e anche le conseguenze irreligiose) che ci sono nel mettere prima un Dio di autorità e poi la libertà, prima un Dio di potenza e poi un Dio di dedizione, prima un Essere e poi un divenire, prima un Paradiso terrestre, e perduto, e poi la storia, prima la Legge e poi la situazione, prima la Rivelazione e poi la fede, prima l'uno e poi i tutti, prima il Valore e poi la compresenza di tutti, prima l'Immobile-immutabile, perfettissimo e poi la vita; tentiamo di spostare la direzione del nostro lavoro, e invece di cominciare dagli inizi, miriamo allo sviluppo, all'avvenire, alla meta, al fine, e ad oltre."
(RELIGIONE APERTA pag.93/94)
Quindi non cominciare dall'alto, ma dal basso, da noi stessi, dalle nostre azioni, dalla nostra partecipazione, dalla nostra apertura verso gli altri. Questo principio irrinunciabile della democrazia è, per Capitini, un punto fermo per la vita religiosa, oltreché, naturalmente, per la vita politica.
"...il persuaso del C.O.S. (Centro di orientamento sociale), dopo un periodo di lavoro a C.O.S., si accorge di essere lui stesso mutato, di essere diventato intimamente quello spazio nonviolento, ragionante, nonmenzognero, aperto, in cui inizialmente era vissuto come immerso....E così il C.O.S. è incompatibile con l'idea di una Dio trascendente, misterioso esattore di culto e imperscrutabile assegantore di leggi e di destini; ma è intrinseco, invece, alla tramutazione nel Dio anonimo, che è intimo a tutti, e nulla chiede per sé."
(N.S.R.R.R. pag.266)
" E' inutile che io dica che il mondo è creato da Dio, perché questo non fa che proiettare il mondo in Dio e attaccargli la responsabilità del mondo com'è; e a me interessa discriminare nel mondo ciò che va e ciò che non va, e m'importa che io e il mondo ci liberiamo da ciò che non va...
Il mio problema non è di accettare il mondo e di trovare che esso è il migliore dei mondi possibili; ma che esso si trasformi in meglio...."
(RELIGIONE APERTA pag.94)
Dio compresente insieme a tutti è fonte e garanzia della massima democrazia. Non è un caso che le grandi democrazie occidentali abbiano avuto inizio nelle comunità protestanti, mentre ancora le altre chiese del mondo convivono più o meno tranquillamente con regimi antidemocratici, purché formalmente credenti e consociati nel potere.
" Non c'è in religione un errore più grave di quello di credere che basti . Perché bisogna vedere qual'è il Dio che si ama. E c'è spesso il pericolo che una persona (o un'istituzione) ami il suo Dio, e poi faccia a meno di amare tutti."
(RELIGIONE APERTA pag.23)
"... ci si presenta questa scelta: se sia meglio religiosamente custodire e alzare continuamente questa idea-figura di una persona suprema, sommamente perfetta, ecc., stando vòlti amorosamente ad essa; oppure volgerci amorosamente a tutti gli esseri (o creature di Dio) e cercar di vivere e realizzare verso di essi quelle supreme qualità viste in Dio....
Domandiamoci: è meglio avere il culto della Musica, farne una statua, oppure vivere la musica nei singoli atti di studio-creazione, realizzante il valore musicale?"
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.246)
" Una volta si è parlato tanto di Dio, oggi si parla sempre più di <tutti>.
L'idea di <tutti> è servita per aprire riforme religiose e rivoluzioni politiche e sociali: che si dovesse dare la comunione eucaristica a tutto il popolo con il pane e con il vino, e non negando al popolo il vino, cioè il sangue di Cristo, riservato agli ecclesiastici (Giovanni Huss); che tutti potessero mettersi in rapporto con la Verità leggendo con fede la Bibbia (protestanti); che Dio fosse, oltre i gruppi sacerdotali, di tutti i professanti una determinata fede con un determinato culto, oltre un libro chiamato esclusivamente "sacro" (libero teismo); che il buon senso o ragione si trovasse nella sua integrità in ogni essere umano (Cartesio); che l'autorità politica non fosse in una persona sovrana per grazia di Dio, ma emanasse da tutti gli abitanti di un Paese, nella solennità della loro libera assemblea deliberante (Rousseau); che tutti avessero gli stessi fondamentali diritti civici e sociali, nell'uguaglianza davanti alla legge e che vi fosse uguaglianza nei punti di partenza e nelle possibilità di sviluppo tutti (democrazia )."
(OMNICRAZIA nel Il Potere di Tutti, pag.59)
Se viviamo l'eternità tutti i giorni, creando valori nella compresenza di tutti, il "regno dei cieli" promesso dalla religioni non è più nell'aldilà, dopo la morte terrena, si può raggiungere e vivere qui e subito.
"...il superamento delle insufficienze sta nel trovare, senza evadere materialmente da questa realtà, un modo di fare i conti con essa, di fronteggiarla, di viverla, che ci faccia vivere l'assoluto, l'infinito, subito qui..."
(ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA pag.39)
"...cominciare qui e subito, aprire immediatamente perchè è già tardi, rispetto al peso e alle piaghe prodotte dai limiti su di noi e su mille altri e su tutti.
Se l'escatologia (l'indicazione della meta finale) non dà, in qualsiasi sua forma, questo fremito d'impazienza che è anche sollecitazione di una prospettiva insolita verso le cose e le faccende del mondo, manca alla religione quel senso di mattino che le è essenziale."
(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.190)
" Gesù e Buddha hanno parlato di liberazione: uno di "regno di Dio" , l'altro di "nirvana" . Ma si sono ripetutamte rifiutati di dare una descrizione particolareggiata di tale realtà liberata; hanno detto "volgetevi lì" , hanno stimolato, destato, orientato ad essa, definendo accuratamente la via, il metodo, la preparazione, l'avvicinamento ad essa, e lo smontamento del mondo, il capovolgimento delle valutazioni mondane....
La sobrietà di non descrivere la realtà liberata ha il profondo valore dl lasciarla aperta, di non chiuderla in una rete di immagini, di qualità, di categorie che sarebbero usate per l'insufficiente realtà del mondo; da ciò il profondo insegnamento di curare la pratica, e non di soddisfare l'immaginazione.
Buddha, Gesù, comprendono che quelli che domandano che cosa sia la realtà del nirvana, o la realtà del regno dei cieli sono quelli che vogliono immagini da assaporare, soddisfazioni inerti del pensiero; ed essi, invece, vogliono non saziare l'immaginazione, ma stimolare la pratica, la tensione operante e concreta, il sano vigore della coscienza."
(RELIGIONE APERTA pag.22/23)
"...l'uomo comincia dal vivere, dal mangiare, dal produrre per soddisfare bisogni elementari. Ora, una cosa è dire che quelli sono mezzi richiesti per realizzare una certa vita nel mondo, altra cosa è dire che sono il fondamento della storia umana.
La religione qui fa un salto: cercate il Regno dei cieli, e il resto (mangiare, bere, vestire) vi sarà dato per sovrappiù.
Cioè non ammette che si possa cercare prima il vivere e poi la religione.
Questo si riflette sulla prassi. Non è che la religione dica: assicuriamo a tutti la soddisfazione dei bisogni, poi daremo loro una vita religiosa, quasi che la religione sia una sigaretta da fumare dopo i pasti.
La religione fonda l'unità di tutti, e sulla base di questa, si tende a che tutti abbiano da mangiare, bere, vestire."
(RELIGIONE APERTA pag.197)
" Nella nuova vita religiosa qui propugnata, l'individuo non cerca la propria sopravvivenza né la propria salvezza personale anelando ad andare in cielo a un proprio posto: l'individuo volge un tu di unità amore, e vive la compresenza anche dei morti e dei lontani nel tu, non nell'io; l'io rinasce in tutti e con tutti."
(RELIGIONE APERTA pag.211)
" Se oltre la vita mortale c'è un regno metafisico, che è del vero essere, l'uomo qui non può sperimentare il suo vero essere, e deve attendere; e nell'attendere si raccoglie in sé, ricerca se con le proprie forze può acquistare quei beni.
La liberazione che gli è rimossa nel tempo e nello spazio, egli la vuole qui: il dualismo tra la finitezza e Dio è nell'intimo, non tra due vite."
(ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA pag.38)
"Portare tutto in questa vita è la rivendicazione operata dal naturalismo, dallo storicismo", ricorda Aldo Capitini che la fa sua in campo religioso.
" Il fatto religioso si diversifica dal laico (...) nel senso che esso porta un dualismo nella realtà: c'è questa realtà che noi vediamo e tocchiamo ed è una realtà limitata (c'è il limite del male, del dolore, della morte) e c'è l'apertura ad una realtà che venga (o regno dei cieli) liberata da questi limiti."
(L'ARTE IN UNA NUOVA VITA RELIGIOSA in "IL NUOVO CORRIERE" del 10 aprile 54)
"Dell'universo posso parlare al presente, della compresenza no, perché essa (comprendente anche il passato e il futuro) deve consumare interamente la realtà dalla quale vengono i limiti ai singoli esseri; la compresenza ha un'apertura escatologica perché deve diventare realtà liberata."
(EDUCAZIONE APERTA. I pag.88)