" Se io non posso placarmi al morire degli individui nella storia, io cerco una realtà in cui l'individuo non muoia, sia presente in eterno."
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI pag.111)
Il Cimitero di Perugia era una dei luoghi più cari per le visite di Aldo Capitini, per lo stimolo alle sue riflessioni religiose sollecitato dalle tombe di amici e di sconosciuti. Soleva ripetere spesso che avrebbe volentieri fatto il custode di quei luoghi.
"...il silenzio dei morti non ci dà l'impressione del nulla, ma ci induce a sentire un rapporto universale e corale con tutti, e proprio dal raccoglimento silenzioso del cimitero esce la nostra coscienza più appassionata nella vita dei valori."
(EDUCAZIONE APERTA II pag.429)
"Ecco ciò che posso dire davanti a un essere morto:
La tua parte c'è sempre stata nella nostra vita e sempre ci sarà: sappi che ne abbiamo veramente bisogno.
Tu hai incontrato il fatto della morte, come tutti gli altri che, morendo, sono stati màrtiri, perché hanno testimoniato che esiste questo fatto.
In ogni nostro dolore ti ricorderemo.
E un giorno sarai visibile, non perché ritornerai da una lontananza, ma perché finirà questa realtà che impedisce di vedere come tu vai avanti in una via di sviluppo e di miglioramento."...
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.403)
Un film amato da Capitini era "L'Arpa Birmana", uscito negli anni cinquanta, che racconta la conversione al buddismo di un militare giapponese, invasore del paese nella seconda guerra mondiale.
Alla fine della guerra, mentre i suoi compagni sconfitti lasciano la Birmania per tornare in patria, lui li abbandona e rimane sul posto a seppellire le migliaia di morti di tutti gli eserciti, rimasti insepolti e abbandonati.
" La morte di una persona cara è un fatto, per ciò che essa può significare riguardo al mondo, alle cose, alle ripercussioni, alle conseguenze per la mia vita. Ma questo essere un non è tutto, se ho passione per la presenza di quella persona cara; allora non c'è soltanto il fatto , c'è la persona che è morta, un animo, un intimo, una presenza."
(LA REALTA' DI TUTTI pag.71)
"Suonava la campana a morte nel pomeriggio di sole, o padre per te.
La luce vigorosa stava sui tetti, come da fanciullo ho visto il tuo sorriso di uomo forte.
Nell'aria tutto era oro azzurro e verde, e un lamento si è levato per te.
Tu sei morto, e dov'è la tua prestezza, il tuo comandare? stai allungato ed immobile.
Non mi darai piú la carezza sul capo? non ti porrai davanti a me mentre lavoro?
Oh il rimorso di non averti tanto parlato, per quanto ti amavo.
Com'ero contento di volgerti la mia mente ed apprezzarti!
Dicevo tra me: voglio essere per lui come Dio, che volge il profondo della comprensione.
Quale mistero c'è nel mio affetto per te, se ogni giorno è cresciuto?
Forse perché dopo averti visto forte ed eretto, ti ho visto mite ed umiliato?
Eri mortificato dalle tue dimenticanze, c'era chi sorrideva al tuo barbugliare.
Ma eri tuttavia paziente dentro le tue abitudini.
Quand'ero lontano da te, cercavo i mendicanti anziani che ti assomigliassero.
Li aiutavo, perché tremavano loro le mani e cadevano le cose.
Non contano le parole che ci siamo dette, i fatti avvenuti.
Una grandezza e un infinito è fra noi, ed io mi lascerei struggere.
Non è possibile fare altro verso di te? verrò alla tua tomba, terrò la tua immagine.
Mi tendo ad un fare che innalzi me, te e tutto.
Solo così posso rasserenarmi, ritrovare un volto dopo le lacrime.
Tu ed io operosi, bello come eri, e fuori di quella cassa dove ti hanno messo.
La liberazione dai limiti del passato.
C'è qualche cosa di piú della terra, e delle sue tre o quattro dimensioni.
Siamo al culmine, viviamo quest'ombra che si è diffusa.
Siamo di là dalla memoria e dal suo piangere.
(poesia dal COLLOQUIO CORALE pag.14)
La Passione di Cristo rappresentava, anche per Capitini, il simbolo di valore assoluto raggiunto dal sacrificio, che si offre a tutti e che riscatta la fine del corpo per entrare nella compresenza eterna.
Il Leopardi che ricorda Nerina, il Golgota cantato da Bach nella Passione secondo Matteo furono per Capitini riferimenti costanti della capacità dell'arte di avvicinarci alla persuasione religiosa.
" Se la morte è un fatto, i fatti possono scomparire; i morti sono molto di più della morte e non scompaiono; restano uniti a noi intimamente, e noi non possiamo dire di loro altro che questo: che sono uniti a noi come tutti, che essi operano uniti a noi in ciò che di bene, di bello realizziamo, e che crescendo sempre più questa unità di tutti, compresenza di tutti, realtà di tutti, sempre più la realtà attuale cede, si trasforma...
Dobbiamo sentire che qui e subito tutti facciamo la stessa cosa, serviamo intimamente i valori e ci apriamo a una realtà liberata; dobbiamo sentire che la destinazione di tutti, nessuno escluso, (quindi né distruzione né inferno), è di essere sempre più uniti, e non che i beati dal Paradiso guarderanno con gioia le sofferenze dei dannati perché così si realizza la giustizia divina (come dice S.Tommaso)."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.279)
Sull'escatologia, cioè sul destino che attende i viventi dopo la morte, tutte le religioni hanno dato risposte varie ma in sostanza riducibili al concetto di giudizio divino che promuove i buoni all'eterna felicità e condanna i cattivi all'eterno dolore.
E' da sempre il punto di forza sul quale le istituzioni religiose terrene hanno fondato la loro credibiltà e il loro potere.
Capitini era conoscitore e studioso del pensiero filosofico occidentale, che negli ultimi secoli ha messo in discussione l'escatologia in generale, quella cristiana in particolare.
Egli pensava e scriveva, come abbiamo già detto, che il nostro destino non è legato al giudizio che daranno di noi dopo la morte ma al legame che troviamo qui e subito con tutti, morti e viventi, nella vita di tutti i giorni, nel valore delle nostre azioni.
E' un concetto che parte dalla Riforma protestante, che ci rende responsabili direttamente del nostro comportamento, che rifiuta la figura del Dio giustiziere raffigurato da S.Tommaso, che fa godere i beati in Paradiso della visione del dolore eterno dei condannati nell'Inferno, privati per sempre di ogni possibilità di perdono, di riscatto, esempio inconfutabile della giustizia divina.
Anche su questo punto Capitini si dimostra profetico.
Dopo la sua morte, e tuttora, il tema dell'incompatibilità tra un Dio d'amore e la dannazione eterna, dell'inferno (da molti ammesso ma sicuramente vuoto) è al centro della riflessione e della discussione tra i teologi e i fedeli delle religioni tradizionali nei paesi più civili.
" Il rapporto con il morto non è con le sue qualità e azioni, con la sua corporatura, il suo volto, la sua voce, le sue idee, le sue produzioni, ma con lui come possibilità di produrre, il rapporto non è contemplativo...; ma è attivo...; e in che cosa? proprio nella produzione di quei valori che sono il luogo d'incontro della compresenza."
(COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI pag.43)
" E' chiaro che per l'apertura alla compresenza ogni essere nasce non soltanto nella sfera biologica, dove poi riceverà la morte, ma nasce anche nella compresenza: e ogni battesimo diventa perciò inutile, anzi divisivo, perché la compresenza unisce ogni essere che nasca, e ogni natale è Natale, come ogni morte, cioè ogni croce, è Resurrezione."
(EDUCAZIONE APERTA II pag.21)
Solo nella compresenza di tutti, morti e viventi, si raggiunge la vera uguaglianza:
Capitini è, anche in questo terreno, attento al superamento religioso degli ostacoli frapposti al nostro rapporto con Dio dalle istituzioni, dai dogmi, dai libri cosidetti sacri, dalla storia.
Ricordava sempre l'esempio, già citato, di Gandhi che riuniva, in cerchio attorno a lui, in silenzio, in preghiera verso l'unico Dio, i suoi visitatori di altre fedi religiose, anticipando il gesto simile compiuto ad Assisi dalla Chiesa cattolica, molti anni dopo, nel 1992, ma rimasto isolato alle gerarchie religiose.
Capitini, per ragioni culturali e geografiche, era più attento di Gandhi alla riforma religiosa.
Nell'oriente di Gandhi non esistevano le religioni organizzate in chiese come la cristiana e la musulmana, molto legate alla società, ben più restie a mettere in discussione tradizioni e poteri secolari.
Capitini perciò pensava e scriveva che l'ecumenismo fra le varie religioni doveva portare, oltre che al superamento delle divisioni liturgiche e all'abbandono dei riti particolari, anche alla partecipazione dei fedeli al governo delle chiese e allo smantellamento delle strutture autoritarie che le reggono attualmente.
Su questi temi ci piace ricordare la recensione di Gianfranco Ravasi, apparsa sul supplemento del "Sole-24 Ore", del testamento spirituale di Simone Weil, scritta prima di morire nel 1943.
Simone Weil, scrive Ravasi, in tutte le religioni vede i riflessi dell'unica verità, in tutte le comunità un'area di salvezza, nell'amore soprannaturale le sbocciare della vera fede che conduce al mistero....della tradizione religiosa, ma dandogli la luce all'interno di tale tradizione". Dichiarazione forte, non priva di rischi (relativismo o sincretismo), ma molto meno incompatibile col discorso ecclesiologicodi quanto pensassero in quegli anni P.Perrin e P.Couturier, come sta a dimostrando l'attuale , sviluppata anche in campo cattolico.
Con il balzo in avanti di tutte le religioni, l'ecumenismo non avrà più ostacoli per unire i credenti di tutte le fedi nella comune preghiera, come faceva Gandhi e si è fatto ad Assisi, ma soprattutto nella ricerca e nella pratica, con i fatti, di una vita religiosa di apertura agli altri, di scelta nonviolenta, di produzione cosciente dei valori, nelle associazioni, nel volontariato, nel rapporto con gli altri, nell'attività lavorativa, nell'impegno politico.
"Nella compresenza non può esistere la divisione tra salvati e dannati, e perciò anche nella nostra vita attuale dobbiamo respingerla, usando il metodo religioso dell'aggiunta di ciò che crediamo il bene, in ogni momento e per ogni essere, senza escludere nessuno dalla possibilità di miglioramento, quando che sia."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.417)
" O c'è un Tutto (la Vita, il Valore, l'Eternità) che dà qualche cosa di sé a un essere finito, molto più agli esseri razionali, molto meno ai subumani, e questo è dare per concessione, per cui anche chi riceve meno, ringrazia, perché nulla gli era dovuto;
o c'è la compresenza che dà al singolo tutte quelle cose, ma le dà per eguaglianza, per cui egli è non semplicemente ricevente, ma cooperante, anche se in gran parte non è consapevole."
(EDUCAZIONE APERTA II pag.91)
"I rivoluzionari violenti nulla hanno per superare la morte, e accettano la realtà che dà la morte; essi non aboliscono il potere che opprime, perché accettano il potere che distrugge una parte di tutti.
L'apertura alla compresenza vive la vicinanza a tutti gli esseri, nessuno escluso, proprio contro la realtà che vediamo portar via continuamente degli esseri, e <solo del vivente non esiste tomba> come dice Sofocle; l'apertura all'omnicrazia (al potere di tutti) non esclude nessuno dal dare la sua parte di potere e di controllo, come non avviene in nessuna società attuale."
(OMNICRAZIA nel Il Potere di Tutti, pag.119)
"Sappiamo che c'è un essere che è nato, e che poi, per sopraggiunte cause nella sua vita, nel suo svolgersi, è stato colpito da limitazioni gravissime che lo hanno tolto da quella meravigliosa uguaglianza degli esseri sani e operosi, che dànno e ricevono, nella comune convivenza.
I limiti, che chiudono quell'essere preciso e determinato, lo pongono ad un livello inferiore, o per malattia, o per intelligenza, o per prestanza, insomma è un essere scadente, improduttivo, che poco dà e poco riceve, sta in disparte, è annullato.
Dobbiamo accettare come unica eguaglianza quella della morte?
Vogliamo, invece, che ci sia l'eguaglianza della compresenza e la eguaglianza della omnicrazia (del potere di tutti) anche per quell'essere."
(OMNICRAZIA nel Il Potere di Tutti, pag.122)
" La configurazione attuale della realtà è che alcuni esseri, vivono, si sviluppano, sono forti e realizzano atti; altri sono molto limitati, ridotti, sfiniti, o son morti: quanti i morti! Davanti a questa configurazione, che i più accettano come l'unica "reale" , l'apertura della compresenza vede che quelli attivi e forti...non sono individui isolati quando realizzano valori, ma sono aiutati da tutti gli altri, nessuno escluso, anche dai pallidi, dai morti, dai pazzi, dai cattivi.
Questo è il mistero dell'incombere di tutti: tutti fanno per i valori; l'attività che crea valori non è solitaria, non è individualistica; nell'intimo è aiutata ...
Finisce la prospettiva umanistica dei forti, unici creatori di valori, e degli altri che sono meno o nulla; invece tutti contano."
(EDUCAZIONE APERTA pag.77)
"Non è da pensare che con questa apertura a un di più per un singolo essere, e per tutti, noi misconosciamo le cattiverie, le stupidaggini, le angustie di quell'essere o di altri; noi le conosciamo e le dobbiamo apprendere per controllarle o correggerle (ciò che noi facciamo - se siamo per la nonviolenza - senza distruggere quegli esseri, senza usare la frode).
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere Tutti, pag.442)
"Chi vive la vita religiosa deve chiedere scusa per il cibo, perché c'è chi non può averlo; per la salute, per la casa, per la capacità di lavorare, di riposare, di pensare, perché c'è chi non ha queste cose.
S'intende che dal punto di vista sociale, va tutto cambiato, nel senso che chi fa, fa per tutti, e restituisce agli altri ciò che raggiunge facendo...
Bisogna perciò che si propaghi, dall'apertura religiosa alla compresenza, un'opera continua di restituzione a tutti, anche sul piano economico, sociale, culturale...
L'intervento nella vita politica e sociale deve essere continuo, perché l'incontro con i "limitati" è la realtà dell'apertura: l'apertura non è un'operazione soggettiva (mi apro, e basta: la mia opera l'ho fatta); ma è aver fede e certezza nella realtà della compresenza, che si vuole perciò viverla e svolgerla."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.426)
Il Valore è per Aldo Capitini la risorsa inesauribile e a tutti accessibile per superare la finitezza da cui l'uomo e tutte le creature sono afflitte e avvilite.
" I quattro valori fondamentali nella realtà come la viviamo sono: il Vero, il Bello, il Giusto, il Buono (o la Bontà). Sono tutti atti che realizzano qualcosa, che portano impegno."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.292)
"Il profeta annunciando una verità si pone in aperta polemica con la realtà circostante, e sollecita questa diffidenza verso il presente e questa apertura al futuro, in nome di valori che non vede dispiegarsi nella loro autenticità, se non in antitesi recisa con ciò che è attuale."
(L'ATTO DI EDUCARE pag.8)
" Noi non vediamo la vita corporea di chi è morto, e tuttavia abbiamo con noi la presenza di lui. Dietro la vita, oltre la vita, più che la vita sta la presenza.
Al posto della realtà sta l'esplicazione del valore, al posto della vita sta la presenza infinita di tutti."
(LA REALTA' DI TUTTI pag.53)
" Dal principio religioso che ogni valore (bontà, arte, onestà ecc.) è opera non del singolo ma della intima cooperazione di tutti,....deriva che tutto è di tutti e tutto spetta a tutti....anche ai vivi ed ai morti, ai pallidi, agli stroncati, agli afoni, ai pazzi."
(AGGIUNTA RELIGIOSA ALL'OPPOSIZIONE pag.128)
" Quando si vive di questi valori, e ci si interessa e appassiona per la bellezza artistica, per la bontà, per la giustizia nella società, per un ideale morale più alto, per un sentimento e uno slancio nobile e appassionato, per la verità e la più coerente organizzazione mentale, non ci si domanda che cosa ci stanno a fare, i valori, e perché noi viviamo....
Più amiamo quei valori, più il perché della vita scompare: chi ama non si domanda il perché del suo amore."
(VITA RELIGIOSA pag.8)
" Una verità accertata, un'opera di bellezza, un atto di bontà, non solo preaccennano a ciò che può essere una realtà più desiderabile, ma operano sulla realtà attuale, la trasformano già parzialmente; e quel colle è già diverso dopo una grande musica o dopo la carità francescana."
(LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI pag.174)
Capitini cita il colle pensando alle colline della sua Umbria, che ognuno ha tutti i giorni davanti allo sguardo disattento, ma che cambiano, come dice, se le guardiamo con l'emozione di chi ha ascoltato una grande musica o di chi ha fatto un'atto di carità.
La diversità della collina è una metafora poetica sulla capacità dei valori a cambiare la realtà.
"Finisce la prospettiva umanistica dei forti creatori di valori, e gli altri sono meno o nulla; invece tutti contano...Ci sono tre gradi:
primo: il grande individuo (o genio) crea una grande musica;
secondo: quella creazione è avvenuta con l'aiuto della compresenza;
terzo: ogni singolo essere, nessuno escluso, nella compresenza ha dato quell'aiuto.
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.425)
Chi non dà fiducia al valore, chi lo rinnega, perde anche la realtà, la presenza nella vita.
" Orfeo quando col suo canto [che è un valore) è riuscito a vincere il regno della natura e ne risale alla luce, cantando un inno di gioia ancor più intensa, non resiste al desiderio di cogliere con lo sguardo la "realtà" vivente della sua amata, lascia il canto [il valore], e si volge e la perde.
Ha rinnegato il valore, e perde la realtà. Questo è severo, ma è il dramma continuo della vita."
(LA REALTA' DI TUTTI pag.45)
Tuttavia, i valori sono sì sacrosanti:
"...ma non sono l'autorizzazione al mondo di restare qual esso è..."
(RELIGIONE APERTA pag.183)
....i valori appariranno non come culmini o soste serene, oltre cui null'altro sperare e null'altro tentare, ma porte, preannunci, primo apparire di una realtà diversamente strutturata...
Allora la religione passa dalla retroguardia all'avanguardia delle estreme speranze di rinnovamento religioso e sociale...."
(RELIGIONE APERTA pag.183)
"L'uomo moderno ha messo in rilievo sé come faber, come fabbricante delle cose ed elaboratore del mondo naturale, ed è arrivato a un bel punto quando ha capito che questa attività tecnica e fabbricativa è collettiva; ma non basta.
Credo che egli faccia bene oggi ad aprirsi alla compresenza come realtà di tutti, compresi coloro che, nel mondo esterno, sembra che non facciano, non fabbrichino, non forgino il mondo oggettivo: i deboli, i malati, gli stolti, i morti.
Tutti sono e siamo lì, nella compresenza, radicati ed efficienti, operanti e connessi l'uno nell'altro, in virtù di una unità in atto che è Dio..."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.415)
"Il punto di partenza per una nuova vita religiosa è sentire sé con gli altri in modo aperto, alla pari, infinitamente (non con due o tre persone, e basta).
Questa è l'APERTURA fondamentale...l'io non è solo, ma è con altri, tutti, anche i morti, e ciò che viene fatto è fatto con l'aiuto di tutti...apritevi e muterete la vostra vita, accorgendovi che la compresenza c'è. Ogni nascita l'arricchisce, ogni morte la fa cercare."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.419)