I PRINCIPI DI UNA RIFORMA RELIGIOSA


I PRINCIPI DI UNA RIFORMA RELIGIOSA


"Oggi siamo in una situazione per cui una riforma religiosa deve affrontare anche temi di pensiero, e fare un lavoro su tutta una linea. Non è, come altre volte, una correzione in alcuni dogmi o lo stimolo di attuare con maggiore purezza ciò che è nella tradizione: il rinnovamento è nei principi teorici, (per esempi: come intendere l'individuo, la morte, il giudizio di Dio, il male) e negli impegni pratici."

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.212)

"Dopo il Concilio Vaticano secondo e il Concilio cristiano di Uppsala..., entrambi concili prelaventemente di sacerdoti, pastori, vescovi, giustamente è stato detto che bisogna passare dall'ecumenismo al livello delle istituzioni all'ecumenismo al livello di base, e aperto a tutti gli oppressi."

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.436)

"Se la liberazione è di tutti e insieme, una riforma religiosa non accetta alcuna società religiosa che conferisca il diritto della salvezza soltanto ai suoi soci, per questo o quel merito o dono o fede; e sorpassa tutte le chiuse comunità o leghe di credenti o di eletti..."

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.228)

"Per cogliere ciò che è la radice stessa delle due posizioni (lavoro, tempo libero), il fatto che i tutti sono nel profondo una unità, è necessaria una tensione particolare, distinta da quella che è posta nel lavoro, nella varia formazione culturale, nel divario; non basta osservare, come fa Engels, che un oggetto fabbricato risulta indubbiamente dalla cooperazione di tanti, ma si tratta di accertare non solo un risultato, quanto una cooperazione in atto, un dialogo che è celebrazione di una presenza."

(OMNICRAZIA nel Il Potere di Tutti, pag.116)

Scrive Aldo Capitini:

"Il medioevo ebbe al centro il mito e il mistero della presenza ecclesiastica; San Francesco, che non volle essere sacerdote, iniziò un'altra via, quella dell'imitazione di Gesú Cristo, della penetrazione umana e della diretta vicinanza. La Chiesa era per lui semplicemente la custode del sacramento e della parola, un tabernacolo da tener pulito (e alcune volte prendeva la scopa e andava a spazzare le chiese, se le vedeva sporche) o da riverire, anche se visto da lontano nel paesaggio (come facevano i francescani, inginocchiandosi).

Ma a San Francesco interessava principalmente l'interiorizzazione umana della divina tragedia, supremo strumento di liberazione: gli elementi di escatologia e di interiorità si ravvivavano, e la presenza era di Gesú Cristo umile, povero e sofferente, che redime nel cerchio di un amore da lui e per lui, esteso a comprendere tutte le creature."

(NUOVA SOCIALITA' e RIFORMA RELIGIOSA, pgg.211-217)

Rivivere, come faceva Francesco d'Assisi, la tensione di Gesù nel comportamento della vita quotidiana è per Capitini un esempio, tra i più significativi, della possibilità e della necessità di calare Dio dall'al di là, da quei luoghi remotissimi e inaccessibili da cui traggono l'autorità per delega i potenti della terra; di vivere la religione non solo nella liturgia e nei conventi, ma nell'impegno di tutti i giorni, per dare pace e fare bene.

E continua:

"Cominciò implicita da allora una differenza tra Chiesa e religione ma l'iniziativa francescana restò minoranza, e cominciò la storia, drammatiche e anche tragica, delle avanzate minoranze italiane, che arriva fino ai nostri anni.

La Chiesa rimase, consolidò il suo potere, portò al culmine il tema dell'assolutismo: il momento in cui l'istituzionalismo ecclesiastico cattolico prese la massima coscienza di sé e si rafforzò fu quello della Controriforma, sotto la cui influenza o nel cui sviluppo vive ancora la Chiesa di Roma."

(NUOVA SOCIALITA' e RIFORMA RELIGIOSA, pgg.211-217)

Dopo la scoperta dell'America, il capitalismo imprenditoriale e commerciale moderno, uscito dal nostro Rinascimento, e la Riforma protestante si alleavano per trasformare radicalmente la civiltà occidentale, lasciando per la prima volta l'Italia ai margini dello sviluppo e della storia.

" Si formava lentamente un senso non piú medioevale della libertà umana; ma il popolo italiano non si impegnò interamente in esso, e la Chiesa trovò il campo libero per diffondere la Controriforma. Oltre il fatto che molti italiani da secoli avevano accettato il compromesso, la doppia verità, e anche la satira o l'indifferenza (omnes Itali athei, tutti gli italiani sono atei, fu detto nel Cinquecento), vi fu che gl'italiani non intesero le attività umane della filosofia, dell'economia, della politica, della scienza, come tali che potessero sovvertire la Chiesa, e maturare una trasformazione radicale della società e della realtà.

Non fu giocato tutto nell'antitesi, e restò una specie di convivenza o dualismo e mezzadria tra la Chiesa e il resto, conservando la prima il deposito di ciò che è dall'alto, degli elementi trascendenti, soprannaturali, costitutori della realtà piú autentica, esemplari del potere cosmico e garanti dell'ordine fondamentale.

L'individuo non trovò nel profondo di se stesso il senso di un potere che andasse oltre i limiti individuali ben avvertiti; ed ecco perché poté convivere per secoli il potere assoluto politico e l'individualismo. Non avvenne sino in fondo la rivoluzione dell'individuo, quella che passa per l'umanesimo, il protestantesimo, la rivoluzione francese, Kant, il romanticismo, lo storicismo, la rivoluzione sovietica, la tensione alla liberazione sociale e religiosa."

(NUOVA SOCIALITA' e RIFORMA RELIGIOSA, pgg.211-217)

Come tutti, anche Capitini sa che la presenza della Chiesa cattolica, in questo periodo di transizione alla democrazia e alle libertà civili, al liberismo economico e all'espansione produttiva, agli stati nazionali e alle riforme amministrative, è stata per l'Italia un potente freno, che avrebbe potuto essere vinto soltanto dall'accoglimento in seno alla Chiesa delle ragioni della Riforma: cosa che ancora si aspetta.

Oggi, a tanti secoli di distanza, le autorità vaticane professano dolore e pentimento per gli atteggiamenti di rottura e per gli atti di guerra repressiva ( la guerra dei trent'anni ) adottati in quei tempi, ma non riescono a vincere le resistenze dell'apparato romano, ad aprire un dialogo pubblico sulle cause storiche della rottura e a cercare una soluzione dal basso, con i fedeli di tutte le chiese cristiane, sulle nuove prospettive dell'impegno religioso nel mondo attuale.

"Si aggiunge il fatto della millenaria tradizione e continuità centralistica e istituzionale dallo Stato di Roma alla Chiesa; ed anche che questa Chiesa cattolica era stata da secoli l'impegno primario degli italiani, perché a ciò che di religioso, etico, liturgico, filosofico, era venuto al cattolicesimo dal di fuori, l'Italia aveva unito un equilibrio, il vigore costitutivo e amministrativo, la fedeltà, e aveva dato, oltre che uomini alla Curia, una folla di santi, di poeti, di artisti.

E quando si sarebbe dovuto portare avanti la tensione riformatrice, passando dalla fedeltà tradizionale alla fiducia nella creatività anche religiosa, lì gli italiani mancarono, e l'istituzionalismo cattolico vinse: apparve evidente il dramma del popolo italiano, in cui fu tragica vittima Giordano Bruno che voleva dare una nuova religione agli italiani, il dramma del peso di una religione di autorità senza il contrappeso di una religione di libertà."

(NUOVA SOCIALITA' e RIFORMA RELIGIOSA, pgg.211-217)

L'organizzazione centralistica della Chiesa romana, con il potere assoluto conferito dal biblico Dio degli Eserciti, da suo figlio Cristo Re, attraverso lo Spirito Santo, al Pontefice, discendente diretto dell'apostolo Pietro, vescovo di Roma, infallibile e inamovibile, ha sempre impedito qualsiasi forma di partecipazione e di controllo dal basso sull'apparato: anche se ha tollerato spesso che minoranze, ininfluenti nella vita della Chiesa ma importanti per l'immagine da trasmettere fuori, abbiano sperimentato modi di vivere, di lavorare, di studiare, autonomi, liberi, democratici, perfino comunistici.

Avrebbero tuttavia interessato Capitini le voci critiche sull'autoritarismo della gerarchia cattolica come il recente volume uscito in Germania,   che riporta saggi di teologi contrari alla messa al bando, da parte del Vaticano, di alcuni risultati della teologia morale contemporanea.

E il diffondersi dei  , che raccolgono firme per una riforma della Chiesa cattolica in senso più partecipativo.

E la battuta che circola contro il no al sacerdozio femminile:  .

"La religione cattolica è la liturgia dell'autorità, ha essenziale la dimensione dall'alto.

La rivelazione, la grazia, i sacramenti, i dogmi, la struttura ecclesiastica e la centralità pontificia, i miracoli, gli esorcismi e le guarigioni, il valore della confessione, l'impostazione della morale, sono tutte parti in cui l'elemento dell'autorità è assolutamente preponderante.

E se il cattolicesimo dà un conforto ai miseri, è anche sostego validissimo per chi ha il potere e l'autorità (e si può ben dire che i miseri vedono nella religione un aspetto spiritualistico di ragione fatta ai giusti, mentre i ricchi la vedono materialisticamente come difesa difesa dei privilegi).

Né il cattolicesimo opera per togliere il sovrabbondare degli elementi magici, culturali e leggendari su ciò che è essenzialmete etico e religioso; né toglie al soprannaturale la sua efflorescenza miracolistica per ridurlo alla Grazia che salva.

Fallito il tentativo francescano di costituire una religione della libertà nell'àmbito dell'autorità, doveva lentamente svolgersi il tentativo di costituire una autorità nell'ambito della libertà. Ma questo era ed è più faticoso per lo sforzo di strappare ad uno ad uno all'istituzionalismo cattolico, irrigiditosi e fattosi sempre piú conservatore, gli elementi della libertà'....

Gli elementi dell'autoritarismo ecclesiastico tradizionale andavano smontati ad uno ad uno per far posto alla libertà e ad una nuova a autorità; e a questo non si era ancora riusciti: bisognava che passasse altra storia, altra cultura, altra critica e forza costruttiva, e che si trovassero appigli piú decisivi."

(NUOVA SOCIALITA' e RIFORMA RELIGIOSA, pgg.211-217)

La necessità, la possibilità, le probabilità di una riforma che permettesse di rinnovare il pensiero e l'azione religiosa nel mondo attuale sono state sempre al centro della ricerca teorica e dell'attività pratica di Aldo Capitini.

Da lui stesso questo lavoro religioso è stato molto schematicamente suddiviso in due periodi, ricchi a loro volta di aspetti differenti e molteplici iniziative.

Dal 1931 al 1944, nel periodo della dittatura fascista e della guerra, si fa conoscere con il suo primo libro "Elementi di una esperienza religiosa", denuncia il connubio tra fascismo e Chiesa cattolica, incontra la religione attiva e nonviolenta di Gandhi, la confronta nei suoi studi con il pensiero religioso e filosofico occidentale, con l'obiettivo di sintetizzare nel suo pensiero e nella sua attività il grande contributo politico e religioso dell'Oriente e dell'Occidente.

Dal 1944 alla morte continua a scrivere e comincia a lavorare in libertà per la promozione in Italia di una riforma religiosa con il Movimento di Religione.

I suoi libri di religione, usciti negli anni caldi della guerra fredda e della crociata anticomunista, vengono messi all'indice dalla Chiesa. A Perugia nel 1946 organizza il primo convegno su "Il problema religioso attuale" che diverrà anche il titolo di un suo libro. Seguono altri convegni, con studiosi in generale critici delle religioni tradizionali o protestanti, in varie città italiane.

Dal terzo convegno, tenutosi a Milano nel 1947, uscirono varie iniziative che testimoniano i temi sui quali era puntato l'interesse di quei momenti: un'Associazione per l'assistenza agli ex-preti, ai quali una clausola del concordato fascista (immesso nella Costituzione con l'avallo dei politici di sinistra, per nulla lungimiranti, e tuttora in vigore) impediva l'accesso a ogni impiego pubblico, compresa la pulizia delle strade; un'Associazione per la giusta revisione del Concordato; un'Associazione Italiana per la Resistenza alla Guerra; un'Associazione contro la scuola confessionale;

un'Associazione per il riconoscimento della obiezione di coscienza, che vide il successo della giusta causa soltanto venti anni dopo.

Nell'ottobre del 1948 si tenne a Roma il "PRIMO CONGRESSO PER LA RIFORMA RELIGIOSA IN ITALIA", al quale parteciparono molti intellettuali e da cui uscì il Movimento per la Riforma religiosa.

Questo primo Congresso fu praticamente anche l'ultimo, in parte per il secolare disinteresse della gente verso i temi religiosi, ma soprattutto per il peso delle opportunità politiche legate alla guerra fredda, con il ruolo indispensabile della Chiesa nel fronte anticomunista.

Come dimostrò alcuni anni dopo il relativo successo popolare dei  , giocò un ruolo la mancanza testi accessibili, di mezzi per diffonderli, di indicazioni pratiche per l'incontro liturgico degli interessati, di persone motivate per lavorare in mezzo alla gente.

Capitini mise in prima linea le forme politiche del suo convincimento religioso, come la nonviolenza, la lotta contro la guerra, il controllo dal basso dei dirigenti, la diffusione del potere di tutti.

Concentrò il lavoro religioso nella riflessione teorica, che culminerà nell'ultimo libro sulla "COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI", vincitore per la saggistica del Premio Viareggio 1967; nella importante serie di "Lettere di Religione", che dal 1951, inviava in tutt'Italia, trattando i temi principali e quelli attuali della sua posizione religiosa; nella costituzione del C.O.R. (Centro di Orientamento Religioso), che tutte le domeniche pomeriggio a Perugia, dal 1952 fino alla sua morte, rimase aperto alla discussione con i presenti dei temi più vari ma in qualche modo legati alla prospettiva di una riforma religiosa.

Il tentativo di riforma di Capitini rimane nella storia d'Italia tra i pochissimi degni di ricordo, insieme a quello del movimento modernista, interno alla Chiesa e promosso da Ernesto Bonaiuti all'inizio del secolo, che ebbe significativamente a Perugia uno dei punti di maggior presa e che fu stroncato duramente dal papato; e a quello da sempre tentato, con scarsa convinzione e molti condizionamenti politici, dalle Chiese protestanti, che soltanto negli ultimi decenni del XX secolo sono riuscite, con lavoro capillare e forte spiegamento di mezzi, a conquistare alcune frange popolari di fedeli cattolici.

"Ma se le opposizioni non hanno vinto in Italia la Chiesa romana si deve dire che stimoli di travaglio sono stati posti, che la situazione, vista intimamente, è in movimento, aperta in profondità e in estensione; in estensione attraverso lo sviluppo democratico, in profondità attraverso una liberazione religiosa che si compia fuori dei principi cattolici.

Il lavoro di sviluppo democratico nei vari modi politici, sindacali, civili, amministrativi, culturali, è utile per svolgere e articolare quelle libertà, in cui sorge la nuova autorità, per arrivare ai punti brucianti, decisivi, che fanno crollare la vecchia metafisica, ed aprono alla liberazione religiosa, alla trasformazione dell'uomo.

Perché solo cosi ci si può salvare per sempre dalla vecchia Chiesa e dalla sua insufficiente religione.

Credere che un tanto imponente passato possa esser vinto con semplici riforme amministrative, quando non si sia frapposta una rivoluzione religiosa di distacco dal medioevo, è un errore: appunto perché grande è il passato cattolico dell'Italia, bisogna tendersi ad un complesso e profondo avvenire.

Altrimenti gl'italiani tornano a gravitare sul cattolicesimo. E il punto dell'apertura è la dissoluzione del vecchio individuo, da cui sorge il trascendentismo, il miracolismo, il <Signore> , l'autorità nel vecchio senso.

Le premesse sono una formazione culturale moderna, per cui cade l'antica impostazione dei dogmi e della morale; una struttura civile di autoamministrazione; uno sviluppo di strutture economiche cooperative e collettivistiche superanti la ricchezza ereditaria che è fattore di individualismo.

Ma la punta di questa riforma sociale è religiosa, ed è la fine dell'individuo chiuso, la sua apertura alla trasformazione della realtà: la fine del Dio di garanzia che sta alle spalle, l'inizio del Dio che chiama e che sarà Presenza, perché presenza di Dio ancora veramente non c'è mai stata.

(NUOVA SOCIALITA' e RIFORMA RELIGIOSA, pgg.211-217)

Qui Capitini è in profetica sintonia con Dietrich Bonhoeffer, il teologo protestante condannato a morte e giustiziato dai nazisti nel 1945, che voleva riporre la speranza di salvezza nell'impegno etico piuttosto che nei dogmi e nelle discipline della chiese.

"L'autorità non è dal passato, non incombe dall'alto ma deve costituirsi; e noi non possiamo che far operare strumenti di liberazione, di apertura dall'ombra verso la luce. Il problema è dello stesso agire umano, imperfettissimo, che va portato a nuovi modi, e del pensiero che va portato a nuove categorie."

(NUOVA SOCIALITA' e RIFORMA RELIGIOSA, pag.217)

"...quali possono essere i modi della riforma religiosa?

1) Far crescere una complessa vita dal basso, accanto alla parrocchia..., con libertà d'informazione e di critica su tutti i problemi, da quelli amministrativi a quelli culturali e morali...

2)...la costituzione di un Centro religioso, con iniziative...di servizio a tutti, professione di nonviolenza,...discussione su temi religiosi,...spirito di libera aggiunta.

Tanto meglio la dove la parrocchia si trasforma essa stessa in centro di religione aperta...avremmo un grande balzo in avanti della società italiana, e tanti vecchi strumenti passerebbero alla nuova vita religiosa: cenobi, ordini religiosi di servizio, principi di morale e serietà di costumi ecc.

3) La traduzione dei principi della religione tradizionale...sotto l'intenso appassionamento all'apertura a tutti e alla realtà liberata (dal dolore, dal peccato, dalla morte, n.d.r.)...

4)...vivere la compresenza dei vivi e dei morti...l'apertura ai bambini, come provenienti dalla realtà liberata, l'amore ai vecchi, per essere migliori della vita che vuole abbandonarli, l'aiuto ai deboli, pallidi, perché volendo dare tutto a tutti, e non potendo dare ai morti, lo diamo a chi assomiglia a loro.

La preghiera va ridotta ad espressione della nostra limitatezza, perché sarebbe un insistere su di noi individui, invece di aprirci a vivere nel nostro intimo la realtà di tutti.

5) La morale, cioè l'accertamento del dovere, va svolta con la coscienza, libera, e aperta al meglio compiuto da altri,...dando l'esempio più che la legge: la confessione pubblica o privata, l'autocritica scoperta, sono elementi utili alla continua formazione di una morale che non poggia sull'autorità...

L'ultima riforma religiosa (la religione aperta n.d.r.) sarà fatta non da un rivelatore unico o dall'iniziativa di una persona preponderante, ma da tanti in tanti luoghi diversi (come accade nel mondo attuale n.d.r.)....e così sorgeranno tanti e tanti Centri di una o più persone,...centri di dare e non di ricevere,...centri di libera aggiunta....

Nei Centri di orientamento religioso e nei Centri di orientamento sociale io vedo gli strumenti preliminari per riesaminare tutto, per trovare ciò che è degno di svilupparsi..."

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.334)

"Al posto delle vecchie istituzioni religiose che pretendono di essere, ognuna, in rapporto esclusivo con Dio, e, in nome di questa verità assoluta, approvano e legano a sé tante cose del mondo che contrastano con la compresenza (guerra, capitalismo, regimi dispotici ecc.), la riforma religiosa mette semplicemente centri che orientano, teoricamente e praticamente, all'apertura alla compresenza.

Io mi propongo di essere uno di questi centri, solo e con altri; e tutti voi potete farlo."

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.416)