Dopo essersi laureato nel 1928 a Pisa in Lettere e Filosofia, rimase all'Università come assistente di Attilio Momiliano e come segreterio-economo della Scuola Normale, dove ebbe la ventura di incontrare molti studiosi di grande peso, a cominciare dal direttore che era Giovanni Gentile, filosofo, schierato con i fascisti fino alla Repubblica di Salò e alla morte violenta, avvenuta nel 1944 per mano dei partigiani.
L'accordo raggiunto nel 1929 tra la dittatura fascista e il Vaticano sconvolse Capitini per la sua incongruenza morale e per la sua mondanità cinica. Egli si era già allontanato dalla Chiesa cattolica come istituzione: il Concordato lo spinge più decisamente a cercare una soluzione religiosa dei problemi umani al di fuori delle chiese tradizionali.
"Le ragioni del mio distacco dalla religione cattolica... Basti dire che sono convinto che alcuni fatti, che la dogmatica cattolica obbliga a credere come realmente avvenuti, non sono che leggendari, e di ciò mi ha persuaso la critica neotestamentaria: la Nascita miracolosa di Gesù, la sua Resurrezione e Ascensione, la Assunzione di Maria.
Sono anche convinto che è immorale e irreligiosa l'eternità delle pene infernali, che l'autorità assoluta del Pontefice di Roma è stata ed è fonte di opinioni e decisioni inaccettabili, come la distinzione tra ricchi e poveri quale voluta da Dio, la sostenibiltà della guerra giusta, il potere della classe sacerdotale, l'intrusione nel campo della ricerca scientifica e storica e nella libertà di informazione e di espressione, lo spirito di crociata contro il socialismo in alleanza con capitalisti, reazionari, monarchici, la persecuzione degli ex-preti."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.357)
"Qualcuno...potrebbe obbiettare che è difficile staccarsi col "sentimento" dalla religione tradizionale. Gli darei due consigli.
1°) Ricordare ciò che provammo durante il fascismo, quando vedemmo l'istituzione religiosa tradizionale appoggiare il regime, fino ad autorizzare l'iscrizione al partito privilegiato e tirannico.
Sapevamo che ciò che si diceva sugli altari era sbagliato, era irreligioso.
E allora approfondimmo una ben persuasa diffidenza verso la seduzione delle campane e della vetusta purezza degli edifici e degli oggetti delle chiese, verso l'essere e l'operare ecclesiastico, proprio per quella questione morale e religiosa che ci aveva messo in guardia: non potevamo cedere su questa, il resto erano cose esterne.
2°) Considerare il positivo di ciò che si acquista in una vita religiosa aperta: la vicinanza a tutti, di là dalla separazione cattolica della dannazione eterna, ritrovare la propria salvezza in quella di tutti, la morale come ricerca tesa, la politica come socialismo con aggiunta religiosa..."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.326)
" Davanti al fatto che l'istituzione religiosa tradizionale nessun aiuto dava a contrastare un regime che era sbagliato dai punti di vista della libertà, della socialità, dell'educazione, mi ritrovai costretto a risalire direttamente ai maestri di vita religiosa, a contatto prossimo con quello spirito e quel metodo: Gesù Cristo, Buddha, San Francesco, Mazzini, Gandhi."
(RELIGIONE APERTA pag.11)
"...l'insegnamento che ci ha dato l'avvento del fascismo permane: quando le forze conservatrici vedono in pericolo il proprio sistema economico-politico-ideologico, tentano di mantenerlo anche con la violenza e la sopraffazione.
Si passa quindi all'abolizione dei partiti - cioè della libertà di opinione e di associazione -, al prepotere della polizia e del governo centrale, alla persecuzione ideologica e talvolta anche razziale."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.348)
"Non è ancora per molti chiaro che il Fascismo provocò nella storia nostra il sorgere dell'opposizione più complessa che mai fosse possibile. L'opposizione a un altro regime, di quelli attuali, è sempre limitata a un aspetto; l'opposizione al fascismo fu totale, nel senso che non un aspetto era approvabile. Chi si pone contro il regime staliniano, lo farà per l'insufficiente libertà o per la violenza o per altri lati; ma riconosce tuttavia che qualche cosa di positivo c'è: o le aziende collettive, o l'antirazzismo, o l'antidisoccupazione o altro che sia. Chi combatte il regime americano, trova tuttavia quella libertà già apprezzabile, o la tolleranza religiosa o altro.
Il fascismo invece, era da combattere per tutti i suoi aspetti principali (a parte qualche provvedimento amministrativo): nazionalismo, culto della violenza, statalismo, machiavellismo, illibertà, corporativismo, gerarchismo, centralismo, mancanza di qualsiasi controllo democratico, conciliazionismo cattolico, romanesimo.
Credo che sia opportuno richiamare questo per orientarci nella situazione attuale. Pensare che la situazione fascista sia superata perché ci sono ogni tanti anni le elezioni, è veramente veder troppo poco. Molti, che si dicevano e che erono anche antifascisti, si credono ora dispensati dal prendere un atteggiamento di diffidenza, di critica, di opposizione . Oserei dire che chi crede che il fascismo non ci sia più, non fu veramente antifascista, anche se combatté e soffrì persecuzioni. E difatti, il più delle volte si tratta di persone che gli si voltarono contro solo negli ultimi tempi."
(NUOVA SOCIALITA’ E RIFORMA RELIGIOSA, pag.113)
" Al vedere un'istituzione, che si diceva religiosa e non esitava a compromessi con forze oppressive, al vedere la cedevolezza dei seguaci di quella istituzione, noi cercammo altrove la religione, confermati ormai nei fatti circa la irregolarità, illiberalità, antisocialità, arcaicità di quell'istituzione, come (avevamo) appreso nella teoria e nella critica storica....
Cercammo la religione nelle affermazioni più pure di anime intrepide, nelle fonti del Vangelo, di San Francesco, di Gandhi, e ci salvammo in una assoluta fedeltà, ai principi di nonviolenza, nonmenzogna, noncollaborazione."
(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA, pag.138)
Oggi la Chiesa Cattolica ammette in sedi ufficiali la necessità di esaminare criticamente molte delle scelte culturali e politiche fatte nel corso dei secoli.
Certamente il Concordato con il regime fascista, mascherato come accordo di stati, ma seguito dal riconoscimento di Mussolini quale "uomo della Provvidenza", dallo scioglimento del Partito Popolare democratico, dall'allineamento dell'Azione Cattolica, dallo schieramento a fianco del regime dittatoriale della maggior parte del clero alto e basso, è stato uno degli errori più clamorosi e più vicini a noi.
Errore non ritrattato quando il Fascismo inaugurò le sue avventure belliche in Abissinia, ribadito anzi con aperto compiacimento per l'intervento nella guerra civile spagnola a fianco dei generali e degli alti prelati, ribelli a un governo repubblicano, liberamente eletto nel 1936 dal popolo spagnolo e appoggiato dalle poche democrazie presenti allora nel mondo.
Soltanto con il senno di poi possiamo imputare al fascismo di essere stato la matrice del nazismo tedesco, anche se questa matrice fu sempre rivendicata dallo stesso Hitler.
Tuttavia, ben prima del 1929, i fascisti avevano dimostrato la loro natura antidemocratica, con la soppressione di tutte le libertà, e la loro vocazione alla violenza fisica e culturale, con l'uccisione o l'incarcerazione di tutti gli avversari, i loro cori guerrafondai e la proibizione delle espressioni artistiche e letterarie non allineate ai loro programmi.
"Durante il fascismo furono pochissimi i religiosi (credenti tradizionali e liberi religiosi) che si opposero fino in fondo e con sacrificio, mentre la moltitudine innumerevole, guidata da ecclesiastici che approvavano, inneggiavano e collaboravano strettamente, non fece quella opposizione che, con metodo gandhiano, avrebbe bloccato il fascismo nei primi anni, per cui non sarebbe sorto il nazismo, non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale e si sarebbe rinnovata la società.
Tanto si sarebbe potuto ottenere con mezzi semplicemente religiosi!
Molte cose ci dicono purtroppo che anche oggi i religiosi sono assenti, dispersi o conniventi con la potenza."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.310)
" Se la Chiesa avesse voluto, avrebbe fatto cadere, dispiegando una ferma noncollaborazione, il fascismo in una settimana.
....Se c'è una cosa che noi dobbiamo al periodo fascista, è di avere chiarito per sempre che la religione è una cosa diversa dall'istituzione romana."
(ANTIFASCISMO TRA I GIOVANI pag.18)
Anche in anni più recenti, il Vaticano non dimostra di avere coraggiosi ripensamenti sull'appoggio concesso dai cattolici ai regimi fascisti.
Era scritto sull' Osservatore Romano del 26 agosto 1959: "Non c'è motivo perché la Chiesa, come tale, debba protestare o far pubbliche denuncie solo perché il regime spagnolo di oggidì, per motivi politici, non gode la simpatia dei democratici. Questi sono liberi di avere altre preferenze, ma non possono pretendere che la Chiesa, uscendo dal campo che le è proprio, si associ alle loro aspirazioni per incoraggiarli e sostenerli".
E il monaco Giuseppe Dossetti, ex parlamentare nell'Assemblea Costituente italiana, davanti al ritorno degli ex-fascisti nel governo, scriveva il 23 maggio del 1994 agli amici per incitarli a difendere la Costituzione Repubblicana:
"Non nascondo che le mie preoccupazioni in questo momento sono massime, e non credo di esagerare se intravedo una trappola tesa dal nuovo ordine di cose specificamente ai cattolici.
Non posso dimenticare che anche l'altra volta, più di settant'anni fa, tutto è incominciato nello stesso modo: con defezioni minime, ma poi gradualmente crescenti, dei cattolici.
Ho ancora presenti gli articoli e le cronache della "Civiltà Cattolica" dal 1920 al 1924, che ancora, con un editoriale del suo direttore, il Padre Rosa, cercava di scagionare, dopo il delitto Matteotti, la responsabilità del regime, e preparava, così, all'acquiescenza al colpo di stato del 3 gennaio 1925."
Da questo errore dalla Chiesa, Capitini risale al ruolo storico del cattolicesimo nella società italiana, non solo come istituzione ma anche come centro culturale, sempre in ritardo di comprensione e in difficoltà di dialogo con gli sviluppi del pensiero moderno in campo filosofico, politico, sociale e religioso.
"Sicché l'esperienza fascista confermò l'incapacità del cattolicesimo a creare qualche cosa di moderno, di nuovo, l'incapacità di vegliare sul destino dell'uomo. Poiché, se i cattolici passarono negli ultimi anni all'opposizione al fascismo, con ciò stesso provarono l'errore di averlo appoggiato per quasi vent'anni.
Un popolo, in mezzo al quale esiste una potente istituzione che lo compenetra capillarmente ma che da secoli non dà ad esso nulla di creativo, di aperto, come può riscattarsi?
Si pensi, ad es., che cosa ha dato per secoli la Chiesa cattolica ai contadini: una Messa settimanale in una lingua incomprensibile, un certo controllo morale, atti di superstizione e di esorcismo.
Nel resto la Chiesa è un'ottima educatrice alla soggezione ai ceti dominanti, e per questo la sua complicità sarà sempre cercata da quei governi in cui la preoccupazione di mantenersi al potere sovrasta su quella di promuovere la libertà e la giustizia."
(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA, pag.139)
Non è per caso, anche secondo lui, che l'unità nazionale italiana così come la forma repubblicana degli stati sia stata subita a malincuore dal Vaticano; che nel corso di tutto il XX° secolo, nella lotta di liberazione delle colonie, piene di missioni cristiane amiche del potere, le chiese abbiano soltanto accettato il fatto compiuto, mentre Gandhi lottava con la nonviolenza per liberare l'India dal dominio inglese; che l'apertura alla democrazia sia avvenuta con oltre due secoli di ritardo sul pensiero laico per quanto riguarda la società e non sia ancora avvenuta nell'interno di alcune chiese come la cattolica e l'islamica; che il voto alle donne non sia stato mai richiesto, che il loro accesso al sacerdozio sia ancora negato in molte chiese, che la riflessione sulla questione sociale sia stata avviata soltanto dopo la nascita e la crescita del movimento operaio e sopratutto in funzione antisocialista, che i sindacati cattolici siano sorti a parole per dive rsificarsi da quelli socialisti, nei fatti per rompere l'unità dei lavoratori.
" Dopo i primi anni di governo, l'appoggio (dell'alta cultura) andò crescendo in intensità e in estensione. La cultura antifascista era in minoranza.
La collaborazione di molta cultura è forse l'episodio più doloroso della vita italiana di quel ventennio. Anche perché la forma della collaborazione prese caratteri tra i più ripugnanti: non arrischiar nulla, eccesso di zelo, ipocrisia, adulazione, irrisione agli isolati e perseguitati, creazione di teorie artificiose e in cui non si credeva, disprezzo della libertà... a cui dovevano, quegli ingrati, il buono che avevano nel cervello."
(PRIME IDEE DI ORIENTAMENTO pag.19)
"Ciò che è accaduto, al tempo del fascismo e della seconda guerra mondiale, ci ha lasciato un dovere che ci punge ogni giorno...:il dovere di fare il massimo per mettere il peso di uno spirito religioso sulla bilancia del mondo.
E' una vergogna per noi che i governi abbiano paura dei rivoluzionari politici e non dei religiosi. Ed è una vergogna che avvengano guerre senza che i religiosi contrappongano e dispieghino il metodo nonviolento.
Se il religioso non sente questa duplice vergogna, è meglio che cessi di parlare di religione. Se in decenni e decenni non ha avuto la visita di poliziotti in casa, faccia un attento esame di vergogna e arrossisca. Se un religioso se la sente di continuare ad essere ricco, mentre c'è chi muore di fame, arrossisca di vergogna come se fosse nudo e sporco."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.309)
Era il 1933 e nelle Università italiane, insieme a Aldo Capitini, assistente di Momigliano e segretario della Scuola Normale di Pisa, nelle Università italiane furono appena 18 i titolari di cattedra che preferirono perdere il posto, piuttosto che prendere la tessera fascista, divenuta obbligatoria.
Drammaticamente, l'alternativa a Capitini fu imposta da un altro pensatore, schierato nel versante fascista, il Giovanni Gentile, già famoso riformatore della scuola italiana.
Assieme alla monarchia, agli alti gradi dell'esercito e al Vaticano, l'alta cultura italiana fu, nel giudizio di Aldo Capitini, una delle quattro grandi forze che scesero in campo per appoggiare e consolidare la dittatura fascista.
Capitini si ritirò a Perugia, a casa del padre, nello studiolo sotto la torre comunale dove moltissimi antifascisti italiani e locali lo cercarono e lo conobbero. Visse poveramente di lezioni private fino alla fine della guerra.
La cultura antifascista fu rappresentata in quegli anni quasi esclusivamente dalla figura del filosofo e storico conservatore Benedetto Croce: Antonio Gramsci scriveva sconosciuto in carcere, Ignazio Silone era in esilio forzato, Attilio Momigliano ebreo e Concetto Marchesi marxista erano isolati. Erano tutti agnostici o atei.
Capitini fu solitario in quegli anni a coniugare l'antifascismo con la riflessione religiosa e la pratica nonviolenta.
"...io sono principalmente il ricercatore e il costitutore di una vita religiosa, in contrasto con quella tradizionale, leggendaria, istituzionale, autoritaria e compromessa fino al collo con la guerra, i privilegi, le oppressioni delle società attuali."
(ATTRAVERSO DUE TERZI DI SECOLO in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.4)
Parve evidente a Aldo Capitini che nel XX secolo l'istruzione di massa, l'ingresso in politica di moltitudini finora rimaste ai margini, la secolarizzazione dei comportamenti religiosi, lo sviluppo delle comunicazioni, le grandi migrazioni imponessero una riflessione sull'origine, sulla storia e sul ruolo delle religioni tradizionali, sul carattere chiuso, autoritario, dogmatico, conservatore delle istituzioni religiose, delle chiese, specialmente di quella cattolica ma anche dell'islamica. Sopratutto a chi, come lui, riteneva necessario e insostituibile la persuasione religiosa nel comportamento umano.
" Le religioni tradizionali non vengono più sentite profondamente; e le ragioni principali sono queste:
1) in più secoli di riflessioni e di nuove esigenze sono apparsi leggendari o inesatti quei fatti che di esse religioni costituiscono i fondamenti storici;
2) i principi e i dogmi, legati a certe posizioni filosofiche, si sono dimostrati insostenibili, appunto per il mutarsi delle concezioni filosofiche; le quali pur nel loro variare, hanno seguito una linea di sviluppo che rende insufficienti le vecchie impostazioni e ne sollecita di nuove...
3) anche nel campo particolarmente religioso si sente che il culto e i sacramenti, e la loro amministrazione da parte di istituzioni a ciò deputate, non costituicono l'essenza della religione; che questa è sopratutto spirito di verità e di amore in atto...
4) le religioni tradizionali hanno preso un carattere prevalentemente conservatore e si sono appoggiate ai potenti; in tal modo si sono rese esteriori alle anime umili, che erano state proprio quelle che avevano suscitato le religioni e spinto anche al martirio dinanzi ai potenti.."
(ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA pag.29)
"...se il punto comune fosse credere...nel Discorso della montagna, o nel sacrificio della Croce, o nella carità verso tutti come prima virtù, avremmo una garanzia di apertura verso tutti; mentre nella fede istituzionale nella Chiesa romana o nel suo capo...tale garanzia non c'è più..."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.352)
Il coinvolgimento di moltitudini nel rinnovamento religioso da porre accanto a quello sociale e politico, doveva, secondo Aldo Capitini, affrontare il problema della verità storica circa le fonti del cristianesimo, giacché secoli di ricerca avevano operato chiarezza in proposito: non si possono oggi, ha scritto più volte, far passare per fatti reali la nascita miracolosa, la resurrezione, l'ascensione ecc. e rimproverare chi non crede in tali fatti.
Più religioso e dignitoso sarebbe invece, secondo lui, vivere tali fatti in un significato che trascenda la realtà storica, viverli come fatti simbolici, ma per l'uomo molto più importanti dei così detti fatti reali.
Anche perché la necessità di coinvolgere i credenti di tutte le fedi obbliga a superare gli steccati posti dalle diverse origini storiche, dagli schemi delle varie liturgie: come faceva Gandhi, che raccoglieva intorno a sé gli ospiti di qualsiasi fede e pregava insieme a loro in silenzio e in meditazione il Dio di tutti.
" Perché abbia inizio in noi una nuova vita religiosa ( o riforma religiosa ), bisogna superare quattro cose:
1) l'indifferenza. Gramsci scrisse nel 1916: <La fatalità che sembra dominare la storia è l’apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I des tini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela intessuta nell'ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest'ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiar o che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo ?... Bisogna domandar conto a ognuno del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. Bisogna che la catena sociale non pesi solo su pochi, ma che ogni cosa che succede non sembri dovuta al caso, alla fatalità, ma sia intelligente opera degli uomini. E perciò è necessario che spariscano gli indifferenti, gli scettici, quelli che usufruiscono del poco bene che l'attività di pochi procura, e non vogliono prendersi la responsabilità del molto male che la loro assenza dalla lotta lascia preparare e succedere" (nel libro Sotto la mole);
2) l'attaccamento alla religione tradizionale come immodificabile...;
3) la convinzione diffusa che la religione non si risolve nell'attività sociale e politica...;
4) l'ignoranza...
Premesso questo, osserviamo nella nostra situazione storica alcuni risultati:
1) I fondamenti storici della religione tradizionale sono di fatto insostenibili (molti fatti sono pura leggenda, come la nascita miracolosa di Gesù e la risurrezione fisica; la corrispondenza dei vangeli alle profezie è costruita dopo, dato che i vangeli sono stati scritti dopo la morte di Gesù e per esaltare Cristo; l'esistenza degli angeli, il diavolo ecc.).
2) Vi sono principi dottrinali inaccettabili (peccato originale, differenze tra battezzati e non battezzati, eternità della dannazione).
3) Il rilievo assolutistico dell'autorità istituzionale (non è vero che Gesù volesse costituire una istituzione millenaria: non è fondato il primato del vescovo di Roma); l'intolleranza e le persecuzioni per sostenere l'autoritarismo: sapete, per esempio, che il Papa Leone X giudicò un errore l'affermazione di Lutero che <bruciare gli eretici è contro la volontà dello Spirito?>..."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.368)
"Il fatto è che i princìpi di cui parlo, lavorando per una riforma religiosa, sono nuovi appunto perché il mondo cristiano ha abbandonato quelli originari cristiani, a cui, in parti essenziali, questi, della riforma di cui parlo, sono tanto vicini, e senza dubbio più vicini che a quelli che tanto mondo cattolico e protestante ha accolto in sé, come quelli della guerra (condotta anche da Papi), della ricchezza, dell'oppressione e uccisione per ideologia (non dice S.Tommaso che l'eretico deve essere ucciso? e Calvino non fece giustiziare Serveto?)"
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.223)
Capitini non è stato certamente negli ultimi secoli il solo studioso a riflettere sulle origini storiche delle grandi religioni e sopratutto del cristianesimo. Oggi anche gli studiosi di parte si rifugiano nei dogmi della fede per difendere le evidenti incongruenze dei testi sacri.
"...nella moderna concezione della realtà, cadono tante cose essenziali al cattolicesimo: concetto del soprannaturale, del rapporto tra anima e corpo, concetto dell'aldilà..
(IL PROBLEMA RELIGIOSO ATTUALE pag.9)
Il problema per Capitini sta nella posizione elitaria di questa discussione fra minoranze di intellettuali, dalla quale sono state sempre e lo sono ancora oggi escluse le grandi masse. La forza delle connessioni fra chiese e potere è stata sempre in grado d'impedire nelle scuole pubbliche l'interesse a questo tipo di problemi e di contrastare qualsiasi gruppo dissidente nella società.
L'ascesa al potere in numerosi e anche grandi stati del mondo contemporaneo di classi dirigenti marxiste e atee ha visto dappertutto, sull'onda del risentimento per il connubio fra le monarchie detronizzate e le gerarchie della chiesa, la rimozione forzosa del problema religioso e, al massimo, la tolleranza ostile verso gli ostinati fedeli delle vecchie chiese.
Errore storico secondo Aldo Capitini, che, profeticamente, temeva il risorgere delle vecchie classi dirigenti a cavallo della riscossa religiosa, come in effetti è successo.
Egli, giustamente, diciamo noi con il senno di poi, rimproverava fin dagli anni '40 alle dirigenze marxiste, temporaneamente vincenti, la mancata sensibilità di promuovere, (sull'onda della ripulsa verso le chiese compromesse con i poteri reazionari, anche feudali, rovesciati), una riflessione di massa nelle scuole e nella società sulla insufficienza storica di quelle chiese.
Giustamente condannava la soppressione della libertà religiosa sia alle chiese tradizionali, ormai svincolate dal potere politico, sia a chi avesse voluto promuovere una riforma religiosa adeguata ai regimi popolari e democratici promessi.
La richiesta di Capitini - sulla riforma religiosa, sulla scelta nonviolenta e sul controllo dal basso - non venne presa in considerazione nella sinistra italiana, fu ignorata fuori d'Italia.
Vista la fine che hanno fatto quei regimi, ci sembra, appunto con il senno di poi, che avrebbe rappresentato e rappresenti tuttora la via più realistica e vincente, la sola in grado, fra l'altro, di evitare lo scatenamento, dietro la facciata religiosa, degli istinti più retrivi, cui abbiamo assistito e assistiamo in varie parti del mondo.
Lo scrostamento che Capitini reputa necessario della spiritualità religiosa dalle liturgie, spesso antiquate, vuote e boriose delle chiese è stato tentato varie volte e in varie forme nella storia della chiesa cristiana, a livello colto e a livello popolare, a riprova del ricorrente bisogno di un contatto diretto del singolo con il divino. Citava tempo fa don Baget Bozzo:
" Il più celebre creatore di Calvari è Louis Marie Grignon de Monfort. Ma è significativo che i contadini, che hanno addirittura costruito un monte artificiale per porvi il Calvario, sono dal vescovo obbligati ad abbatterlo. La gerarchia comprende che nasce un culto non liturgico di cui essa perde il controllo. Il Gesù crocifisso è l'espressione del contadino stesso. E' Gesù Cristo che diviene contadino, il Dio che ridiviene uomo. Collocato nella campagna, in piena aria, il Calvario indica l'unità del Cristo e del popolo, l'immedesimazione di Dio nell'uomo e dell'uomo in Dio. Questa è buona teologia, puro San Paolo: ma non è buona liturgia, significa lo spiazzamento della gerarchia."
(GIANNI BAGET BOZZO su : Louis Châtellier traduzione dal francese di Idolina Landolfi, Milano, Garzanti 1994, pag.234 - da del 31 luglio 1994)
Nel Concilio Vaticano Secondo si sono avute "aperture riguardanti il comportamento dei cattolici verso gli altri cristiani e verso i non cristiani, nel quale campo ci si è voluti aggiornare all'attuale e generale sollecitazione al dialogo, anche se riesca difficile vedere - a parte il miglioramento nei modi dell'amicizia e della pazienza -, come possa realizzarsi il dialogo, se una delle due parti è disposta a cominciarlo e finirlo con presunzione di infallibilità.
Ma ciò che più indica il limite dell'avvenimento, in confronto al destino religioso dell'umanità, è l'impegno iniziale di non toccare minimamente il contenuto dottrinale, cioè i tanti dogmi dell'istituzione religiosa romana."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.429)
In questo distacco dalle istituzioni e dalle liturgie, la mente e il cuore non potevano, disse più volte Capitini, che rivolgersi alle grandi figure della religione di tutti i tempi, alle loro genuine parole, alla loro fondamentale presenza nella storia della umanità.
Di Gesù, Aldo Capitini scriveva:
" Chi non è contento che Gesù Cristo sia nato e stato nel mondo? Egli è il compagno ideale in questo mondo che dà colpi; e quando è sera, quando tutti vanno per altre cose, quando si sente che tutta la propria vita passata non basta, Gesù Cristo, la sua energia, la sua chiarezza, la sua virile bontà, quella serietà piena di sollecitudine, rettitudine e di sofferenza tra le ombre del mondo, è un sicuro conforto."
(RELIGIONE APERTA pag.229)
E ricordava sempre e apprezzava la ostentata diversità rispetto al formalismo delle tradizioni religiose del suo tempo, l'apertura agli altri senza alcun pregiudizio:
"...quel suo richiamo a non sfuggire da ciò che importa sommamente dandosi al culto, al tempio, al rispetto pedante del sabato; e sopratutto il richiamo a "fare" verso gli altri senza badare al loro singolo merito, il fare aperto che sta prima del giudicare e ne fa a meno.
Questa idea del fare aperto è il sommo e sta tanto a cuore a Gesù Cristo che egli dice: ciò che fareste agli altri, e particolarmente ai sofferenti, ai bambini, è come se lo faceste a me; che è il principio più dimenticato da tanti cristiani. I quali hanno preferito innalzare Gesù già negli stessi Vangeli, chiuderlo nella nicchia dell'adorazione, allontanarlo nell'apoteosi dell'Ascensione, invece di cercarlo risorto nel volto di ogni essere incontrato."
(RELIGIONE APERTA pag.230)
Passaggio fondamentale questo per Capitini, che vi coglie e fa sua l'intuizione del divino nell'intimo del nostro comportamento, lontanissimo dalla pomposità, dall'esteriorità della liturgia; l'intuizione del divino nel rapporto con l'altro, con ogni essere incontrato, al quale rivolgiamo l'attenzione, la parola, la cura, il tu; l'intuizione del divino nei volti delle persone, fuori dagli altari con le loro statue e le loro pitture.
Tra il discorso della montagna e la storia della chiesa ci sono evidenti contraddizioni, per cui Aldo Capitini si chiede:
"Ebbene sì, c'erano due modi per Gesù Cristo. Si è insistito sul primo..... Lo si è fatto Figlio di Dio in senso eminente, persona pari al Padre, dotato di assoluta sapienza e infinita potenza, monarca che torna al cielo perché ne proveniva, autorità fondata sul mistero (il suo legame col Padre) e fonte dell'autorità a chi nasce principe e re."
(RELIGIONE APERTA pag.229)
"L'altro modo è rimasto in secondo piano...Prendere il fatto stesso che Gesù Cristo sia nato e vissuto, la sua realtà storica, e aprirla, considerando come caduchi certi elementi autoritari o mitologici, e portando avanti altri elementi, essenziali e aperti all'eterno.
A noi sembra più anticristiano distruggere con mano armata le persone (contro quello che Gesù dice e fa tante volte, dal principio alla fine) che non credere che gli epilettici abbiano i dèmoni dentro, e che sia possibile farli uscire.."
(RELIGIONE APERTA pag.230)
Aldo Capitini riteneva fondamentale, in primo luogo, la necessità di fissare ciò che è più importante nel Vangelo, nelle parole e nella vita di Gesù Cristo; in secondo luogo, osservare se le istituzioni si allontanano da quello, e allora preferire Gesù alle istituzioni.
Una discussione che ha percorso la storia del cristianesimo per venti secoli, che ha prodotto eresie, guerre, biblioteche, scismi, la riforma protestante. Una discussione che oggi sembra aver perduto la centralità e l'attualità teorica nei paesi ricchi, ma è vivace e impellente nelle chiese dei paesi poveri.
" Siamo noi, nuovi riformatori religiosi, cristiani? Davanti a molti che si dicono volentieri cristiani o che non possono non dirsi cristiani, noi dichiariamo che non siamo cristiani..
A prendere il cristianesimo nella sua lettera, si può anche domandare: ma il cristianesimo c'è stato realmente? E anche: poteva attuarsi realmente con quelle premesse e quello svolgimento?
Si presenta allora il problema se nel cristianesimo, così come esso è stato finora, proprio dagli inizi, detto e vissuto e cercato, non ci sia un dramma tra un voler essere e un attuarsi inferiore, tra un tema e uno svolgimento, tra la richiesta e la manifestazione."
(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.218)
Rimane non chiaro l'atteggiamento di molti intellettuali di questo secolo che si dicono semplicemente credenti in Dio, senza mai mettere in discussione le basi storiche. miracolistiche e dogmatiche del cristianesimo e delle altre religioni in generale.
Eliminiamo per molti di loro ogni ombra di sospetto sulla scelta di non affrontare certi temi per convenienza terrena, visto l'isolamento e le sue conseguenze anche economiche di chi ci ha provato, da Bonaiuti a Capitini.
Rimane l'impressione che non si ritengano degni di riflessione fatti e miti che sono stati e sono ancora utili per conservare il consenso popolare alle classi dirigenti di cui si è membri, che non si reputi doveroso fornire prove storiche troppo complicate a essere spiegate, che ci si senta appagati dalla grandezza etica delle istituzioni millenarie.
"L'impostazione del Cristianesimo come fede nel Cristo salvatore ha l'inconveniente molto grave di supporre la condanna infernale a milioni di esseri umani per causa di un peccato originale."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.351)
Questi due potenti condizionamenti sull'essere umano, il peccato originale e il battesimo della Chiesa, emergono su tutti gli altri per le loro conseguenze ; vi è connesso l'Inferno e il Paradiso, cioè una ulteriore prospettiva ai condizionamenti che già sono nel breve cerchio della vita terrena.
Che cosa possiamo rispondere?...Il peccato originale di Adamo ed Eva, la loro disobbedienza a Dio, che li fece decadere da uno stato migliore, e condannò i discendenti, è evidentemente un mito... E' un evento realmente accaduto? Quali testimonianze ne abbiamo?
Non possono valere testi religiosi, dove sono tante inverosimiglianze, che si riconnettono ad altri miti, per es. gli angeli."
(BATTEZZATI NON CREDENTI pag.140)
Ciò non toglie il pericolo, avvertito anche dalle chiese, che l'alfabetizzazione di massa e la comunicazione intercontinentale offrano alle persone in cerca di religione i mezzi per avvertire l'insufficienza e l'inattualità dei dogmi e delle liturgie, e le sospingano, in mancanza di riflessioni interne, verso sette e riti, verso persone e gruppi che ostentano risposte facili e spesso in malafede.
Molto più proficua ci sembra, nei paesi più ricchi, la presenza dei numerosi gruppi che trovano la via religiosa sulle indicazioni di Capitini, senza naturalmente conoscerlo, e cioè nel volontariato di assistenza ai bisognosi e agli emarginati. Non è un caso che in questi gruppi la liturgia sia molto ridotta, che si trovino spesso in contrasto con le autorità delle chiese sul ruolo della donna e sull'apertura ai diversi, che la nonviolenza sia sentita come valore primario.
Per contro, nei paesi sottosviluppati, i cristiani sono oggi costretti a presentarsi con le parole dette da Gesù sulla montagna, con la tolleranza di Gesù, con la disobbedienza di Gesù verso i potenti, per rivolgersi alle moltitudini povere che si affacciano nella vita pubblica dei loro paesi e del mondo.
La difesa dei privilegiati viene lasciata come sempre alla parte più istituzionale della chiesa, che continua a offrire loro certezze senza dubbi, perdono a pagamento, sponde tranquille per i bisogni conservatori.
" Molte cose ci hanno staccato dalle religioni tradizionali (leggende, dogmi, illibertà istituzionali, conservatorismo sociale, etc.), ma vediamo che anche i fondamenti laici (libertà, senso critico/storico, socialità ed etiche umanistiche) sono insufficienti, perché accettano troppi elementi della realtà, della società, della umanità così com'è (morte, violenza della natura e della storia, inadeguatezze terrene dell'uomo ecc.)"
Le religioni tradizionali pongono il tema del superamento della limitatezza e delle varie specie del male che sono nel mondo, ma poi lo affidano a mezzi che molte volte ripetono il mondo e sono inaccettabili; le posizioni laiche tentano aperture...che pretendono servendosi di vecchissimi e immutati mezzi...
Quella delle religioni tradizionali non è liberazione, tanto è vero che viene rimandata di tempo e di luogo; quella delle posizioni laiche non è vera apertura e rinnovamento, tanto è vero che l'uomo resta quello che è.
Una riforma religiosa muove dall'insoddisfazione più rigorosa dei due tipi di soluzione."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.225)
Capitini viene dopo le conquiste del pensiero moderno e laico, può giustamente schierarsi con la spiritualità che, scendendo dai rami delle grandi figure religiose, Gesù, Buddha, San Francesco, Gandhi, si è nutrita delle idee democratiche sulla tolleranza, sulla uguaglianza fra le razze, fra uomini e donne, sulla giustizia uguale per tutti, sulla solidarietà fra i lavoratori, sulla difesa dell'ambiente, sulla nonviolenza.
Una siffatta spiritualità, rivolta all'intimo di ciascuno e aperta alla compresenza di tutti, non può per prima cosa accettare la discriminazione fra credenti e no, di cui vediamo ancora oggi in tante parti del mondo i funesti frutti.
Della discriminazione in casa cattolica egli scriveva:
"Per me non si dovrebbe dire, religiosamente, che solo nella Resurrezione generale, dopo la morte e nel Giudizio, è possibile tale liberazione (dal male, dal dolore, dalla morte, n.d.r.), perché c'è il pericolo del rinvio e dell'assunzione di elementi terreni come inevitabili finché non saremo morti, sepolti, risorti, giudicati."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.342)
"Per il giudizio dopo la morte, l'approfondimento della ricerca etica ha mostrato come il giudizio sulla condotta valga soltanto in vista della possibilità di un migliore agire; ma che, se si esclude tale possibilità, è crudele colpire con un giudizio che non gli serva a far meglio, e ancor più crudele è sottoporre ad una pena eterna, ad un dolore che, invece di estinguersi, si accresca."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.429)
...è vero che Gesù costituisce un fare aperto che è perdono al peccatore; ma è anche vero che già nella stesso Vangelo c'è il Giudizio, che chiude il peccatore nel suo peccato e nella conseguente eterna dannazione, contro una realtà liberata che comprende tutti; e l'istituzione ecclesiastica assolutizzata, il privilegio dei sacramenti, la qualifica di eretico, vanno contro la realtà di tutti intesa secondo l'apertura che si è detto..."
(RELIGIONE APERTA pag.210)
" E' insostenibile la distinzione tra beati e dannati, tra il raggruppamento dei buoni (Paradiso) e il raggruppamento dei cattivi (Inferno), non solo perchè, a guardare bene, il buono ha del cattivo e il cattivo ha del buono, ma perchè c'è uno sviluppo aperto per ogni essere, e nessuno può essere chiuso in ciò che ha fatto fino ad una certa data, fosse pure quella della morte."
(EDUCAZIONE APERTA I pag.32)
" Ho appreso anche che la sorte dei bambini non battezzati è diversa da quella dei battezzati, il che non solo mi urta moltissimo, ma mi pare discorde da ciò che Gesù affermò, essere dei bambini il regno dei cieli; certamente non escludendo i non battezzati.
Insomma la dottrina del battesimo cattolico mi pare che appartenga ad una religione chiusa ed istituzionale che divide in due il genere umano, in assoluto contrasto con la religione di cui sono persuaso."
(Lettera al Vescovo di Perugia in BATTEZZATI NON CREDENTI pag 19)
" Non possiamo credere che Dio faccia soffrire una persona di un dolore superiore a quello del mondo e in eterno, senza mai fine, che sarebbe cosa crudelisslma e vendicativa, indegna di Dio: Dio si aggiunge amorevolmente a tutti, anche a chi sbaglia....Dio è atto di amore per tutti gli esseri."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.331)
" Penso che ciò che in ogni caso è inaccettabile e irrispettoso di Dio, è che la "libertà" dell'individuo sia punita con un fuoco eterno, cioè che si faccia soffrire uno che può cambiare. Come può il cristiano che è andato in Paradiso essere infinitamente beato, cioè felice, se sa che vi sono tormentati in eterno? Anzi se egli, secondo la teologia cattolica, godrà di quei tormenti non pensando ai sofferenti, ma pensando che in quel modo si realizza la giustizia di Dio...Né è da sperare in mutamenti. Pio XII° ha solennemente affermato: "Iddio potrebbe anche nell’al di là rimettere una simile pena; ma Egli non l’ha mai accordata, né mai l’accorderà" (5 febbraio 1955)
(SEVERITA' RELIGIOSA PER IL CONCILIO pag.31)
"Sono religioni individuali il cristianesimo, per cui io posso salvarmi e altri non si salvano, il buddhismo per cui io posso liberarmi con le mie forze individuali ed entrare nel nirvana, ed altri non ci entrano."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.418)
Dall'altra parte, al bisogno di religione, che avverte in crescita nella società, Aldo Capitini non vede una risposta adeguata nemmeno nel pensiero laico, che si appaga della sua opera di smantellamento storico e filosofico delle religioni, si isola nell'ateismo pessimista anche se a livelli altissimi come Leopardi, valuta le chiese, le istituzioni religiose con sufficienza, ne tollera la morale spicciola ritenendola utile per le masse analfabete, ignora con supponenza l'uso delle missioni come avanguardie e presidi nell'espansione coloniale, e rimane distratto o meglio inconsapevole davanti alla nascita e al futuro dei mezzi di comunicazione che esigono l'uso d'idee illuminanti e sintetiche, pena lo smarrimento di ogni idea.
"Proletari di tutto il mondo unitevi, non avete nulla da perdere se non le vostre catene" fu una di queste idee capaci di utilizzare al meglio i nuovi mezzi di comunicazione, ma il grande abbaglio preso da Marx e Engels nel liquidare la religione come "oppio dei popoli" scambiando l'effetto, l'uso con la causa ha bloccato nel pensiero "progressista", prima in Europa poi nel resto del mondo, la riflessione e la critica della società sul versante religioso, permettendo ai conservatori di continuare a usarla come oppio e come fonte d'intolleranza verso i loro nemici.
"...la ripresa religiosa in questo secolo consiste proprio in questo: che se il liberalismo razionale umanistico e illumunistico aveva servito a vincere gli elementi dogmatici, autoritari, istituzionali, mitologici della costruita su Gesù Cristo, si è visto poi, attraverso il dolore, le guerre, l'esistenzialismo, l'influenza di Tolstoi e di Gandhi, che l'uomo è più complesso di come lo vede l'umanesimo razionalista."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.420)
" Nel campo religioso del mondo, quanto più gli immensi moti politici e sociali giungono ad alcuni punti importanti, mostrando però che più in là non possono andare, tanto più ci si volge alle religioni, per vedere se esse possono dare quel di più alla vita sociale e politica, e se possono aggiungere una dimensione verticale alla dimensione orizzontale del cosmopolitismo amministrativo e giuridico.
Di giorno in giorno sempre più la religione può esser chiamata a dire la sua parola; e questo proprio quando le religioni stanno rivedendo i loro punti e alcune sono in crisi. Forse fra qualche decennio sarà visto chiaramente che le sono in crisi e la è in aumento..."
(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.233)
Capitini è tra i pochissimi pensatori del nostro secolo a rendersi conto che oltre al progresso e alla giustizia sociale, oltre alla stessa difesa intransigente della libertà degli individui e delle nazioni c'è nell'uomo l'ansia della conoscenza e lo scontro con la limitazione della morte che influisce sui comportamenti e richiede soluzioni non contrastanti con le conquiste politiche.
Tutta la sua polemica contro la chiusura autoritaria delle istituzioni religiose, ostacolo evidente a una risposta religiosa aperta, è politicamente motivata dalla secolare connivenza fra le chiese e i poteri conservatori.
Tutta la sua ansia di riforma religiosa è motivata dalla volontà di legare l'esperienza religiosa alla lotta politica per la giustizia e la libertà.
E' successo molte volte nei secoli passati e in tutti i continenti: Capitini come tanti innovatori religiosi scesi in campo politico è stato isolato e sconfitto dal connubio tra chiese e potere.
" Da moIto tempo si sente che la parrocchia non dà la migliore idea che si possa avere della religione. ...Il grave è nella sua pretesa di assolutezza, di rispecchiare veramente la vita religiosa, di avere autorità esclusiva per la salvezza. Essa sottopone il resto del mondo a ciò che essa crede di essere; non si aggiunge a un mondo che può essere di più: il di più è essa (perciò è chiusura, non c'è sviluppo ed apertura)."
(LA PARROCCHIA recensione all'omonimo titolo di P.Mazzolari, L'INCONTRO, N°5, 1958)
Il metodo innovativo era per Capitini l'azione nonviolenta; il terreno su cui partire era quello della partecipazione dal basso, del controllo dal basso, dei comitati, dei centri, del volontariato, come si direbbe oggi.
Un terreno sul quale da sempre s'incontrava la presenza tradizionale e conservatrice delle parrocchie.
Il parroco fino agli anni sessanta era quasi sempre una delle figure emblematiche del potere, amico degli altri notabili, schierato con i partiti di destra: i preti scomodi, cone Don Milani, venivano allontanati.
" Pio XII il 2 ottobre 1945 ha detto <I membri della gerarchia ecclesiastica hanno ricevuto e ricevono la loro autorità dall’alto e non debbono rispondere dell’esercizio del loro mandato che a Dio ...o ai loro superiori..., ma non hanno nessun conto da rendere né al popolo né al potere civile >.
Quindi circa il <potere ecclesiastico> noi non abbiamo nessuna garanzia, nessuna possibilità di controllo o di freno, perché la garanzia sta dalla parte stessa del potere, il che è assolutismo."
(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.344)
Già nel 1944, a Perugia era da poco passato il fronte, ma la guerra continuava al nord e nel mondo, Capitini, impegnato nella creazione e nel funzionamento dei C.O.S., i Centri di orientamento sociale, luoghi d'incontro aperti a tutti per parlare di tutto, chiedeva alla sinistra italiana, inascoltato, di aprire un C.O.S. in ogni posto dove c'era una parrocchia.
La novità dei numerosi partiti politici, malgrado i pericoli di burocratismo e di partitocrazia segnalati da Capitini già in quegli anni; l'indifferenza verso la riforma religiosa nonostante la compromissione dei cattolici con il fascismo; la resistenza degli amministratori a sottoporsi al controllo dal basso dei C.O.S.; questi e altri fattori fecero chiudere per esaurimento l'esperienza dei C.O.S. nel 1948, malgrado che con l'entusiasmo di molti volontari si fossero dal 1944 diffusi in tutta l'Umbria e nell'Italia centrale.
La riflessione su quella esperienza rimane tuttavia fondamentale nel pensiero di Capitini, che la prosegue e l'approfondisce fino alla morte, ricordandola come la più vivace e vitale attuazione delle sue teorie politiche e religiose.
Tanto più quando, proprio nel 1948, e approfittando dalla divisione del mondo nei due blocchi, la Chiesa italiana scese in campo insieme alle altre Chiese cristiane per appoggiare il blocco occidentale, agitando il pericolo degli atei contro i credenti. Con il nuovo schieramento si cercò di far dimenticare il recente connubio con il nazifascismo e di ricavare grosse fette di potere politico nei paesi capitalisti e grande immagine di opposizione nei paesi del blocco orientale.
" I contenuti religiosi sono causa di incomprensioni e di gravi difficoltà, soprattutto quando la religione presenta la verità come posseduta da un'istituzione soltanto, da un capo, da una classe di persone; il che divide inevitabilmente dagli altri."
(EDUCAZIONE APERTA I pag.279)
Capitini rimase solo con pochissimi altri, Tartaglia, Borghi ecc.a parlare di riforma religiosa. I suoi libri "Vita religiosa" e "Discuto la religione di Pio XII" furono messi all'indice. La sinistra subì i governi cattolici e le repressioni poliziesche, non riuscendo a seguire Capitini, che non era un illustre sconosciuto e scriveva moltissimo su riviste e giornali, nella profetica intuizione dell'insufficienza dei partiti.
Capitini, come abbiamo accennato, già negli anni quaranta giudicava i partiti insufficienti a rimanere correttamente nella corretta posizione di tramite tra la volontà popolare e il potere legislativo ed esecutivo. Li vedeva fin d'allora destinati a sclerotizzarsi e a dedicarsi, come avvenne, soltanto all'occupazione del potere.
Ai partiti della sinistra e ai sindacati ricordava costantemente la necessità di sviluppare l'opposizione democratica e nonviolenta dal basso, di legare alla critica anticapitalista e anticonsumistica la ricerca della solidarietà religiosa e sociale, il rifiuto dell'autoritarismo e del conservatorismo della istituzione cattolica: temi che la sordità della sinistra lasciò in mano all'esplosione violenta, pseudo rivoluzionaria, velleitaria dei movimenti del 1968 e degli anni seguenti.
Attorno agli anni 50, Capitini si dedicò allo studio e alla pratica della riforma religiosa.
Nel 1952 fondava a Perugia il Centro di Orientamento Religioso, il C.O.R., un luogo aperto a tutti per settimanali conversazioni di soggetto religioso e politico che rimase attivo fino alla sua morte nel 1968.
Dal 1946 era tornato a Pisa come incaricato di Filosofia Morale, poi fu chiamato come professore di ruolo in Pedagogia prima, dal 1956, all'Università di Cagliari, poi a quella di Perugia dal 1965.
Nel 1948 usciva dall'editore Guanda il libro "IL PROBLEMA RELIGIOSO ATTUALE".
Nel 1949 pubblicava presso la Libreria Internazionale di Avanguardia di Bologna "ITALIA NONVIOLENTA" e con l'arresto e il processo di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza italiano, iniziava la campagna a favore dell'obiezione di coscienza, con il primo Convegno italiano sul tema, che si tenne a Roma nel 1950.
Nello stesso anno Einaudi pubblicò "NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA" e dall'aprile del 1951 cominciò a mandare agli amici quelle "LETTERE DI RELIGIONE" che sono raccolte postume nel volume "IL POTERE DI TUTTI".
Per commemorare la morte di Gandhi, Capitini organizzò nel gennaio 1951 a Perugia un "Convegno internazionale per la Nonviolenza" e in settembre un convegno di studi su "La Nonviolenza riguardo il mondo animale e vegetale", dal quale ebbe origine la "Società vegetariana italiana".
Nel 1955, l'editore Guanda di Pisa pubblicò il testo di "RELIGIONE APERTA" con i temi di Capitini cui abbiamo accennato; l'8 febbraio il Sant'Uffizio lo pose all'indice.
In risposta alla condanna, Capitini pubblicò nel 1957 presso Parenti il libro "DISCUTO LA RELIGIONE DI PIO XII", anch'esso posto all'indice.
In seguito al processo di Prato, promosso dai coniugi Bellandi accusati dal vescovo di essere "concubini" per aver sposato soltanto in Comune, Capitini scrisse, seguito da una cinquantina di perugini, una lettera al vescovo di Perugia, chiedendo di essere cancellato dall'elenco dei battezzati, simbolo, a suo parere, di sudditanza alla chiesa. Sul tema Capitini scrisse nel 1962 presso l'editore Parenti di Firenze un libro, "BATTEZZATI NON CREDENTI".
" Il metodo della religione non può essere quello dell'impero, ma quello dell'aggiunta, del darsi....Non viene mai la pace quando un gruppo di uomini, siano pure sacerdoti, chiede per sé tutta l'autorità."
(EDUCAZIONE APERTA I pag.279)
Agli inizi degli anni 60, l'Italia si è trasformata da paese agricolo in paese industriale, alleato ai grandi stati guida del capitalismo; il mondo è giunto alla fase finale della liberazione dei paesi e dei popoli dai legami coloniali; iniziano le contestazioni alla dittatura del "socialismo reale" nei paesi dell'Europa orientale; si sta ingrossando il vento delle richieste di rinnovamento, sollevato dai giovani studenti nei paesi occidentali, seguiti in alcuni casi dai lavoratori.
Capitini è pronto teoricamente e ricaricato politicamente a scendere in campo, e come durante il fascismo, fu tra i primi a muoversi.
Nell'estate del 1960 incontra a Barbiana, una chiesa e tre case in mezzo alle montagne, l'ormai conosciuto Don Lorenzo Milani, autore di "ESPERIENZE PASTORALI", esiliato nel Mugello dal vescovo di Firenze per le sue lotte a fianco dei poveri privi di cultura.
Don Milani insieme ai suoi scolari sottopose Capitini a un fuoco serrato di domande sulla nonviolenza, sul vegetarianesimo, sull'obiezione di coscienza.
Don Milani fu chiaro con Capitini nel manifestare amichevolmente il suo rigetto verso gli intellettuali: dovevano fare come lui, dedicare il massimo del loro tempo libero alla gente e alla società, fornire a tutti i mezzi culturali per il controllo e l'uso del potere, e non presentarsi soltanto per essere eletti come rappresentati del popolo, come dirigenti della pubblica amministrazione, dei partiti, dei sindacati.
Colse l'occasione per parlare a Capitini di un progetto, già abbozzato ma non definito, quello di fare un "GIORNALE SCUOLA", in cui un solo articolo di vario contenuto fosse seguito da note esplicative sia dei termini usati, sia del contesto storico, geografico, politico, filosofico riguardante il tema, sia di notizie sui personaggi citati: "giornale" naturalmente da diffondere tra i lavoratori di quell'epoca.
Capitini, tornato a Perugia con gli amici che l'avevano accompagnato, s'impegnò a fare questo "GIORNALE SCUOLA", che uscì come supplemento al periodico della Federterra, il sindacato umbro dei contadini, con l'aiuto finanziario dei partiti della sinistra.
Quattro numeri mensili uscirono e furono diffusi in Umbria e da molti amici in varie parti d'Italia con buon successo e molta curiosità sulla formula originale e inconsueta.
I temi affrontati nell'unico articolo, corredato dalle spiegazioni anche grafiche, furono: "LA LIBERAZIONE DEI POPOLI COLONIALI", "STAMPA E GIORNALI", "LA LOTTA PER L'INDIPENDENZA DEL POPOLO ALGERINO", "LA SCUOLA". Dopo il quarto numero il giornale terminò la breve esistenza per il venir meno degli appoggi della sinistra, che non avvertiva, come spesso le capitava per la poca sensibilità, il montare di quelle domande che di lì a pochi anni sarebbero confluite nella tempesta del 1968, e che l'avrebbero trovata impreparata e incapace di gestire al meglio, contro la repressione della destra, le profetiche denuncie di Capitini e don Milani.
L'ultimo numero del "GIORNALE SCUOLA", con l'articolo di Capitini in difesa della scuola pubblica, provocò una amichevole replica di don Milani, che scrisse contestando l'articolo e sostenendo il fatto che l'unica scuola, dove non ci fosse la discriminazione di classe contro i poveri, era la sua, di Barbiana, e privata: già era in gestazione quella che diventarà la famosa "LETTERA A UNA PROFESSORESSA" della Scuola di Barbiana sul Mugello.