I CENTRI DEL POTERE DI TUTTI


I CENTRI DEL POTERE DI TUTTI


Il potere di tutti, il controllo dal basso, la nonviolenza attiva, le sue tecniche hanno bisogno per agire sulla società di nuovi centri di potere, aperti a tutti, che si affianchino, per aggiungere il loro contributo, alle istituzioni tradizionali.

Perciò era favorevole al decentramento dei poteri e all'evoluzione dei partiti, che, riconoscendo i loro limiti e la loro insufficienza nella situazione attuale, dovrebbero sul serio e non solo a parole come fanno di quando in quando, trasformarsi in canali utili alla partecipazione della gente.

Le assemblee, i centri sociali, i movimenti, i gruppi di volontari, liberi, tolleranti, attivi nella società, dovrebbero avere dalle istituzioni la più ampia disposizione all'accesso dei mezzi necessari per mantenere l'opinione pubblica informata e vigile, per seguire efficacemente il lavoro dei governanti locali e nazionali, per esercitare dal basso il potere di tutti.

Lungi però da Aldo Capitini il pensiero di delegittimare le tradizionali strutture della democrazia parlamentare, soppresse dal fascismo.

"L'assemblea è una riunione di persone con un potere di espressione, di deliberazione, di opposizione, di influenza.

La religione ha avuto, in generale, una certa diffidenza per l'assemblea, perché sa di presentare una   che l'assemblea può misconoscere o calpestare; in fondo, è una qualità dall'alto, una verticalità, mentre l'assemblea è dal basso."

(POTERE DI TUTTI, pag.433)

" Trovare una forma di associazione che difenda e protegga ogni membro ad essa appartenente e nella quale l'individuo, pur unendosi a tutti gli altri, ubbidisca soltanto a se stesso e resti libero come prima."

(ROUSSEAU: CONTRAT SOCIAL libro 1 cap.6)

"La libertà ci mette in guardia contro ogni forma di dogmatismo...

Le idee buone non hanno paura delle idee cattive: le aspettano al varco. Tutta l'arte non riuscita del mondo non ha avuto la forza di spegnere la bellezza di una sola statua greca."

(PRIME IDEE DI ORIENTAMENTO pag.34)

" Democratico è il veder chiaro ( il popolo con l'autorità) ciò che è possibile e ciò che è impossibile, ed evitare la maldicenza, la violenza irragionevole a cui tiene dietro la repressione autoritaria."

(LO SVILUPPO DEL COMUNE DEMOCRATICO in 'Il Nuovo Corriere' 27/9/47)

" Il fascismo aveva unito insieme tutto ciò contro cui dovevo lottare per profonda convinzione, e non per caso, per un male che mi avesse fatto, o perché avessi trovato in casa o presso maestri autorevoli un impulso a diventare antifascista."

(LA MIA OPPOSIZIONE AL FASCISMO in "IL PONTE" 1960 n°1)

" C'era, tra i ricordi della mia fanciullezza, il Consiglio comunale, adunato la sera al suono della campana comunale e lì, nel piccolo parlamento, semicircolare, le discussioni sulle strade, sulle scuole, sugll acquedotti."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.246)

" Ricordo l'aggressione di   di fascisti armati, di Perugia e di Firenze, che penetrarono nel Palazzo Comunale, dopo aver ucciso nel corso Vannucci l'orologiaio Stivalini, frugando e cercando gli assessori dell'amministrazione socialista."

(AA.VV.L'UMBRIA NELLA RESISTENZA pag.112)

" Questa   (le organizzazioni clandestine antifasciste con intellettuali e lavoratori insieme) aveva un significato importante: io e i miei amici eravamo intellettuali, loro erano operai, liberi lavoratori, i quali vedevano che, pur traditi dall'enorme maggioranza degli intellettuali compresi i preti, abbandonati alle botte, alla polizia e alle persecuzioni nel lavoro stesso, c'era almeno qualche intellettuale con loro, e i loro figli spesso vennero a lezione da me, che ero finalmente un   dalla parte degli antifascisti."

(ANTIFASCISMO TRA I GIOVANI pag.51)

" Bisogna esser vissuti sotto una dittatura per capire che il libero funzionamento della rappresentanza parlamentare è qualche cosa di positivo, pur con i suoi difetti di influenzabilità da parte di interessi particolari e settari, pur con il suo abusare della insufficiente informazione e della scarsa educazione critica delle moltitudini popolari; quelle peraltro a cui bisogna tener di più, perché le persone colte hanno altri modi per esercitare una qualche influenza politica."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.88)

" La sofferenza e lo sdegno per il sistema totalitario, autoritario, centralizzato erano profondi, ma non al punto di desiderare un totalitarismo migliore, di rinunciare alla libertà di informazione e di critica, alle libertà di associazione e di sviluppo culturale, (per nessuna ragione da sopprimere, anzi da accrescere), insieme ai tradizionali strumenti di tipo Parlamentare, da mantenere, anche se insufficienti e quindi associabili con forme di controllo dal basso decentrate e moltiplicate."

(ANTIFASCISMO TRA I GIOVANI pag.97)

" Non si sa idea oggi, con la stampa libera, di quanti fatti ignoravamo, con una stampa eguale e manovrata dall'alto."

(ANTIFASCISMO TRA I GIOVANI pag23)

" Il fascismo mediante la repressione deIl'aperta informazione, ci aveva provincializzato tutti; una città non sapeva dell'altra, i gruppi di qualsiasi genere ignoravano se c'erano altri gruppi simili. Quasi nulla sapevamo dell'antifascismo in Italia e all'estero; lo abbiama imparato dopo; io ho letto il libro di Carlo Rosselli sul socialismo liberale nel 1946!"

(ANTIFASCISMO TRA I GIOVANI pag.45)

Capitini ricorda la posizione di Gobetti, il quale, scrivendo ne "La rivoluzione liberale" su Giacomo Matteotti, il 1° luglio 1924, afferma che l'attenzione di Matteotti "era poi tutta ad un momento d'azione intermedio e realistico: formare tra i socialisti i nuclei della nuova società: il comune, la scuola, la cooperativa, la lega. Così la rivoluzione avviene quando i lavoratori imparano a gestire la cosa pubblica, non per un decreto o una rivoluzione quarantottesca."

" Nella società di oggi c'è un continuo conflitto fra l'uguaglianza di diritto per tutti, e le differenze di fatto; ma l'uguaglianza procede sempre, dal settecento ( inizio dell'età più nostra e più moderna, più critica, più libera e più aperta), diventando prima uguaglianza giuridica, poi politico-elettorale, quindi sociale-educativa, e ancora avanzando fino a prenderci profondamente in tutto."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.59)

"...nel giugno 1944, mi dissi   cioè disposto a collaborare con tutto ciò che portasse il popolo italiano, e particolarmente le moltitudini oppresse e straziate e ingannate dai conservatori e dai potenti di tutti i tempi e di tutte le qualità, a condizioni di giustizia e di libertà:

E insistei su tre tipi di lavoro (per quello che era il mio contributo):

1) evitare ogni ricaduta nella guerra e nella violenza che la prepara o ne segue.

2) promuovere una nuova riforma religiosa, che doveva sentirsi attuale anche per la constatazione che la Chiesa romana, alleandosi col fascismo, non aveva tempestivamente tutelato né la libertà, né la giustizia, né la pace.

3) educare al libero esame di tutti i problemi, da quelli amministrativi e cittadini, a quelli internazionali, sociali e culturali in libere assemblee periodiche... (i C.O.S.)"

(AGGIUNTA RELIGIOSA ALL'OPPOSIZIONE pag.66)

" La teoria del Marx, della classe proletaria che si preparava all'esercizio del potere con la coscienza della sua situazione di contrasto con la classe borghese capitalistica, mediante l'azione politica, finché la crescente democratizzazione conquistava il potere senza violenza o con un minino di violenza (come fa talvolta l'ostetrica nel parto), appunto perché la classe era divenuta capace di operare la trasformazione di tutta la società, contava su questo lavoro aperto, politico e democratico come preliminare del potere e della nuova società.

La teoria del Lenin contò, invece, sul gruppo rivoluzionario, che coglieva l'occasione del disfacimento dell'esercito e del paese per prendere il potere, dal quale intendeva fare tutto ciò che era in programma del socialismo: un duro esercizio del potere ne fu la conseguenza con la mancanza di freni all'involuzione nell'autoritarismo e nel terrore."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.65)

"L'orientamento del riformismo è di rifiutare la trasformazione violenta e utilizzare via via tutti i modi offerti dalla democrazia parlamentare per fare passi in avanti anche modesti; l'orientamento statal-comunistico accetta l'uso della violenza e della sospensione dei rapporti democratici, pur di portare e mantenere il partito al potere: manca nel primo il pieno potere, perché c'è il compromesso con il vecchio potere; manca nel secondo la libertà di tutti, che era il fine del socialismo, rinviata, invece, a tempo indeterminato."

(POTERE DI TUTTI, pag. 85)

"In un paese antico come il nostro, dove non si è avuta una rivoluzione che sommovesse il popolo dal basso; dove di solito si è disposto e si dispone di strutture, di mezzi, di forze psicologiche ingenti, costituite e mantenute mediante una diffusione dall'alto; dove, sopratutto, ci si è sacrificati per creare un mondo ideale di pensiero, di arte, senza propagare queste cose a tutti, il Comitato di Liberazione Nazionale rappresentava una prima manifestazione di compresenza di forze etico-politiche, con una volontà di amministrazione e di sviluppo democratico, che voleva salire fino alla forma dello Stato ed era già, finalmente, l'antitesi della monarchia."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.237

"L'affermazione che facciamo da anni... è che  , e la prima concretizzazione di questo principio è il valore dell'assemblea permanente, o periodica (che è lo stesso)....

Noi sostenevamo e sosteniamo che l'assemblea va costituita dappertutto. Nelle scuole, nelle fabbriche, nella aziende agrarie, nelle parrocchie, negli ospedali, negli enti previdenziali e assistenziali,... perfino nelle carceri, nei limiti - ben s'intende - dell'ordine generale.

Le assemblee hanno il compito di controllare le varie e onnipotenti burocrazie, di conoscere le entrate e le spese, di proporre mutamenti.

E' una retorica dire che le amministrazioni pubbliche debbono avere le pareti di vetro."

(POTERE DI TUTTI, pag.180)

"Si voleva che la libertà fosse non soltanto il fatto negativo di non aver più davanti e contro dei duri tiranni, ma un fatto positivo, che la libertà svolgesse sé stessa, tirando fuori idee e trasformazioni pratiche della realtà sociale."

(I C.O.S. PER LA COMUNITA' APERTA pag.3)

" Si costituisce a Perugia un Centro di Orientamento Sociale (C.O.S.) La direzione non intende insegnare, ma lavorare insieme con gli altri. Essa ritiene che l'orientamento sociale non è principalmente risultato di cultura, ma di esigenze che vivono nell'animo, e la discussione con gli altri, la cultura, l'azione, aiutano queste esigenze a diventare più chiare e concrete.

Il Centro compie perciò l'opera di ascoltare queste esigenze e di farle sorgere. Il Centro promuove lo studio di problemi che la trasformazione sociale presenta nei diversi aspetti non solo economico, ma politico, giuridico, scientifico, morale, religioso, culturale.

E' a disposizione di tutti e specialmente dei giovani, ingannati dal fascismo nella loro formazione e informazione politica. Promuove conferenze, discussioni, corsi di studio, pubblicazioni. Apre una biblioteca di libri e periodici. Aiuta giovani volenterosi e di condizioni disagiate ad iniziare e migliorare i loro studi. Aperto a tutti è sostenuto dalle iscrizioni e dalle offerte volontarie di chi si interessa in modo speciale alla trasformazione sociale.

Chi s'iscrive, s'impegna non solo a partecipare intellettualmente alla vita del Centro, ma a promuoverne la conoscenza e lo sviluppo presso gli altri, ad aiutare la fondazione di Centri nelle altre città e nei paesi di campagna, ad offrire - secondo le proprie possibilità - attività, libri e denari."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.242)

" Con il proposito e l'animo di "capovolgere" , io chiesi (per il 17 luglio 1944), pochi giorni dopo la liberazione di Perugia, l'ampia sala della Camera del Lavoro per le riunioni del Centro di Orientamento Sociale (C.O.S.) dedicate all'esame dei problemi amministrativi, sociali, politici, culturali. Gli aspetti del capovolgimento erano questi:

Ascoltare e parlare: non l'una cosa o l'altra, come nel fascismo; nel C.O.S. tutti possono prendere la parola, inserendola nella discussione e ricerca collettiva, come un pensare insieme, razionalizzando le esigenze al loro sorgere.

Presenza delle autorità: i capi degli enti e degli uffici pubblici vengono al C.O.S. a fare le relazioni sui loro provvedimenti, ad ascoltare osservazioni e critiche di chiunque voglia del pubblico.

Contributo degli intellettuali: l'esame dei problemi si avvantaggia delle esposizioni fatte da specialisti, i quali in cambio imparano concretezza, semplicità di linguaggio, autenticità di esperienze.

Libertà di ingresso: al C.O.S. nessuno sta all'ingresso a chiedere tessera, prezzo; tutti possono entrare al C.O.S. senza esclusione di partiti, nazionalità, cultura, sesso, razza, condizione.

Nonviolenza: il C.O.S. è uno spazio nonviolento e ragionante dove il contrasto viene preso in esame, dove mai è avvenuta rissa, dove pure hanno parlato tutti.

Autoeducazione: al C.O.S. di Perugia non sono mai entrate le guardie, l'ordine si è mantenuto da sé, da sé il C.O.S. ha imparato a disciplinare la discussione (con il semplice richiamo del campanello del presidente), eppure nei primi tempi mareggiava di una folla che tutta voleva parlare.

Controllo democratico: il C.O.S. sollecita continuamente la trasparenza delle amministrazioni pubbliche, denuncia abusi, nomina commissioni di inchiesta e informa l'opinione pubblica.

Deliberazioni: sebbene il C.O.S. non abbia potere deliberativo, quanti provvedimenti ho visto a Perugia che sono stati presi dopo essere stati proposti ed esaminati al C.O.S.

Obiettività: la discussione al C.O.S. sugli avvenimenti della settimana raggiunge l'obbiettività anche per la presenza e l'intervento di persone di correnti e opinioni diverse.

Iniziative collettive: il C.O.S. può anche prendere iniziative cooperative, come acquisto di legna, biblioteche circolanti, doposcuola, ecc."

(ITALIA NONVIOLENTA pag.87)

La costituzione del C.O.S. fu riportata nel Notiziario della Nazioni Unite del 5 agosto 1944.

(Corriere di Perugia 2-9-44)

" Il carattere fondamentale del C.O.S. era che l'esame dei problemi fosse esteso a tutto e fatto con l'intervento di tutti.

Il C.O.S. era la cellula di una comunità aperta, di una società di tutti.

L'ingresso al C.O.S. era libero a tutti, senza distinzione di età, di razza, di nazionalità, di sesso, di condizione sociale e culturale, di iscrizione a partito: sulla porta del C.O.S., per principio, non c'era nessuno.

Non c'erano posti obbligati: chi interveniva erano persone umili del popolo, donne di casa.

Perciò il C.O.S. era amato sopratutto dal popolo anonimo, da quello che non riesce a farsi ascoltare, che negli uffici è mandato da uno all'altro, da Erode a Pilato; e veniva al C.O.S. dove regnava il principio di  .

Al C.O.S. si imparava a esprimere il proprio pensiero in maniera evidente e semplice, ma s'imparava anche a lasciar parlare gli altri; e in questo modo si svolgeva un collaborante pensiero politico."

(EDUCAZIONE APERTA II pag.254/55)

I C.O.S., fedeli ai principi di ascoltare e parlare e dell'apertura a tutti, crearono nella vita politica delle città in cui furono attivi uno spazio schiettamente democratico ed un potente concreto mezzo educativo sia per le donne che i giovani, senza dei quali, diceva Capitini, è inutile anzi pauroso parlare di avvenire.

In questa direzione i Centri di Orientamento Sociale servono, secondo Capitini, all'intelletto ma anche all'animo, all'informazione della mente e alla formazione dell'intimo.

"Centro" appunto perchè è aperto e non è un circolo chiuso, un partito; "di orientamento" perchè c'è bisogno per la mente e per l'animo soprattutto di orientarsi; "sociale" perchè tale orientamento è cercato e collocato dentro tutta la società e non su una montagna o in un cerchio limitato, sia esso famiglia, razza, nazione.

I C.O.S. furono aperti e attivi a Perugia, Ferrara, Firenze, Arezzo, Ancona, Bologna; in provincia di Perugia a Foligno, Assisi, Todi, Gubbio, Marsciano, Città della Pieve, Bastia, Nocera, Ponte S.Giovanni, Ponte Valleceppi, Brufa, Agello, Casterigone, Magione, Torgiano; in provincia di Teramo a Cellino Attanasio, Coronella, Borgonovo di Torricella, S.Stefano, S.Felice, Fiume di Rocca S.Maria; infine a Prato, Foiano, Sansavino, San Giovanni Valdarno, Cortona, Jesi, Casteferretti, Nervi, Napoli.

" Considero utile il parlamento ma mi preme dire che esso ha bisogno di essere integrato da moltissimi centri sociali, assemblee deliberanti o consultive in tutta la periferia.

Questa integrazione è dal basso. Il parlamento, che è dal basso per la sua derivazione dall'elezione, rischia, tuttavia, di diventare "dall’alto" , cioè dalla capitale, da un cerchio di conoscenza speciali e di interessi riservati a pochi.

Bisogna che siano tanti gli enti locali deliberanti in assemblea, da costituire il necessario contrappeso e correttivo."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.88)

" Se avessimo avuto queste ventimila o trentamila assemblee popolari, nonviolente e ragionanti, dove l'autoeducazione avviene su problemi in atto, non ci sarebbe stato bisogno dei comizi chiassosi, vuoti, diseducatori, dove tutto si fa grossonalità intellettuale, tendenziosità e violenza verbale.

E tutto il popolo italiano avrebbe visto la distanza tra l'attuale situazione e una trasformazione civile, sociale, morale."

(IL NUOVO CORRIERE 15 maggio 1948)

"...il C.O.S. in qualche momento si inarcava come un mare, appariva quasi un caos; niente paura, dicevo; che cosa volete? Abbiamo gente che ha sofferto due mali, la mancanza libertà e Mussolini, e vogliamo che già conosca le regole dell' "ascoltare e parlare" ?

Al C.O.S. veniva e viene la gente anonima, ed è questa che preferiamo, quelli che non sono ascoltati negli uffici, quelli che fanno ogni giorno una lotta disperata col bilancio familiare, con la mancanza di generi, con le file.

Ed è inevitabile che questa gente abbia inesperienza di assemblee e discussioni regolate; certo non conoscono i dialoghi di Platone, nè i resoconti dei parlamenti di un tempo...

Il bello è questo, che quella gente anonina si alza a parlare, e vicino al presidente stanno prefetto, il sindaco, i capi delle amministrazioni, invitati al C.O.S....

E quale forza era per i capi di Amministrazioni questo poter spiegare, e ascoltare in faccia le critiche! Quale base di fiducia! E occasioni tolte alla violenza, alla pressione inconsulta, alla critica fatua, al mormorio dietro le spalle."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.247)

" In questo modo vedremo il movimento dei C.O.S. svolgersi su due linee: su una le ammistrazioni comunali favorevoli istituiscono i C.O.S nel loro territorio, lasciano a loro piena libertà di controllo e di suggerimento; su un'altra linea, prosegue l'istituzione dei C.O.S che noi facciamo per iniziativa di cittadini... le due linee confluiscono in un rinnovamento democratico dal basso quale l'Italia non ha mai avuto nella sua storia."

(EDUCAZIONE APERTA II pag.260)

" Avviene nel C.O.S. una selezione di persone e dal basso, in modo che, quando vengono le elezioni amministrative, si sa chi eleggere consigliere."

(EDUCAZIONE APERTA II pag.260)

" E se è vero ciò che io penso, che il culmine della civiltà di un popolo è quando egli sia capace di sostituire alla lotta armata, ai colpi di mano, alle mischie dei fronti di battaglia, la   decisa, netta, eroica, che preme proprio per la forza della compattezza e risolutezza e convinzione, unita ad una censura che ha il carattere severo e affettuoso della madre che disapprova, i C.O.S sono i punti di raccolta di questo spirito, le fortezze della nonviolenza, le catacombe, luogo di formazione di una solidarietà democratica antitirannica."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.240)

" Abbiamo sostenuto sempre questo principio: il C.O.S. deve poggiare sulla sinistra, ma deve essere aperto all'intervento e alla parola di tutti. La sinistra, perché essa significa "trasformazione sociale, superamento del fascismo nelle sue forze formatrici e consolidatrici"  . Non lo stupido "andare verso il popolo"   ma essere popolo.

E prendete il popolo, mettetelo a discutere liberamente, mettetelo faccia a faccia con i suoi problemi e non potrà che essere di sinistra..."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.252)

" Se, dopo l' uccisione di Matteotti, l'Italia avesse avuto decine di migliaia di C.O.S., nelle città, nelle cittadine, nei villaggi, non sarebbe stato facile spegnere la libertà, e il popolo si sarebbe accorto di ciò che gli si toglieva. Ogni totalitarismo, ogni colpo di Stato, ogni manovra dietro le quinte di Roma sarebbe stata scoperta e corretta dalla presenza di tutto il popolo..."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.239)

"...non ci si può accontentare della speranza che venga una classe dirigente onesta e competente, correndo il rischio di tante delusioni, irrigidendo la circolazione delle élites, perdendo il vantaggio di quell'educazione generale che c'è nello sviluppo del controllo dal basso. Il controllo aiuta a essere onesti e competenti, anche a chi stenta a diventarlo."

"OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.83)

"...se in tutta Italia, nelle ventiduemila parrocchie, ci fosse stato un C.O.S con le sue riunioni periodiche, avremmo fatto una rivoluzione, l'unica possibile in Italia, e avremmo una scuola perenne di senso civile e tensione ideale."

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.261)

" Lo spirito del C.O.S., è lo spirito, oso dire, di San Francesco, di Mazzini, di Matteotti. Perché se uno stato, piccolo o grande che sia, è tutto animato e decentrato in queste libere assemblee di popolo che discutono i problemi della propria amministrazione e quelli dell'orientamento politico, assemblee in ogni rione, in ogni villaggio, aperte a tutti, al popolo anonimo e quindi soprattutto ai minori (nome del partito del popolo assunto da S. Francesco), si svolge una specie di pacifica mobilitazione permanente sul piano del ragionamento e della persuasione, che educa al piacere dell'ascoltare, del comprendere, dell'amare; perché per le persone la cosa peggiore è non incontrarsi, non ascoltarsi...

(NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA pag.240)

" Un centro che attua l'apertura nonviolenta mostra che è possibile avere un potere senza bisogno di sostenerlo con la violenza. Il persuaso come centro è la prova visibile che è possibile fronteggiare il potere assoluto delle istituzioni."

(IL POTERE DI TUTTI pag.87)

"...il centro formato da chi è persuaso dell'apertura nonviolenta si presenta come integrazione delle istituzioni. Queste possono inorgorglirsi della loro chiusura e divenire prepotenti; e allora il centro è di assoluta opposizione, in nome della realtà di tutti.

Ma le istituzioni possono esplicare un'azione benefica, facendosi strumenti (per quanto possono) di una buona intenzione verso i valori e verso gli esseri. Il centro tuttavia costituisce sempre quella integrazione che è necessaria."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.88)

" Non importa che i centri sociali siano inizialmente soltanto consultivi, perché la pressione che possono esercitare sui nuclei deliberativi è sempre possibile, se non altro manovrando il consenso ed il dissenso secondo le tecniche della nonviolenza.

Il centro sociale periferico (consiglio di quartiere, di frazione, di villaggio, di borgata) è uno degli strumenti per dare un potere a tutti."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.88)

"Anche il potenziamento dell'opinione pubblica è un modo di estensione del potere di tutti, perché tutti in essa vengono a esercitare una certa influenza; e per questo bisogna difendere e svolgere i diritti della libertà di espressione, informazione e controllo, come anteriori ad ogni altro, come quelli che assicurano un certo potere a tutti.

Purtroppo le rivoluzioni recenti, mirando a trasformare le  , hanno trascurato tali diritti, sia stando in basso che stando in alto, e perciò è in atto una paurosa involuzione del potere.

E se le attuali posizioni della proprietà, con grande prevalenza della proprietà privata, rendono molto difficile ai cittadini di contribuire dal basso all'opinione pubblica; se ciò che dipende direttamente dallo Stato (la radio e la televisione, e anche quotidiani di proprietà pubblica) finisce con essere non aperto a tutti, ma tendenzioso e conformistico; non c'è allora altro modo che di servirsi di centri sociali, che moltiplichino e alimentino dal basso le voci dell'opinione pubblica."

(POTERE DI TUTTI, pag.92)

" Le mie forze essendo limitatissime e privo di mezzi come sono, non ho potuto istituire quell'ente o istituto dei COS, che avrebbe dovuto seguire i C.O.S. esistenti.

Non potendo far questo ho fatto due tentativi. Mi sono rivolto, come indipendente di sinistra, ai Partiti di sinistra. Le mie sollecitazioni, per tutti questi anni, non sono riuscite a fare impugnare l'idea dei COS da nessun partito. L'altro mio tentativo è stato quello di inserire i COS nella struttura del comune, così che sarebbe sorto il grande comune democratico. Anche questa sollecitazione non è stata accolta."

(I C.O.S. PER LA COMUNITA' APERTA pag.9)

" Il predetto (Aldo Capitini) non gode di buona estimazione nel pubblico per le sue idee di squinternato e di recente ha istituito a Perugia il C.O.S. (Centro di Orientamento Sociale) che dopo poche settimane, appunto per la scarsa estimazione, è stato soppresso."

(Rapporto di un Maresciallo P.S. al Dirigente dell'Uffico Politico della Questura di Perugia in data 30 marzo 1949, in UNO SCHEDATO POLITICO ALDO CAPITINI pag.186)