"...l'apertura alla compresenza e all'omnicrazia ci pone davanti tante cose che non potremo più considerare come "mezzi" per ottenere altro (l'uccisione, la frode, la tortura, la soppressione della libertà ecc.)"
(POTERE DI TUTTI, pag.115)
Dunque nonviolenza, nonmenzogna, noncollaborazione contro il potere oppressivo dei violenti sono i mezzi che la società moderna potrebbe e dovrebbe dispiegare per la costruzione un mondo migliore.
Le tecniche da utilizzare per il loro uso politico dovrebbero essere conosciute, divulgate, moltiplicate
Naturalmente i liberi religiosi, i nonviolenti attivi, usciti dalle vecchie istituzioni compromesse con il potere del mondo, dovranno trovarsi in prima fila in questa lotta, poiché il loro impegno civile è oltretutto, secondo Aldo Capitini, indispensabile a vivere religiosamente.
"Per una posizione di nonviolenza è da generalizzare l'insegnamento delle tecniche della nonviolenza, addestrando tutti a saperle usare e fornendo loro i mezzi necessari: tali tecniche possono valere per le trasformazioni, o rivoluzioni, interne e per l'eventuale lotta contro invasori.
Perciò il rifiuto assoluto della guerra e della guerriglia, e della tortura e del terrorismo, che li accompagnano, è il punto di partenza, la svolta, la condizione assoluta di una nuova impostazione del potere..."
(POTERE DI TUTTI, pag.97)
" E' stato detto che Gandhi ha lasciato all'India il metodo Satyagraha. Satyagraha è il nome che assunse il metodo usato da Gandhi.
E' discutibile l'affermazione che l'eredità sia per l'India, perché è piuttosto da dire che l'India è stata presa dai suoi imponenti problemi di nuova nazione e non ha portato avanti nè l'autoeducazione nel Satyagraha nè la sua applicazione su massima scala, e il metodo gandhiano è piuttosto stato raccolto dal mondo, fuori dell'ambiente e della tradizione indiane, tanto è vero che Martin Luther King negli Stati Uniti, fondatore di una Gandhian Society, lo ha applicato e svolto con immensa efficacia.
Ma è esatto dire che il Satyagraha è il contributo massimo che Gandhi ha dato. Anche se tecniche nonviolente erano state usate qua e là da millenni, qualche volta collettive, il più delle volte individuali. Anzi la storia stessa dell'uomo non sarebbe quella che è se, a fianco delle tecniche della violenza, indubbiamente tanto sviluppate da lontanissimi tempi, non fossero esistite le tecniche della nonviolenza.
(LE TECNICHE DELLA NONVIOLENZA pag.14)
Aldo Capitini citava spesso una classificazione semplificata delle tecniche nonviolente.
Tecniche nonviolente individuali: il dialogo, quello vero che presuppone la disponibilità a lasciarsi convincere dall'interlocutore, l'esempio, l'obiezione di coscienza, il digiuno.
Tecniche nonviolente collettive: le marce, lo sciopero, il boicottaggio, la pubblicità delle iniziative.
"Il digiuno, sebbene sia un'arma potentissima, è governato da regole severisse e può essere intrapreso soltanto da chi si è adeguatamente preparato ad esso. E, secondo il mio metro di giudizio, la maggioranza dei digiuni non sono assolutanente riconducibili all'ambito del Satyagraha e sono, come vengono generalmente chiamati, degli scioperi della fame, intrapresi senza alcuna preparazione e coscienza. Se si ripetono troppo spesso, questi scioperi della fame sono destinati a perdere anche la limitata efficacia che possono avere e cadono nel ridicolo."
(GANDHI - TEORIA E PRATICA DELLA NONVIOLENZA pag.188)
" Altro tipo di classificazione è quello compiuto recente da Sharp che ha distinto le tecniche in tre vaste classi:
1) Azioni di protesta e di persuasione nonviolenta: sono per lo più azioni simboliche che tendono a persuadere l'avversario o chiunque altro esprima la sua disapprovazione o dissenso;
2) Azioni di non collaborazione: il gruppo nonviolento ritira il consenso all'operato di chi detiene il potere.
A loro volta si suddividono in: a) non collaborazione sociale; b ) non collaborazione politica c) non collaborazione economica;
3) Azioni di intervento nonviolento: sono quelle azioni pratiche che implicano una prova di forza con l'avversario."
(G. SHARP - Politica dell'azione nonviolenta, Torino, Ed. Gruppo Abele, 1985, pag.131)
"Preghiere, atti di culto, formule ed atti magici possono essere compresi tra le tecniche nonviolente quando essi mirano a esercitare sugli altri un potere che sia sempre alla luce di un valore comune, tale cioè che valga per colui verso il quale è diretto, e verso il quale si potrebbe, se si volesse, usare invece la violenza.
La rinuncia all'uso della violenza, e della maledizione, che è il suo surrogato, viene fatta affidando alla mediazione divina l'efficacia di indurre l'altro al bene."
(LE TECNICHE DELLA NONVIOLENZA pag.60)
" La marcia è una manifestazione dal basso, al livello minimo, che tende a comprendere tutti, è assolutamente nonviolenta, cioè priva di armi e opposta perciò alla sfilata militare, tende ad essere antiautoritaria, di ammonimento ai gruppi minoritari dirigenti, proprietari di ricchi giornali quotidiani. La marcia è il simbolo della moltitudine povera, che sa di essere nel giusto, che accomuna volentieri tutti."
(LE TECNICHE DELLA NONVIOLENZA pag.103)
" Questi quattro caratteri della Marcia (Perugia - Assisi) mi sono stati chiarissimi fin dal 1960:
1) che l'iniziativa partisse da un nucleo indipendente e pacifista integrale (Centro di Perugia per la nonviolenza);
2) che la Marcia dovesse destare la consapevolezza della pace in pericolo alle persone più periferiche e lontane dall'informazione e dalla politica;
3) che la Marcia fosse l'occasione per la presentazione e il lancio dell'idea del metodo nonviolento al cospetto di persone ignare o riluttanti o avverse;
4) che si richiamasse a Francesco, il santo italiano della nonviolenza (riformatore senza successo)."
(IN CAMMINO PER LA PACE pag.15/16)
Aldo Capitini considerava gravi atti di viltà sia il conformismo, che l'omertà, il rifiuto d'impegnarsi per la giustizia, il distogliere gli occhi dalla presenza del male.
Come lui, anche Martin Luther King quando affermava: "la più grande tragedia di questo periodo di trasformazione sociale non è nei clamori chiassosi dei cattivi ma nel silenzio spaventoso delle persone oneste."