LA NOVIOLENZA ATTIVA PER TRASFORMARE LA SOCIETA'


LA NOVIOLENZA ATTIVA PER TRASFORMARE LA SOCIETA'


Persuadere alla convivenza pacifica le nazioni è per Aldo Capitini un processo strettamente collegato alla trasformazione nonviolenta ormai indalazionabile sia dei rapporti fra le singole persone, sia dei rapporti economici, sociali, politici tra governanti e governati.

La necessità di una trasformazione nonviolenta nasce dal rifiuto crescente di questa società in cui la vita di milioni di persone è sottoposta tutti i giorni alla violenza pubblica e privata, che ci fa sentire insicuri e indifesi nelle nostre abitazioni, sulle nostre strade, nei luoghi pubblici e nei luoghi più appartati, negli uffici davanti alla burocrazia, nei servizi come utenti, nei posti di lavoro come dipendenti, davanti alla radio e alla televisione come oggetti di condizionamento consumistico o di eccitazione spettacolare, nei luoghi di cura e in quelli di riposo, nelle famiglie se si è bambini o donne o vecchi, nell'ambiente degradato dalla speculazione, nell'alimentazione inquinata dalla frode, nei rapporti umani quando si è deboli, malati, ignoranti o solo timidi, nella societá se si è donna, tra i bianchi se si è neri, al nord se veniamo dal sud del mondo.

Aldo Capitini ha sempre sollecitato l'uso della nonviolenza attiva, come lui la chiamava, per ottenere la trasformazione della società, per mettere i detentori del potere sotto il controllo reale e non formale dei cittadini, nei modi adeguati per non intralciare l'attività, ma neanche difendendo l'onnipotenza burocratica con la necessità dell'efficienza.

Nell'insoluto problema di trovare un rapporto meno competitivo e aggressivo tra i governanti e i governati, l'esercizio democratico e nonviolento sia dell'opposizione e che del potere, il controllo dal basso dei cittadini sulle istituzioni si trasformano, nel pensiero di Aldo Capitini, da mezzo a fine per il miglioramento dell'umanità.

"Ebbe sempre ben chiaro in mente che l'ideale della nonviolenza, nella tradizione realistica del pensiero politico italiano, era la novità assoluta della sua opera....Molta strada ha fatto anche in Italia che la nonviolenza non è più un sogno da visionari, un'illusione da spiriti deboli, un'evasione dalla realtà, che gli spiriti forti non debbono prendere troppo sul serio, se non addirittura una stravaganza, ma è un ideale da perseguire senza illusioni, con tenacia, con serietà, con la convinzione che la potenza degli strumenti della violenza è tale da richiedere un mutamento radicale nelle nostre riflessioni sul passato e del nostro modo di andare incontro all'avvenire."

(NORBERTO BOBBIO - Prefazione a "Elementi di un'esperienza religiosa" di A.Capitini, pag.XIX)

"Oggi molti, osservando l'enorme sviluppo della tecnica fino alla costruzione delle armi nucleari e chimiche, hanno capito che bisogna usare un metodo diverso da quello della violenza, che diventa così illimitata e rovinosa per tutti, e anche sproporzionata, per i danni e le conseguenze, ai fini che si vogliono raggiungere.

Sin nel 1918 Lenin, parlando con lo scrittore Wells, disse: "Se arriveremo a   stabilire comunicazioni interplanetarie, bisognerà rivedere le concezioni filosofiche, sociali e morali. In questo caso, il potenziale tecnico, divenuto illimitato, imporrebbe la fine della violenza come mezzo e come metodo di progresso ".

Dunque: far posto ad altro metodo, perché quello appoggiato alla tecnica tanto avanzata può produrre distruzioni enormi e sproporzionate."

(POTERE DI TUTTI, pag.407)

" La lotta per la difesa e lo sviluppo della pace porta preziosi elementi di coesione dal basso contro l'individualismo e il conformismo e per di più associa di colpo le donne, le famiglie, ancor prima delle lotte politiche. E con l'accento posto sul superamento dei metodi violenti, sull'apertura e sul dialogo, non solo sollecita la nostra democrazia, e qualsiasi altra, ma preme sulle religioni esistenti, e particolarmente su quelle tradizionali, perchè sia messo in primo piano il rapporto nonviolento con tutti gli esseri."

(IN CAMMINO PER LA PACE pag. 37/38)

" A noi pare che ci siano due posizioni sbagliate:

a) quella di coloro che dicono di volere la pace, ma lasciano effettivamente la società attuale come è, con i privilegi, i pregiudizi, lo sfruttamento, l'intolleranza, il potere in mano a gruppi di pochi;

b) quella di coloro che vogliono trasformare la società usando la violenza di minoranze dittatoriali e anche la guerra, che può diventare atomica e distruttiva per tutti.

Per noi il rifiuto della guerra e della sua preparazione militare, industriale, psicologica, è una componente fondamentale del lavoro per la trasformazione generale della società. Perciò lavoriamo in queste due direzioni:

1) spingere a costituire dappertutto forme di controllo dal basso;

2) orientare e alimentare questo controllo con idee e iniziative contrarie al capitalismo, al colonialismo, all'imperialismo.

(IL POTERE DI TUTTI pag.159)

" COME SI MUOVE LA STORIA. La grossolanità dell'azione ideologica, politica, diplomatica, e purtroppo anche militare, di Mussolini risulta con evidente rilievo a chi ne consideri l'ispirazione che la muoveva.

A parte il fatto che, nel suo attivismo rumoroso e polemizzante, egli non credette effettivamente in nulla che non fosse un'affermaziane o meglio un'esaltazione quotidiana del proprio animo e del proprio nome, se su qualche cosa volle basare la sua teoria, fu il fatto della  , cosa alquanto ingenua, malgrado il superficiale e vantato realismo.

Egli non pensò affatto né volle ascoltare (come avviene invece là dove, mediante la libertà di stampa, il pensiero non asservito collabora con la politica) quelli che avrebbero insegnato a tutti e a lui, privo della modestia dell'ignorante e della larghezza dell'uomo colto, che la storia procede secondo le sue intime esigenze: per cui può anche darsi che san Paolo abbia fondato più di Alessandro Magno, e la civiltá ebraica splenda di un lume ben più inesauribile della civiltà persiana, che pure spinse qua e là sterminati eserciti."

(PRIME IDEE DI ORIENTAMENTO pag.3/4)

" Non solo l'idea, ma acquista maggior rilievo oggi anche il mezzo che viene adoperato per affermarla, il modo intero in cui essa vive.

I mezzi sono azioni vere e proprie; si avverte che chi usa certi modi nello affermarsi, fa suoi quei modi, li approva, li propugna, li diffonde.

Una idea si insinua anche in questo punto: non è vero che basti calcolare il mezzo più adatto, più politico per ottenere l'intento; si vuol prendere in esame questo mezzo in sè, vederlo se è accettabile o se è sostituibile con un altro che soddisfi di più la coscienza: si mette un ideale pur nello scegliere i mezzi."

(ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA pag.20)

" Il problema del rapporto tra i mezzi e il fine assume perciò un'importanza ben maggiore che se si trattasse di scrupoli; d'altronde ben rispettabili in un mondo che ne è crescentemente privo, e che non potrà così costruirsi un'altra vita sociale e un'altra vita religiosa.

Si tratta di fare in modo che quel   non sia qualcosa di dipinto in fondo, interessando invece esclusivamente il mezzo; ma che quel fine viva già nella qualità e nell'assunzione del mezzo, e sia lì evidentemente riconoscibile.

Mettere del tempo nell'intervallo, e rimandare a tempo indeterminato l'armonia del mezzo col fine, è manifestare uno scarso interesse alla vita del fine, alla sua scelta, all'accorciamento della distanza da esso.

Se si ama il fine, esso pervade già il presente, e lo muta, non rassegnandosi ad essere procrastinato indefinitamente."

(RELIGIONE APERTA pag.204)

Pur dichiarandosi a favore della gestione collettiva dell'economia e della struttura socialista dello stato, Capitini ha visto e denunciato da sempre l'insufficienza dell'esperimento sovietico

"L'uso della violenza lascia residui gravissimi, produce conseguenze antirinnovatrici; si veda per es. la mancanza della libertà di informazione, di critica, di espressione, di associazione, che è costata la trasformazione violenta delle strutture in Russia; non vale dire che   "il fine giustifica i mezzi" quando i mezzi hanno conseguenze che costano troppo rispetto al fine."

(POTERE DI TUTTI, pag.414)

" Più volte fino ad oggi sono state fatte rivoluzioni, e ci sono quelli che vogliono anche ora fare una rivoluzione. Noi non abbiamo paura di questa parola, anzi ci diciamo senz'altro rivoluzionari proprio perché non possiamo accettare che la società e la realtà restino come sono, con il male, che è anche sociale, ed è l'oppressione, lo sfruttamento, la frode, la violenza, la cattiva amministrazione, le leggi ingiuste. Rivoluzione vuol dire cambiamento di tutte queste cose, liberazione, rinascita come persone liberate e unite."

(RIVOLUZIONE APERTA pag.9)

"...l'esigenza mia era liberatoria-popolare, pronta ad assimilare le rivoluzioni (se nonviolente) pur di allargare a tutti la società."

(ANTIFASCISMO TRA I GIOVANI pag.98)

" Voi avete ragione di essere insoddisfatti di questa società sbagliata e ingiusta, ma come potrete voi cambiare tutto e subito con le vostre mani? volete distruggere le persone che vedete come avversarie, e anche quelle che sospettate di non essere rivoluzionarie? volete che la rivoluzione avanzi con le stragi, le torture, il governo assoluto di un gruppo che impedisca a tanti altri di parlare, di informarsi, di fare critiche, di vivere?

Noi vogliamo una società di tutti, e cominceremo con l'ammazzare migliaia? vogliamo una società amorevole, e cominceremo col coltivare e stimolare l'odio? vogliamo una società libera, e aumenteremo la tirannia, l'assolutismo? vogliamo un fine buono e pulito, e useremo mezzi sporchi e terribili?"

(RIVOLUZIONE APERTA pag.10)

" Non c'è dubbio che, sulla croce, Gesú Cristo - che aveva rifiutato la violenza - portava in sé, per il domani dell'umanità, un contenuto più pregevole dei due   o partigiani violenti, che gli furono accostati dai grossolani tutori dell'ordine, che non seppero distinguere."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.71)

" Del resto, i rivoluzionari politici, quelli che ammettono anche la violenza, la distruzione degli avversari, il Terrore, confessano più volte che non ce la fanno a cambiare profondamente l'uomo. E se lo confessano, sono sinceri; se non lo confessano, sono i loro fatti, le loro azioni, che mostrano quanto del vecchio uomo è spesse volte rimasto in loro. Dei riformisti c'è da dire meno, perché per loro non c'è bisogno di tendere all'uomo nuovo, di trasformare profondamente l'uomo attuale, perché si accontentano di cambiamenti particoIari."

(RIVOLUZIONE APERTA pag.14)

"...la soluzione marxista, pur essendo più vicina alla realtà di tutti, per la finalità universale - oltre ogni istituzione - di liberazione di tutti, aveva il difetto di non fornire mezzi adeguati ad una parte della società civile, quella proletaria, per realizzarsi nel modo richiesto dalla compresenza.

La violenza, la dittatura, l'eliminazione degli avversari, concepiti come mezzi dal marxismo, non sono gli strumenti adeguati per trasformare gli elementi di naturalità e violenza viventi nella società civile."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.104)

" La lezione era che bisogna preparare la strategia e i legami nonviolenti da prima, per metterli in atto quando occorre; e nessuno può negare che in Italia nel 1924, al tempo del delitto Matteotti, e in Germania nel 1933, una vasta e complessa azione dal basso di noncollaborazione nonviolenta, sarebbe stata occasione di inceppamento e di caduta per i governi."

(ATTRAVERSO DUE TERZI DEL SECOLO in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.6)

" Non si può pretendere di tramutare il vecchio col vecchio, la legge con la legge, la violenza con la violenza...

(POLITICA E TRAMUTAZIONE, nel "IL MATTINO DEL POPOLO" del 30/6/48)

" Col metodo di Gandhi le armi le abbiamo già, e possiamo cominciare subito la rivoluzione, le armi dell'unione con altri, della solidarietà, della protesta nonviolenta, dello sciopero a rovescio, della noncollaborazione col male, del sacrificio; e queste armi le usano con maggiore efficienza i poveri, i deboli, i sofferenti, gli ultimi; mettiamoci dunque, con loro."

(RIVOLUZIONE APERTA pag.15)

" La nonviolenza è prova di sovrabbondanza interiore, per cui all'uso della violenza che sarebbe ovvio, naturale, possibilissimo, viene sostituita, per ulteriore ricerca e sforzo, la nonviolenza...

Tra il nonviolento inerte e il soldato che si esercita faticosamente e arrischia, la possibilità di un valore morale è più nel secondo che nel primo. Il nonviolento deve essere attivissimo sia per conoscere le ragioni della violenza, per individuare la violenza implicita che si ammanta di legalità e smascherarla impavidamente, sia per supplire all'efficacia dei mezzi violenti con il moltiplicarsi dei mezzi nonviolenti, facendo come le bestie piccole che sono più prolifiche (e anche sopravvivono alle specie delle bestie grandi ); sia per vincere l'accusa e il pericolo intimo che la nonviolenza venga scelta perché meno faticosa e meno rischiosa.

Il nonviolento deve portarsi alla punta di ogni azione, di ogni causa giusta, appunto per curare il proprio sentimento che potrebbe stagnare e per farsi perdonare dalla società la propria singolarità."

(IL PROBLEMA RELIGIOSO ATTUALE in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.24)

" E' un errore credere che la nonviolenza sia pace, ordine, lavoro e sonno tranquillo, matrimoni e figli in grande abbondanza, nulla di spezzato nelle case, nessuna ammaccatura nel proprio corpo.

La nonviolenza non è l'antitesi letterale e simmetrica della guerra: qui tutto infranto, lì tutto intatto. La nonviolenza è guerra anch'essa, o, per dir meglio, lotta, una lotta continua contro le situazioni circostanti, le leggi esistenti, le abitudini altrui e proprie, contro il proprio animo e il subcosciente, contro i propri sogni, che sono pieni, insieme, di paura e di violenza disperata.

La nonviolenza significa esser preparati a vedere il caos intimo, il disordine sociale, la prepotenza dei malvagi, significa prospettarsi una situazione tormentosa. La noviolenza fa bene a non promettere nulla dal mondo, tranne la croce."

(IL PROBLEMA RELIGIOSO ATTUALE in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.21)

" E chi vi assicura che io ho una natura nonviolenta? A me pare di avere mille impulsi violenti, e di sentirmi disposto a controbattere violentemente. Tuttavia mi sono messo da molto tempo a lavorare per frenare la violenza che porto in me, per persuadermi della nonviolenza, e non è detto che questo lavoro sia compiuto se più volte mi accade perfino di sognare casi difficili, situazioni in cui essere nonviolenti è molto più duro.

Ciò vuol dire che la nonviolenza è una persuasione che deve lavorare interiormente e non un istinto: e perciò è questione più di carattere (che si forma) che di temperamento con cui si nasce...

Il problema è, dunque, non di essere in un modo o nell'altro, ma di scegliere di lavorare per una interiore persuasione alla nonviolenza."

(LA NONVIOLENZA OGGI in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.180)

" La nonviolenza non è appoggio all'ingiustizia. Oltre l'equivoco della nonviolenza come pace, io vorrei chiarire e dissipare un altro equivoco, che è ancor più insinuante e pericoloso.

Nella lotta politica e sociale, necessaria in una società di ingiustizia e di privilegi, la nonviolenza fa tirare un sospiro di sollievo ai tiranni di ogni specie; e questo sospiro di sollievo è per noi oltremodo tormentoso.

Se la nonviolenza dovesse essere interpretata, o comunque risolversi in un'acquiescienza all'ingiustizia, a quella violenza di secoli cristallizzata in potere e in privilegi, decorati ora di un'apparente legittimità, non ci sarebbe sollecitazione più tentatrice a metterla in dubbio ed abbandonarla.

La nonviolenza non è soltanto rifiuto della violenza, ma è diffidenza contro il risultato ingiusto di una violenza passata. Q uanto più di violenza è carico un regime capitalistico o tirannico, tanto più il nonviolento entra in stato di diffidenza verso di esso.

Bisogna aver ben chiaro che la nonviolenza non si colloca dalla parte dei conservatori e dei carabinieri, ma proprio dalla parte dei propagatori di una società migliore, portando qui il suo metodo e la sua realtà.

Il nonviolento che si fa cortigiano è disgustoso: migliore è allora il tirannicida, Armodio, Aristogitone, Bruto. Due grandi nonviolenti come Gesù Cristo e San Francesco si collocarono dalla parte degli umiliati e degli offesi. La nonviolenza è il punto della tensione più profonda del sovvertimento di una società inadeguata."

(IL PROBLEMA RELIGIOSO ATTUALE in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.23/24)

" La scelta della rivoluzione nonviolenta al posto di quella violenta dipende dalla fiducia che i mezzi della nonviolenza assicurano, a lungo andare, una maggiore stabilità alle conquiste."

(OMNICRAZIA nel IL POTERE DI TUTTI pag.86)

" E' nella società che le trasformazioni radicali di struttura avvengono mediante un rivoluzione, che elimina tirannie, profonde ingiustizie, oppressioni. La nonviolenza tende a stabilire una società esente da qualsiasi oppressione, sfruttamento, violenza sul singolo, per cui essa propugnerà quei modi ( noncollaborazione ecc. ), che già inizialmente non significhino oppressione per nessuno, ma appello all'altrui ragione, e non distruzione dell'avversario."

(RELIGIONE APERTA Pag. 158)

"Un nonviolento tende, oltre che a semplificare la sua vita materiale, a non collaborare con lo sfruttamento attraverso la proprietà di industrie e di terreni, a collaborare alle forme cooperative, alle lotte sindacali, a tutto ciò che decentra il potere e mette tutto a disposizione di tutti"

(POTERE DI TUTTI, pag.244)

" La buona accoglienza che viene fatta da un certo tempo al termine nonviolenza (che si comincia a scrivere giustamente in una sola parola), sta a significare probabilmente una accettazione della negazione, del rifiuto della violenza, dell'auspicio che se ne pulisca il terreno, piuttosto che la consapevolezza delle possibilità positive, costruttive e il pensiero preciso dell'articolazione e delle tecniche della nonviolenza stessa."

(LA NONVIOLENZA OGGI in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.139)

"Può darsi, se le forze della rivoluzione violenta corrono il rischio di non esser più vittoriose poiché il fronte della conservazione può dispiegare una capacità repressiva schiacciante ora che ha capito di essere messo in pericolo, che questo sia il momento storico nel quale bisogna sopratutto consolidare la posizione che teniamo e trovare i modi di rafforzare e confortare i persuasi, perché non si disperdano....Proprio in questi tempi sta avvenendo l'arricchimento dell'opposizione, mediante la posizione nonviolenta, che condivide la lotta, ma non l'uso dei mezzi violenti."

(POTERE DI TUTTI, pag.87)