SCHEDA BIO-BIBLIOGRAFICA
DI ALDO CAPITINI

VITA E OPERE DI ALDO CAPITINI

 

Aldo Capitini 1899. Il 23 dicembre Aldo Capitini nasce a Perugia in una casa come egli stesso scriverà nell'interno povera, ma in una posizione stupenda, perché sotto la torre campanaria del palazzo comunale, con la vista, sopra i tetti, della campagna e dell'orizzonte umbro, specialmente del monte di Assisi, di una bellezza ineffabile ..

Il padre, Enrico, è un modesto impiegato comunale e custode del campanile di cui ha l'incarico di suonare le campane. La madre, Adele Ciambottini, proviene dal vicino villaggio di Brufa: lavora in casa e fa la sarta. Aldo ha anche un fratello maggiore, Giovanni.

Il Palazzo dei Priori, a Perugia, dove è nato e vissuto CapitiniI primi anni della sua vita non sono diversi da quelli del suoi coetanei: studi elementari; poi, per mancanza di mezzi, la famiglia lo indirizza verso l'istituto tecnico. E' precocemente sensibile e riflessivo, ama la lettura e la poesia, ma non ha nessuna guida.

1913. Dal 1913 al 1916 vive, da adolescente, l'esperienza del futurismo, della poesia crepuscolare, de La Voce e Lacerba, del dannunzianesimo. L'incontro con la letteratura futurista, con i suoi manifesti e i suoi programmi innovatori, produce in lui una "grande scossa". La lettura del giornali, che lo attira fin da piccolo, lo fa nazionalista inconsapevole. La scuola che frequenta non è certo socialista. Il nazionalismo si esprime anche nella poesia Del Pascoli: a dodici anni aveva copiato tutto il discorso "la grande proletaria s'è mossa". La scuola gli insegna la Patria del Foscolo e del Carducci, che è anche la patria del D'Annunzio e del Marinetti. Nel 1915 è interventista come tutti i suoi coetanei e, entusiasta e devoto, va a salutare i suoi professori che partono per il fronte.

Legge E promessi sposi, il Cuore di De Amicis, i carducciani, D'Annunzio, ma preferisce - e questo rivela il fondo reale del suo carattere - letterati e poeti meditativi e rnoralisti, come Boine, Slataper, Jahier e specialmente lbsen. Presto sentirà il bisogno di curarsi dal suo disordine culturale e spirituale che gli fa vivere insieme a molti amici "esperienze varie e anche troppo varie e sciocche". Intanto abbandona la pratica della religione cattolica.

1918. Negli anni 1918-1919 avviene quella che Capitini stesso definisce la sua "conversione". Abbandona il nazionalismo e aderisce all'umanitarismo pacifista e socialista. Vede la guerra in rapporto, meno con la nazione, e piú con l'umanità sofferente e divisa. La riflessione politica, prima intorbidata dall'attivismo nazionalistico, lo porta ad apprezzare i diritti di libertà e il socialismo come "fondamentali ed insopprimibili". La gracile costituzione fisica gli risparmia il servizio militare e la guerra.

1919. Terminato l'istituto tecnico, non cerca un impiego, ma, spinto da un bisogno di costruzione culturale, si mette a studiare il latino e il greco, le lingue e le letterature moderne. Ricomincia "da zero" - come egli stesso ha poi scritto – "da autodidatta accuratissimo".

Gli anni successivi sono di grande passione ed applicazione. Legge moltissimi classici, l'Antico Testamento, i Vangeli, Manzoni, Leopardi; studia un po' di ebraico. "Solo con questo impeto - dirà poi - e solo staccandomi dalle abitudini della vita precedente, dal caffè, dalle vie cittadine, dal cinema, dagli amici che non avrebbero capito, potevo mutare l'animo, ricostruire la mente, affidarmi ad una tensione morale".

1920. Lo sforzo eccessivo dello studio, d'intensità leopardiana, lo porta verso l'esaurimento, la perdita del sonno e la capacità di digerire. Capitini stesso ricorda questo fatto all'origine della sua formazione religiosa che seguiva quella culturale ed etica. E' l'esperienza della finitezza, del dolore fisico, "dell'inattività sfinita in mezzo alle persone attive". Capitini sente, per la prima volta profondamente, "il distacco da una civiltà che valuta positivamente soltanto chi fa, chi rende, chi è forte, chi è attivo", prova "che cos'è aggirarsi sfiniti per le vie sonanti, e vedere gli altri avanzarsi nel lavoro, nelle affermazioni".

1921. Per ritrovare la salute, accetta un posto di precettore nella campagna umbra. Scrive poesie. Dal '21 al '24 partecipa poco agli avvenimenti politici, sia a causa del suoi malanni, sia perché la sua posizione è piuttosto etica, religiosa, letteraria. Sente comunque avversione per il fascismo e protesta quando nel '22 alcuni suoi conoscenti partono per la Marcia su Roma. Gli avvenimenti successivi (uccisione di Matteotti, dittatura, fascistizzazione della scuola) rafforzeranno la sua totale separazione dal fascismo.

1924. Si appassiona per l'uccisione di Matteotti, simpatizzando per l'Aventino. Dà, come esterno, l'esame di licenza liceale a Perugia, superandolo brillantemente. I risultati ottenuti gli permettono di vincere una borsa di studio alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa.

1925. Alla Normale conosce Vittorio Enzo Alfieri e Umberto Segre. "Essi - ricorderà Capitini - erano concretamente impegnati in politica, amici dei redattori di "Pietre" di Genova, e furono anche imprigionati per questa causa, io risultai alla polizia amico loro, ma non attivo politicamente". Le sue simpatie vanno a professori avversi al fascismo, come Attilio Momigliano e Manara Valgimigli.

1928. Si laurea all'Università di Pisa con pieni voti e lode, discutendo una tesi su "Realismo e serenità in alcuni poeti italiani"

1929. E' l'anno della Conciliazione tra il governo fascista e il Vaticano. Capitini non perdona alla Chiesa romana di non aver visto il male che c'era nel fascismo e di essersi rivelata ancora una volta "alleata del tiranni". La sua opposizione al fascismo si fa piú profonda, diventa religiosa. Al di là delle istituzioni tradizionali, Capitini cerca la forza negli spiriti religiosi puri: Cristo, Buddha, S. Francesco, Gandhi. Invitato dal vicedirettore della Normale ad inviare un telegramma di gioia a Mussolini, rifiuta senza la minima esitazione.

Prende il diploma di perfezionamento presso la Scuola Normale, discutendo con A. Momigliano una tesi su "La formazione del Canti di Leopardi"

 

1930. E’ chiamato da Gentile a fare il segretario economo della Normale e, nello stesso tempo, diventa assistente volontario di Momigliano.

La scuola intanto si è arricchita di nuovi giovani di grande valore. Capitini incomincia a cercare altri, avviando nelle stanze della Normale un'attività periodica di incontri e conversazioni decisamente antifascisti.

Si avvicina a Claudio Baglietto (Varazze 1908 - Basilea 1940), non fascista e non cattolico. Con lui discute e chiarisce molte idee concordando su alcuni punti fondamentali: l'avversione per lo storicismo di tipo gentiliano che giustifica la realtà del fatto compiuto, l'insoddisfazione per la religione tradizionale alleata con il regime fascista, la prospettiva della nonviolenza, un teismo di tipo etico e kantiano che distingue nettamente tra realtà e valore.

Baglietto ha quella formazione filosofica che a Capitini manca. E' lui che lo avvicina a Kant.

Scrivono le loro idee, facendo circolare dattiloscritti che contengono ragionamenti di etica, politica, religione. Alcuni loro fogli terminano cosí: "La morale è l'affermazione razionale della vita, che è l'unica che ci possa essere, perché è l'affermazione di un singolo momento di vita come un bene di tutti, affermazione che deve essere fatta, per essere coerenti, in qualsiasi cosa si compia."

Capitini trova in Gandhi "una guida per dir di no al fascismo", e incomincia a diffondere la conoscenza del suo metodo nonviolento.

1931. Pubblica presso l'editore le Monnier di Firenze il suo primo libretto di versi, intitolato Sette canti.

1932. Gentile procura a Claudio Baglietto una borsa di studio per seguire i corsi di Heidegger in Germania. Capitini non lo rivedrà piú. All'estero Baglietto continua le riflessioni sulla nonviolenza, giungendo a persuadersi della necessità dell'obiezione di coscienza nei confronti del servizio militare. Scrive che non tornerà piú in Italia e si trasferisce come esule a Basilea per non usufruire piú della borsa. (Vi morirà di stenti nel 1940).

Gentile ne rimane indignatissimo, mentre anche Capitini gli fa sapere che la pensa come l’amico.

Capitini è intanto diventato vegetariano.

La cosa infastidisce molto Gentile perché continuando a mangiare con gli studenti è di scandalo con le sue novità.

1933. Rifiuta di prendere la tessera del Partito Fascista che Gentile vuole imporgli e viene da questi cacciato via dal posto che occupa come segretario della Normale. Torna a Perugia. Agli amici che lo accompagnano alla stazione dice sorridendo che quella è la sua "fuga dalla Mecca".

A Perugia vive con i genitori. Messi in secondo piano gli studi letterari, si dedica soprattutto agli studi di filosofia, di religione, di questioni sociali. Vive poveramente, impartendo lezioni private, mentre diventa piú concreta in lui la spinta verso la politica. Cerca contatti con gli operai rimasti socialisti e comunisti; promuove gruppi di intellettuali e di giovani antifascisti, tra cui Alberto Apponi, Francesco Siciliani, Walter Binni; organizza incontri.

Con lui Perugia diventa un centro di antifascismo. le riunioni avvenivano da un artigiano, Luigi Catanelli, o in campagna. Forma una fitta rete di amicizie politiche che si allarga anche fuori della città.

GandhiDal 1933 al 1943 viaggerà continuamente per fare propaganda antifascista, per incontrare giovani, per costituire gruppi di antifascisti, per insegnare il valore dell'attività nonviolenta che incomincia dando l'esempio (il no al fascismo) e poi cerca solidarietà. Le città che frequenta piú spesso sono Firenze e Roma.

1934. A Firenze entra in contatto con Luigi Russo, la cui casa è già frequentata da oppositori antifascisti. Dopo il passaggio di Momigliano dall'Università di Pisa a Firenze accresce le conoscenze: la famiglia Michelstaedter, Mario Finzi, Leone Ginzburg, Vittorini, Ramat, Luporini, Spini. Molti sono ebrei. Capitini mostra una profonda simpatia religiosa e democratica per gli ebrei: si definisce "ebreo onorario". Leone Ginzburg, sebbene Capitini goda fama di mistico, lo trova "molto razionale e pratico". Notevole è la benevolenza di questi professori laici verso Capitini, perché già lo sapevano "laico e anticonciliazionista".

A Perugia, tra un viaggio e l'altro, e nel tempo che gli avanza dopo aver impartito lezioni private, studia, prepara fogli dattiloscritti che fa diffondere insieme ad elenchi di libri da leggere. Approfondisce la sua conoscenza del pensiero del giovane filosofo goriziano Carlo Michelstaedter. L'antiretorica di questo filosofo è da Capitini intesa come richiesta di supremo impegno pratico, come premessa per una tensione pratica etico-religiosa. Di Michelstaedter mette in rilievo e fa proprio il concetto di persuasione. D'ora in poi preferirà il termine "persuaso" a "credente", persuaso, precisa lo stesso Capitini, nel senso di "auto-persuaso", quasi "pervaso".

1935. Tra i collegamenti di Capitini c'è anche Ernesto Buonaiuti, "un profeta molto amato e pochissimo seguito", che è anch'egli centro di antifascismo a Roma.

1936. Russo presenta Capitini a Benedetto Croce che si trova di passaggio a Firenze. Capitini gli espone il suo lavoro di collegamento tra i giovani. Poi, dovendo partire, affida a Russo un pacco di quei dattiloscritti che fa circolare perché li mostri a Croce per fargli conoscere le idee che va diffondendo. Croce mostra apprezzamento per gli scritti e decide di pubblicarli in volume presso l'editore Laterza. Non si tratta certo di una conversione di Croce alla nonviolenza, al teismo aperto, al filo-socialismo di Capitini. Croce capisce che la stampa del libro potrebbe aiutare il lavoro che Capitini sta facendo, e vuole aiutarlo.

1937. Nel mese di gennaio, quei dattiloscritti di Capitini che erano piaciuti al Croce vengono pubblicati presso Laterza, con il titolo suggerito da Gianfranco Contini, di Elementi di un'esperienza religiosa. Il libro sembra molto atteso. Ha successo tra gli antifascisti.

Il 1937 è l’anno dell’assassinio del Rosselli, della morte di Gramsci, di tante uccisioni ed arresti che stroncano la rinnovata opposizione al fascismo.

Il libro di Capitini sembra infondere nuovo coraggio e dare nuove ragioni all’antifascismo.

Trattando di nonviolenza, di non-uccisione, di non-menzogna, di non-collaborazione, di religiosità libera, di apertura, si presenta come una condanna dì tutto il fascismo.

Non sono molti quelli che accettano le idee di Capitini, ma quasi tutti restano segnati dall'approfondimento morale che esse implicano.

Nell'ultima parte del libro chiarisce il concetto di liberalsocialismo, che non risulta da una semplice giustapposizione di un po' di liberismo e di un po' di socialismo, ma da una tensione alla piú grande socializzazione nel campo economico e alla massima libertà nel campo spirituale e culturale.

Aldo Capitini, Walter Binni e Franco Mancini in Corso VannucciDopo l'uscita degli Elementi, Walter Binni lo sollecita a iniziare la formazione di gruppi sulla base delle idee esposte nell'ultima parte del libro. Si tratta di raccogliere quanti sono disposti a un lavoro antifascista che miri ad un rinnovamento profondo "lungo una direzione di massimo potenziamento della libertà e del socialismo". Nascono cosí i gruppi "liberalsocialisti", che tengono i loro primi convegni a Perugia, Assisi, Firenze. Tra i primi aderenti: Alberto Apponi, W. Binni, Guido Calogero, Norberto Bobbio, Cesare Luporini, Francesco Flora, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Tristano Codignola, Carlo Ludovico Ragghianti. Capitini non pone l'accettazione della nonviolenza come conseguenza necessaria per il lavoro di questi gruppi.

Quando si incontra con Guido Calogero, ha già chiarito molte idee ed ha pronte molte ipotesi di lavoro per il nuovo Movimento. Nei due l'esigenza di fondo è la stessa, ma con una differenza: in Calogero è piú vivo l'atteggiamento giuridico, costituzionale, riformistico; in Capitini c'è l'esigenza libertaria e popolare pronta ad assimilare anche le rivoluzioni (se nonviolente) pur di allargare a tutti la società. Insieme decidono l'attività da svolgere come Movimento Liberalsocialista, e il lavoro procede bene tanto da non incontrare infortuni polizieschi fino al 1942.

Piero Martinetti, 1872 - 19431938. Capitini visita Piero Martinetti a Castellamonte. Ricorderà questo incontro come uno del piú indimenticabili della sua vita. Discutono tra l’altro di nonviolenza. Martinetti dice a Capitini: "Forse se discutessi con lei mi convincerei, ma ora come ora le assicuro che se mi fosse detto che con l’uccisione di diecimila persone si estirperebbe il male che c’è in Europa, firmerei la sentenza senza esitazione."

1939. Piero Martinetti pubblica sulla sua "Rivista di filosofia" lo scritto di Capitini Note di etica e di religione.

1940. Si reca a Bari per conoscere Laterza e Tommaso Fiore.

A Bologna propone di fare degli anti-littoriali, che si tengono in casa Ragghianti nella forma di affollatissime riunioni serali di antifascisti che vi convengono nei giorni stessi del littoriali fascisti.

Calogero redige il primo Manifesto del liberalsocialismo, con solo poche osservazioni di Capitini che, per non sconnettere l'unità organica del testo già scritto, preferisce rinviare ai propri scritti l'accentuazione del motivi a lui personalmente piú cari, come il socialismo e il fondamento religioso.

Con Averardo Montesperelli, professore di filosofia, Capitini costituisce a Perugia una sezione dell'Istituto di studi filosofici, che sotto la copertura degli incontri culturali offre ai giovani molte occasioni di discussione antifascista. Tra i relatori opportunamente invitati: Banfi, Luporini, De Ruggero, Abbagnano, Dal Pra, Bobbio.

1942. Agli inizi di febbraio, viene arrestato insieme a Calogero, Ragghianti, Codignola, Enzo Enriquez Agnoletti, Ramat, e rinchiuso alle Murate di Firenze.

A giudizio davanti alla commissione del confino, Capitini poggia la sua difesa su un fatto di lealtà: "non sono fascista, e mi sarebbe parso sleale iscrivermi al partito". Gli inquirenti sanno che ha scritto il libro Elementi di una esperienza religiosa, di cui, non avendolo letto, non mettono in dubbio l'innocuo carattere religioso. Viene qualificato come religioso anche dagli stessi amici arrestati. Scrive a casa lettere che insistono sulla consolazione religiosa.

Non sono facili questi quattro mesi di prigione. "Se la prigione era penosissima - scriverà poi in Antifascismo tra i giovani - dal grande freddo al grande caldo, per l'oscurità notturna a causa del pericolo del bombardamenti, mentre le cimici camminavano abbondantissime per tutto il corpo, per l’estrema fragilità del sonno, il tormento maggiore era la paura degli interrogatori.

Avrei dato non so che cosa pur di essere libero da essi, perché con essi potevo compromettere centinaia e centinaia di persone. Piero Calamandrei tempo prima ci aveva consigliato di negare, di negare sempre. Io avevo, invece, il principio religioso della nonmenzogna, di non dire una cosa per un'altra". L'istruttoria dura quattro mesi senza tanti interrogatori e senza concludere molto, anche se è evidente che si tratta di antifascisti. Alla fine Capitini e Ragghianti ricevono un'ammonizione, Calogero ed altri hanno un periodo di confino.

Esce presso l'editore Cappelli di Bologna il libro Vita religiosa, che prima della stampa circolava dattiloscritto con il titolo Parole di un persuaso. ."Se io non ti uccido - scrive Capitini - questo non vuoi dire che accetto il tuo imperio; anzi proprio per questo ho il diritto (...) e il dovere (...) di moltiplicare la mia attività e di provare in mille modi il tuo errore".

1943. In maggio avvengono le retate di intellettuali, insegnanti, studenti. Capitini subisce il secondo arresto. Questa volta però è a Perugia. In prigione sente l'aria della sua città .. Viene liberato il 25 luglio quando è arrestato Mussolini.

Si fa intanto piú manifesta la differenza tra Capitini e Calogero, tra Capitini, che vuole il Movimento e gli amici che vogliono "il Partito". Il 3 settembre, a Firenze, il Movimento liberalsocialista confluisce nel Partito d'azione. Capitini non partecipa al convegno, né parteciperà mai alle riunioni di partito. Questo non perché voglia far prevalere il metodo nonviolento, che ben sa di non poter imporre agli amici, ma perché vede realizzato meglio nel movimento e non nel partito in lotta con altri partiti quel carattere di apertura ad un rinnovamento profondo che coinvolga le moltitudini sui temi della pace, della scuola, del lavoro. Per definire se stesso Capitini usa per la prima volta il termine "indipendente di sinistra".

Quando, dopo il 25 luglio, con il crollo del regime fascista e la spaccatura nell'esercito il ricorso alla violenza diventa inevitabile, Capitini, coerente con il suo proposito nonviolento, non partecipa alla rivolta armata del partigiani. Ma, tra i suoi seguaci, c'è chi come il vicentino Antonio Giuriolo sta con i partigiani senza sparare.

La lezione che Capitini ricava è che bisogna preparare la strategia nonviolenta da prima, per metterla in atto quando occorre: "nessuno può negare che in Italia nel 1924, al tempo del delitto Matteotti, e in Germania nel 1933, una vasta e complessa azione dal basso di non-collaborazione nonviolenta sarebbe stata occasione di inceppamento e di caduta per i governi".

Alla fine dell'anno esce, presso l'editore Sansoni di Firenze, il libro Atti della presenza aperta che raccoglie un gruppo di composizioni liriche o salmi: "Basterà il tuo solo apparire e il tuo tacere modesto, perché si riconosca se c'è in te una pretesa o una dedizione senza riserve".

1944. Nascosto in campagna per sfuggire ai tedeschi scrive il libretto La realtà di tutti, che completa la sua tetralogia antifascista. In esso Capitini accentua il valore centrale della prospettiva della "compresenza". Sarà pubblicato solo nel '48.

Avendo i suoi amici seguito l'idea del partito, Capitini resta solo, ma questo agevola la sua fedeltà ad un insieme dottrinario che comprende anche il rifiuto della violenza. Capitini vede con estrema chiarezza il suo orientamento, può giudicare l'azione politica degli altri, avviare iniziative di "aggiunta", iniziative di "movimento" e non di "partito".

Il 20 giugno Perugia viene liberata. la città può essere retta da un Comitato di liberazione nazionale. Capitini che non è iscritto, né vuole iscriversi ad alcun partito, viene lasciato fuori dal C.L.N. (successivamente sarà escluso anche dalla Costituente e da tante altre cariche ed iniziative pubbliche). Solo pochi si ricordano di quello che ha fatto durante il periodo dell'opposizione.

Capitini si tiene lontano da ogni esaltazione della resistenza armata, senza criticare però quanto hanno fatto gli altri lottando con coraggio ed eroismo. Non può che scegliere la via dell'affermazione del metodo nonviolento, operando per la maturazione di un contesto nuovo in cui sia possibile quella resistenza nonviolenta che non si era realizzata nel ventennio fascista.

Il 17 luglio costituisce il C.O.S. (Centro di orientamento sociale) "per discussioni aperte a tutti, su tutti i problemi". Dopo le chiusure del fascismo è una novità per il popolo scoprire che a queste riunioni si possa liberamente parlare, chiedere, proporre, criticare.

Il C.O.S., nelle intenzioni di Capitini, dovrebbe sviluppare il controllo dal basso, favorire il lavoro per la nonviolenza. Al C.O.S. autorità e responsabili di istituzioni e enti pubblici, invitati da Capitini, vengono a discutere con il popolo. L’iniziativa ha per tre anni molta fortuna, tanto che sorgono COS un po’ dappertutto nei paesi e nelle città dell’Umbria e dell’Italia centrale; poi lentamente si esaurisce per mancanza di aiuto da parte delle amministrazioni locali e del partiti di sinistra.

Capitini dirige il giornale del CNL Il Corriere li Perugia.

E' nominato Commissario dell'Università ltaliana per Stranieri di Perugia, carica che terrà fino al 1946.

1945. Il 7 maggio, per annunciare la firma della resa incondizionata della Germania e la fine della guerra, esce una edizione straordinaria del Corriere di Perugia. Tra gli articoli ce n'è uno di Capitini intitolato "Mondo aperto", con una citazione di Spinoza: "la pace non è l'assenza della guerra, è una virtú che nasce dall'animo". Capitini richiama le responsabilità e precisa che se la guerra è composta di azioni, anche la pace è composta di una serie di azioni.

1946. Ritorna a Pisa come segretario della Normale e come incaricato nella Facoltà di lettere e filosofia, ma non chiede la revisione di un concorso universitario che, avvalendosi di circostanze politiche, gli assicurerebbe una cattedra di ruolo, per non danneggiare qualcuno.

Collabora alla rivista Liberalsocialismo, che Calogero fonda e avvia senza successo in questo stesso anno.

In ottobre, d'intesa con Ferdinando Tartaglia, un ex-prete sospeso a divinis per le sue proposte di un radicale rinnovamento religioso, Capitini convoca a Perugia il primo Convegno sul problema religioso attuale. Vi intervengono rappresentanti di diverse correnti religiose, politiche, sociali, studiosi di religioni, liberi ricercatori. Con questo convegno, e con molti altri che seguiranno ogni tre mesi, si vuole porre il fatto religioso sul piano della discussione, fare un esame della situazione religiosa italiana (sia nella forza, nel valore reale, nelle possibilità dell'atteggiamento tradizionale, sia nella vitalità delle posizioni religiose non tradizionali ), ricercare una sintesi tra socialità e vita religiosa. Tartaglia accentua, nei suoi discorsi, la novità religiosa assoluta (la tramutazione), Capitini tiene a caratterizzare l'atteggiamento religioso come di "libera aggiunta alla libertà delle coscienze".

1947. In gennaio si tiene a Bologna, presso la sede del Partito d'Azione, il secondo Convegno sul problema religioso attuale. Capitini legge una relazione "Sulla possibilità di una società religiosa". Nel terzo convegno che si tiene in aprile a Milano, Capitini e Tartaglia costituiscono ufficialmente il Movimento di Religione.

Oltre a richiamare trimestralmente, nei suoi convegni (Firenze, Gavinana, Assisi, Ferrara, Perugia, ecc.), italiani e stranieri che hanno qualcosa da dire sul problema religioso, il Movimento suscita varie iniziative: lotta per la libertà religiosa in Italia; promuove convegni di ex-preti e un'associazione che assiste quelli in difficoltà per le persecuzioni della Chiesa; costituisce comitati pacifisti di resistenza alla guerra; edita e diffonde libri e opuscoli sul problema religioso, ecc.

Esce presso Laterza una seconda edizione degli Elementi, con una nuova introduzione di Capitini e delle testimonianze. La Nuova Italia pubblica a Firenze il primo scritto filosofico di Capitini: Saggio sul soggetto della storia.

1948. Capitini, che da piú di tre anni aveva sollecitato la costituzione di una larga alleanza delle sinistre capace di reagire alle tendenze della conservazione sociale, aderisce al Fronte Democratico Popolare. Aderisce con le proprie idee e con le proprie autonome iniziative al dibattito interno al Fronte, del quale gli piace lo spirito di "fare appello a tutti". Propone, come lavoro iniziale, prima dell'impostazione della campagna elettorale, di costituire dappertutto in Italia i C.O.S., di convocare decine di migliaia di queste assemblee dove si possa educare il popolo. "Le elezioni - dice - si fanno coi non iscritti ai partiti, e i non iscritti si educano pacatamente". Non viene ascoltato. Dopo l'insuccesso del 18 aprile, analizzando gli errori del Fronte, può ben affermare: "Se avessimo avuto queste ventimila o trentamila assemblee popolari, nonviolente e ragionanti, dove l'autoeducazione avviene su problemi in atto, non ci sarebbe stato bisogno del comizi chiassosi, vuoti, diseducatori, dove tutto si fa grossolanità intellettuale, tendenziosità e violenza verbale. E tutto il popolo italiano avrebbe visto la distanza tra l'attuale situazione e una trasformazione civile, sociale, morale".

In ottobre il Movimento di religione tiene a Roma il Primo congresso per la riforma religiosa in Italia, che ha molta risonanza. La riforma, nelle intenzioni di Capitini e degli altri partecipanti, non è intesa come interna al cristianesimo o al cattolicesimo, ma la si vuole estesa a prospettive e temi che sono al di fuori di quelli tradizionali.

Il 28-29-30 dicembre ha luogo a Perugia il Primo convegno di rinnovamento politico. Temi del convegno sono: il problema della pace, il problema dello Stato, il problema della comunità internazionale.

Presso l'editore Guanda di Parma esce il libro Il problema religiosa attuale che raccoglie contributi teorici di Capitini al Movimento di Religione. Capitini stampa presso le Arti Grafiche Tornar di Pisa il suo libro La realtà di tutti, che non avrà però molta diffusione perché un'inondazione dell'Arno ne distruggerà quasi tutte le copie.

1949. Il 23 gennaio il giovane Pietro Pinna, ragioniere di Ferrara, chiamato alle armi per la classe 1927, per la prima volta nella storia d'Italia presenta alle autorità militari una formale obiezione di coscienza.

Pinna aveva conosciuto Capitini in uno del Convegni del Movimento di Religione tenutosi a Ferrara nel '48. In quell'occasione Capitini aveva parlato anche di obiezione di coscienza e Pinna l'aveva ascoltato, ne era rimasto colpito profondamente. Gli aveva poi scritto piú volte, ma Capitini non volle sforzarlo in alcun modo. Il giovane era così arrivato a prendere la sua decisione in modo spontaneo, autonomo, lentamente. Una volta presa la decisione, Capitini si mobilita perché il caso Pinna non resti solato e sconosciuto, com'era accaduto per altri prima: scrive ad amici parlamentari, interessa pacifisti italiani e stranieri, interviene sulla stampa a favore di questo giovane che definisce di "un'assoluta purezza nella sua decisione", prende le sue parti come testimone di fronte al Tribunale Militare di Torino. Pinna viene condannato, ma ormai, anche se non si arriva ad un riconoscimento giuridico, l'obiezione di coscienza è un fatto ufficiale. Da questo momento Capitini assume un impegno costante a sostegno degli obiettori di coscienza.

Presso la libreria Internazionale di Avanguardia di Bologna, esce il libro di Capitini Italia Nonviolenta.

1950. Il 28-29 ottobre, si tiene a Roma il Primo convegno italiano del problemi dell'obiezione di coscienza. Capitini svolge la relazione introduttiva su "La situazione internazionale e obiezione di coscienza". Capitini partecipa al Congresso mondiale delle religioni per la fondazione della pace, che si tiene a Londra dal 17 al 24 agosto. Parla del lavoro che si fa in Italia per una nuova riforma religiosa e per l'obiezione di coscienza; propone l'istituzione di una Internazionale religiosa nonviolenta, senza però che questa venga concretata. Protesta, in una dichiarazione presentata alla presidenza, contro l'appello ai "cosí detti capi delle religioni", dicendo che i capi sono responsabili del compromessi con gli Stati e le guerre, e che bisogna rivolgersi alle persone individualmente considerate.

Esce presso Einaudi il libro Nuova socialità e riforma religiosa.

1951. In aprile, Capitini scrive la prima delle sue Lettere di religione, con la quale inizia "un aperto e impegnato colloquio" con gli amici del Movimento per una Riforma Religiosa, svolgendo e chiarendo la sua posizione. Dopo il ritiro di Tartaglia, infatti, continua da solo il Movimento. In settembre partecipa, Londra, al Congresso del Vedanta che ha come tema "La pace, l’unità del mondo, il comunismo spirituale".

La Nuova Italia di Firenze stampa il suo libro pedagogico L'atto di educare.

1952. Promosso e organizzato da Capitini, si tiene a Perugia il 30-31 gennaio (quarto anniversario dell'uccisione di Gandhi) un Convegno internazionale per la nonviolenza. Alla fine del Convegno si costituisce, sempre per iniziativa i Capitini, un Centro di Coordinamento lnternazionale per la Nonviolenza, che rappresenta il primo nucleo di persone e di iniziative che darà vita in seguito al Movimento Nonviolento.

Per iniziativa di Emma Thomas (una quacchera inglese ottantenne stabilitasi a Perugia per lavorare con Capitini, di cui condivide l'orientamento libero religioso) sorge il C.O.R. (Centro di Orientamento Religioso).Il 3 settembre il Centro incomincia a Perugia la sua attività di libere discussioni periodiche aperte a tutti, all'ultimo piano del n.33 di via del Filosofi, in un appartamento che la Thomas ha voluto acquistare con i suoi risparmi di insegnante pensionata.

Sempre a Perugia il 12-13-14 settembre si tiene un convegno di studio su La nonviolenza riguardo al mondo animale e vegetale, durante la quale si decide la costituzione di una Società Vegetariana Italiana, con presidente Capitini e sede presso il suo Centro.

Capitini viene a sapere di Danilo Dolci. Gli scrive in novembre mentre fa a Trappeto (in Sicilia) il suo primo digiuno, "a oltranza", a causa della morte di una bambina per fame. Gli dice che non ha il diritto di morire prima di avere informato sufficientemente tutti, e lo prega di sospendere il digiuno. Diventano amici. Capitini fa conoscere a Dolci i suoi amici laici e le sue idee sull'apertura religiosa, la nonviolenza, il lavoro dal basso di educazione degli adulti e di sviluppo sociale. Di lui continuerà sempre a seguire il lavoro.

1953. Promosso da Capitini, si tiene a Perugia il primo Convegno Occidente-Oriente asiatico, che ha lo scopo di "mettere in rilievo quanto già esiste e quanto può essere ancora fatto come pensiero e come azione per stabilire un'unità nonviolenta tra l'Occidente e gli altri continenti". La relazione dì Capitini mostra come nel mondo attuale i problemi fondamentali siano ormai comuni e gli schieramenti siano fatti piú secondo ideologie che secondo a geografia. Chiarire le esigenze essenziali di oggi - dice Capitini - è trovare ciò che unisce l'Occidente e gli altri continenti: "il metodo non può essere che della nonviolenza, per non ripetere la passata storia di imperi, oppressioni, distruzioni".

Esce, presso l'editore Nistri Lischi di Pisa, un importante libro pedagogico di Capitini: Il fanciullo nella liberazione dell'uomo.

1954. Dal 16 al 18 aprile Capitini tiene a Perugia, insieme a Giovanni Pioli, un Seminario di lezioni e discussioni sul metodo di Gandhi. Esce a Jesi, a cura delle Edizioni del C.O.S. curato dal vecchio pacifista Edmondo Marcucci, l’opuscolo di Capitini intitolato Ci salviamo tutti. "Se noi osserviamo bene - incomincia - vediamo che il male dell'umanità, della società, della realtà, deriva da un fatto che dura da millenni, che è profondo in noi, e che bisogna combattere e sradicare con una nuova vita religiosa e sociale. Noi non abbiamo pensato e operato per tutti; questo è il fatto, questo è il male, e qui è la necessaria trasformazione".

1955. Esce a Pisa, per conto dell'editore Guanda, il libro di Capitini Religione aperta. Esso, che non è soltanto di impostazione teorica ma si presenta denso di impegni e possibilità pratiche, riunisce organicamente tutti i temi dell'esperienza capitiniana: quelli dell'apertura a tutti e alla realtà liberata, della morte, dell'amore, del peccato, della pena, di Dio, del dolore, della nonviolenza, del valore, dell'umanesimo, del socialismo.

1956. L'8 febbraio i cardinali della Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii, "rebus fidel et morum tutandis praepositi", condannano il libro di Capitini Religione aperta e ordinano che sia inserito in indicem librorum proibitorum. Il decreto esce proprio nel giorno anniversario della Conciliazione tra il Vaticano e il Governo fascista.

Capitini riceve il premio Salento di poesia per il suo Colloquio corale (Pisa, Pacini Mariotti, stesso anno).

Esce presso l'editore Parenti di Firenze-Milano il libretto Rivoluzione aperta, sulla nonviolenza e l'esperienza di Danilo Dolci.

Vince il concorso universitario di Pedagogia e ottiene la cattedra in una sede lontana e disagevole, Cagliari, dove insegnerà anche Filosofia Morale.

1957. Capitini pubblica presso Parenti il suo Discuto la religione di Pio XII. E' la sua risposta al decreto del Santo Ufficio che aveva messo all'indice Religione aperta. Il libro, che non è un esame né storico, né filosofico, né teologico, presenta osservazioni sulla religione di Pio XII desunte dalla lettura del suoi discorsi. "Ho voluto - dichiara Capitini - nell'introduzione cercare alcuni elementi essenziali della religione di Pio XII per vedere se tale religione potesse essere anche la mia; e la conclusione è del tutto negativa". Il punto centrale è che la religione di Pio XII subisce la logica del settarismo e della chiusura: "La religione che egli professa è fondata sul dividere le persone tra loro (...) la religione che professo io cerca di aggiungere quello che crede il bene, pagando il prezzo, lieve o grave, di questa aggiunta, che è fatta con animo aperto a tutti".

1958. Prendendo le mosse da due famosi processi al vescovo di Prato (questi aveva pubblicamente insultato come "concubini" i coniugi Bellandi di Prato, per aver contratto solo il matrimonio civile, e i processi si erano conclusi con l'assoluzione del vescovo e la condanna del Bellandi) che avevano, come si espresse la sentenza della Corte, "sprezzantemente ripudiato il sacramento del matrimonio"), Capitini il 27 ottobre invia una lettera all'arcivescovo di Perugia, chiedendo con essa di essere tolto dall'elenco del sudditi (in quanto battezzati) delle gerarchie ecclesiastiche. Il suo gesto, qualche mese dopo, sarà imitato da una cinquantina di persone.

1959. Capitini, insieme ad altri docenti universitari, promuove l’A.D.E.S.S.P.I. (Associazione per la difesa e lo sviluppo della scuola pubblica italiana) che ha lo scopo di difendere e promuovere nella sua progressiva attuazione il principio costituzionale dell'uguale diritto di tutti all'educazione; di promuovere il rinnovamento democratico della scuola nello spirito del laicismo contro l'invasione confessionale; di realizzare questi scopi stimolando e controllano l'attività legislativa e amministrativa. L'Associazione avrà degli anni di buona efficienza. Capitini è attivissimo come presidente di una delle cinque commissioni, quella per la riforma della scuola.

Esce presso Lacaita, Manduria (Taranto), il libro L'obiezione di coscienza in Italia.

1960. Capitini viene a conoscere don Milani. Dopo aver letto Esperienze pastorali, che definirà "il piú bel libro che un cattolico italiano abbia dato in questo secolo", e che è oggetto anche di un dibattito al C.O.R., cosí gli scrive: "Faccio acquistare il Suo libro, e piace a tutti. E' cosí fresco, vivo, sincero, schietto, che conferma nella certezza che ci sono persone ben orientate. lo vi ho trovato tante cose in cui convengo". Gli chiede anche un incontro.

Nell'estate, Capitini va a trovare don Milani. Si mostra pieno di ammirazione e di rispetto verso di lui, che pure manifesta grande stima per Capitini, anche se si diverte a punzecchiarlo per le sue stravaganze di vegetariano. Alla Scuola di Barbiana, Capitini, interrogato dai ragazzi, parla a lungo di nonviolenza, di obiezione di coscienza e degli altri suoi temi.

Dall’incontro nasce Il Giornale Scuola su idea di don Milani che Capitini pubblica per quattro numeri tra la fine del ’60 e l’inizio del ‘61

E' in questi incontri la radice dell'interesse di don Milani per l'obiezione di coscienza.

La prima marcia della pace del 19611961. In un momento di gravi tensioni internazionali, Capitini promuove e realizza, con il suo Centro di coordinamento per la nonviolenza e con aiuto di altre forze politiche della sinistra, la Marcia per la Pace e la Fratellanza del Popoli da Perugia ad Assisi, di 24 km. Lo scopo è di affermare la volontà che "la pace si prepara durante la pace" e di destare la consapevolezza del pericolo nella gente meno informata. La manifestazione, che si svolge il 24 settembre, ha enorme successo: secondo le stime del giornali piú favorevoli vi parteciparono dalle 10.000 alle 30.000 persone. L'esperienza è narrata e documentata da Capitini nel suo libro In cammino per la pace (Einaudi, Torino, 1962).

Le diverse forze presenti alla Marcia sentono il bisogno di continuare, anche per il dopo, la collaborazione nell'impegno per la pace. Sorge cosí, su iniziativa di Capitini, una federazione di associazioni e di persone, la Consulta Italiana per la Pace, alla cui presidenza viene nominato Capitini stesso. I nonviolenti, che pure vi partecipano, costituiscono una propria associazione autonoma: il Movimento Nonviolento per la Pace, con segretario Capitini.

Esce, presso l'editore Parenti, nella collana "Stato e Chiesa", diretta da Ernesto Rossi, il libro di Capitini Battezzati non credenti. In esso Capitini affronta il problema di quanti, battezzati subito dopo la nascita, non vogliono (perché non piú cattolici) sottostare alla condizione di sudditanza verso la Chiesa Romana che, secondo la dottrina della stessa Chiesa, è imposta loro inevitabilmente dal battesimo. Il libro riporta integralmente la lettera che Capitini inviò il 27 ottobre 1958 all'arcivescovo di Perugia e un'ampia documentazione sulla polemica che ne seguì.

1962. Il 26-27 maggio si tiene a Firenze il Convegno nazionale sui problemi del disarmo. Capitini vi svolge una relazione su "Disarmo e politica della nonviolenza".

1963. Dall'1 al 10 agosto, si tiene a Perugia, con l'intervento del dirigenti del Comitato dei Cento inglese, un Seminario sulle tecniche della nonviolenza.

1964. Capitini fonda la rivista Azione Nonviolenta, che diventa organo ufficiale del Movimento Nonviolento. Contemporaneamente fa uscire un altro giornale mensile Il potere è di tutti, che tratta temi connessi con il problema della democrazia diretta e il controllo dal basso delle istituzioni.

Laterza pubblica il libro di Capitini: L'educazione civica nella scuola e nella vita sociale.

1965. Capitini ottiene finalmente il trasferimento dalla lontana Cagliari all'università di Perugia, la sua città natale.

1966. In aprile si tiene a Roma il XII congresso della War Resisters' lnternational. Capitini vi svolge una relazione su "Internazionale della nonviolenza e rivoluzione permanente".

In due incontri (il 4-6 novembre e il 10-11 dicembre) si tiene a Perugia il primo congresso del Movimento Nonviolento per la Pace. Capitini introduce i lavori con una relazione sul tema "La nonviolenza nel quadro politico e sociale". In essa affronta il problema della crisi, all’interno degli Stati, del tentativi di rivoluzione politica e sociale condotti privilegiando il metodo della violenza da minoranze che presumono di trasformare la società con la semplice presa violenta del potere e mostra il posto che c'è per un "estremismo" piú profondo, quello della nonviolenza.

1967. In una visita a don Lorenzo Milani moribondo, Capitini gli chiede cosa possa fare. Don Milani manifesta il desiderio che si faccia pubblicità al libro Lettera ad una professoressa. Capìtini scrive subito una recensione perché don Milani possa ascoltarne la lettura, pochi giorni prima di morire, "come un colloquio fraterno su cosa a lui cara". La pubblica su Azione nonviolenta (giugno-luglio '67) con il titolo: "La scuola di Barbiana".

Capitini ottiene il Premio straordinario Viareggio per il suo libro La compresenza del morti e del viventi.

Escono i libri: Le tecniche della nonviolenza (Libreria Feltrinelli, Milano) e Educazione aperta (La Nuova Italia, Firenze).

1968. Il 28 luglio, su richiesta degli amici, scrive in venti punti una formulazione sintetica de Le ragioni della nonviolenza, che è quasi un manifesto della nonviolenza capitiniana.

Il 19 agosto, quasi presentendo la sua fine prossima, Capitini si preoccupa di stendere un sommario bilancio della sua esperienza esistenziale, di ciò che ha visto, scritto e fatto Attraverso due terzi del secolo. "Lo scritto - precisa a Calogero a cui l'affida per la pubblicazione - è necessariamente impostato sull'io, un bilancio per aiutare qualcuno a farlo".

Il 6 ottobre scrive l'ultima delle sue Lettere di religione (la 63a) intitolata "La forza preziosa del piccoli gruppi".

Il 19 ottobre muore per i postumi di un intervento chirurgico.

1969. Esce postumo, presso la Nuova Italia di Firenze, Il Potere di tutti. Esso contiene: Omnicrazia, l'ultima opera a cui Capitini si era dedicato nella primavera-estate del '68, e che tratta del tema del potere; gli scritti capitiniani usciti sul giornale "Il potere è di tutti" e la raccolta completa delle 63 Lettere di religione.

a cura di Matteo Soccio