LA NONVIOLENZA DI PADRE HARING

 

"… "Beati quelli che non usano violenza", oggi, per la prima volta nella storia, l’uomo ha in mano il potere di distruggere la terra.

Egli, con gli arsenali atomici, con l’incuria nei confronti dei beni della terra, con lo sperpero delle energie, con il disprezzo del problema ecologico, può usare una violenza estrema contro i doni che Dio gli ha dato.

Per questi motivi, oggi più che nel passato, si può apprezzare l’attualità del testo biblico che riporta le congratulazioni e le benedizioni riservate ai miti, ai nonviolenti, ai quali è garantita in eredità la terra.

Miti e nonviolenti, oggi, si sentono un po' sconfitti, specialmente dopo i tragici fatti nella ex Jugoslavia, e ripropongono quanto capitò qui in Germania, al tempo del nazismo.

lo non so se m'impegno a sufficienza per aiutarli a non perdere la speranza.

Non mi stanco di scrivere lettere, per incoraggiare soprattutto i miei ex alunni a lottare per la pace, a sforzarsi di creare piccoli gruppi di persone veramente convinte di dedicarsi totalmente alla nonviolenza.

E’ indispensabile credere nel miracolo che possono operare poche persone consacrate alla nonviolenza: esse possono trasformare il nemico in amico.

Nella ex Jugoslavia, i vescovi della Croazia e della Bosnia hanno fatto alcuni passi nella direzione giusta della nonviolenza; e anche fra gli ortodossi, serbi, qualche vescovo comincia a capire quale possa essere la via della pace.

Purtroppo, ci sono ancora troppe ferite morali: quella terra prima ha sofferto per l'invasione dei Turchi, poi gli efferati crimini dei nazisti e infine per il periodo del comunismo. Le memorie non sono " sanate ".

Se noi ci sforzeremo di guarire il ricordo del passato, non avremo mai la pace.

lo sono certo che, se noi " seminassimo " piccolissimi gruppi di persone nonviolente solidali gli uni con gli altri nelle diverse città della ex Jugoslavia, in un tempo ragionevole avremmo risultati sorprendenti.

Ricordo quando la Germania orientale era occupata dalla Russia comunista.

Allora circa il 2% della popolazíone aveva riunioni periodiche con lo scopo di diffondere l’idea della lotta nonviolenta.

lo incoraggiavo quei piccoli gruppi nonviolenti con le mie lettere e con i libri.

In varie parti del Paese essi erano presenti per garantire che la gente non si lasciasse coinvolgere in manifestazioni violente.

Grazie a loro fu possibile il miracolo della liberazione nonviolenta.

Se non avessero agito con una nonvíolenza studiata, meditata, sofferta, certamente non avrebbero raggiunto lo scopo che si erano prefisso.

Germania orientale, Polonia e Lituania, Lettonia, Ungheria... si sono liberate per l'opera di questi gruppi nonviolentí, che devono essere fatti conoscere come paradigma di ogni indipendenza, di ogni liberazione.

Riguardo a un fatto attuale, sta a noi pubblicizzare e sostenere prima che non sia troppo tardi la coraggiosa scelta del presidente del Kossovo, Rugova.

La resistenza nonviolenta degli Albanesi kossovari va aiutata attraverso campagne miranti a sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale; diversamente, dopo sette anni di resistenza, stanca delle angherie dei Serbi, la popolazione, disperata, potrà essere tentata di far ricorso alle armi.

Occorre prevenire, non disperarsi quando è troppo tardi!

Se, in ogni parte del mondo, l'l% della popolazione fosse consacrato alla nonviolenza ben formata e organizzata, si potrebbero superare almeno i conflitti più pericolosi.

Ogni persona nonviolenta, forte della convinzione che i " miti " impegnati per la giustizia e la pace possederanno la terra, vale più di mille persone che non riflettono e sono come banderuole mosse dal vento…"

Da HARING – Un’autobiografia a mo’ d’intervista, a cura di Valentino Salvoldi, Milano, Ed.Paoline, 1997, pp. 208-210