Il ‘900. I giovani e la memoria

PROGETTO DESTINATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SECONDARIE DI 2°GRADO
ANNO SCOLASTICO 1998/1999
LEGGE 440/97
CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE N° 411, 9 OTTOBRE 1998

LA
DICHIARAZIONE
UNIVERSALE
DEI
DIRITTI
DELL’UOMO

a cura del
Liceo Classico "Annibale Mariotti"

Dichiarazione dei Diritti Umani: Luigi Vittoria, Gabriele Petrillo, Simone Trottolini, Leonardo Burchielli
Martin Luther King: Rita Paoletti, Elena Tobia
M. K. Gandhi: Giada Murtas, Chiara Cetra, Eva Bertolini, Simona Bianconi, Beatrice Pomili
Aldo Capitini: Elena Galletti, Francesca Florio, Noemi Furiani, Luisa Cambiotti
Appendice A: Federica Patalacci

Classe Prima E
Insegnante coordinatrice: Paola Chiatti, docente di Storia e Filosofia

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE AMICI DI ALDO CAPITINI





Al sommario del sito











 

LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE
DEI DIRITTI DELL’UOMO

LA NASCITA

 

Contesto storico

Alla fine della I guerra mondiale circolava la fondata convinzione che nessuno stato poteva essere considerato il garante unico dei cittadini, e nonostante la Società delle Nazioni non potesse affrontare il problema dei diritti umani, tuttavia promulgò alcune norme per proteggere le minoranze. Però solo con la fine della II° Guerra Mondiale questa convinzione divenne un’esigenza molto sentita: infatti solo allora si venne a determinare sul piano psicologico e morale la consapevolezza dell’orrore della guerra, ingigantita anche dalle efferatezze compiute dal regime totalitario nazista e dalla scia di morte lasciata dalla guerra, che comprendeva 50 milioni di morti, di cui due terzi erano composti da civili, morti durante i bombardamenti o le incursioni. Si ebbe dunque a determinare l’esatta coscienza che la guerra avrebbe distrutto l’umanità. Da qui nacque l’esigenza di un radicale cambiamento, venne per cui concepito un grande disegno di pace che si concretizzò nella creazione dell’O.N.U.. L’obbiettivo di questa organizzazione enunciato esplicitamente è: "Salvare le generazioni future dal flagello della guerra ed impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli"

Essendosi così fatta più acuta l’esigenza della protezione internazionale dei diritti umani, nella Carta delle Nazioni Unite all’articolo 1 venne sancita solennemente la fede dei popoli "nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne, nelle nazioni grandi e piccole".

La Carta delle Nazioni Unite venne approvata il 26 giugno 1945. Successivamente l’O.N.U. nominò una Commissione per l’elaborazione di un documento internazionale in cui vennero definiti e sanciti i diritti e le libertà inalienabili dell’uomo. La Commissione presieduta dalla moglie del presidente Roosevelt impiegò tre anni ed alla fine, il 10 dicembre 1948, venne approvata dall’Assemblea Generale dell’O.N.U. la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

Finalmente dopo milioni di morti, crudeltà, genocidi avvenuti in ogni angolo della terra, veniva riconosciuto il rispetto della vita ed il rispetto di ogni persona umana e soprattutto maturò la convinzione che il rispetto della vita e della persona non poteva essere lasciato nelle sole mani delle comunità nazionali, ma doveva essere affidato alla comunità internazionale.

La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo venne approvata all’unanimità e si compone di un preambolo e di trenta articoli.

La nascita della Dichiarazione

Già dalla fine della I° Guerra Mondiale circolava la fondata convinzione che nessuno Stato poteva essere considerato il garante unico per i diritti dei suoi cittadini; tuttavia la Società delle Nazioni non poteva, a causa della sua fragilità, affrontare questo problema, si limitò solo a promulgare alcune norme per la protezione delle minoranze etniche. L’orrore dell’Olocausto pesava però come un macigno sulla coscienza di molti, così dopo la creazione di un più solido organismo internazionale, l’O.N.U. appunto, si dettarono subito norme per la protezione internazionale dei diritti umani. Così nella Carta delle Nazioni Unite venne sancita solennemente all’art. 1 la fede dei popoli "nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle Nazioni grandi e piccole". Questo documento venne approvato il 26 giugno 1945, Successivamente l’O.N.U. nominò una commissione per l’elaborazione di un documento internazionale in cui venissero definiti e sanciti i diritti e le libertà inalienabili dell’uomo. La commissione ci impiegò tre anni ed alla fine il 10 dicembre 1948 venne approvato dall’O.N.U. la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Finalmente dopo molti milioni di morti, crudeltà, genocidi avvenuti in ogni angolo della terra, veniva riconosciuto il rispetto della vita e della persona umana e soprattutto si stabiliva che il rispetto della vita e della persona non poteva essere lasciato nelle sole mani delle comunità nazionali ma doveva essere affidato anche alla comunità internazionale.

Valore programmatico della Dichiarazione

Il suo valore programmatico deriva dall’essere stata approvata da un organismo di diritto internazionale a cui aderiscono la maggior parte degli Stati dei cinque continenti, Stati che presentano una variegata caratterizzazione di regimi politici. La sua importanza risiede quindi nel riconoscimento e nella tutela di alcuni diritti fondamentali da parte di questa grande varietà di Stati e soprattutto di regimi politici. Ne deriva così, come esplicitato nel Preambolo, che la Dichiarazione è "un ideale comune che deve essere raggiunto da tutti i Popoli e da tutte le Nazioni". Il suo difetto risiede nel limitato valore giuridico, infatti spetta solo al singolo Stato decidere se attuarla o meno. Se anche uno Stato membro non la riconosce o viola qualche diritto, l’O.N.U. non ha alcun potere o sanzione da applicare, se non questo monito:

"Il disconoscimento ed il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno portato ad una serie di atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità" ed inoltre "Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo"