MARTIN
LUTHER KING
La vita
Biografia e nascita del movimento non-violento
Martin Luter King nacque
ad Atlanta in Georgia, il 15 gennaio 1929 e fu
assassinato a Memphis, nel Tennessee, il 4 aprile
1968.Figlio di un pastore battista crebbe in un ambiente
agiato. Sua moglie, Coretta Scott, era dellAlabama,
e si erano incontrati nel 1953 a Boston, quando lui si
stava addottorando in teologia alluniversità di
Boston e lei studiava musica al conservatorio della Nuova
Inghilterra. Sera proposto di studiare medicina o
legge, ma aveva prevalso la tradizione familiare: tanto
suo padre quanto suo nonno materno erano predicatori
"battisti", la setta protestante più diffusa
in America, che professa il Battesimo per immersione e lo
impartisce a quelli che già dichiarano di credere. Setta
dai riti assai semplici ha attratto molti poveri e i neri
; alla base della religiosità dei neri stanno anche le
proibizioni imposte a molti schiavi contro la lettura del
Vangelo o comunque ladesione ad una dottrina che
affermava luguaglianza di tutti i figli di Dio il
che aveva restituito al Cristianesimo loriginale
spinta rivoluzionaria .Martin Luter King entrò nel
Morehouse College di Atlanta ammessovi con un programma
per studenti intelligenti, e si licenziò nel 1948 per
passare al seminario teologico di Chester, in
Pennsylvania, dove nel 1951 si diplomava
"baccelliere" in teologia .Fu proprio
alluniversità quando aveva 21 anni che scoprì
lopera e il pensiero del Mahatma Gandhi . Le azioni
che guidava erano multiformi : scioperi generali,
boicottaggi, manifestazioni, marce . Le sue idee
divennero per King il nucleo della sua filosofia di
protesta non violenta, egli infatti soleva dire :
"Cristo ha fornito lo spirito, Gandhi ci ha
dimostrato come utilizzarlo" .Nel 1954 accettò la
nomina di pastore di una chiesa battista Montgomery
nellAlabama . In quello stesso anno, la Corte
Suprema degli Stati Uniti decretò illegittima la
segregazione razziale nelle scuole statali e, in attesa
di quella decisione, la segregazione venne sfidata in
tutti i luoghi pubblici degli stati del sud . Nel 1955,
quando il conducente di un autobus ordina ad alcuni neri
di cedere il proprio posto a passeggeri bianchi, Rosa
Parks, donna di colore si rifiuta di obbedire . Perciò
la donna fu immediatamente arrestata per violazione di
leggi cittadine di segregazione . Ma che cosa si poteva
fare contro la quotidiana oppressione del razzismo
?Possibile che lunico mezzo a disposizione dei neri
per modificare le leggi e scuotere la coscienza dei
bianchi sia la violenza ?
Dallinizio del
secolo avvenivano disordini razziali senza risultato. Si
formò quindi unassociazione di neri che decise di
boicottare gli autobus e ne fu nominato capo M.L. King .
Essi hanno scelto la non -
violenza e ne applicano i metodi; il boicottaggio cioè
la non cooperazione con un sistema ritenuto malvagio e
lamore verso i nemici, laccettazione dei
torti subiti senza desiderare la vendetta .Gli uomini di
colore fornivano alla società degli autobus il 70% delle
entrate perciò ben presto la Montgomery City Lines fu in
difficoltà . Nel corso della protesta durata 381 giorni
King fu arrestato e imprigionato e fu minacciato di morte
più volte .Il 13 novembre la Corte Suprema degli Stati
Uniti dichiarò incostituzionali le leggi dello stato
dellAlabama che esigevano la segregazione sugli
autobus . Nel 1957, 60 capi neri crearono la SCLC (
Southern Christian Leadership Conference) che prende
posizione a favore della non - violenza e King ne viene
eletto presidente.
Recatosi in India nel
1959, egli comprese più chiaramente il principio della
persuasione non violenta sostenuto da Gandhi, che King
era deciso ad utilizzare quale principale strumento di
protesta sociale .Lanno seguente rinunciò al suo
incarico a Montgomery per diventare pastore della chiesa
battista di Ebenezer, ad Atlanta, ciò che gli permise di
dedicarsi più attivamente alla direzione del nascente
movimento per i diritti civili . In quello stesso periodo
la leadership nera stava subendo una profonda
trasformazione e chiedeva il cambiamento con ogni mezzo
possibile. Emersero nuovi movimenti come i Black Muslins
di Malcom X e il Black Power
portatori di diverse
ideologie e metodi di lotta. Nel 1963 M.L King condusse
unintensa campagna per i diritti umani, a
Birmingham in Alabama, e altre in tutto il sud, che aveva
come obbiettivi liscrizione dei neri nelle liste
elettorali, labolizione della segregazione
razziale, il miglioramento della qualità
dellistruzione e degli alloggi. Durante queste
dimostrazioni non violente il leader fu arrestato più
volte.
Il 28 agosto 1963 guidò
la storica marcia su Washington e pronunciò il famoso
discorso che iniziava con le parole: " I have a
dream " (ho un sogno). Nel 1964 fu insignito del
premio Nobel per la pace e il 4 aprile 1968 fu
assassinato a Memphis nel Tennesee.
Lincoln, concedendo nel
1863 la libertà ai neri, non accordò loro il diritto di
voto. In seguito la loro iscrizione nelle liste
elettorali fu condizionata da norme limitative. Dunque è
come se i neri dal punto di vista politico non
esistessero. La loro situazione nella società americana
si aggravò ulteriormente nel 1896 quando la Corte
Suprema riconobbe il principio "separati ma
uguali" che di fatto legalizzava la segregazione.
Per il non violento la
ricerca della verità nella vita quotidiana sociale e
politica è anche una strada verso la conoscenza di Dio.
I mezzi utilizzati quindi
non possono trovarsi in contraddizione con il fine
perseguito. Questo fine è la verità: una verità divina
nascosta dalla violenza degli uomini e dalle loro leggi
ingiuste; sarebbe quindi un controsenso, servirsi di
unaltra violenza per liberarla. Non ci si serve del
male per guarire il male! Lazione deve anche
cercare di raggiungere la coscienza altrui. Il non
violento crede che neanche in coloro che opprimono
rimanga un po di coscienza morale intatta, una
parte di libertà, disponibile alla conversione un senso
di giustizia che non si può annullare del tutto. Il non
violento crede soprattutto alla forza dellamore e
la utilizza. Egli spera di risvegliare la coscienza del
suo avversario accettando volontariamente il rischio di
subire maltrattamenti, la prigione, perfino la morte. Il
suo rifiuto di usare la violenza non è vigliaccheria né
impotenza. E una scelta e un rischio. La scelta
dellamore attivo il cui fine ultimo è la
riconciliazione con il nemico.
LE TAPPE DELLA SUA LOTTA
La nostra lotta
1956
Le chiese degli africani
dAmerica incominciarono a partecipare alla vita
pubblica tra gli anni 40 e 50, in ogni parte
degli Stati Uniti, ma in particolar modo negli stati del
Sud. Spesso queste chiese strinsero alleanze sia formali
sia informali con organizzazioni come la National
Association for the Advancement of Coloured People
(NAACP) e la National Urban League (NUL) per opporsi a
Jim Crow. Per esempio, il reverendo Oliver Brown, pastore
della chiesa episcopale metodista nera di St. Catherine,
diede alla figlia il permesso di procedere nella causa
Brown contro il Provveditorato allIstruzione di
Topeka, nel Kansas, che portò alla storica sentenza
della Corte Suprema del 17 maggio 1954.
La comunità ecclesiale,
comunque, non era tanto allorigine di
trasformazioni, quanto piuttosto dava spesso sostegno a
situazioni di crisi che si erano generate altrove, il I°
dicembre 1955, la signora Rosa Parks, una sarta di
quarantadue anni, rifiutò di cedere il proprio posto su
un autobus di linea a un uomo bianco il quale, per la
legge dellAlabama, poteva averne diritto. Il
conducente chiamò la polizia che arrestò immediatamente
la signora Parks, una ben nota attivista della comunità.
Quattro giorni più tardi, il 5 dicembre, i neri
dAmerica diedero inizio ad un boicottaggio degli
autobus dopo un comizio tenuto la sera precedente. La
comunità nera elesse allunanimità il reverendo
Martin Luther King Jr a primo presidente della Montgomery
Improvement Association, Alabama. Questa organizzazione
non violenta segnò una nuova alleanza tra istituzioni di
neri come, ad esempio, le chiese, le organizzazioni, le
associazioni professionali di insegnanti e medici, con la
protesta di massa. Una forte fede nella necessità di
acquisire consapevolezza e di assumere responsabilità
nei confronti della società era penetrata ben dentro una
nuova generazione di leader ecclesiali che avevano
cercato di sposare le loro convinzioni religiose con il
bisogno di costringere a un cambiamento le varie forme di
ipocrisia della vita pubblica americana. Molti erano
stati i precursori in questopera. Lo stesso Martin
Luther King disse di aver imparato molto dai precedenti
oppositori non violenti, quali il reverendo Theodore J.
Jemison di Baton Rouge, nella Louisiana, che fin dal 1953
aveva organizzato un fortunato boicottaggio contro il
sistema dei trasporti pubblici della città, e dai
tentativi del reverendo Vernon Johns, che aveva preceduto
Martin Luther King quale pastore della Dexter Avenue
Baptist Church di Montgomery.
Dopo che la comunità
afro-americana di Montgomery, in Alabama, aveva scelto di
andare a piedi per più di undici mesi, piuttosto che
utilizzare gli autobus, la Corte Suprema degli Stati
Uniti aveva confermato una decisione, presa da un
tribunale minore, di dichiarare incostituzionali le leggi
segregazioniste dellAlabama che prescrivevano la
separazione razziale sugli autobus. Ci volle un altro
mese per costringere le autorità statali e locali a
rispettare linterpretazione della legge della Corte
Suprema. La segregazione razziale sugli autobus fu
finalmente abolita il 21 dicembre 1956.
Affrontare la sfida di
una nuova era
1957
I dolori del parto del
"Movimento per la Libertà", come veniva spesso
chiamato dai contemporanei il Movimento per i Diritti
Civili, risuonano nella versione del discorso di Martin
Luther King pronunciato a Montgomery, in Alabama, nel
dicembre 1956. La National Association for the
Advancement of Coloured People (NAACP) e la Montgomery
Improvement Association (MIA) avevano avuto successo nel
convincere la Corte Suprema a cancellare le leggi
segregazioniste dellAlabama per ciò che riguardava
i trasporti pubblici. Come leader della MIA, M. L. King
cercò di chiarire le implicazioni di questo nella sua
comprensiva interpretazione delle possibilità
filosofiche dellazione diretta non violenta. King
aveva compreso, tuttavia, che le parole non erano
sufficienti. Mise immediatamente a frutto i suoi estesi
contatti allinterno della comunità religiosa, in
particolare quelli con la grande National Baptist
Convention, USA, per organizzare una Southern Christian
Leadership Conference. Collocò le opportunità di questo
nuovo movimento di massa nel contesto della caduta del
colonialismo occidentale. Si servì dei risultati della
MIA per illustrare la sua convinzione che lazione
diretta non violenta era il mezzo più morale che gli
oppressi avevano a loro disposizione per raggiungere
lautodeterminazione.
Ma allinterno della
nazione cerano forze reazionarie che resistevano ad
ogni sforzo di conseguire la giustizia razziale. I
razzisti bianchi usarono la dinamite il 9 settembre 1957
per distruggere la nuova Scuola Elementare di Hattie
Cotton a Nashville, nel Tennessee, che aveva permesso ad
un bambino nero di iscriversi. Ironicamente, quello
stesso giorno, il Congresso approvò la prima legge per i
diritti civili dal 1875. Questa legge costituiva la
Commissione per i Diritti Civili degli Stati Uniti e la
Divisione per i Diritti Civili del Dipartimento di
Giustizia. Nel frattempo lopposizione si levò
contro la sentenza del 1954 della Corte Suprema che
ingiungeva di abolire la segregazione nel sistema
scolastico americano "con tutta la celerità
necessaria". Il 24 settembre il presidente Dwight
Eisenhower si servì della televisione e della radio per
annunciare che aveva ordinato alle truppe federali di
scortare nove bambini neri della Central High School di
Little Rock, in Arkansas.
Nonostante questi tragici
eventi, M. L. King, cercava la speranza. Sosteneva che il
movimento nero per la libertà trovava movimenti
paralleli internazionali laddove il colonialismo europeo
cercava di conservare la sua debole autorità.
Il 6 marzo 1957 la nazione
africana del Ghana ottenne lindipendenza dal
dominio coloniale britannico. Nel primo discorso di M. L.
King alla nazione, che fu pronunciato prima del
Pellegrinaggio della Preghiera del 17 maggio, affermò
che questi progressi erano opera della Provvidenza
divina: "Proclamiamo con orgoglio che i tre quarti
dei popoli della terra sono di colore. Abbiamo il
privilegio, nella nostra generazione, di osservare lo
svolgersi del grande dramma della libertà e
dellindipendenza in Asia e in Africa. Tutte queste
cose sono in linea con levidente opera della
Provvidenza".
La forza della non
violenza
1958
M. L. King pronunciò il
discorso, in risposta allinvito da parte
dellAssociazione dei Giovani Cristiani (YMCA) e
della Associazione delle Giovani Cristiane (YWCA),
allUniversità della California, a Berkeli. Sebbene
avesse parlato il 4 giugno 1957, di fronte a una grande e
attenta folla di studenti, questo stralcio non venne
pubblicato che circa un anno dopo. Ma la sua apparizione
fu tempestiva. Ancora una volta, M. L. King affermava la
sua fede nellazione diretta non violenta,
nonostante la perplessità che alcuni dei suoi seguaci
avevano sulla sua efficacia. Si sarebbe dimostrata
abbastanza forte da resistere alla violenza della
supremazia bianca? O gli eventi avrebbero costretto il
presidente Eisenhower ad intervenire così come fece a
Little Rock?
Qualcuno emise un sospiro
di sollievo quando il presidente allontanò le truppe
federali della Guardia Nazionale dalla Little Rocks
Central High School l8 maggio 1958. La comunità
dei neri dAmerica si fece ancora più fiduciosa
nelle conseguenze positive della non violenza quando
Ernest Green, uno dei nove studenti scortati alla Central
High School lanno precedente, si diplomò alla
Central il 27 maggio, unico nero su un totale di 600
studenti. Il forte richiamo che lazione diretta non
violenta aveva tra alcuni giovani neri fu evidente il 19
agosto, quando alcuni membri della sezione giovanile
della National Association for the Advancement of
Coloured People (NAACP) organizzarono diversi sit-in nei
ristoranti di Oklahoma City.
Una delle più grandi
delusioni di M. L. King e del suo sforzo di promuovere la
non violenza, si verificò anchessa nel 1958, il 20
settembre. Una donna nera gli chiese: "Sei tu Martin
Luther King?" mentre stava firmando copie del suo
libro Stride Tower Freedom. Quando egli rispose di
si, lei lo accoltellò al petto. Il coltello gli si
fermò vicinissimo allaorta. Come ricordò nel suo
ultimo discorso pubblico qualche anno più tardi,
"Ho visto la Terra Promessa", egli non sarebbe
riuscito a portare a compimento la maturazione di una
grande rivoluzione sociale se avesse starnutito mentre il
coltello si trovava così vicino allarteria vitale
del suo cuore.
Il mio viaggio nella
terra di Gandhi
1959
M. L. King aveva
conoscenza della filosofia della non violenza da quando
era studente del Morehouse College di Atlanta. E. Mays,
rettore del Morehouse, e il reverendo Howard Thurman,
decano della Chiesa della scuola e professore di
religione al Morehouse, avevano entrambi fatto visita al
Mahatma Gandhi verso la fine degli anni 30.
Entrambi questi grandi leader religiosi ed educatori
ebbero un ruolo fondamentale nello stimolare la
discussione sulla possibilità di impiegare mezzi morali
per raggiungere fini morali. La leadership di
Gandhi nella resistenza al dominio britannico in India
tramite il ricorso alla non violenza aveva fatto di lui
un eroe per molti progressisti che operavano nei campus
universitari americani. M. L. King era ben consapevole
dei successi di Gandhi. Era stata solo una coincidenza
che, allora diciottenne, fosso ordinato ministro alla
Ebenezer Baptist Church di Atlanta? Non conosceremo forse
mai la risposta a questa domanda. Ma sappiamo che nel
mese di settembre del 1948 due sostenitori
dellazione diretta non violenta, Abraham J. Muste,
capo dellorganizzazione Fellowship of Reconcilation
(Fratellanza di Riconciliazione) e il reverendo Mordecai
Johnson, rettore della Howard University, tennero
discorsi sulla vita e sugli insegnamenti del Mahatma
Gandhi al Crozer Theological Seminary, di Chester, in
Pennsylvania. M. L. King si era appena iscritto a
questimportante seminario battista in vista della
sua laurea in teologia. Qui King incominciò a studiare
Gandhi a fondo. Ma non era molto convinto di quanto la
non violenza avrebbe potuto ottenere contro la violenza
dei razzisti bianchi negli Stati Uniti.
Durante la campagna di
Montgomery nel 1956, il reverendo Glen Smiley e Bayard
Rustin, entrambi rappresentanti della Fellowship of
Reconcilation, convinsero M. L. King a fare
dellazione diretta non violenta il centro
filosofico del movimento di Montgomery. E questa
filosofia divenne la roccia su cui poggiò la SCLCL alla
sua fondazione, nel 1957.
Tra il 2 febbraio e il 10
marzo 1959, M. L. King e sua moglie visitarono
lIndia con Lawrence D. Reddick, un professore di
storia nero della Alabama State University di Montgomery,
per studiare la filosofia di Gandhi e le tecniche della
non violenza. Furono ospiti del Primo Ministro Indiano
Jawaharlal Nehru, uno dei discepoli di Gandhi.
Pellegrinaggio verso la
non violenza
1960
M. L. King celebrò il suo
trentunesimo compleanno il 15 gennaio 1960. Alcuni giorni
più tardi, lui e la sua famiglia si trasferirono ad
Atlanta, in Georgia, per dare più ampio respiro alle sue
funzioni come presidente della SCLC. Assunse anche la
corresponsabilità della attività pastorale della
Ebenezer Baptist Church di Atlanta.
M. L. King e Coretta King
avevano traslocato nella nuova casa appena prima che il
Movimento per la Libertà entrasse in una nuova e più
radicale fase chiamata "Movimento del sit-in".
I sit-in erano un tentativo di attaccare le leggi e i
costumi che proibivano ai neri dAmerica di mangiare
in tavole calde o ristoranti insieme con i bianchi. In
questo tipo di resistenza non violenta, gruppi di
avventori neri si sedevano semplicemente in quei locali
nei quali, a causa della loro razza, non avrebbero potuto
farlo. Questa fase del Movimento per i Diritti Civili fu
condotta soprattutto dagli studenti neri. Il 1°
febbraio, quattro studenti del North Carolina A&T
College di Greensboro, incominciarono un sit-in in un
negozio locale "five and dime". Prima del 10
febbraio, questo movimento si era esteso tra gli studenti
di quindici città di almeno cinque stati del Sud. Il 23
febbraio, durante uno di questi sit-in, scoppiò a
Chattanooga, nel Tennessee, uno scontro razziale. Il 27
febbraio furono arrestati cento studenti a Nashville, nel
Tennessee.
Il 1° marzo almeno un
migliaio di studenti marciò verso lAlabama State
Capitol Building di Montgomery. Il giorno dopo il
Provveditorato agli Studi dellAlabama espulse nove
studenti che avevano partecipato alla dimostrazione.
Questi "educatori" non incoraggiavano la
discussione intellettuale. La discussione, sia
sullintegrazione sia sulla non violenza, non era
riuscita a penetrare molto nellambiente scolastico
superiore del paese, mentre circolava ampiamente negli
ambienti degli studi teologici.
Io ho un sogno
1963
Il 1963 fu il centenario
della firma del Proclama sullEmancipazione. Fu un
anno davvero portentoso per la storia americana e per la
vita di Martin Luther King.
Nonostante
lopposizione dei governatori dellAlabama e
del Mississippi, il presidente degli Stati Uniti, John F.
Kennedy, autorizzò gli sceriffi federali a scortare
alcuni studenti neri che intendevano iscriversi
allUniversità del Mississippi e
allUniversità dellAlabama. "Bull"
Connor, capo della polizia di Birmingham, Alabama,
ordinò ai suoi uomini di aprire gli idranti e di
liberare i cani contro i giovani dimostranti; mentre le
telecamere coglievano questorribile scena, la
nazione guarda a incredula e indignata. Medgar Evers,
segretario della NAACP di Jackson, Mississippi, un uomo
di trentasette anni, fu assassinato sulla veranda di casa
sue il 12 giugno. Seguirono disordini per lintera
estate. Il paese si trovò sullorlo di una guerra
civile. Si sentiva il bisogno di un profeta che sapesse
vedere chiaro attraverso il fumo della polvere da sparo e
delle bombe.
Martin Luther King, che
pubblicava Why We Cant Wait proprio in
questo periodo, fu il profeta di quellora. Sebbene
molte delle frasi e dei temi che compaiono in "Io ho
un sogno" siano stati spesso ripetuti dallo stesso
King, questo è il discorso più conosciuto e più spesso
citato. Lo pronunciò davanti al Lincoln Memorial il 28
agosto 1963, come momento centrale della marcia su
Washington per i diritti civili. Le telecamere permisero
allintero paese di udire e vedere questa sua
implorazione di giustizia e libertà. Sua moglie, Coretta
King, una volta disse queste parole: "In quel
momento sembrava che fosse apparso il Regno di Dio. Ma fu
solo per un momento".
"Sono felice di
unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la
più grande dimostrazione per la libertà nella storia
del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla
cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama
sullEmancipazione. QqqqqqqqQ Questo fondamentale
decreto venne come un grande faro di speranza per milioni
di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco
dellavida ingiustizia. Venne come unalba
radiosa a porre termine alla lunga notte della
cattività.
Ma cento anni dopo, il
negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del
negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della
segregazione e dalle catene della discriminazione; cento
anni dopo, il negro ancora vive su unisola di
povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità
materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai
margini della società americana e si trova esiliato
nella sua stessa terra.
Per questo siamo venuti
qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione
vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale
del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti
della repubblica scrissero le sublimi parole della
Costituzione e la Dichiarazione dIndipendenza,
firmarono un "pagherò" del quale ogni
americano sarebbe diventato erede. Questo
"pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si,
i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei
principi inalienabili della vita, della libertà e del
perseguimento della felicità.
E ovvio, oggi, che
lAmerica è venuta meno a questo
"pagherò" per ciò che riguarda i suoi
cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro
obbligo, lAmerica ha consegnato ai negri un assegno
fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase:
"fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di
credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau
delle opportunità offerte da questo paese. E quindi
siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che
ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e
della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in
questo santuario per ricordare allAmerica
lurgenza appassionata delladesso. Questo non
è il momento in cui ci si possa permettere che le cose
si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del
gradualismo. Questo è il momento di realizzare le
promesse della democrazia; questo è il momento di
levarsi dalloscura e desolata valle della
segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo
è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie
mobili dellingiustizia razziale alla solida roccia
della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la
giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per
questa nazione se non valutasse appieno lurgenza
del momento. Questa estate soffocante della legittima
impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà
stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed
uguaglianza.
Il
millenovecentosessantatrè non è una fine, ma un inizio.
E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di
sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno
appagati, avranno un rude risveglio, se il paese
riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.
Non ci sarà in America
né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non
saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini
della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta
della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il
giorno luminoso della giustizia.
Ma cè qualcosa che
debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida
soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo
nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo
macchiarci di azioni ingiuste.
Cerchiamo di non
soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa
dellodio e del risentimento. Dovremo per sempre
condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e
della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra
protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo
continuamente elevarci alle maestose vette di chi
risponde alla forza fisica con la forza dellanima.
Questa meravigliosa nuova
militanza che ha interessato la comunità negra non
dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la
comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli
bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono
giunti a capire che il loro destino è legato col nostro
destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è
inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa
offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le
mura fortificate dellingiustizia, dovrà essere
combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo
camminare da soli.
E mentre avanziamo,
dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non
possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a
coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi
riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti
finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a
cui viene sottoposto dalla polizia.
Non potremo mai essere
soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica
del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel
sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo
essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali
davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a
un ghetto più grande.
Non potremo mai essere
soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della
loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai
bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché
i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di
New York crederanno di non avere nulla per cui votare.
No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché
la giustizia non scorrerà come lacqua e il diritto
come un fiume possente.
Non ha dimenticato che
alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e
tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti
dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono
venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha
lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e
intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia.
Siete voi i veterani della sofferenza creativa.
Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza
immeritata è redentrice.
Ritornate nel Mississippi;
ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina;
ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate
ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord,
sapendo che in qualche modo questa situazione può
cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella
valle della disperazione.
E perciò, amici miei, vi
dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di
oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno.
E un sogno profondamente radicato nel sogno
americano, che un giorno questa nazione si leverà in
piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue
convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che
tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un
sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i
figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di
coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere
insieme al tavolo della fratellanza.
Io ha davanti a me un
sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi,
uno stato colmo dellarroganza
dellingiustizia, colmo dellarroganza
delloppressione, si trasformerà in unoasi di
libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un
sogno che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno
in una nazione nella quale non saranno giudicati per il
colore della loro pelle, ma per le qualità del loro
carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un
sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni
collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri
saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la
gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere
viventi, insieme, la vedranno. E questa la nostra
speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio
verso il Sud.
Con questa fede saremo in
grado di strappare alla montagna della disperazione una
pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di
trasformare le stridenti discordie della nostra nazione
in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in
grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare
insieme, di andare insieme in carcere, di difendere
insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.
Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio
sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te,
dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove
morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da
ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se
lAmerica vuole essere una grande nazione possa
questo accadere.
Risuoni quindi la libertà
dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli
alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle
Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai
dolci pendii della California.
Ma no soltanto.
Risuoni la libertà dalla
Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla
Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da
ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice
risuoni la libertà.
E quando lasciamo
risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare
da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da
ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i
figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici
e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le
parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente,
liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi
finalmente"."
La non violenza:
lunica via verso la libertà
1966
Il 4 maggio 1966 ben oltre
lottanta per cento dei neri dAmerica
registrati nello stato dellAlabama votò alle
primarie democratiche di quello stato. Questo fu un
chiaro segnale che il movimento verso luguaglianza
politica si stava agganciando alla richiesta di
uguaglianza sociale, ma cerano neri che non
credevano nel concetto dellintegrazione. Molti
erano diventati cinici riguardo a qualsiasi possibilità
di ricevere giustizia dalla maggioranza bianca.
Ritornarono ad abbracciare
la vecchia idea dellautodeterminazione dei neri che
era stata sposata da nazionalisti come il vescovo Henry
NcNeal Turner (1834-1915) della African Methodist
Episcopal Church e successivamente da Marcus Garvey
(1887-1940) e dalla sua Universal Negro Improvement
Association.
L"elezione"
di Stokely Carmichael alla presidenza dello Student
Non-Violent Coordinating Committee il 16 maggio 1966, e
la sua enunciazione militante del principio e dello
slogan "Black Power!", potere ai neri!, segnò
il ritorno a questa vecchia idea. In mezzo a disordini
urbani, ad una nuova ondata di stridente bellicosità tra
i neri dAmerica, ad unaspra competizione per
ottenere fondi e peso politico ad opera di altre
organizzazioni per i diritti civili, e in mezzo ai segni
evidenti che lattenzione del paese veniva distratta
dal Movimento per i Diritti Civili, M. L. King e i suoi
collaboratori difesero le posizioni della Southern
Christian Leadership Conference in un articolo su
"ebony". Essi sostenevano che la resistenza non
violenta era la sola strategia efficace di cambiamento
sociale che i neri avessero a loro disposizione.
Lanno 1966 ha
portato la prima pubblica sfida alla filosofia e alla
strategia della non violenza dallinterno stesso del
movimento per i diritti civili. Dai nostri amici e
fratelli sono risuonate le parole autodifesa e Potere
Nero. Contemporaneamente sono scoppiati disordini in
varie città importanti. Inevitabilmente si è stabilito
un legame tra questi due fenomeni, anche se la leadership
del movimento ha continuato a negare che ci fosse alcuna
implicazione di violenza nel concetto di Potere nero.
La stampa nazionale ha
salutato questi incidenti come lestinguersi della
fiducia dei negri nella non violenza come strumento per
conseguire la libertà, sono apparsi articoli dai titoli
"Come vendicarsi dei bianchi" e "E
necessario che i negri rispondano colpo si colpo?" e
si è avuta limpressione che sia allopera un
serio movimento che intende guidare i negri verso la
libertà attraverso luso della violenza.
In effetti si è parlato
molto di violenza. Sono state le stesse parole che
abbiamo udito ai margini del movimento non violento in
questi ultimi dieci anni. Si è trattato di parole
pronunciate da uomini spaventati, che dicevano che non
intendevano unirsi al movimento non violento perché non
sarebbero rimasti non violenti in caso di provocazione.
Il clima è cambiato ed è diventato assai comune parlare
di violenza, ma nonostante tutto questo parlare non si
registrano casi di violenza effettiva. Un giornalista ha
fatto notare in un recente articolo sul "New
Yorker" che il fatto stesso che siano ancora vivi
Beckwith, Price, Rainey e Collie Leroy Wilkins è chiara
testimonianza che i negri sono rimasti non violenti. E se
questo non fosse abbastanza, un semplice sguardo alle
statistiche delle vittime dei recenti disordini dimostra
che la grande maggioranza degli uccisi sono negri. Con il
gran parlare che si fa dei cecchini per le strade di Los
Angeles, non si registra una sola vittima. Il giovane
studente bianco folle dellUniversità del Texas
dimostra il danno che può provocare un cecchino quando
fa sul serio. Infatti questo giovane ha ucciso da solo
più persone in un solo giorno di quante ne abbiano
uccise i negri in tutti gli scontri avvenuti in tutte le
città, a partire da disordini di Harlem nel 1964. Questo
fatto dovrebbe sollevare un serio interrogativo circa
lintenzione dei negri di essere violenti, perché
non cè dubbio che abbiamo molti reduci dei nostri
ghetti, e una percentuale non piccola di quelli che sono
emigrati dal Sud ha dimostrato una discreta capacità di
dare la caccia a scoiattoli e a conigli.
Posso solo concludere che
i negri, negli stessi momenti di più forte
aggressività, non pensano a uccidere i bianchi per
guadagnarsi la libertà. Ciò non vuol dire che i negri
siano dei santi che aborriscono la violenza. Purtroppo,
unocchiata agli ospedali di una qualunque comunità
negra in una sera di sabato vi farà rendere
dolorosamente conto di quanta violenza esista
allinterno della comunità stessa. Centinaia di
vittime di sparatorie e di accoltellamenti sono allineate
nei reparti di emergenza, ma raramente, per non dire mai,
sono i bianchi ad essere vittima dellostilità
negra.
Ho parlato con molti che
abitano nei ghetti del Nord e che si infervorano quando
parlano della necessità di ricorrere alla violenza. Ma
non ne ho visto nemmeno uno in mezzo alle folle che sono
sollevate a Chicago. Ho ascoltato i predicatori agli
angoli delle strade di Harlem e nel Washington Park di
Chicago, ma a dispetto dellaggressività predicata
e dellodio di cui si facevano sostenitori, nemmeno
uno di loro è riuscito a mettere in moto una ribellione.
Finora, soltanto la polizia, a causa della sua paura e
dei suoi pregiudizi, è riuscita ad incitare alla
ribellione la nostra gente. E una volta che la ribellione
era iniziata, soltanto la Polizia o la Guardia Nazionale,
è stata in grado di porvi fine. Tutto ciò dimostra che
queste nostre esplosioni di violenza non altro che
manifestazioni di rabbia non programmata, non
controllabile, provocata da povertà, umiliazione,
oppressione e sfruttamento incancreniti. Non si dà, in
America, la violenza come strategia di cambiamento
sociale. Tutto questo baccano e tutta questa collera non
sono che gesticolazione da codardo che dice tante parole
di sfida, ma che non sfociano nellazione e non
hanno significato.
Io credo fermamente che,
per ragioni pratiche oltre che morali, la non violenza
offra la sola via verso la libertà del mio popolo. In un
guerreggiare cruento, si deve essere pronti ad affrontare
la spietatezza del fatto che le vittime saranno migliaia.
Nel Vietnam, gli Stati Uniti hanno evidentemente fatto la
scelta di massacrarne milioni, di sacrificare un
duecentomila uomini e spendere venti miliardi di dollari
allanno per garantire la libertà di quattordici
milioni, più o meno, di vietnamiti. Questo vuol dire
combattere una guerra su suolo asiatico, dove gli
asiatici sono la maggioranza. Chiunque si ponga alla
guida di un conflitto violento deve essere disposto a
fare valutazioni simili riguardo alle vittime possibili
di una popolazione minoritaria che debba affrontare una
maggioranza ben armata e ricca, appoggiata da una destra
fanatica, capace di sterminare lintera popolazione
nera, e che non esiterebbe a farlo se fosse in gioco la
sopravvivenza del materialismo bianco occidentale.
Argomentazioni come quella
che i negri dAmerica partecipano di un mondo che è
per due terzi di colore e che verrà il giorno in cui gli
oppressi di colore si leveranno insieme per liberarsi dal
giogo delloppressione bianca sono fuori tempo di
almeno cinquantanni. Non cè paese di colore,
Cina compresa, che mostri in questo momento anche
soltanto la potenzialità di porsi alla guida di una
rivoluzione della gente di colore a livello
internazionale. Il Ghana, lo Zambia, la Tanzania e la
Nigeria stanno combattendo una loro personale lotta per
la sopravvivenza contro la povertà, lanalfabetismo
e linfluenza sovvertitrice del neocolonialismo, e
non sono in grado di offrire alcuna speranza
allAngola, alla Rhodesia Meridionale e al Sud
Africa, e tanto meno allAmerica nera.
La dura realtà della
condizione razziale oggi indica che la speranza della
gente di colore del pianeta potrebbe benissimo poggiare
sui negri dAmerica e sulla loro capacità di
riformare dallinterno le strutture
dellimperialismo razzista, e di conseguenza
condurre la tecnologia e la ricchezza dellOccidente
allobiettivo di liberare il mondo dal bisogno.
Non è questo il momento
di farsi romantiche illusioni sulla libertà e di
discutere di vuota filosofia. Questo è il momento
dellazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è una
strategia del cambiamento, un programma tattico che porti
i negri dentro la corrente centrale della vita americana
al più presto. Finora, tutto ciò è stato offerto
soltanto dal movimento non violento.
Quanto abbiamo conseguito
con lazione non violenta è visibile a tutti. I
grandi mutamenti sociali che sono stati ottenuti in tutto
il Sud non trovano equivalenti negli annali della storia.
Montgomery, Albany, Birmingham e Selma hanno aperto la
via verso incredibili progressi.
Ancora più importante è
il fatto che questi progressi si sono fatti con un minimo
di sacrificio di vite umane.
Nessuno è stato ucciso
durante le manifestazioni non violente. Lattacco
dinamitardo della chiesa battista della 16a strada
è avvenuto vari mesi dopo chele manifestazioni erano
cessate. Il reverendo James Reeb, Viola Liuzzo e Jimmie
Lee Jackson sono stati uccisi nella notte dopo le
manifestazioni. E sono state uccise meno persone nei
dieci anni di attività in tutto il Sud che non nelle tre
sere di disordini a Watts.
Nessun cambiamento
paragonabile è stato realizzato senza sofferenze
infinitamente maggiori, che si tratti del movimento per
lindipendenza nellIndia di Gandhi o di
qualunque lotta per lindipendenza di un paese
africano.
La questione
dellautodifesa
Molti sollevano in tutta
onestà la questione dellautodifesa. Bisogna
collocarla nella giusta prospettiva. Non cè
bisogno di dire che la gente proteggerà la sua casa.
Questo è un diritto garantito dalla Costituzione, un
diritto rispettato perfino nelle peggiori zone del Sud.
Ma la semplice protezione dellabitazione e della
propria persona contro la minaccia di criminali notturni
non fornisce una risposta positiva ai timori e alle
circostanze che provocano la violenza. Bisogna ricorrere
a un qualche programma che applichi la giustizia. La
nostra esperienza in città come Savannah e Macon, nella
Georgia, dice che convincere i negri a registrarsi per
votare fa di più in termini di protezione della legge e
di rispetto dei negri (perfino da parte di sceriffi
razzisti) che non qualsiasi delle altre iniziative che
sono state prese.
In una manifestazione non
violenta, lautodifesa deve essere vista da una
prospettiva ben diversa. Ci si deve ricordare che la
causa della protesta è una qualche forma di sfruttamento
o di oppressione che ha reso necessario che uomini
coraggiosi e di buono volontà scendessero in strada. Ad
esempio, una dimostrazione contro il male della
segregazione scolastica de facto si fonda sulla
consapevolezza che la mente di un bambino che non sia
adeguatamente istruito viene lesa ripetutamente giorno
dopo giorno. I dimostranti concordano che è meglio
soffrire pubblicamente per un breve periodo di tempo per
porre fine alla segregazione nella scuola piuttosto che
sopportare di avere generazione dopo generazione di
bambini che languono nellignoranza.
In simili manifestazioni
si dimostra che le scuole sono inadeguate. E questo
il male che ciascuno cerca di evidenziare; qualunque
altra cosa non farebbe che distogliere lattenzione
da quel male e impedirebbe un attacco diretto contro quel
male. Naturalmente nessuno aspira alla sofferenza e al
dolore. Ma importa di più perseguire la causa che non
risparmiarsi la sofferenza. E meglio versare un
po di sangue per un pugno in faccia o una pietra
scagliata da una folla inferocita che non permettere che
migliaia di bambini crescano sapendo a malapena leggere.
Mi diverte sempre molto
quando un negro mi dice che non può scendere per le
strade con noi perché, se mai qualcuno lo colpisse, lui
non potrebbe esimersi dal rispondere ai colpi. Ecco,
quello è uno i cui figli sono minacciati da topi e
scarafaggi, la cui moglie viene ogni giorno derubata nei
carissimi negozi di alimentari dei ghetti, mentre lui
stesso lavora per una paga che è i due terzi di quanto
riceve un bianco per lo stesso lavoro e per le stesse
competenze, e che ha bisogno che qualcuno gli sputi in
faccia o che lo chiami "nigger" per insultarlo,
perché, gli venga la voglia di lottare.
Tali sono le condizioni
dei negri in America, che tutti dovrebbero lottare con
aggressività. E tanto ridicolo che un negro
sollevi la questione dellautodifesa in rapporto
alla non violenza, quanto lo è per un soldato sul campo
di battaglia dire che non vuole correre rischi di sorta.
Si trova sul campo di battaglia perché crede che la
libertà del suo paese valga il rischio della sua vita.
La stessa cosa vale per il dimostrante non violento. Vede
la miseria della sua gente in modo così chiaro che
sceglie di soffrire per loro, così da porre termine
allingiustizia.
E inoltre
estremamente pericoloso organizzare un movimento intorno
alla questione dellautodifesa. La linea tra
violenza difensiva e la violenza dellaggressore o
di colui che si vendica è una linea sottilissima. Quando
si tollera la violenza, anche come mezzo di autodifesa,
cè il grosso pericolo che nellardore del
momento lobiettivo principale della lotta venga
perso di vista e che la questione dellautodifesa
prenda il sopravvento.
Quando nel 1955 casa mia a
Montgomery fu presa di mira da dinamitardi, molti
avrebbero voluto rendere pan per focaccia e collocare una
guardia armata in casa mia. Ma il problema di allora non
era la mia incolumità, ma che i negri ricevessero un
trattamento di prima classe sugli autobus urbani. Se ci
fossimo lasciati distrarre dalla questione della mia
incolumità, avremmo perso la battaglia morale e ci
saremmo trovati giù al livello degli oppressori.
Debbo persistere nella mia
fede, se non voglio che il fardello diventi troppo
pesante; la violenza, anche motivata
dallautodifesa, crea più problemi di quanti ne
risolva. Soltanto il rifiuto a odiare e a uccidere può
porre termine alla catena della violenza nel mondo e
condurci verso una comunità nella quale gli uomini
vivano insieme senza timori. Il nostro obiettivo è
quello di creare una comunità generale in armonia e
questo esige un cambiamento qualitativo delle nostre
anime oltre che un quantitativo della nostra vita.
Strategia per il
cambiamento
La rivoluzione etnica in
America è stata una rivoluzione per
l"inclusione" piuttosto che per il
sovvertimento. Vogliamo avere la nostra parte
nelleconomia del paese, nel mercato delle
abitazioni, nel sistema educativo e nelle opportunità
offerte dalla società. La nostra stessa meta dice che un
cambiamento sociale in questo paese esige di realizzarsi
nella non violenza
Se quello che si cerca è
un posto di lavoro, non serve a nessuno dare alle fiamme
la fabbrica. Se quello che si cerca è unistruzione
più adeguata, sparare al preside non serve a nessuno, e
se quel che si cerca è una casa, sarà soltanto la
costruzione delle case che potrà dare una risposta.
Distruggere cose o persone
non ci farà avvicinare allo scopo che ci prefiggiamo.
La strategia non violenta
ha cercato di drammatizzare i mali della nostra società
così che quei mali venissero evidenziati dalle forze
della buona volontà presenti nella comunità e si
operasse quindi il cambiamento.
I sit-in degli studenti
del 1960 sono un classico esempio di questo metodo. Agli
studenti veniva negato il diritto di mangiare nei
ristoranti, quindi essi si misero seduti per protestare
contro questo arbitrio. Furono arrestati, ma questo
mandò su tutte le furie i loro genitori che smisero
quindi di fare acquisti. Gli studenti persistettero nei
loro sit-in, mettendo in ulteriore imbarazzo l'intera
città, spaventando molti clienti bianchi e mettendo
quindi in pericolo la vita commerciale nel suo complesso.
In questo tipo di situazione, non è difficile convincere
la gente a cambiare le cose.
Finora abbiamo avuto la
Costituzione alle nostre spalle quando abbiamo chiesto
che le cose cambiassero, e questo ha reso più facile il
nostro lavoro, poiché eravamo certi che le corti
federali, in linea generale, avrebbero dato sostegno
legale alle nostre dimostrazioni. Ma ci stiamo
avvicinando ora a zone per le quali la voce della
Costituzione non è ben chiara. Abbiamo abbandonato il
territorio dei diritti costituzionali e stiamo entrando
in quello dei diritti umani.
La Costituzione ci ha
assicurato il diritto di voto, ma non esiste una
corrispondente assicurazione, del diritto di avere una
casa, o del diritto di avere un reddito adeguato. E
tuttavia, in un paese che ha un prodotto nazionale di 750
miliardi di dollari all'anno, è moralmente giusto
insistere che ogni individuo abbia una casa decente,
un'istruzione decente e denaro sufficiente a provvedere
alle necessità basilari della sua famiglia. Il
conseguimento di questi obiettivi sarà assai più
difficile ed esigerà maggiore senso della disciplina,
comprensione, organizzazione, sacrificio.
Accade che i negri vivano
nelle aree centrali delle principali città degli Stati
Uniti. Queste città controllano i voti degli stati più
importanti del paese. Ciò significa che, sebbene noi
siamo soltanto il 10% della popolazione totale, ci
troviamo collocati, geograficamente, in posizioni così
chiave le città e le cinture di colore del Sud
che siamo in grado di provocare una coalizione
politica e morale che potrebbe imporre una direzione alle
scelte del paese. La nostra posizione poggia però su
molto di più che non soltanto sul potere politico.
Poggia anche sulla nostra capacità di svegliare il
potere morale. Nel momento in cui perdessimo la forza
dell'offensiva morale, rimarremmo solo con il nostro 10%
del paese. E questo non può certo essere sufficiente a
produrre cambiamenti significativi, perfino limitandoli
all'interno delle nostre comunità nere, perché le fila
del potere controllano anche l'economia, e quando il
flusso del denaro è interrotto, anche il progresso viene
meno.
Gli ultimi tre anni hanno
dimostrato che una minoranza impegnata e moralmente sana
ha il potere di guidare una nazione. E' stata la
coalizione che fu foggiata dal movimento di Birmingham
che ha fatto alleare le forze delle chiese, dei
lavoratori e delle comunità accademiche intorno alle
questioni progressiste di questi nostri anni. Tutta la
legiferazione liberale e progressista del Congresso in
questo periodo può essere attribuita all'operato di
questa coalizione. Anche l'esistenza di un vitale
movimento per la pace e la protesta dei campus contro la
guerra nel Vietnam possono essere ricondotte al movimento
per la non violenza ispirato dai negri. Prima di
Birmingham, i nostri campus continuavano a trovarsi in
uno stato di stupore per l'era di McCarthy e il Congresso
si trovava in perenne situazione di stallo, tra i
Democratici del Sud e i Repubblicani del Centro Ovest. I
negri misero il paese in marcia contro i nemici della
povertà, dei ghetti e dell'istruzione inadeguata.
Tecniche del futuro
Quando i negri sono stati
in marcia, è stato in marcia anche il paese. La forza
della marcia non violenta è davvero un mistero. E'
sempre una sorpresa vedere che qualche centinaio di negri
in marcia è in grado di provocare una reazione
corrispondente in tutto il paese. Quando una marcia è
attentamente programmata intorno a un problema ben
preciso porta in sé quella forza che Victor Hugo definì
come la più grande che ci sia al mondo: "un'idea
per la quale sia venuto il movimento". I piedi in
marcia annunciano che è venuto il momento per una data
idea. Quando questa è forte, quando la causa è giusta e
la protesta fondata il cambiamento è imminente. Ma se
una qualunque di queste condizioni viene meno, viene meno
anche la forza del cambiamento. Mille persone che marcino
per il diritto di usare l'eroina non conseguirebbero
alcun successo. Allo stesso modo, diecimila persone che
marciassero infuriate contro una stazione di polizia e
imprecassero contro il capo della polizia in persona,
farebbero ben poco per meritarsi rispetto, credibilità e
imparziale applicazione della legge. Una simile protesta
non farebbe che provocare timori e chiamare altri
poliziotti sul posto e invitare all'applicazione di
metodi repressivi più severi.
Si deve continuare a
marciare in futuro, ma si deve marciare per conseguire i
risultati che si desiderano. Una marcia, però, non è un
metodo che porta immediatamente alla vittoria. Una marcia
sola di rado sortisce dei risultati e, come dimostra il
mio buon amico Kenneth Clark in Dark Ghetto, può
servire semplicemente per dare sfogo alla pressione e a
incanalare l'energia necessaria per conseguire un
cambiamento. Però, quando una marcia è vista come parte
di un programma per evidenziare un male, per mobilitare
le forze della buona volontà e per generare quelle
pressioni che sono richieste per conseguire un
cambiamento, allora quella marcia sarà efficace.
Per nostra esperienza, è
necessario che le marce si protraggano per trenta e fino
a quaranta giorni se si vuole che ottengano qualche
risultato significativo. Debbono inoltre essere
sufficientemente massicce da provocare qualche disagio
agli amministratori del potere, altrimenti nessuno se ne
accorgerà. In altre parole debbono ottenere l'attenzione
della stampa perché è la stampa che interpreta i
problemi delle comunità nelle sue linee di massima e
mette così in moto la macchina del cambiamento.
Insieme alla marcia,
bisogna parlare del boicottaggio come arma di cambiamento
nel nostro arsenale non violento. Fondamentale nella
filosofia della non violenza è il rifiuto a collaborare
con il male. E non c'è nulla che abbia la stessa
efficacia del rifiutarsi a collaborare sul piano
economico con le forze e le istituzioni che perpetuano il
male nelle nostre comunità.
Durante i sei mesi scorsi,
il semplice di acquistare i prodotti di quelle società
che non assumono negri in numero ragionevole, in certe
funzioni operative, i ministri della chiesa di Chicago,
nell'operazione Breadbasket voluta dalla SCLC, hanno
incrementato il reddito della comunità negra di oltre
due milioni di dollari in un anno. Ad Atlanta, il potere
d'acquisto dei negri si è accresciuto di più di venti
milioni di dollari su base annua durante i tre anni
passati, in seguito ad un ben organizzato programma di
acquisti selettivi e di negoziazioni operate dai ministri
negri. Questa è non violenza al suo massimo di
efficacia, quella che riesce a incidere nei margini di
profitto di un'azienda per conseguire una più giusta
distribuzione dei posti e delle opportunità di lavoro
verso i lavoratori e i consumatori negri.
Ma a sua volta il
boicottaggio deve essere perseguito per un periodo di
qualche settimana o mese, se si vuole che ottenga dei
risultati. Ciò comporta un'educazione continua della
comunità, così che si possa garantire l'appoggio
necessario. La gente opera compatta e si sacrifica se
capisce bene perché e come il sacrificio riuscirà a
generare un cambiamento. Non possiamo mai dare per
scontato che tutti abbiano capito. E' nostro compito
mantenere informata e consapevole la gente.
La nostra più poderosa
arma non violenta, ma anche, come ci si può ben
aspettare, la più faticosa, è l'organizzazione. Per
provocare un cambiamento bisogna essere organizzati così
da operare insieme come unità di potere. Queste unità
debbono essere politiche, come nel caso delle
associazioni dei votanti e dei partiti politici; debbono
essere unità economiche, come ad esempio gli inquilini
che si uniscono per dar vita ad organizzazioni di
inquilini o per uno sciopero degli affitti; e debbono
essere unità di lavoratori che chiedono posti di lavoro
o aumenti di salario.
Il movimento per i diritti
civili si impegnerà sempre più a fondo
nell'organizzazione delle persone in gruppi permanenti
per la protezione dei loro interessi e per la
realizzazione dei cambiamenti sociali necessari. Questo
è un compito noiosissimo che potrebbe richiedere anni,
ma i risultati saranno certamente duraturi e
significativi. In futuro saremo invitati a organizzare i
disoccupati, a far cooperare le iniziative produttive e
commerciali del ghetto, a fare unire gli inquilini in
collettivi di contrattazione, a ispirare cooperative di
istituzioni finanziarie che i negri controllino
direttamente.
Non esiste un modo
semplice di creare un mondo nel quale gli uomini e le
donne possano vivere insieme, nel quale tutti abbiano un
lavoro e una casa e nel quale tutti i bambini ricevano
tutta l'educazione di cui le loro menti sono capaci.
Però, se sarà possibile
creare questo mondo nei prossimi anni, questo mondo sarà
creato negli Stati Uniti, dai negri e dai bianchi di
buona volontà. Sarà realizzato da persone che avranno
il coraggio di porre fine alla sofferenza, scegliendo
esse stesse di soffrire piuttosto che infliggere la
sofferenza agli altri. Sarà fatto con il rifiuto del
razzismo, del materialismo e della violenza che hanno
caratterizzato la civiltà occidentale; sarà fatto in
particolare con l'operare verso un mondo di fratellanza
cooperazione e pace.
Commento
Il Novecento sarà
sicuramente ricordato come il secolo delle guerre
mondiali, di distruzione e violenze fisiche e morali di
qualsiasi genere e di scoperte a volte catastrofiche, ma
è stato anche caratterizzato da personaggi di una
levatura morale e spirituale unica. Tra questi
sicuramente Martin Luter King. Impressionate è la sua
forza, la sua personalità decisa che non si è mai
arresa di fronte alle difficoltà, non si è mai
scoraggiata o intimorita per le continue minacce, non si
è mai tirata indietro anche a rischio della propria
vita. Certo sarebbe stato più facile impugnare
unarma e promuovere azioni di violenza sostenute da
un sentimento di odio che nasce spontaneo nel cuore di
chi subisce ingiustizie. Tutti possono trarre un
insegnamento, valido per sempre e per ogni situazione,
dalla vita di questuomo. Spesso infatti,
soprattutto tra i giovani, cè chi si lascia
sopraffare da sentimenti di odio e vendetta e troppo
frequentemente si resta solo alle parole pensando
ingiustamente, che limpegno concreto di uno o di
pochi non possa risolvere niente; inoltre anche quelli in
cui è presente questo desiderio di agire concretamente,
tendono a scegliere sempre la via più semplice. Certo
una goccia nel mare non sembra niente anzi è quasi
insignificante, ma tante piccole gocce insieme formano un
oceano e lesempio di uno può attirare tante altre
persone. Inoltre bisogna sottolineare che per essere
forti non basta, anzi, non è necessario ricorrere alla
violenza ma occorre avere forza e coraggio per
contribuire a migliorare un mondo in cui le azioni
malvagie sono assai numerose.
Documento di impegno
dei volontari
del movimento Cristiano per i Diritti Umani
Io faccio qui dono della
mia persona fisica e spirituale al movimento non-violento
e di conseguenza, io mi impegno a rispettare i dieci
comandamenti seguenti:
- meditare
quotidianamente sulla predicazione e la vita di
Gesù Cristo
- ricordarmi che il
movimento non violento di Birmingham ha per scopo
la ricerca della riconciliazione e della
giustizia, non la vittoria;
- conservare, nel mio
comportamento e nelle mie parole, l'atteggiamento
dell'amore, perché Dio è amore;
- pregare tutti i
giorni e domandare a Dio di essere il suo
strumento perché tutti gli uomini possano essere
liberi;
- sacrificare i miei
interessi personali perché tutti gli uomini
possano essere liberi;
- praticare, verso
amici e nemici, le regole abituali della
cortesia;
- cercare di
consacrarmi regolarmente al servizio degli altri
e del mondo:
- astenermi da ogni
tipo di violenza: nelle parole, nei gesti, nel
cuore;
- sforzarmi di
osservare una igiene spirituale e fisica;
- rispettare gli ordini
del movimento e quelli del capo nel corso delle
manifestazioni
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