Il ‘900. I giovani e la memoria

PROGETTO DESTINATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SECONDARIE DI 2°GRADO
ANNO SCOLASTICO 1998/1999
LEGGE 440/97
CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE N° 411, 9 OTTOBRE 1998

LA
DICHIARAZIONE
UNIVERSALE
DEI
DIRITTI
DELL’UOMO

a cura del
Liceo Classico "Annibale Mariotti"

Dichiarazione dei Diritti Umani: Luigi Vittoria, Gabriele Petrillo, Simone Trottolini, Leonardo Burchielli
Martin Luther King: Rita Paoletti, Elena Tobia
M. K. Gandhi: Giada Murtas, Chiara Cetra, Eva Bertolini, Simona Bianconi, Beatrice Pomili
Aldo Capitini: Elena Galletti, Francesca Florio, Noemi Furiani, Luisa Cambiotti
Appendice A: Federica Patalacci

Classe Prima E
Insegnante coordinatrice: Paola Chiatti, docente di Storia e Filosofia

web su Aldo Capitini
web dell'Associazione
web della rivista
ASSOCIAZIONE NAZIONALE AMICI DI ALDO CAPITINI





Al sommario del sito











 

 

MOHANDAS KARAMCHAND GANDHI, il MAHATMA

 

La vita

Mohandas Karamchand Gandhi, soprannominato il Mahatma, che in sanscrito significa " la grande anima ", nacque nel 1869 a Porbandar da una famiglia agiata e colta appartenente alla casta dei Mercanti che gli poté consentire di portare avanti i suoi studi fino al 1891 quando ottenne l’abilitazione alla professione forense dopo aver frequentato per circa 4 anni la facoltà di legge all’università di Londra.

Dopo avere esercitato per un breve periodo la professione di avvocato a Bombay, si recò in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana, qui rimase per circa venti anni dal 1893 al 1914 dedicandosi prevalentemente alla difesa e all’assistenza spirituale, morale e materiale di 150000 indiani emigrati in quel paese.

Il lungo periodo trascorso a contatto con le indicibili iniquità razziali di cui erano vittime gli immigrati indiani trasformò il "timido avvocato" in un energico e determinato attivista politico che si batté per il riconoscimento dei diritti dei suoi connazionali da parte delle autorità britanniche applicando e sperimentando i suoi nuovi metodi d’intervento politico basati sulla disobbedienza civile non violenta e sulla resistenza passiva ( chiamato Satyagraha che etimologicamente significa stretta adesione alla verità ).

Nel 1903, in Sud Africa, fondò la Transvaal British Indian Association e, nel 1904, il giornale Indian Opinion .

Attuò per la prima volta la sua tecnica nel 1906 quando guidò una campagna fondata appunto sulla pratica del Satyagraha.

L’iniziativa provocò forti tensioni e fu coronata da un buon successo tanto che nel 1914 venne decretata l’abolizione di alcune leggi razziali contro la cui applicazione si erano battuti alcuni immigrati indiani.

Nel 1915, dopo che il governo del Sud Africa attuò importanti riforme a favore dei lavoratori indiani, Gandhi una volta tornato in India partecipò alla prima guerra mondiale collaborando con gli Inglesi.

Una volta conclusa la guerra la lotta politica si intensificò e ci fu una nuova ondata di violenza e disordini in quanto il parlamento britannico, in risposta all’attivismo nazionalista, approvò le leggi Rowlatt che sospendevano i diritti civili e introducevano la legge marziale laddove si fossero verificate rivolte.

Gandhi allora invitò il popolo a rispondere alla repressione britannica con la resistenza passiva, purtroppo il movimento assunse proporzioni prossime all’insurrezione e il 13 aprile 1919 ci fu un terribile massacro ad Amristar, quel giorno il leader proclamò una giornata di lutto nazionale per ricordare il massacro compiuto dalle truppe britanniche nei confronti di una folla pacifica di manifestanti disarmati.

In breve tempo il Mahatma divenne il leader indiscusso del movimento nazionalista indiano e riuscì a trasformare il Congresso nazionale indiano in un partito politico con largo seguito anche fra quei gruppi fino ad allora esclusi dall’attività politica come donne e mercanti.

In seguito al massacro di Amristar Gandhi promosse una nuova protesta nazionale, nel 1920, basata ancora una volta sulla non cooperazione con il governo britannico dell’india in quanto invitava a boicottare le merci, le istituzioni scolastiche britanniche e l’attività politica.

Questo nuovo movimento fu giudicato dalle autorità politiche britanniche come un atto sedizioso e per questo nel 1921 Gandhi venne condannato a sei mesi di reclusione in carcere, scontò solo parte della pena.

"ANTICHE COME LE MONTAGNE"

Introduzione

Il libro non è stato scritto personalmente da Gandhi, ma è stata la Conferenza Generale dell’UNESCO ad approvare la pubblicazione di un libro contenente brani scelti sul pensiero di Gandhi, quale grande maestro come se ne può presentare uno ogni cinquecento anni.

Il testo è strutturato in dodici capitoli ognuno composto da numerosi paragrafi.

Autobiografia

In questa prima parte Gandhi parla della sua infanzia e della storia della sua famiglia: suo nonno, nato da una famiglia di droghieri, era diventato primo ministro ma poi era stato costretto a lasciare la città a causa di alcuni intrighi statali. Il padre, che rivestì anche lui la stessa carica, viene ricordato come leale, audace, incorruttibile e generoso, ma molto irascibile. Sua madre invece era profondamente religiosa e la ricorda sempre impegnata in voti, anche molto severi, che non mitigava neanche quando era malata. Gandhi nacque e visse a Pordandar. Si descrive come un ragazzo molto timido, che addirittura correva a casa dopo le lezioni per non dover parlare con i coetanei. Un avvenimento importante della sua infanzia fu il suo matrimonio precoce, a soli 13 anni, con la donna con cui poi avrebbe condiviso tutta la vita. Finito il liceo andò a fare l’università in Inghilterra e quando tornò aprì uno studio da avvocato, grazie anche all’interessamento e alle amicizie del fratello. Successivamente viene mandato in Sud Africa dove matura il suo spirito e le sue convinzioni religiose, grazie all’osservazione e spesso alla sperimentazione diretta dell’estremo razzismo presente in Sud Africa. Iniziò così la sua missione, che avrebbe portato avanti tutta la vita, di difesa nei confronti dei poveri e degli intoccabili. Nel 1906 fa un voto di astinenza per allenarsi a controllare le tentazioni del corpo; proprio per questo iniziò i suoi numerosi digiuni, alternati a severe diete di frutta e cereali, che per lui dovevano servire a trovare un equilibrio che resistesse alle tentazioni, soprattutto a quelle del palato. Fu anche un maestro originale nelle due comunità che aveva fondato: riteneva che i libri di testo non erano necessari, perché danno un senso del dovere che inibisce le menti, e perciò lui non se ne serviva, ma preferiva svolgere lezioni orali narrando ciò che lui aveva imparato con i libri e con l’esercizio. Fu successivamente costretto a tornare in India a causa dello scoppio della I° guerra mondiale, dove lottò per l’indipendenza del suo popolo.

Autodisciplina

Tema centrale del brano è l’esaltazione della volontaria e deliberata restrizione dei bisogni che porta ad un certo grado di armonia e benessere fisico necessario per un’esistenza felice. A questo proposito Gandhi esalta il voto di Brahmacharya che ha fatto nel 1906 perché secondo lui un uomo che aspiri a giungere a Brahma, cioè Dio, non può farne a meno; infatti l’uomo "primo e più importante tra gli uomini" è solo colui che ha soggiogato i sensi, che è libero "dall’ira e dalla lussuria, dall’avidità e dall’attaccamento, dall’orgoglio e dal timore". Tra i vari modi di controllo della passioni è molto importante sia il digiuno che l’astinenza dalla carne, e quindi il controllo dell’appetito, sia l’astinenza da atti sessuali non mirati alla riproduzione, sia il controllo degli istinti e degli impulsi dei sensi. Un’altra abitudine, che valuta molto positivamente, nell’uomo è il silenzio, perché, come dice, "fa parte della disciplina spirituale di un seguace della verità". Ma il vero silenzioso non è colui che ha le labbra cucite, e che quindi anche volendo non potrebbe parlare, ma colui che, avendo la possibilità di parlare, non pronuncia nessuna parola inutile.

La pace internazionale

In questa sezione si riporta che Gandhi pensi che se un uomo è buono o cattivo, ciò non riguarda soltanto lui ma anche tutta la comunità. Tutti gli uomini sono uguali agli occhi di Dio, sebbene esistano differenze di razza, di condizioni e di abitudini, e quindi deve esistere una fratellanza tra gli uomini che esclude il razzismo. Egli considera quindi il mondo un’unica grande famiglia e non desidera che ci siano guerre, come quella mondiale, che servono solo a dividere i popoli e a favorire i produttori di armi.

La democrazia e il popolo

In questa sezione del libro "Antiche come le montagne" Gandhi esprime la sua concezione d’organizzazione statale, popolo e democrazia attraverso delle considerazioni che meritano di essere riportate.

Per il Mahatma la democrazia è un regime democratico in cui i più deboli devono avere le stesse occasioni dei più forti, in cui cercare di reprimere la disubbidienza civile equivale ad imprigionare la coscienza, in cui il popolo deve agire come un gregge e, soprattutto, la vera democrazia, che è fatto naturale per chi è abituato a presentare spontanea ubbidienza a tutte le leggi sia umane sia divine, deve nascere dalla non-violenza.

Il vero democratico è colui che difende con mezzi puramente non violenti la sua libertà, quella del suo paese e in definitiva quella di tutta l’umanità.

Il Mahatma stima la libertà individuale e ritiene che si perda solo per colpa della propria debolezza.

Il potere politico non è altro che uno dei mezzi per permettere al popolo di migliorare le sue condizioni in ogni aspetto della vita.

Il potere risiede nel popolo ed è affidato solo momentaneamente a coloro che esso sceglie come suoi rappresentanti, il suo "deposito" è la disubbidienza civile.

Lo stato rappresenta, per Gandhi, la violenza in forma concentrata ed organizzata, e dato che differentemente dall’uomo, è una macchina senza anima, non può fare a meno della violenza.

Un cittadino ubbidisce alle leggi volontariamente, mai per forza o per paura della pena prescritta per l’infrazione e le viola quando lo ritiene necessario, accettando con gioia la pena.

Possiamo ora riportare due considerazioni dello stesso Mahatma per riassumere la sua "dottrina filosofica":

  • La perfetta disubbidienza civile è una ribellione priva di violenza
  • Tutti siamo nati uguali, ma non tutti abbiamo le stesse capacità
  • Il mondo si fonda sulla forza dell’amore e della verità e non su quella delle armi

L’educazione.

Per Gandhi la vera educazione consiste nel trarre alla luce il meglio di una persona.

L’educazione dell’anima o dell’intelletto (per anima s’intende il cuore) se non accompagnata da una corretta attività motoria non è per niente salutare, infatti, in un fanciullo l’uso corretto degli organi costituisce il mezzo migliore e più rapido per sviluppare l’intelligenza.

Leggere e scrivere da soli non sono educazione e devono essere accompagnati dallo studio delle lingue straniere, delle arti, della musica; infatti, l’istruzione letteraria da sola non aggiunge nulla all’elevatezza morale di nessuno.

Gandhi apprezza l’insegnamento delle varie scienze e ritiene che ai fanciulli debba essere impartito un corretto uso degli organi genitali, superando quella che lui chiama "passione sessuale" per lasciare spazio ad una ferrea razionalità che permetta alla ragione di prevaricare l’istinto.

Per il Mahatma un genitore saggio permette ai figli di commettere errori in quanto è bene che ogni tanto si "brucino le dita".

Di seguito sono riportate anche le conclusioni di Gandhi riguardanti il tema dell’educazione:

  • Non sono contrario all’educazione neppure a quella del tipo più elevato che si possa conseguire al mondo.
  • Lo stato deve pagarla ogni volta che ne ha un preciso vantaggio.
  • Sono contrario a che ogni educazione superiore sia pagata con il reddito pubblico.
  • È mia ferma convinzione che la gran quantità della cosiddetta educazione umanistica, impartita dalle nostre università, sia puro spreco e abbia finito con il portare la disoccupazione tra le classi colte. Quel che è peggio ha rovinato la salute intellettuale e fisica dei ragazzi e delle ragazze che hanno la disgrazia di affrontare questa fatica nelle nostre università.
  • Il veicolo di una lingua straniera attraverso cui s’impartisce l’educazione superiore in India ha recato un incalcolabile danno intellettuale e morale. Siamo troppo vicini ai nostri tempi per giudicare l’enormità del male compiuto.

E coloro che hanno ricevuto una tale educazione devono essere al tempo stesso vittime e giudici.

Le donne

La salvezza di un paese dipende per Gandhi dall’abnegazione e dall’emancipazione delle sue donne.

L’uomo e la donna sono una cosa sola, perfino l’anima è la stessa, l’uno non può vivere senza l’altra.

Di tutti i mali di cui l’uomo si è reso responsabile nessuno è più degradante e disgustoso dell’abuso da parte sua della donna che il Mahatma sostiene essere la parte migliore dell’umanità in quanto rappresenta l’incarnazione del sacrificio, della sofferenza silenziosa, dell’umiltà, della fede e della consapevolezza.

Gandhi esorta le donne a non sentirsi inferiori all’uomo, esse sono la personificazione dell’abnegazione e non si rendono conto dell’enorme vantaggio che hanno su questo; esse devono smettere di rappresentare l’oggetto del desiderio maschile e acquisire una propria dignità.

Definire le donne appartenenti al sesso debole è una calunnia gratuita, se per forza s’intende forza bruta allora esse sono meno brutali dell’uomo, ma se s’intende la forza morale allora la donna è infinitamente superiore all’uomo.

Gandhi considera il sesso femminile custode di tutto ciò che nella vita è puro e religioso, esso è complemento dell’uomo; la donna è la compagna dell’uomo, è dotata di uguali capacità intellettuali ed ha lo stesso diritto d’indipendenza e libertà.

In questa sezione del libro troviamo espressa una considerazione molto importante da parte del Mahatma, in quanto si parla della donna del suo ruolo nella società e del fatto che in nessun aspetto della sua vita ella è inferiore all’uomo.

Sebbene dunque il sesso femminile venga durante questi anni preso poco in considerazione, qui possiamo trovarne un’esaltazione, che ne evidenzia non tanto la superiorità, quanto l’uguaglianza di diritti, di capacità morali, pratiche ed intellettuali.

Miscellanea

In questa sezione del libro sono proposte diverse considerazioni di Gandhi; ritengo opportuno riportarne in versione originale alcune:

Nella preghiera è meglio avere un cuore senza parole che parole senza cuore

La mia non collaborazione ha radici nell’amore e non nell’odio

Il perdono è attributo dei forti

Se non avessi il senso dell’umorismo mi sarei suicidato da un pezzo

La mia filosofia, se si può affermare che ne ho una, esclude la possibilità che una causa possa venire rovinata da agenti esterni, la rovina viene quando la causa è cattiva in sé

L’ignoranza è alla radice dei fallimenti, parziali o completi, di tutti i movimenti di riforma

L’uomo è artefice del proprio destino nel senso che ha la libertà di scegliere come usare la propria libertà, ma non ha il controllo dei risultati

Il più grande onore che i miei amici possono farmi è attuare nella loro vita il programma che io sostengo od opporvisi con tutte le loro forze

Gandhi riteneva che la sua opera si sarebbe potuta considerare compiuta qualora fosse riuscito a convincere l’umana famiglia che ogni uomo o donna per quanto fisicamente debole è il difensore della propria libertà e del rispetto di sé.

Questa difesa è valida anche se tutto il mondo si schierasse contro il singolo resistente.

Religione e verita’

La religione di Gandhi fu una religione basata principalmente su due cose : la razionalità e l’etica .

Egli dice che se crediamo in Dio, non solo con l’intelletto ma anche con la nostra anima, ameremo non soltanto lui ma anche tutta l’umanità senza distinzione tra razza, colore, nazionalità e religione . Non esiste infatti nessuna distinzione tra gli uomini soprattutto per la loro religione ; essa è una sola, è fondata da un solo Dio:

" Come un albero ha un solo tronco, ma molti rami e foglie, così vi è un’unica vera religione che, passando attraverso il veicolo dell’uomo, si moltiplica ."

"Per cercare Dio non è necessario andare in pellegrinaggio o accendere lampade e bruciare incenso davanti all’immagine della divinità o aspergerla d’olio o dipingerla di rosso cinabro . Egli risiede nel nostro cuore ." Per cercare "il Dio" che è in ognuno di noi l’uomo si deve servire dell’Haimsa, cioè della non - violenza che è l’unica strada capace di far giungere l’uomo alla Verità cioè a Dio. Gandhi identifica Dio con la Verità, quella verità assoluta che l’uomo ha voluto sempre ricercare per darsi

un’origine, per dare un motivo alla sua esistenza, questa verità, che giace in ognuno di noi, deve essere ricercata attraverso l’amore, ovvero attraverso la non - violenza

" E quando si vuole trovare la Verità, cioè Dio, l’unico mezzo sicuro è l’amore,

- afferma Gandhi - ovvero la non - violenza; e poiché credo che in definitiva i fini e i mezzi sono termini convertibili, non esiterei a dire che Dio è amore."

Egli riteneva che non potesse esistere una politica senza la religione, infatti questi due termini sono inscindibilmente legati tra di loro, la politica riguarda la vita degli uomini e delle nazioni, come tale essa si assume il compito di creare, tramite la religione, il Regno del Cielo sia in terra che nelle istituzioni che sono guida di una nazione.

Come religioso, Ghandi si impegnò a compiere una vita dedita alla "bontà" guidato dalla sua fede in Dio, che lo rese forte nelle sue battaglie, che lo aiutò con la preghiera, che non lo fece abbattere di fronte alle difficoltà, che gli fu sempre vicino. Egli disse :

"Non sono che una povera anima che combatte e si strugge di essere totalmente buona – totalmente verace e totalmente non - violenta nel pensiero, nella parola e nell’azione ; ma non raggiungo mai l’ideale che so essere vero .E’ un’ascesa dolorosa, ma questa pena è una gioia positiva per me . Ogni passo verso l’alto mi fa sentire più forte e prono al successo ."

Mezzi e fini

I mezzi e i fini per Gandhi sono dei termini convertibili, infatti uguali ai mezzi sono i fini, Dio ci ha dato l’autorità di decidere quali siano i giusti mezzi per raggiungere fini altrettanto giusti . La non - violenza e la verità sono rispettivamente l’una un mezzo e l’altra un fine e come tali è impossibile cercare di separarle in quanto inscindibilmente unite tra loro . La convinzione che il mezzo e il fine siano due cose separate è un grave errore . Il mezzo considerato da lui come più potente, è l’auto- purificazione che riesce a far compiere all’uomo delle vere e

proprie rivoluzioni interiori ed utili per le persone e l’ambiente che lo circondano .

"Haimsa" o La via della non violenza

Gandhi fu il primo nella storia dell’umanità ad estendere il principio della non - violenza dal piano individuale a quello sociale e politico ; infatti entrò in politica con lo scopo di sperimentare la tecnica della non-violenza e stabilirne la validità.

Per lui, la non - violenza e il mezzo più grande che l’umanità possa possedere per realizzare il Regno del Cielo .

"E’ l’arma più potente della più potente arma di distruzione escogitata in cui credevo con ogni fibra del mio essere . Sessant’anni di pratica in varie circostanze della vita non hanno fatto che arricchire questa fede, che l’esperienza degli amici ha rafforzato ."

Gandhi: considerazioni personali

"Le generazioni che verranno stenteranno forse a credere che un tale uomo abbia camminato in carne ed ossa su questa terra" (Einstein).

L’affermazione di Einstein questa definizione solo nel caso in cui si parli di forza come forza bruta. La donna è infatti colei che ha doti di sopportazione, consolazione, moderazione, intuito e coraggio che spesso superano quelle dell’uomo.

"La vera educazione consiste nel trarre alla luce il meglio di una persona". Gandhi esordisce così nel capitolo del libro dedicato all’educazione, altro punto cardine del suo pensiero filosofico. Egli concepisce l’insegnamento come il mezzo per esercitare e sviluppare le proprie inclinazioni naturali, ma questo processo deve essere accompagnato da un risveglio spirituale dell’anima altrimenti non avrebbe senso: corpo, mente e anima devono crescere di pari passo.

Si possono riscontrare, a nostro parere, analogie tra la dottrina dell’educazione di Gandhi e la "paideia" platonica. Entrambi sostengono che l’insegnamento debba essere un percorso che porti alla valorizzazione delle proprie attitudini, indipendentemente dalla casta o dalla classe sociale alla quale si appartenga.

E’ stato un uomo dalla grande personalità, il quale, non solo l’India ma anche tutta l’umanità, hanno avuto il privilegio di conoscere attraverso i suoi grandi e veri ideali di pace ed uguaglianza che ancora oggi vivono nel mondo grazie anche alla sua opera.