![]() | PERUGIA |
Al centro dell'Italia sta l'Umbria, questo alto piano erto di montagne (la pianura è già a più di duecento metri sul livello del mare), che rifiuta il mare illimitato, sonante, e a troppo vivi colori, che ha in un'unica linea un lago, Perugia, Assisi, ed è attraversato da un fiume (il Tevere) sempre meno aspro e più largo.
Nell'Umbria si ha un senso di avvicinarsi, di entrare e di salire, poiché c'è la prima Umbria, e c'è l'Urnbria più intema: giungendo dalla Toscana, oltrepassato il Lago Trasimeno, dopo Magione si vede come una porta fra i due alti colli, Monte Malbe e Monte Lacugnana; là oltre è Perugia, il Tevere, Assisi.
Le due valli, da sotto Spoleto ( nulla più dolce della valle mia spoletana, diceva San Francesco) e da sotto Todi salgono qua a questa alta conca centrale su cui posano il Monte Tezio a nord, il Subasio a oriente, e a sud la linea bassa dei colli di Montefalco, Bettona, Deruta. Sicché a nord si vedono linee di monti più alti e più severi; a sud invece un abbassarsi e un allargarsi dell'orizzonte.
Se Perugia fosse città di pianura soffrirebbe di ciò perché sentirebbe dietro di sé sovrastare tutte le montagne della parte settentrionale; ma la sua altezza (cinquecento metri), la salva, e, Perugia sta, senza l'incombere di null'altro che del cielo; e ben lontane le montagne a nord o lassolato orizzonte della parte meridionale, questo più simile ad altre regioni, mentre quelle hanno linee nette, silenzi assoluti, una concretezza più musicale.che imperiosa, un arrestarsi lì come a un altare; e di altare e di presepe, ma nel modo il più semplice e duecentesco, si ha spesso l'idea neIlUmbria.
Dirò anche che vivendo entro questo paesaggio, camminando e posando, annoiandocisi quasi nel silenzio (come bisogna fare per assimilare veramente cose e persone), si sente che le impressioni e gli impulsi che dà la città, si attenuano, e prevale il senso di una campagna ma tutta storica, non fuori dell'umanità e astratta, come appaiono le Alpi o le sabbie dell'Africa.
Qui la terra è coltivata; e dove non può esserlo perché c'è troppa pietra, ma cè una croce, ma si vede un borgo o una città, si sente un suono di campana, si è vicini alla risonanza di un nome storico (là dove « piange Nocera con Gualdo »).
Tutto sembra tenersi nel limite di umanità, ma senza ostentazione di questa, e con tendenza ad ascoltare in silenzio senza mai staccarsi dal maturare continuo della vita.
Certe volte, anche a Perugia, il cielo è così ampio che non ci si sente più geograficamente in alto, ma in una posizione di umiltà ma non oppressa e quasi di familiare devozione all'infinito; chiarezza di umiltà, che non ho provato in altre città d'Italia, pur molto meno alte geograficamente.
E pur in questo sentire il paesaggio tutto umano, tutto dentro la storia, non si ha di solito l'impressione di un fatto, di una passione, di una prepotenza che s'imponga, ma si ritrova un continuo.armonizzarsi che potrebbe anche a taluno dispiacere, come poco vivo e caratteristico.
In confronto ad altre regioni d'Italia, alla Sicilia, al Napoletano, alla Liguria, alla Lombardia, alla Toscana stessa, lUmbria può apparire troppo raccolta in sè, troppo avvolta nel silenzio, troppo pura o «contemplativa ». Ma c'è una forza dentro.
Aldo Capitini, Perugia, Firenze, La Nuova Italia, 1947, pp. 7-8