LA DIFESA E LO SVILUPPO DELLA LIBERTA'
Insieme col rifiuto della guerra, come inizio di una costruzione nuova, sta la difesa e lo sviluppo della libertà. Non c'è bisogno di mostrare quanto sia facile trascurare il dovere di difendre la libertà di ogni singolo essere. Forse, malgrado le parole, questo è uno di quei momenti, nei quali, realmente si è pronti a ridurre la libertà di espressione, di movimento, di azione per molte persone.
Se si rifiuta la guerra e la guerriglia, per non distruggere gli avversari, perché è anche più cavalleresco e più coraggioso non eliminarli, ma contrastare ad essi con tecniche nonviolente; la stessa ragione si unisce a tante altre per non avere il rimorso di aver soppresso la libertà di altre persone.
La costante sensibilità che chi è aperto alla compresenza, ha, nella indipendenza dalle attuali istituzioni, per la libertà di ogni persona, lo porta ad accentuare il valore non solo delle libertà generalmente enunciate, ma anche della libertà di informazione, di formazione e di critica o controllo.
Chi è aperto alla compresenza vede il presente di ogni essere, ma anche il futuro, cioè la possibilità concreta che ogni essere ha di correggere difetti attuali, di dare contributi e risultati migliori. Mi parrebbe di essere un accecatore della gente se io impedissi minimamente ad essa di accertare migliori idee e nuovi modi di spendere la propria vita. Se le ideologie attuali, in quanto connesse con istituzioni non sono disposte ad appassionarsi talmente della libertà altrui, ecco che si vede il posto per la rigorosa opposizione alle istituzioni attuali che è nell'apertura alla compresenza.
Il criterio, grezzamente naturale e utilitario, di economizzare le forze, porta tutte le autorità delle istituzioni attuali a non darsi troppo da fare perché ogni individuo abbia la massima libertà di informazione, di formazione e di critica. Così esse non si rendono conto che perder tempo per aiutare questa libertà non è perderlo, ma darlo alla realtà di tutti perché si sviluppi. Eppure tanta è la tentazione di rispamiare queste forze che si ricorre alla diffusione di miti, di attrattive apposite e di minacce e costrizioni, pur di bruciare quall'intervallo che dovrebbe essere riempito dall'informazione, dalla persuasione e dalla critica.
Non c'è potere che si sia sottratto finora a questa tentazione, e siccome per vincere le tentazioni, ci vuole molto, il molto che è l'apertura all'ardua e invisibile ed esigentissima compresenza, può aiutare a vincere quella tentazione del potere.
Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 72-73