IL TERZO MONDO

 

Nella situazione attuale gli aiuti al Terzo Mondo, cioè alla maggior parte dell'umanità, che si trova in condizioni di arretratezza tecnica e civile, e addirittura di sottonutrizione, .sono viziati da due difetti:

I. che gli aiuti sono dati sempre mantenendo una grande differenza di livello tra il donatore e il ricevente;

2. che sono subordinati a condizioni di allineamento politico (ti do gli aiuti, ma ti do anche le armi perché tu sia dalla mia parte), o a condizioni di sfruttamento (ti do gli aiuti, purché mi permetta di prendere a buon prezzo le materie prime che tu hai).

Perciò nella situazione attuale, pur di elevare di un po' le condizioni di miseria e di fame, vi sono Stati del Terzo Mondo che accettano i ricatti delle potenze. Ma questo è un periodo di passaggio.

Uno degli aspetti della imperfezione delle soluzioni è la presenza della guerra e guerriglia: esse portano ad accettare schieramenti con potenze industriali, capaci di sovvenire economicamente e anche di fornire le armi adatte, e spesso creano divisioni tra genti che avrebbero interesse ad essere concordi.

La soluzione sta invece nel rifiuto assoluto di ogni guerra (come si delineò alla Conferenza di Bandung nel 1955 in un'unione poi dissolta); e nel rapporto federativo orizzontale tra ampie comunità regionali, sorrette dal controllo dal basso. Perciò la pressione per la liberazione dei singoli popoli va condotta col metodo nonviolento di Gandhi (che era del Terzo Mondo), ma non in un paese solo, staccatamente dagli altri, bensí mediante l'Internazionale della Nonviolenza, che in questi anni si viene delineando ad un secolo di distanza dalla costituzione della Internazionale dei Lavoratori.

Entro un certo tempo, se il Terzo Mondo rifìuta in qualsiasi modo le armi che gli verrebbero date per guerre o guerriglie, si creerà un mondo di gravitazione della giustizia e della migliore civiltà, come già avviene intorno ai nomi di Gandhi e di Martin Luther King, che, da religiosi coerenti cioè religiosi nonviolenti, hanno tenuto alte, come princípi di vita e di morte e come tappe necessarie per l'avvenire religioso, la libertà, l'eguaglianza, la fratellanza, che tanti laici, pur dicendosi scolari del Settecento, hanno tradito tralasciandone l'uno o l'altro.

 

 

Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 139-140