LA POVERTÀ’

 

Anche eventi avversi possono irrompere nella nostra vita associata, e con forza tale da ridurre grandemente gli oggetti e i beni da noi posseduti, pubblicamente e privatamente.

Oggi, in alcuni luoghi c'è affluenza di beni, e molti individui non sono poveri; ma possiamo diventare tutti poveri, disponendo di molto meno di quanto disponiamo ora. Questo pensiero è molto realistico se si pensa alle epoche delle "vacche magre" che succedono alle epoche delle "vacche grasse".

Non dico che bisogna farci tutti, in vista di ciò, súbito poveri, perché non possiamo imporre agli altri e nemmeno a noi, in situazioni normali, la privazione di cose che agevolano la vita, il suo sviluppo, la sua articolazione anche nell'incivilimento, nella cultura, nel gusto, pure nell'eleganza, che non è detto debba essere sostituita da una rozza semplicità.

Ma bisogna esser pronti, sapendo già "da sempre" che piú importanti sono gli esseri che gli oggetti….

…In questo modo, per opera della vita impegnata nella compresenza e nell'omnicrazia ci si pone di sopra al mutarsi delle epoche, dei periodi di potenza vitale e dei periodi di riduzione medioevale, purché, appunto, si abbia qualche cosa; mentre se ci si salda con la prosperità, ci si sente. morti quando la prosperità dilegua.

Anzi io vorrei che gli enti pubblici tenessero sempre pronti piani di vita ridotta ad aspetti essenziali (che pur possono essere profondissimi), in modo che resti sempre dominante la vita religiosa e sociale della compresenza e dell'omnicrazia.

0 forse starà a noi di preparare tali piani, perché gli enti pubblici non vedono attualmente che gli incrementi della prosperità.

 

 

Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 138-139