LA PROPRIETÀ
Per la proprietà conta molto ciò che viene dal passato. Tutto ciò che attualmente diciamo "nostro" si è costituito nel passato, e come tale può entrare in contrasto con il nostro atto, con la nostra decisione attuale, se vuole costruire in modo diverso.
Per es., nella nostra società alcuni sono possidenti, e altri no: accettiamo questo fatto, o lo trasformiamo? Per la concezione umanistica liberale (nel senso piú largo) ognuno può, con la sua attività, modificare il punto di partenza, costruirsi un qualche cosa che poi sarà il suo passato, anche un gruppo di oggetti o di beni che siano la sua proprietà.
A questa concezione sono sopraggiunte due importanti modificazioni:
1. bisogna che il punto di partenza da cui ogni individuo muove per costruire ciò che sarà suo, sia eguale per tutti; perciò è da attuare un lavoro sociale di eguaglianza dei punti di partenza o delle possibilità di tutti gli esseri, il che richiede aiuti per chi fosse in condizioni inferiori ad altri;
2. bisogna distinguere, in ciò che io costruisca come mio, l'uso di esso, perché non è ammissibile che io me ne serva per tenere altri nella condizione di inferiori, di oppressi, di sfruttati.
La prima è la direzione democratica, la seconda è la direzione socialistica.
Ma non basta Non basta che io veda tutti collocati in condizioni eguali di partenza, anche perché tali non saranno mai in modo perfetto.
Che anche il povero intelligente possa studiare, possa arricchire, arrivare al potere? Ma c'è il non intelligente, il miserabile che non conosciamo, il malato fin dal punto di partenza; e io posso sospendere la concezione umanistica dell'eguale possibilità di sviluppo, e associare anche quegl'impediti, riconoscendo che anch'essi sono nella compresenza, e producono e dànno, in modo che i singoli nel loro sviluppo sono a loro debitori
Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 136-137