LA SCIENZA
Vi sono alcuni che tenacemente ci fanno osservare che è impossibile abbozzare oggi forme di democrazia diretta, perché:
1. se non si vuol essere sopraffatti in guerra da altri, in possesso perfino di armi nucleari, bisogna allinearsi con chi le possiede e può difenderci, sia pure praticando per suo conto un imperialismo (mettersi all'ombra di un impero);
2. se si vogliono oggetti buoni e a basso costo bisogna accettare la grande impresa che può ridurre i costi, far fare studi, con lo stimolo del profitto capitalistico;
3. se si vuole cambiare la società ci vuole un partito che abbia un'ideologia e il massimo potere.
La nostra contrapposizione si fonda, evidentemente, su princípi diversi, che ritiene meritevoli di resistere e di svilupparsi, perché sempre, quando c'è una decadenza (e in questo caso, decadenza della libera partecipazione), c'è qualche cosa che ascende e cresce (e in questo caso, il raccogliersi, nel mondo, di volontà e di ricerche per la società nonviolenta, superando l'imperialismo, il capitalismo, l'as- solutismo).
Il rifiuto degli allineamenti di guerra è da noi arricchito positivamente dalla tendenza a federarsi con altri per creare spazi senza armi, disposti, nel caso, a resistere agli invasori con le tecniche del metodo nonviolento, che sarà di eguale sacrificio nell'eventuale martirio, ma meno rovinoso e meno diseducativo per i futuri, di come vien condotta una guerra oggi.
Non solo il cambiamento della proprietà delle imprese, ma anche lo sviluppo scientifico, possono portare al punto che vogliamo. Già il Marx osservò che le società per azioni segnavano un cambiamento nel tipo della proprietà capitalistica, e noi sappiamo che il fatto può tanto evolversi da divenire essa proprietà pubblica.
Ma oggi nelle imprese si è frapposto tra i proprietari e i lavoratori senza proprietà il gruppo dei dirigenti, con un reale potere. In un sistema di proprietà pubblica possono avvenire piú agevolmente questi processi: il continuo ricambio per cui entrano nel gruppo dei dirigenti anche persone provenienti dai lavoratori; mediante lo sviluppo tecnico e l'automazione può allargarsi di molto il numero di coloro che nella produzione hanno un potere direttivo; mediante le ricerche scientifiche potranno crescere le fonti di energia . piú facilmente accessibili, e ciò potrebbe ridurre le dimensioni delle imprese, se esse potranno sorgere in qualsiasi punto.
Posto che uno spirito omnicratico, cioè di moltiplicazione del potere piuttosto che accrescimento del profitto ad ogni costo, soffi su questo campo, si possono pensare efficientissime imprese di dimensioni modeste, anche capaci di federarsi, e.meglio controllabili dal basso e direttamente.
Il principio che esse siano da accettare "come sono" e solo da disciplinare con la "programmazione è evidente mente insuffìciente, perché affìdato unicamente ai "vertici
Il programma di "cambiare la società", cioè le sue istituzioni per opera di un partito ideologico onnipotente, blocca lo sviluppo ideologico, crea lo strapotere dei funzionari di partito e dei buròcrati, con il sacrificio dell'orientamento omnicratico, in quanto viene sottratto ai singoli il loro vario potere, che va dall'informazione al controllo e alla partecipazione .
Perciò all'accusa di impossibilità si risponde che, in vista delle gravi conseguenze defl'imperialismo, del capitalismo e dell'assolutismo, un atto di fiducia nell'onmicrazia rimette in moto vari orientamenti di ricerca: quello delle tecniche nonviolente per contrastare agli imperi, quello della scienza e della tecnica per l'automazione e per trovare fonti di energia, quello ideologico per i modi di investire le vecchie strutture e trasformare il vecchio uomo. Allo scetticismo si risponde camminando, e in questo caso con la paziente ricerca.
Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 135-136