IL PROBLEMA DEL POTERE

 

Il problema del potere si scinde oggi in due parti:

1. si tratta di avere la possibilità di far valere la propria volontà in una data situazione, anche di fronte ad un'opposizione, e si hanno diversi gradi, perché il potere può essere violenza, bruto potere, potenza, ma anche influenza, prestigio, probabilità di trovare obbedienza per un comando;

2. si tratta di esprimere una propria proposta che sia nell'interesse di tutti, sulla base di. una garanzia (che nel primo caso manca).

Vediamo meglio la cosa, perché la differenza è notevolissima. Abbiamo visto concretarsi una posizione nuova, che è dell'interesse sommo, della passione per la realtà di tutti, dell'apertura alla compresenza: se questa passione diventa centrale nel proprio animo, avviene una rivoluzione interna o conversione o trasformazione della coscienza e della stessa psiche, dei sentimenti e abitudini dell'individuo. Nel suo agire in mezzo agli altri, egli ha un modo per manifestare questa trasformazione interna che sta avvenendo in lui, e questo modo è l'interesse aperto e visibile per la nonviolenza, nella complessità progressiva delle sue realizzazioni, delle sue acquisizioni, delle sue conquiste.

Questa tensione alla nonviolenza è la garanzia che viene data della preminenza dell'interesse per i singoli esseri, fino all'orizzonte di tutti, sopra a qualsiasi legame con istituzioni, con Stati, chiese, sette.

La prima forma del potere trova la legittimità del suo esercizio nella forza o nel diritto, che producono una superiorità del potere su altri, mentre nel secondo caso appare una garanzia nuova, che è questa: se vedete che ho la tensione alla nonviolenza, questo è segno della mia apertura alla compresenza di tutti.

Che cosa vuol dire questo? Che nella prima forma del potere voi avete la sicurezza che vi dà una volontà che raduna intorno a sé, in vari modi, una certa forza; nella seconda forma del potere voi sapete che è necessaria la fiducia nel valore della compresenza di tutti. Le istituzioni, gli Stati, le chiese, le sette, sono pronte ad assumere la prima forma del potere, e anche ad usare pi£ o meno la costrizione, anche il ricatto, e perfino l'esclusione. Dall'altra parte, nella seconda forma del potere, c'è indipendenza dalle istituzioni, perché uno si pone in rapporto con la compresenza.

La scelta di questa seconda forma dà inizio ad un lavoro di costruzione coraggiosa e di continua scoperta, che sarà lungo, ed avrà il suo prezzo, perché può far perdere alcune cose che si sarebbero potute ottenere con la prima forma del potere, quella che usa la forza, sia pure razionalmente.

Per avere potere, cioè la possibilità di farsi valere, che è di agire con risultati desiderati sulle cose e sulle persone, la volontà si costituisce e mantiene la vitalità del proprio strumento corporeo, si fornisce di mezzi e strumenti per influire e far decidere, organizza apparati amministrativi o gruppi o si vale di quelli esistenti. Le gradazioni del potere sono tante. Si va dall'usare una certa energia e prontezza, come è nel caso citato dal Machiavelli, di quello che con la tromba ed energici comandi mette in ordine una folla sparsa di individui, al caso di colui che si vale di un'intera burocrazia e dell'uffcio "più grande del mondo", come è il Pentagono degli Stati Uniti, per "far valere" la propria volontà. Il potere può incontrare altri poteri o contropoteri.

Lo sviluppo della democrazia, in quanto cerca di allargare il potere al maggior numero possibile di individui, superando le diffcoltà conseguenti alle diversità di razza, di classe sociale, di ricchezza, di cultura, tende al potere di tutti, ma non lo raggiunge effettivamente.

Se San Francesco nel Medioevo poneva una distinzione tra il potere delle autorità e la sua scelta nonviolenta ("poiché non posso correggere ed emendare le colpe con la predicazione, l'ammonizione e l'esempio, non voglio diventare un carnefice che punisce e frusta come fanno i poteri di questo mondo"), tale distinzione resta anche oggi, visto che la democrazia, nelle forme finora realizzate, si vale di alcuni strumenti che possono non essere accettati. Possiamo anche dire la cosa in questi termini: la democrazia, anche la meglio sviluppata, lascia il posto per la posizione di chi metta in primo piano il suo rapporto con la compresenza di tutti.

La democrazia attuale attribuisce alla maggioranza un potere che qualche volta è eccessivo rispetto ai diritti delle minoranze; fa guerre di Stato contro Stato, conferisce alle polizie il potere di torturare (come avviene in tutti i Paesi) e molte volte un soverchio intervento nell'ordine pubblico; non è sufficientemente aperta a ciò che potranno dare o vorranno essere i giovanissimi e i posteri, preferisce strumenti coercitivi e repressivi a strumenti persuasivi ed educativi; si lascia sopraffare dalle burocrazie trascurando il servizio al pubblico anonimo; concentra il potere preferendo l'efficienza al controllo, e finisce col non considerare sufficientemente i mezzi e le loro conseguenze, pur di raggiungere un fine.

La lotta per razionalmente contrastare a questi difetti e queste involuzioni della democrazia, è oltremodo doverosa ma può non essere sufficiente, e c'è il posto - dicevo - per la posizione di chi, attraverso un interesse preminente per la compresenza manifestato nella tensione alla nonviolenza, dà la migliore garanzia di essere di qua da quei difetti e da quelle involuzioni.

C'è nel fondo di questa indipendenza rispetto alle istituzioni attuali una contrapposizione che si può esprimere così: la democrazia conserva riferimenti al procedere della natura, l'omnicrazia tende ad essere sempre meglio attuatrice della compresenza. Per la democrazia la vitalità, la forza, talvolta la costrizione, la rivoluzione e la guerra o la guerriglia hanno il loro posto; per l'omnicrazia la compresenza si presenta come valore costante e l'individuo unito alla compresenza ha una "forza" maggiore di tutte le altre forze.

L'individuo che quanto a natura rimane talvolta privo di ogni potenza, e non ha la comune vitalità, né ricchezza o cultura, non è semplicemente un essere meritevole di "assistenza", ma è un essere che ha un potere, per cui egli conta o conterà, in quanto la compresenza gli è assolutamente vicina.

 

 

Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 62-65