RIPRENDERE DAI LUOGHI PERIFERICI

 

Come la prova della propria ricerca nell'apertura alla compresenza sta nell'attento e reverente incontro con l'individuo singolo che sia pieno di limiti e di insufficienza nel mondo, così la prova della propria maturazione per l'omnicrazia si ha quando ci si entusiasma al pensiero di portare il proprio lavoro in uno dei tanti modesti paesi, piccole città e borgate, dove pare che non ci sia nulla di vivo.

Talvolta sono cittadine o borghi molto belli, per la posizione, per qualche torre o castello o chiesa antica e piazza. Voi parlate con qualche abitante, e vi rispondono che "non c'è nulla". Ma è vero? Ci si è messi, lì e dal di dentro si sono raccolte e stimolate tutte le energie potenziali di. tutti gli animi? lo provo una continua inquietudine al pensare quanto di piú si tenderebbero ragazzi e giovani a interessi molteplici, ad appassìonarsi per l'avvenire, per una realtà e società infinitamente arricchite di valori. Sarà possibile avvìvare tutto e tutti, riprendere da lì il moto, da tanti punti, diventati centri per la compresenza e l'omnicrazia.

Impiantare l'assemblea aperta, anche minima, non è soltanto convocazione di persone e richiamo continuo a gravitare dove si è "insieme" in un interesse pubblico, ma è anche stimolo a cercare l'informazione piú ricca ed esatta, circa i fatti e i problemi, uno stimolo da dare specialmente ai giovani e giovanissimi, perché cerchino nel grande mare di giornali, riviste, libri, che oggi escono; e dico ai giovani e giovanissimi, perché essi non hanno l'esperienza, e gli adulti possono parlare sulla base di questa, mentre i giovani e giovanissimi sulla base delle ricerche fatte.

L'orizzonte è la riforma permanente, l'innovazione radicale, perché le strutture, i beni, i valori, siano di tutti, della realtà di tutti tutta coinvolta e impegnata. Una sorgente inesauribile, da aprire in ogni centro, è la ricerca della nonviolenza applicata, creata fino all'impensabile adesso, come un sacramento dell'unità con tutti, un'occupazione della mente e dell'animo per tutte le ore, un motivo di critica ferma e amichevole verso gli altri per il vecchiume che la violenza ha accumulato, uno stupore reverente che vi siano state tante fedi nella nonviolenza, testimoniate anche con la morte come è avvenuto per Gesú Cristo e per Gandhi, per Martin Luther King, o con la continua poesia come per San Francesco, o con il silenzio amorevole come per tanti che hanno perdonato nel cuor loro alle offese ricevute.

Chi è persuaso dell'omnicrazia e la vuole instaurare nella nonviolenza, comincia, dunque, con I'"assemblea della realtà di tutti", mette in discussione tutti i problemi, arrivando alla piú generale rivoluzione di tutto ciò che c'è di precedente, di individualistico, di non pubblico.

Per il Rousseau nello Stato piccolo l'individuo ha maggior potere: se i cittadini sono diecimila, egli ha un decimillesimo di potere; ma se i cittadini sono un milione, egli ha un milionesimo di potere. Dunque in uno Stato grande la libertà diminuisce; e se il popolo è numeroso, piú forte deve essere il governo per la forza repressiva di cui deve disporre Ma allora maggiore forza dovrebbe avere il popolo (il corpo, sovrano) per frenare il governo.

Oggi c'è un grande squilibrio tra i nuclei attuatori dell'assolutismo, dell'imperialismo, del capitalismo e il potere disponibile per il loro controllo. Questa è la conseguenza di aver accettato le dimensioni grandi per il partito, per lo Stato, per l'impresa produttrice. Le grandi dimensioni e la necessità di provvedere rapidamente "( le assemblee del popolo sono state in ogni tempo l'orrore dei capi ", dice il Rousseau nel Contratto sociale), la volontà di realizzare al massimo e senza ostacoli il proprio potere; cosí tendono a fare il partito comunista al potere, il governo americano, le direzioni dei grandi monopoli.

La difficoltà di trovare un posto per la libertà e il controllo dal basso in tali grandi corpi, ha fatto sorgere il problema non solo della libertà in essi, ma anche della libertà da essi.

Per guadagnare il posto per l'omnicrazia occorrono queste cose:

1.dare rilievo ad un'unità territoriale non eccessivamente grande nella quale sia possibile un effettivo controllo da parte di tutti gli abitanti, con una buona conoscenza dei problemi (massimo sviluppo dell'istruzione e dell'informazione) e delle persone della località, per la scelta delle deleghe (revocabili) e degli incarichi. Queste unità territoriali (tra la provincia e la regione, da noi) possono agevolmente provvedere al proprio ordine, ma non possono assumere minimamente una posizione imperialistica.

2. Il rapporto tra queste unità territoriali non può essere che federativo, cioè orizzontale, e non verticale.

Intorno a questi due princípi fondamentali (che sono la ripresa di ciò che è periferia e dal basso) sono necessari:

1. la piena libertà ideologica di associazione, di espressione, di critica;

2. l'esistenza di molti centri sociali con periodiche assemblee;

3. il controllo dal basso all'interno di ogni ente;

4. lo sviluppo della proprietà pubblica delle imprese.

Un persuaso della compresenza e dell'omnicrazia ritiene che questa attuazione - dei due principi fondamentali con i quattro provvedimenti concomitanti - sia meglio possibile sulla base dei suoi due principi, profondamente mescolati l'uno con l'altro, perché:

1. ci vuole un grande entusiasmo religioso e sociale per tener fronte alle pressioni e alle suggestioni che l'assolutismo del partito, o il governo borghese onnipotente, o la dirigenza del monopolio, esercitano con tutti i mezzi a loro disposizione;

2. c'è un grande lavoro civico da svolgere, e l'apertura alla compresenza fornisce la pazienza per il contatto anche con persone criticabili o insufficienti;

3. bisogna evitare che il lavoro periferico e locale assuma un carattere angusto, provinciale e rinunciatario; perciò va bilanciato con l'orizzonte universalistico il piú ampio che sia pensabile;

4. l'educazione di tutti alle tecniche nonviolente di lotta rende possibile non solo di attuare una permanente trasformazione sociale senza contrasti sanguinosi, ma anche di opporsi a chi voglia, dall'esterno, agire contro l'unità territoriale a cui uno appartiene.

 

 

Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 129-132