PER ARRIVARE AD UNA "SOCIETÀ REGOLATA"
Norberto Bobbio, in un suo studio recente sul Gramsci (Gramsci e la concezione della società civile: relazione al Congresso sardo di studi gramsciani del 1967) ha mostrato l'importanza che il "consenso", a parte dalla forza, ha nel pensiero dei Gramsci, in quanto egli intende I' "egemonia" non soltanto come direzione politica, ma anche come direzione culturale.
E questo non tanto perché il momento storico era diverso: al tempo di Lenin, durante la lotta, il momento della forza era primario e decisivo, mentre nella situazione storica del Gramsci, nel momento della ritirata dopo la sconfitta, la forza è vista come strumentale e subordinata all'egemonia, che ha un'estensione maggiore e comprende anche la direzione culturale, cioè la formazione dei consenso, oltre la direzione politica.
A noi interessa osservare l'esigenza di far posto alla formazione dei consenso, il riconoscimento del valore dell'elemento ideologico rispetto al valore dell'elemento istituzionale. Se sul piano politico deve formarsi la volontà collettiva per la trasformazione sociale, il Gramsci vede che sul piano culturale occorre una riforma intellettuale e morale, con una nuova concezione del mondo, e questa riforma molto piú complessa, è riforma "in senso forte".
Perciò, come l'egemonia per lui consta di direzione politica e cli direzione culturale, per noi all'omnicrazia corrisponde perfettamente l'apertura alla compresenza.
Soltantoché c'è una differenza fondamentale: che per il Gramsci al centro di tutto sta "il partito", che è la moderna Chiesa e il moderno Principe; mentre noi speriamo di essere liberi da un partito egemone, avendone visto le involuzioni nel fascismo, nello stalinismo e altrove, " di che lacrime gron- di e di che sangue ". Preferiamo appoggiarci non al partito, ma al " Centro" di apertura nonviolenta.
Il Gramsci era giunto a porre prima l'egemonia e poi il potere, e la forza aveva quindi un valore semplicemente strumentale. Ma quale "strumento" in un mondo cosí ricco di tecniche distruttive! E una volta ammesso l'uso di tale "mezzo", come si fa ad arrestarci, e a non tendere ad avere l'esercito piú potente, il missile piú distruttivo? Bisogna capire che la bomba atomica induce a cambiare anzitutto le tecniche!
Per il Gramsci, dice Norberto Bobbio: " La classe sociale che sarà riuscita a rendere tanto universale la propria egemonia da rendere superfluo il momento della coercizione avrà posto le premesse per il passaggio alla società regolata, che sarebbe la società civile che ha assorbito o superato lo Stato ".
Difatti il Gramsci (nel volume Note sul Machiavelli, p. 132): " L'elemento Stato-coercizione si può immaginare esaurientesi a mano a mano che si affermano elementi sempre piú cospicui di società regolata (o Stato etico, o società civile). Da una fase in cui " Stato" sarà uguale a "governo" e "Stato" si identificherà con "società civile", si dovrà passare a una fase di Stato-guardiano notturno, cioè di una organizzazione coercitiva che tutelerà lo sviluppo degli elementi di società regolata in continuo incremento, e perciò riducente gradatamente i suoi interventi autoritari e coattivi... inizio di un'èra di libertà organica ".
Ma come fa questa classe a rendere tanto "universale" la propria egemonia? Non certamente con un impero di fatto, perché a parte il suo prezzo (si veda un esempio nel Vietnam di oggi), cioè il rischio di pagarlo con stragi e sconfitte, a cui tutti gli imperi vanno soggetti, difficilmente un impero arriva a tale "universalità".
C'è un altro modo ed è quello di non usare la coercizione nemmeno ora per far valere I"'egemonia", ma portare avanti l'omnicrazia e la compresenza con centri di apertura nonviolenta, cioè con un metodo di lotta che porta già il fìne a coincidere con il mezzo; e quindi la posizione dell'omnicrazia e dell'apertura alla compresenza dà la " garanzia " o " premessa " per quello che è detto "il passaggio alla società regolata".
Si capisce che in un periodo di transizione, lungo o breve che sia (ma potrà essere anche breve, e sempre illuminato dalla fedeltà alla compresenza e alla omnicrazìa, senza mai interromperla), potrà avvenire proprio ciò che il Gramsci dice, e l'abbiamo detto piú volte anche noi, che finché ci saranno persuasi della nonviolenza e non persuasi, accadrà che saranno usate forze dell'ordine, tutele coercitive di tipo "guardiano notturno", riducenti gradatamente i propri interventi.
Da Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 110-112