LA COMPRESENZA AL POSTO
DELLO STATO ETICO E
DELLA CLASSE ONNIPOTENTE

 

La posizione della società civile e dello Stato è uno dei temi piú importanti del pensiero dello Hegel. La società civile comprende tutte le realizzazioni economiche e giuridiche in difesa degli interessi della molteplicità umana; lo Stato rappresenta un'ulteriore e piú profonda unità, superiore agli interessi particolari. Nella società civile l'esistenza individuale è assicurata, nello Stato essa può essere sacrificata. Perciò egli parlava di Stato etico, di Stato come Dio in terra. L'individuo, che nella società civile vede protetta la sua esistenza e la sua proprietà privata, per lo Stato, che è come la sua piú profonda ragion d'essere, cioè un'unità che è la sua stessa sostanza, è pronto a immolarsi, perché lo Stato è una necessità che è la sua libertà, è una vita che può essere la sua morte.

C'era un'esigenza giusta, ed una realizzazione errata. L'esigenza era di porre qualche cosa di superiore, di piú vero, di piú meritevole, rispetto al mondo dei vari interessi e del benessere che lo Hegel aveva cosí ben circoscritto e articolato come "società civile". Tendenze religiose e, nello stesso tempo, etico-civiche lo portarono a far valere la superiorità dello Stato. Ma il brutto era che lo Stato è un'istituzione, poggia soprattutto sulla classe di funzionari, ha il monarca al vertice, fa la guerra entro la dialettica storica.

Anche il Marx cercò qualche cosa di ulteriore alla società civile come mondo degli interessi particolari, ma non poteva trovarlo nello Stato, che per lui non è affatto disopra agl'interessí, anzi è al servizio degli interessi della parte dominante della società civile: la Classe oppressa avrebbe liberato sé e trasformato tutta la società civile.

La soluzione dell'omnicrazia è diversa dall'una e dall'altra. Pone come superiore al mondo degli interessi particolari la compresenza, che è la realtà di tutti e dei valori in un infinito accrescimento, e promuove non i modi della guerra e dell'autoritarismo dall'alto, ma i modi della nonviolenza e produzione dei valori, della permanente valorizzazione di tutti dal basso come assemblea.

Veramente il potente sforzo dello Hegel di tracciare il percorso di un'autocoscienza universale che crea la storia, che trasforma l'io in noi, che vede oltre lo spirito oggettivo il grande e libero mondo del- l'arte, della religione e della filosofìa, veniva a guastare la sua massima possibilità dandosi all'esaltazione dell'istituzione statale, che gli appariva piú moderna dell'arcaica Chiesa.

La cosa gli fu possibile per la scarsa considerazione dell'individuo singolo, per il quale non sperava altro, oltre la sua naturale transitorietà; e se si è "transitòri", non è una grande soddisfazione aver servito lo Stato? non può uno morir contento, perché è stato, cioè è uscito dal nulla, e per di piú si è glorificato della gloria dello Stato?

Oggi noi vediamo che ben altre ragioni ha la compresenza dì disciplinare la società civile, di ispirare la trasformazione di essa, di rappresentare un'unità davanti alla molteplicità degli interessi particolari, e la insuperabile angustia dello Stato nazionale.

D'altra parte la soluzione marxistica, pur essendo piú vicina alla realtà di tutti, per la finalità universale - oltre ogni istituzione - di liberazione per tutti, aveva il difetto di non fornire mezzi adeguati ad una parte della società civile, quella proletaria, per realizzarsi quanto è richiesto dalla compresenza. Violenza, dittatura, distruzione degli avversari, concezione terrena dell'individualità, non sono gli strumenti adeguati per trasformare gli elementi di naturalità e violenza viventi nella società civile.

 

 

Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 103-104