LA REALTA' DI TUTTI

 

Una volta si è parlato tanto di Dio, oggi si parla sempre più di "tutti". L'idea di "tutti" è servita per aprire riforme religiose e rivoluzioni politiche e sociali; che si dovesse dare la comunione eucaristica a tutto il popolo con il pane e con il vino, e non negaudo al popolo il vino, cioè il sangue di Cristo, riservato agli ecclesiastici (Giovanni Huss); che tutti potessero mettersi in rapporto con la Verità leggendo con fede la Bibbia (protestanti); che Dio fosse per tutti oltre i gruppi sacerdotali, i professanti di una determinata fede con un determinato culto, oltre un Libro chiamato esclusivamente "sacro" (libero teismo); che il buon senso o ragione si trovasse nella sua integrità in ogni essere umano (Cartesio); che l'autorità politica non fosse in una persona, sovrana per grazia di Dio, ma emanasse da tutti gli abitanti di un Paese, nella solennità della loro libera assemblea deliberante (Rousseau); che tutti a vessero gli stessi fondamentali diritti civili e sociali, nell'uguaglianza davanti alla legge e che vi fosse uguaglianza nei punti di partenza e nelle possibilità di sviluppo per tutti (democrazia).

Nella società di oggi c'è un continuo conflitto fra l'uguaglianza di diritto per tutti, e le differenze di fatto; ma l'ugusglianza procede sempre, dal Settecento (l'inizio dell'età più nostra e più moderna, più critica, più libera e più aperta) diventando prima uguaglianza giuridica, quindi sociale-educativa, e ancora avanzando fino a prenderci profondamente in tutto.

Ma ancor più importante dell'estensione da pochi a molti e a tutti, è il fatto che quando una cosa arriva ad essere veramente di tutti, essa cambia.

Questo è il grande problema di oggi, nel quale ogni cosa possa essere di tutti, e bisogna perciò intraprendere una profonda trasformazione, una serie di costruzioni nuove. In conseguenza questo è il tempo che può più costruire, perché sarebbe assurdo pensare che la realtà di tutti, la società di tutti, la religione di tutti, la scuola di tutti, la festa di tutti, possano essere ciò che la realtà, la società, la religione, la scuola, la festa, erano quando erano di persone isolate o di gruppi anche grandi.

Se si raggiunge l'orizzonte di tutti, c'è un cambiamento di qualità e non semplicemente di quantità.

Per capire bene questo, consideriamo che arrivare all'orizzonte di tutti per la realtà. la società, la religione, la scuola, la festa, non vuol dire trascurare i singoli esseri umani. Bisogna, invece, muovere da ogni essere a cui possiamo dire un tu, dargli una infinita importanza, un suo posto, una sua considerazione, un suo rispetto ed affetto.

Finora non si è mai fatta veramente questa apertura ad ogni essere, un singolo essere e un altro singolo essere, con l'animo di non interrompere mai.

Perché non si è avuta quest'apertura precisa e infinita?

Perché si è trovato il modo di appoggiarsi a qualche cosa dicendo che era più importante: i religiosi a Dio, i filosofi all'Idea, i politici allo Stato o alla Rivoluzione; trascurando gli esseri, anzi distruggendone alcuni senza rimorso.

Ecco, il Vesuvio erutta lava e cenere infuocata, e copre e seppellisce Ercolano e Pompei. C'erano esseri umani e animali, e la lava è caduta su di loro, li ha fermati e chiusi, soffocandoli e carbonizzandoli. Essi svolgevano la loro vita, il loro sentire, il loro pensare, avevano fiducia nel sole e nella natura, ripigliavano la vita ad ogni mattino. Altrove e in altro tempo la stessa cosa hanno fatto terremoti, inondazioni, incendi contro una parte degli esseri. Ma se io mi apro un essere vivente volgendogli rispetto ed affetto, e così a un altro, e nell'animo sarei disposto a farlo verso tutti, arrivando all'orizzonte di tutti, non posso più accettare la natura e i suoi fatti che, senza capire, mi sottraggono una parte degli esseri. Se arrivo all'orizzonte di tutti, se mi interessa la realtà di tutti, capisco la realtà della vicinanza di tutti fra tutti, la loro compresenza.

E mi appassiono per questa realtà di compresenza perché ci sia, sia fiorente, resista e vinca, e se non in tutto oggi, almeno domani: i fatti sono una forza che non capisce, la compresenza è amorevoleza intelligente aa tutti a tutti.

 

Aldo Capitini, Omnicrazia potere di tutti in Il potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969 pp. 59-61