![]() | TEORIE DELL'EDUCAZIONE |
Il problema elementare che il fanciullo presenta è questo: dobbiamo aiutarlo a svilupparsi per far parte di questa umanità-società-realtà, pur nella nostra convinzione che questa umanità-società-realtà non sia accettabile? Le risposte sono varie, e le esamineremo ad una ad una.
1. Aiuteremo il fanciullo a diventar vita, e non altro. Siccome il nostro rifiuto, la nostra scontentezza di ciò che è attualmente non tocca la vita, perché in noi la coltiviamo, la stessa cosa faremo per il fanciullo, il quale ci si presenta, inizialmente, in condizioni molto precarie di vita, e perciò lo rafforzeremo.
2. Cureremo che il fanciullo non sia soltanto vita sicura, ma possegga tutti quegli strumenti per assicurarsi un'esistenza che sia la piú sopportabile, e perciò lo addestreremo in molteplici attività, lo porteremo ad un certo livello di conoscenze e di capacità in modo che egli possa usufruire di tutto ciò che. allo stato attuale del mondo, è possibile.
3. Nell'aiutare lo sviluppo del fanciullo faremo in modo che egli sempre piú chiaramente si persuada e si costituisca come destinato ad una finalità che è oltre il mondo (o umanità-società-realtà come si presentano), e che perciò sentendo questo, attraversi il mondo tenendosi a certe cose e separandosi da altre, costeggiando la linea di una destinazione ulteriore.
4. Riconosceremo nel fanciullo il protagonista di un'umanità-società-realtà liberate dai limiti di cui noi abbiamo coscienza e per cui soffriamo, e che in quanto si prolungano nel fanciullo, stanno ancora in noi, e dobbiamo perciò instancabilmente liberarcene: l’educazione del fanciullo si trasforma in nostra autopurificazione.
A queste risposte si riferiscono diversi concetti e metodi dell'educazione.
Educazione alla vita ed educazione ai valori.
La condizione di inferiorità in cui si trova, alla sua nascita. il figlio dell'uomo rispetto agli altri esseri viventi rendono necessario un preciso e lungo intervento di persone adulte perché egli possa semplicemente assicurarsi la vita: basti pensare alla delicatezza della pelle. alla fragilità delle ossa, alla durata dell'auattamento.
Gli altri animali sono piú concentrati e agevolati nella costituzione della vitalità del loro organismo: alleggeriti come sono di un'ulteriore e grande possibilità riescono a dominare piú rapidamente il loro angusto destino, e a caratterizzarsi rapidamente con una coerenza e vivacità che qualcuno trova maggiori che negli esseri umani, liberi sí, ma soggetti a tanti difetti e fatuità e, dal punto di vista vitale, piú informi.
Questa inferiorità fa sí che un'educazione umana che si limitasse al semplice preservamento e sviluppo della vita, parrebbe arbitrariamente troncata e inadeguata. Ed ecco perché si passa al secondo tipo: addestramento delle molteplici capacità, e comunicazione del livello di civiltà raggiunto.
In questo secondo tipo. al quale si arrestano molti sistemi di educazione, ci sono due accenti diversi: o si porta il fanciullo a quella forza di stare nel mondo fisico e sociale per cui egli non sia sopraffatto, e resista e si affermi, considerando tutto come mezzo a questo fine, o si conduce il fanciullo a fruire, ricevendo ed eventualmente dando, di quel mondo di valori che non è di individuale potenza, ma di servizio alla comune e svolgentesi civiltà.
Lì vigoreggia l'individuo, qui si costituisce la persona, anzi la personalità, che si realizza e celebra la sua presenza nel valore morale, che è la sostanza degli altri valori nella loro idealità e doverosità.
Sviluppo, attività, comunanza,
Giunti a questo punto, se non ci fosse altro, sapremmo bene i fondamenti e i caratteri dell'educazione. Essa sorge dall'accertamento della comune umanità, nell’educando e nell'educatore, nei nascenti, nei fanciulli, negli adulti, di là dalle differenze che appaiono meno importanti di questa sostanziale unità.
Comunanza, comunicazione, comunità, ecco i fondamenti e i caratteri. E si capisce come da essi si tragga il suggerimento per risolvere i vari problemi della libertà, dell'autorità, del metodo stesso dell'apprendere.
Quale che sia la nostra esistenza nel mondo, noi siamo per essa e soltanto per essa; ed oltre che viverla. possiamo rappresentarla artisticamente o indagarla col pensiero, ma non rifiutarla o limitarla, perché rifiutandola non si acquista altro, limitandola non si può perché andrebbe fatto da fuori del mondo: chi delimita una cosa è già fuori di essa.
Se dire " mondo " sembra ristretto e materiale, diciamo " storia ": la storia (si afferma in questa concezione della vita) non può né negare sé stessa (sarebbe anch'esso un atto della .storia) né limitarsi perché è infinita, è l'unico infinito che si concreta continuamente (si autolimita e si supera).
Nell'educazione fondata su questa concezione c'è un elemento di accettazione della struttura essenziale della realtà (comune all'educando e all'educatore) e c'è un elemento di fiducia nello sviluppo o progresso che lungo questa costanza di strutture o categorie fondamentali è possibile: c'è, per es. il linguaggio che si articolerà e svolgerà in linguaggi con sempre ulteriori contributi creativi; c'è, per es., l'arte che ci darà nuove opere, certamente oggi imprevedibili.
Se c'è questo sviluppo, se lo si consegue mediante l'attività, e sviluppo e attività. presuppongono la comunanza di natura, di costituzione fisica e spirituale, di cittadinanza della storia o del mondo, il metodo dell'educazione non dovrà che informarsi (si pensa, e da molti oggi) a questi tre elementi.
Soluzione psicologico-sociologica e soluzione spxritualistico-storicìstica.
L'educazione si troverà, perciò, davanti a due problemi: ragione della differenza tra educando ed educatore; forza di promovimento dello sviluppo.
E le soluzioni possono essere diverse: una di carattere psicologico-sociologico, per la quale lo stato diverso del fanciullo sta nella sua particolare struttura psichica, con particolari bisogni ed interessi, e la molla dello sviluppo sta nella società a cui il fanciullo tende e per cui si stimola; un'altra soluzione di tipo spiritualistico-storicistico, per la quale la diversità del fanciullo sta nella prevalenza, in lui, di una caratteristica o categoria spirituale, presente anche nell'adulto, ma in questo dominata e contenuta da altre (per es. la soggettività, l'esteticità, l'egocentrismo, l'innocenza, l'ingenuità o altro), e la forza promotrice dello sviluppo è lo spirito dall'interiorità, il che di divino, che appare nel mondo con ogni essere e che crea continuamente.
Si resta, cosí, nell'àmbito della comunanza e dell'unità fondamentale, e tuttavia si cerca di cogliere l'articolarsi dell'interno dinamismo dell'educazione.
Educazione sacerdotale ed educazione democratica,
Questa educazione segna la fine dei tipo sacerdotale, perché l'assoluto rilievo lo assume la comunanza, e non il dualismo stabilito da una istituzione privilegiata e autoritaria verso altri.
L'educazione sacerdotale sapeva di avere già tutto in sé, la verità, i mezzi di salvazione, la discriminazione del valore dal disvalore, la fonte di ogni potere, e perciò non aveva da far altro che trarre a questa sua altezza, dove era Dio.
L'educazione, invece, di tipo illuministico-storicistico (il secondo termine non è che uno sviluppo e un invigorimento del primo) si pone il problema, nell'àmbito della comunanza o unità, del carattere specifico e del dinamismo proprio di ciò " che è da trarre a Dio " (nell'educazione di tipo sacerdotale), il discepolo catecumeno o il popolo.
Ed ecco il grande rilievo che prende il fanciullo e la classe proletaria; il catecumeno diventa il fanciullo che noi vedremo caratterizzato o psicologicamente o secondo categorie spirituali; il popolo diventa il proletariato che distingueremo o materialisticamente (nel suo stato economico-produttivo) o secondo aspetti di ideale riserva di bontà e di valori autentici.
In nome di questo, e in nome della comunanza, si attenua quella disciplina che aveva anche forme di rigore. Si è preso contatto con una forza che non si prevedeva inizialmente (per l'ingenuità, l'ottimismo dell'Illuminismo) cosí complessa.
Ed ecco che l'educazione e la politica si travagliano oggi per accertare e trovare quelle vie di soluzione del problema " democratico ", nulla perdendo di quel disciplinamento e di quella tensione che aveva la giustamente scaduta educazione di tipo sacerdotale.
Questa diceva di avere con sé Dio-, quella attuale dice di avere con sé l'apertura, che potrebbe valere altrettanto ed anche piú; si tratta tuttavia di studiar bene la cosa, e, io credo, di realizzare molto ancora, perché l'affermazione sia valida.
Aldo Capitini, Il fanciullo nella liberazione dell’uomo, Pisa, Nistri-Lischi, 1953, pp.9-12