![]() | AL CENTRO DELL'UMANITA' |
In questo secolo si fa evidente, piú ancora che in altri tempi, la lotta di mentalità, di modi di concepire la vita, che vanno oltre il governo degli Stati, il regolamento economico, l'ordinaria amministrazione; ogni affermazione anche politica si presenta ispirata da un proprio punto di vista religioso, che deve investire tutto e suscitare una decisione assoluta nell' impiego della vita e della morte.
Tutti sono concordi nel dire che bisogna prepararsi a tempi duri, abituarsi a vivere di poco, ma che si avranno nondimeno potenti affermazioni ideali. Si sente che ogni atto deve essere illuminato da un proposito, da una direttiva, da una reeponsabìlità. Il " tirare a campare " sta cedendo il campo al " vivere pericolosamente ".
Oggi piú che mai non è possibile, per la folla di sollecitazioni e di pressioni anche esteriori, rifiutarsi di prendere un atteggiamento, di impegnarsi per un' idea.
E’ perciò piú vivo il dovere di rendersi consapevoli del proprio tempo. L'uomo non deve evitare tra dissipazioni, perifrasi e inerzie, di porsi al centro dell'umanità: egli deve soffrire dentro di sé il bisogno dell'umanità che sollecita in ogni istante della vita un'affermazione responsabile.
E capire quello che è il bisogno del tempo e quale deve essere I' impiego di sé stessi, non è opera di uomo d' intuito eccezionale che dispensi ogni altro dal cercare serissimamente.
Non è privilegio né speciale condanna di nessuno.
La scelta dei mezzi.
Non solo I' idea, ma acquista maggior rilievo oggi anche il mezzo che viene adoperato per affermarla, il modo intero in cui essa vive. I mezzi sono azioni vere e proprie; si avverte che chi usa certi modi nell'affermarsi, fa suoi quei modi, li approva. li propugna, li diffonde.
Un' idea s' insinua anche in questo punto: non è vero che basti calcolare il mezzo piú adatto, piú politico per ottenere I' intento; si vuol prendere in esame questo mezzo in sé, vederlo se è accettabile o se sostituìbile con un altro che soddisfi di piú la coscienza: si mette un ideale pur nello scegliere i mezzi.
L'uso della violenza si è molto diffuso oggi anche per sostenere intenzioni che altre volte si affermavano altrimenti; i vecchi scrupoli si vanno perdendo. In ciò confluisce I' impazienza di ottenere e la non considerazione degli altri che sembrano del tutto estranei a noi.
L'uso della violenza è sollecitato dal successo che essa procura a piú breve scadenza che non gli altri mezzi: se uno la pensa diversamente da me, eliininandolo non avrò piú quel fastidio; resta da vedere a che cosa si riduce la mia vita dopo, e se non sorgeranno prima o poi cinquanta al posto di quello che ho ucciso.
Questi successi hanno il potere di inebriare, come sempre, le persone grossolane, tutte volte all'esterno, e pronte a vantare il valore della forza finché non trovano altri piú forti.
Tanto dilagheranno violenza e materialismo, che ne verrà stanchezza e disgusto; e dalle gocce di sangue che colano dai ceppi della decapitazione salirà l'ansia appassionata di sottrarre l'anima ad ogni collaborazione con quell'errore, e di instaurare subito, a cominciare dal proprio animo (che è il primo progresso), un nuovo modo di sentire la vita: il sentimento che il mondo ci è estraneo se ci si deve stare senza amore, senza un'apertura infinita dell"uno verso l'altro, senza una unione di sopra a tante differenze e tanto soffrire.
Questo è il varco attuale della storia. La violenza è dilagata perché si è visto che avere pochi strumenti per difendersi o imporsi, è come non averne nessuno. Si sostiene che la miglior difesa è l'offesa preventiva, e il deprimere via via tutti quelli che domani o piú tardi ci potrebbero nuocere.
E si resta tutti assorbiti da questa cura; e piuttosto che migliorare sé stessi, si cerca di spiantare gli altri, dedicando tutte le energie alla preparazione di una mentalità offensiva.
E allora? continuare sino al massimo su questa via? che cosa diverrà la vita? E se invece di moltiplicare i congegni micidiali, di estendere su larghissima scala la pena di morte, si cercasse e si diffondesse una persuasione religiosa elementare, atta a vivere energicamente nell'animo, non si darebbe un altro impulso alla civiltà?
Si va perciò verso una difficile, ma inevitabile riaffermazione religiosa nel mondo.
Sarà una conquista, potente come non mai, dell interiorità.: si acquisterà, stimolato dalla religione, il senso che piú che l'ottenere, vale il modo in cui si ottiene, l'ispirazione che vive in quel momento, l'anima: le case, i beni, possono esser disfatti e ricostruiti; ma piú importante di ogni cosa è il senso della vita, il modo intimo in cui la viviamo: questo è il vero pane quotidiano.
Aldo Capitini, Elementi di un’esperienza religiosa, Bari, Laterza, 1937, nuova ed. con introduzione di N. Bobbio, Bologna, Cappelli, 1990, pp. 19-22