ORIGINI, CARATTERI E FUNZIONAMENTO DEI C.O.S.

Parte II

 

Dopo quattro anni di esperienze dei C.O.S.

Quando fu fondato a Perugia (17 luglio 1944) il primo Centro di orientamento sociale (C.O.S.), veniva affermato un insieme di principi radicalmente diversi da quelli del fascismo:

1) l'esame dei problemi compiuto pubblicamente e con l'intervento di tutti;

2) nessuna esclusione, alla porta della riunione, per un criterio di iscrizione ad un partito o gruppo, di istruzione, di prezzo, di età, di sesso, di razza, di nazionalità;

3) l'ordine e il funzionamento dell'assembiea stabilito da essa stessa, senza l'intervento di guardie o di autorità fornite di un potere superiore;

4) il rípudio della violenza e dell'intolleranza nell'àmbito del C.O.S., dove la sola forza sta nella razionalità, competenza, persuasività del proprio discorso;

5) l'aperto contatto tra pubblico e autorità a capo di enti ed uffici pubblici, che venendo al C.O.S., facendo ivi relazioni e ascoltando critiche e suggerimenti, riconoscono fonte dei loro potere il popolo, e stabiliscono la trasparenza delle amministrazioni pubbliche;

6) il controllo sui funzionari ínetti o disonesti mediante ricorsi alle autorità superiori;

7) la nomina di conmissioni del C.O.S. per inchieste, riferendone i risultati alla riunione, e nomina di rappresentanti del C.O.S. nelle varie commissioni pubbliche;

8) il contributo alla stampa cittadina di un ricco materiale elaborato collettivamente, con il risultato di interessare ì cittadini piú vivamente alla cronaca e ai problemi dei loro luogo;

9) il vivo contatto tra gl'intellettuali e il popolo, portando quelli il contributo della loro cultura, delle loro riflessioni e letture quotidiane, e questo la concretezza delle sue esigenze, la schiettezza del suo linguaggio;

10) il superamento del tipo " conferenza ", nel principio del C.O.S. che ognuno, dopo che ha parlato, resta a ricevere critiche e domande di chiarimento;

11) il superamento del tipo " comizio " chiassoso, vuoto, diseducatore, nella riunione dove circolarmente vengono discussi e ragionati i problemi senza sottolineatura enfatica e grossolanamente polemica;

12) la formazione, nel principio del C.O.S. di " ascoltare e parlare ", di una mentalità e di un animo che, nel presentare le proprie idee, intimamente fa posto a quelle degli altri, con il risultato di un pensare collettivo che tuttavia non toglie lo scambio, le differenze, l'opposizione;

13) l'accostamento degl'ideali e dell'amministrazione, dei problemi piú elevati e generali e dei problemi umili e quotidiani, del mercato, dell'igiene, del miglioramento del luogo dove si vive, con il risultato di superare sia l'orgoglio del colto che l'orgoglio del cosí detto pratico, mostrando che è " orientamento " così il piú alto ideale come la buona amministrazione della propria città o borgata e della propria casa;

14) il grande posto dato alle donne per la loro opera di chiarimento e soluzione dei problemi specialmente amministrativi, igienici, scolastici, assistenziali (e difatti al C.O.S. è sempre venuto un gran numero di donne, malgrado le loro faccende domestiche);

15) la possibilità di raggiungere una certa obiettività (di contro alla tendenziosità della stampa) nel commento degli avvenimenti, a causa degl'interventi di persone di diverse correnti;

16) la possibilità offerta ai capi di enti e uffici pubblici di mostrare alle richieste del popolo ciò che è possibile e ciò che è impossibile;

17) il controllo dei C.O.S. sulla misura delle tasse;

18) la possibilità di prendere, nell'àmbito del C.O.S., iniziative cooperative come, per esempio, acquisto di legna, formazione di una biblioteca circolante, istituzione di doposcuola, di concorsi fra i ragazzi con premi in libri ecc.;

17) la segnalazione continua, nell'àmbito del C.O.S., delle persone piú competenti e più premurose in modo da facilitare la scelta, per esempio dei consiglieri comunali al momento delle elezioni;

20) l'esistenza di un organo di ricorso per tutti quelli che, da ufficio a ufficio, non riescono a veder riconosciute le proprie ragioni.

L'essenza e la mèta ideale di tutto questo è l'attivazione della periferia fino ai piú remoti villaggi e angoli di terra, fino alle persone piú anonime e piú illetterate e inascoltate; il decentramento del potere fino alla sostituzione, alla legge centralistica e coattiva, dell'autodeterminazione persuasa.

Il C.O.S. si collocò, dunque, nel periodo successivo alla liberazione dell'Italia, quando erano ben vivi i C.L.N., le amministrazioni comunali desideravano essere vicine al popolo e non esistevano i consigli comunali, i prefetti erano stati proposti dai C.L.N., i partiti non erano ancora ben conosciuti, i problemi amministrativi erano pressanti per tutti.

In questo desiderio comune di conoscere i programmi dei partiti, il significato di certi termini; e desiderio di mettere le mani alla soluzione dei problemi amministrativi, e anche di fare riforme piccole e grandi, e desiderio di parlare insieme, di vedersi in faccia (dopo le separazioni portate dal fascismo), desiderio anche, da parte dei capi, di essere democratici, aperti; si collocò il C.O.S.

A quattro anni dall'inizio dei C.O.S. di Perugia faccio questo bilancio dei C.O.S. per vedere quello che è stato, ma piú quello che deve essere.

Quello che poteva essere il C.O.S. è evidente: se in tutta Italia, nelle ventiduemila parrocchie, ci fosse stato un C.O.S. con le sue riunioni periodiche, avremmo fatto una rivoluzione, l'unica possibile oggi in Italia, e avremmo una scuola perenne di senso civile e di tensione ideale.

Non ho potuto istituire quell'ufficio regolare, quell'ente o istituto dei C.O.S., che avrebbe dovuto seguíre i C.O.S. esistenti, alimentarli di stampati, libri e opuscoli, mandare persone a parlare sui vari problemi, mandare persone nelle varie regioni a istituire C.O.S., fondare un giornale di collegamento anche per raccogliere i risultati delle discussioni.

Non potendo far questo, ho fatto due tentativi. Mi sono rivolto, come indipendente di sinistra, ai partiti di sinistra (al C.O.S. tutti hanno potuto parlare, di tutti i partiti ma, in generale, quelli di destra lo osteggiavano), e li ho stimolati a formare dei C.O.S. con rappresentanti loro, valendosi della loro struttura che arriva fino ai villaggi.

Naturalmente si sarebbe dovuta garantire l'apertura a tutti delle riunioni dei C.O.S., e questo anche con la presenza di indipendenti e persone generalmente stimate nei comitati locali dei C.O.S.

Le mie sollecitazioni, per tutti questi anni, non sono riuscite a far impugnare l'idea dei C.O.S. da nessun partito (le consulte comunali sono altra cosa, e hanno un campo e un'attuazione limitatissima).

L'altro mio tentativo è stato quello di inserire i C.O.S. nella struttura dei Comuni (piú di novemila in Italia). Secondo il mio progetto (pubblicato nei giornali e nella circolare n. 3 comunicata alla Lega dei Comuni democraticì), il Comune attuale deve ampliare la sua struttura (piú angusta perfino di quella medioevale), mediante la istituzione di periodiche assemblee popolari dei tipo dei C.O.S. in ogni rione di città e parrocchia di campagna, con potere consultivo, ma utilissime al controllo e allo sviluppo democratico. Cosí sarebbe sorto il grande Comune democratico in cui tutti (comprese le donne, escluse dal Comune antico) sono presenti e collaborano, superando il distacco tra città e campagna. Anche questa sollecitazione non è stata accolta.

 

C.O.S. esistiti o esistenti.

Che io sappia sono in attività, o sono stati ed ora non piú, C.O.S. nei seguenti luoghi Perugia, Ferrara, Firenze, Arezzo, Ancona, Bologna, - Ponte S. Giovanni, Ponte Valleceppi, Brufa, Assisi, Bastia Umbra, Foligno, Torgiano, Marsciano, Agello, Todi, Magione, Nocera Umbra, Castelrigone, Gubbio, Città della Pieve (tutti nella prov. di Perugia); Prato, Foiano, Sansavino, San Giovanni Valdarno, Cortona, Jesi, - Castelferretti; Cellino Attanasio, Coronella, Borgonovo di Torricella, S. Stefano, S. Felice, Fiume di Rocca S. Maria, Rocca S. Maria (tutti in provincia di Teramo); Nervi, Napoli. Vi sono stati molto probabilmente altri C.O.S., ma non ne ho avuto notizia precisa.

Attivi promotori di C.O.S. sono stati, tra gli altri, Silvano Balboni (Ferrara), Enzo Santarelli (Ancona), Antono Curina (Arezzo), Ernesto De Pasquale(Firenze).

 

Pubblicazioni del C.O.S. fino al 1948.

  1. I Centri di orientamento sociale (opuscolo)
  2. Prime idee di orientamento (opuscolo).
  3. L’Albania e i Balcani (opuscolo).
  4. I programmi dei partiti politici italiani (opuscolo)
  5. La donna nel suo posto sociale (foglio)
  6. Il problema generale dei contadini (foglio).
  7. L'internazionale dell'umanità lavoratrice (foglio).

    Circolare n.1 (gennaio 1946): Come si fonda un C.O.S.
    Circolare n.2 (novembre 1947): Invito al convegno dei C.O.S.
    Circolare n 3 (dicembre 1947): Lo sviluppo del Comune democratico.
    Circolare n 4 (17 luglio 1948): I C.O.S. per la comunità aperta.
    Circolare n.5 (dicembre I948): Sviluppo del lavoro dei C.O.S.

 

Piano di lavoro dei C.O.S.

Piano del lavoro dei C.O.S. (confermato al Convegno di Firenze del 23 novembre 1947): 1) il C.O.S. promuove assemblee popolari aperte all'intervento e alla parola di tutti, per l'esame dei problemi culturali, politici, sociali, tecnici; 2) il C.O.S. è diretto da un Comitato con un presidente, che è direttamente impegnato alla convocazione periodica e al funzionamento delle assemblee. Il presidente tiene il contatto col C.O.S. di Perugia. Per il lavoro dei C.O.S. può servirsi di un segretario, e valersi del continuo consiglio del Comitato; 3) i fondi per il funzionamento del C.O.S. sono trovati mediante collette durante le riunioni e altre offerte, e mediante quote mensili di amici sostenitori dei C.O.S. Il dieci per cento almeno di questi fondi possono essere mandati al C.O.S. di Perugia per le spese necessarie alla stampa di una circolare mensile di collegamento; 4) è istituito un Centro di studi a Perugia per archivio, raccolta ed elaborazione delle esperienze continue di tutti i C.O.S.; 5) i C.O.S. debbono far sapere in tutti i modi alla popolazione le convocazioni delle riunioni e comunicare ai giornali ampi resoconti di ogni riunione.

 

Approfondimento del C.O.S.

Ora, dopo quattro anni di esperienze, il bilancio verte su questi punti:

a) affidati al modo tenuto finora, C.O.S. possono sorgere qua e là, e anche in numero maggiore che nel passato, ma potrebbero anche diminuire innanzi alle difficoltà (stanchezza e distacco di molti dalla vita politica sociale, mancanza di denari per sostenere la spesa dei manifesti e della sala, ostilità delle autorità e anche talvolta dei partiti, il fatto che i piú persuasi del C.O.S. sono carichi di altro lavoro e presi da altre iniziative, visto che in Italia solo una minoranza si dà alle varie iniziative politiche, civili, sociali, culturali);

b) chi ha lavorato appassionatamente al C.O.S. si è formato un bisogno di quel costume, di quella vicinanza all'esame collettivo dei problemi piú umili, e vorrebbe periodicamente, una volta la settimana o la quindicina, ritrovarsi in quel cerchio religioso;

c) l'Italia sta tornando alle consuetudini del regime imperfettamente democratico e del regime fascista, che sono: distacco delle autorità dal pubblico, democrazia ristretta al parlamento e ai consigli comunali, conformismo, irnpotenza di riforme radicali, e al C.O.S. viene tolta perciò la considerazione di un organo necessario;

d) è possibile tuttavia, tenendo presente l'esperienza passata, toccare un punto piú profondo; da questo il C.O.S. acquista nuova vita e meglio risponde al momento attuale.

L'essenza del C.O.S. sta in questo: che due persone parlano ad alta voce di qualsiasi problema, e in modo aperto, cioè in modo che altri possano anch'essi intervenire e parlare.

Apertura del C.O.S. Se questa è l'essenza del C.O.S., esso può attuarsi dappertutto, in una sala, in una piazza, in un treno, in un ufficio, in una scuola.

Voglio porre perciò questo primo punto ed esortare me e gli altri ad assumere questa abitudine della conversazione aperta, attuata dovunque ci si trovi, dove ci sia da risolvere qualche questione, o dove si voglia interessare a un problema, per es., in un treno o nella piazza di un villaggio.

Il metodo è di creare uno spazio nonviolento e ragionante, secondo il vecchio nostro principio di "ascoltare e parlare": in questo spazio si depongono le armi, e si ha piacere che entrino tutti; si gode della presenza (il C.O.S. è idealmente la presenza di tutti, anche degli assenti, perché vi regna la nonmenzogna, assicurata anche dal controllo altrui).

Certezza del C.O.S. Questa iniziativa è accompagnata dalla certezza che, così facendo, si opera efficacemente, si instaura qualche cosa di nuovo, si mette in moto una realtà migliore. Questa è la certezza che è alla base della comunità aperta: dare senza bisogno di ricevere, aprire le menti, le situazioni, gli errori, i pregiudizi, i privilegi, senza con ciò volere le approvazioni e i compensi, senza creare il gruppo chiuso ed esclusivo.

Il primo risultato, anche di un minimo e fuggevole C.O.S., è questo aver dato e aver aperto (sé e gli altri); e questo risultato non viene registrato; rimane nell'infinita presenza. E’ il risultato al singolare; vi sono poi i risultati al plurale.

Risultati del C.O.S. Dalla conversazione aperta possono risultare queste cose: una decisione da attuare insieme, un chiarimento da mettere nella propria memoria o da comunicare ad altri, una lettera a un giornale, una commissione che vada da una autorità, il proposito di ritrovarsi insieme per riprendere il C.O.S., la costituzione di un gruppo o società con aiuto reciproco, che può essere anche semplicemente quello di comprare in comune giornali, libri, di dare o prendere lezioni, di usare in comune elementi amministrativi, ecc.

Il C.O.S. è critico. L'atteggiamento piú lontano dal C.O.S. è il conformismo, l'accettazione della realtà sociale esistente, di tutta la così detta realtà.

Il C.O.S. non si stanca mai di scoprire le inadeguatezze circostanti: non è persuaso dei C.O.S. chi, in assoluta indipendenza e con fiducia di tendere al meglio, non aiuta sé e gli altri a scrutare la insufficienza di tutti gli elementi circostanti, dalla giustizia dei tribunali all'ingiustizia di tanti pregiudizi, dalla prepotenza dei potenti alle abitudini corrotte.

Il C.O.S. deve portare un soffio di aria nuova, deve far anelare a una realtà dopo l'uomo e la società così come sono. Non per gusto di demolizione, ma per una religiosa irrequietezza di non adagiarsi in questa realtà e società così come sono, come in letto ingannevole, ma per voler essere piú intimamente responsabili, creatori, eterni con tutti eternizzati nel bene, in ciò che è bello, solenne, amorevole.

Obiettività del C.O.S. Chi attua il C.O.S., nel momento stesso e nell'àmbito stesso, non può desiderare che di avere elementi obbiettivi, sicuri: la materia che egli assume ad esame, gli avvenimenti a cui si riferisce, non possono essere falsati nell'atto stesso che su di loro si tenta di basare una decisione, di aprire un orientamento. Chi porta maggiore esattezza in un fatto, in un dato preso in esame, è sempre ben accetto nell'àmbito del C.O.S.

Il C.O.S. strumento di trarnutazione. Con la sua opera di segnalazione di insufficienza, di reazione al conformismo, di superamento del fatto "potere", il C.O.S. è strumento di distacco dalla realtà vecchia. Ma può essere anche strumento di tramutazione, anzitutto perché, quanto piú quell'opera di critica è appassionata, seria, profonda, tanto piú pone inizi di positività.

Inoltre l'essenza stessa dei C.O.S. (di spazio nonviolento, ragionante, nonmenzognero, aperto) è attuazione di una presenza nuova dopo il vecchio Dio, la vecchia società, il vecchio uomo (tutti piú o meno chiusi), è la celebrazione di questa presenza.

Prova di questo è che il persuaso dei C.O.S., dopo un periodo di lavoro al C.O.S., si accorge di essere lui stesso mutato, di esser diventato intimamente quello spazio nonviolento, ragionante, nonmenzognero, aperto, in cui inizialmente era vissuto come immerso.

Questa tramutazione dell'uomo avviene, dunque, non per uno sforzo interiore, solitario, moralistico, ma per il fatto concreto dello spazio del C.O.S. Ma non solo dell'uomo, anche della società avviene la tramutazione, non per una tensione utopistica, ma per il fatto concreto di regolarsi autodeterminandosi trasparentemente nello spazio del C.O.S.

E cosi il C.O.S. è incompatibile con l'idea di un Dio trascendente, misterioso esattore di culto e imperscrutabile assegnatore di leggi e di destini; ma è intrinseco, invece, alla tramutazione nel Dio anonimo, che è intimo a tutti, e nulla chiede per sé.

Il C.O.S. è la comunità aperta. La caratteristica della comunità aperta, di contro alle società esistenti, tutte píú o meno chiuse, è di essere in movimento, di non ripetere se stessa, il proprio passato, la propria tradizione, le proprie abitudini, ma di aprire continuamente sè stessa.

Anche ad una prima impostazione ci troviamo subito in gradi progressivi: federazioni internazionali; libertà giuridiche, civili, polítiche; decentramento amministrativo; autoamministrazione collettiva anticapitalistica; opposizione di coscienza e noncollaborazione con qualsiasi oppressione, tortura, sfruttamento; creazione dei valori, ecc.

In queste aperture in ogni direzione il C.O.S. si colloca come strumento di attuazione e sollecitazione, finché si giunge a vivere la compresenza infinita di tutti alla produzione dei valori. Il C.O.S. è una cellula aperta di questa " realtà di tutti ", la cosa piú religiosa che si stacchi dalla realtà insufficiente.

Non sappiamo il domani dei C.O.S. Tutto questo è il passato del C.O.S., è il suo operare riferito alla realtà vecchia, criticandola, aprendola, presentando elementi piú autentici.

Ma noi stessi non sappiamo quello che può sorgere nello spazio dei C.O.S., la speranza, la creatività, l'avvento di un nuovo modo di vivere a cui esso dà luogo. Mai si era costituito un punto che avesse in sé queste due qualità: di essere aperto all'orizzonte di tutti, di essere in sé così puro di dogmatismo.

Ogni altra posizione era stata finora quella di un principio (chiuso in se, verità o comando) che cercava seguaci: qui si tratta di un atto tramutativo che è a disposizione di tutti, e vive proprio universalmente nel momento in cui uno qualsiasi lo compie.

Nei C.O.S. esistenti, in quelli che si costituiscono, questi elementi possono vivere anche senza che tutti i partecipanti o promotori ne abbiano coscienza. Certo, il fatto che nei comitati dirigenti i C.O.S. o nei partecipanti alle riunioni vi sia qualcuno persuaso di questi elementi di tramutazione, oltre che di quelli di democrazia e di apertura, può rendere l'opera dei C.O.S. piú incisiva e innovatrice.

Il C.O.S. vissuto dal persuaso è molto di piú; ma è già molto, visto anche nel semplice confronto con la vecchia società centralistica e chiusa. L'entusiasmo di chi ha partecipato alla sua esperienza nei primi quattro anni era piuttosto dovuto a questo secondo punto di vista, di democrazia larga e decentrata; ma in me, mentre stavo lì dentro, spesso alla presidenza, nel silenzio mio e nel parlare degli altri, c'era l'altra dimensione, il senso della presenza religiosa, e la tensione a ciò che il C.O.S. può essere.

Attualmente, nelle grandi difficoltà che ci circondano, si può tuttavia sempre tentare e fondare. Dovunque ci si trova, si cerca il modo, il luogo, i temi, le persone per iniziarlo. Si cura molto il farlo conoscere con manifesti, comunicati alla stampa, resoconti. Dove si può, si fa un bollettino mensile che riassume le discussioni e il lavoro di piú C.O.S. decentrati (p. es. in una grande città).

Si dà sviluppo a una critica piú radicale della società e dei modi esistenti. Si cura in modo scrupoloso l'obiettività degli avvenimenti che si commentano, dei dati che si presentano. Si porta il risultato delle proprie letture alle riunioni. Si cerca di impegnare i capi degli enti pubblici all'íntervento. Si conducono inchieste precise (non scandalistiche) sulle amministrazioni pubbliche. Si cura il doposcuola e la scuola per adulti, e la biblioteca circolante, accompagnata da discussione pubblica di libri, articoli di riviste.

Col tempo si potrà avere un edificio di architettura apposita per il C.O.S., una compagnia per recitazione teatrale, scuole di disegno e di lettura musicale aperte a tutti.

 

Lavoro attuale per i C.O.S.

In questo finire dell'anno 1948 il lavoro per i C.O.S. ha dinanzi a sé queste prospettive:

  1. continuare come vive là dove è affidato a un gruppo ristretto che lo regge, lo tiene aperto periodicamente e vi inserisce nuove iniziative;
  2. costituire un Istituto centrale per i C.O.S. con mezzi adeguati per suscitare C.O.S., coordinarli, alimentarli di stampati, pubblicare un giornale di collegamento;
  3. affidarsi all'iniziativa di individui isolati.

In questi anni anche se le riunioni sono state, o sono ancora, affollate, anche se i temi sono stati molteplici, tutto questo è stato fatto in abbozzo, non con quella persistenza e con quella persuasione interiore che possono portare i C.O.S. ad essere uno dei migliori strumenti di liberazione e di tramutazione della vecchia società e realtà.

Intanto sono avvenuti due fatti: la maggioranza nel suo antifascismo e nella sua richiesta di controllo e di sviluppo democratico è divenuta meno insistente e compatta e attiva; si sono chiariti con maggiore evidenza e perentorietà (pur se avvertiti finora da pochi) i temi di un rinnovamento profondo, di un andare oltre la politica, l'amministrazione, la socialità, così come esse sono: accanto alla svogliatezza e sfiducia del vecchio, una maggiore tensione di rivoluzione e di innovazione.

Il C.O.S. si adegua a questa situazione in due modi: 1) chiedendo una piú decisa iniziativa all'individuo promotore; 2) aprendosi a temi innovatori piú profondi.

Nei primi quattro anni bastò mettere insieme gente, che affluiva volentieri, e bastò prendere i problemi dalla piazza e dalla strada di questa gente stessa. Era già molto creare questo spazio collettivo e ragionante, nonviolento e nonmenzognero: le persone, i modi sorgevano lì, nell'occasione dell'incontro, che avveniva facilmente per il desiderio della gente di qualche cosa di opposto al fascismo.

Oggi, che pur occorrerebbe continuare i C.O.S. e diffonderli, per aprire anche semplicemente al modo democratico, la gente è svogliata; e bisogna, dunque, non cedere a questa svogliatezza, ma approfondire i punti di iniziativa.

Il C.O.S. resta quello che è: uno spazio di tutti, aperto a tutti i valori, da quello della umile amministrazione e igiene a quello della celebrazione della presenza religiosa.

L'individuo forma questo spazio nuovo intorno a sé, e lo spazio nuovo forma l'individuo che in esso vive. La totalità di apertura è essenziale al C.O.S.: esso non è gruppo chiuso, le sue regole sono tutte aperte, perché apertura è essere collettivo, ragionante, nonviolento, nonmenzognero.

Ogni promotore di C.O.S. può acquistare una piú profonda persuasione, un'escogitazione di metodi piú puri, la decisione di portare nello spazio del C.O.S. una maggiore tensione; ma resta il fatto che egli sta lì, come uno dei presenti, anche se crocifisso, e che il C.O.S. è di tutti.

Nei persuasi il C.O.S. consuona con la riforma sociale, per cui l'individuo è intimamente uomo-moltitudine, e con la riforma religiosa, per cui l'uomo è essenzialmente uno-tutti.

Ecco alcuni modi secondo i quali vedo svolgersi un lavoro attuale:

1) Per dare inizio al C.O.S. si viene a contatto con una situazione circostante, si conoscono persone, o si comincia a frequentare un luogo, facendosi conoscere. L'attività ha inizio con il colloquio con uno, due, ma aperto, ammettendo altri, formando così lo spazio del C.O.S. Questo può cominciare in ogni luogo. e in ogni ora. Bisogna poi cercar di dare una periodicità, ritornare a quelle persone, ritrovarle, ingrandire il cerchio aperto.

2) Tutti gli argomenti sono da portare in questo " spazio ", dagli avvenimenti del giorno e lontani, dai problemi amministrativi locali a quelli generali, sociali, politici, culturali, morali, religiosi; anche un pittore, un poeta, può mettersi a parlare del suo lavoro invitando a suggerimenti; e così un architetto, così uno che stimoli l'attenzione corale al piano costruito o da costruire degli edifici della città o della borgata. Ottimo inizio è destare la piú concreta attenzione al controllo dei problemi locali piú vicini e piú immediati.

3) Il metodo di questo contatto umano e di questa fondazione corale deve mantenersi costantemente nonviolento. Nello spazio del C.O.S. vige il principio di sempre "ascoltare e parlare ": mai deve esservi portato un atto di violenza. E per la stessa ragione nemmeno un atto di menzogna, che è violenza di un individuo sull'altro, dimenticando ciò che piú profondamente unisce tutti. Chi parla al C.O.S. non deve dire una cosa falsa, e deve invece fare come se gli assenti fossero presenti.

Ma per arrivare a questo spazio nonviolento e nonmenzognero è necessaria l'assoluta trasparenza e serenità di chi inizia il C.O.S. Egli deve far sentire questo " spazio ", già in ogni modo del suo agire e del suo parlare, cosi che gli altri provino orrore di portare alla sua presenza e nel cerchio del C.O.S. la violenza e la menzogna.

4) Chi comincia il lavoro di contatto con altri e di suscitamento di C.O.S., si può presentare, nei riguardi delle autorità, come " assistente del C.O.S. " o " assistente sociale e religioso dei C.O.S. ".

5) I lavori del C.O.S. debbono essere il piú possibile riferiti sui giornali, per utilizzare al massimo la libertà di stampa e per orientare l'opinione dei massimo numero possibile di persone.

6) E’ bene che ci sia fin dal principio una cassetta del C.O.S. per le spese della stampa dei manifesti di convocazione delle riunioni, di manifestini istruttivi, di opuscoli anche, di affitto della sala, di una biblioteca circolante, di iniziative cooperative e di assistenza, ed eventualmente di sostentarnento e di viaggio dell'assistente dei C.O.S. La cassetta del C.O.S. si alimenta di offerte e di collette durante le riunioni.

7) L'assistente del C.O.S. deve cercar subito di costituire un comitato per il funzionamento del C.O.S., con le persone meglio capaci e persuase dell'essenza del C.O.S., cercando di esplicare il massirno servizio a queste persone per la continuazione del lavora.

8) Il C.O.S. deve stimolare a fare come se non ci fosse lo Stato, perciò superando le risse tra il popolo e stabilendo liberi accordi, dando origine ad autodecisioni, tenendo un continuo aiuto reciproco: piú il C.O.S. diventa periodico, e piú queste iniziative prendono corpo e il metodo si fa costante. Nella comunità aperta del C.O.S. tutti debbono avere pane e lavoro, e per questo si attua uno scambio di servizi e di aiuti, di pane e di lavoro.

9) Il C.O.S. deve dare il senso che è prossima una fine di tante cose vecchie, molte di piú di quante la gente s'immagina: siamo prossimi all'unità mondiale che sarà il riassunto e la fine di tutto ciò che è vecchio e guasto, di tutte le violenze esplicite e implicite, dell'uomo con la sua chiusura individuale: bisogna essere all'altezza del mondo unito ed aperto oltre. Per salvarci e per ritrovarci oltre la fìne rinnovati come uomini, come società, come realtà, bisogna creare questi spazi nuovi dove è la compresenza di tutti oltre i limiti della vecchia realtà (nascita, malattie, miseria, peccato, morte).

10) Per dare il senso di questo spazio di compresenza aperta il C.O.S. può attuare (oltre che l'esclusione di nessuno e per nessuna ragione) forme di celebrazione liturgica: per es. nei giorni di festa periodicamente riunendosi vicino a un malato, a un cieco, e anche in un cimitero, proprio per sentire l'attiva compresenza e collaborazione anche del malato, del cieco, dei sepolti; è questo un santificare la festa., cioè operare insieme superando un limite (malattia, cecità, morte): si può in questa celebrazione liturgica leggere qualche passo di alto valore. L'assistente del C.O.S. può costituire un fondo di questi passi da leggere e da commentare.

11) Tutti questi sono modi con cui il C.O.S. è strumento di distacco da una società e da una realtà insufficienti, perché le fa l'antitesi in tutti i suoi aspetti; e cosi stabilisce un'apertura, una liberazione, una tramutazione. A poco a poco si forma il senso che il " peccato " sarebbe tradire questo " spazio " aperto, collettivo e ragionante, nonviolento e nonrnenzognero, tornando al vecchio uomo, alla vecchia società, alla vecchia realtà.

12) Le ispirazioni per portare concretezza, apertura, tramutazione nello spazio dei C.O.S. hanno un campo infìnito e libero. Per esempio, io posso rallegrarmi che anche animali siano presenti al C.O.S.. E così io posso far entrare nel C.O.S. anche il valore della pulizia e dell'igiene, nella persona, nella casa, nel luogo circostante.insegnare (anche alle donne) a respirare ampiamente e bene, con la persona eretta; e così il bagno abituale con un secchio d'acqua vicino (calda o fredda), e lavandosi stando in piedi, e così a mangiare piú frutta, e specialmente l'uva; e così la salita dei colli e delle montagne, stimolando a cercar di vedere piú largamente l'orizzonte.

13) Cominciando il lavoro, non si chiedono "iscritti " al C.O.S., ma si tiene a che gli altri facciano lo stesso dovunque vadano e si trovino. Se poi vorranno, informeranno l'assistente del C.O.S. dei loro lavoro. E, soprattutto, si deve cominciare il lavoro "dal basso", dal piú basso possibile, dagli anonimi, e dagli sconfitti, dai mal ridotti, dai disperati, da chi sta già mezzo dentro la fossa, contro la falsa luce e l'oscura vittoria dei forti e dei potenti, che nella vita sono morti, mentre gli altri dalla morte vivono e operano dal di dentro a noi e con noi, se siamo umili e uniti in un aperto cerchio collettivo.

14) Anche i ragazzi entrano al C.O.S.; ma essi possono poi iniziare anche C.O.S. per proprio conto, con lavori collettivi, per esempio scuole dei maggiori ai minori, scuole come città, canti corali e recitazioni e anche disegni fatti insieme. E’ bene tuttavia, che oltre questi C.O.S. particolari, i ragazzi partecipino ai C.O.S. degli adulti per la complessità e la celebrazione che essi attuano e comunicano.

15) L'assistente del C.O.S., che si dedichi intensamente a questo lavoro, può anche lavorare in piú luoghi, ritornando periodicamente (ogni settimana, di solito) nello stesso luogo, riprendendo il metodo e facendone vivere l'anima (trattenendosi anche per riunire ragazzi, visitare ammalati, disbrigare incarichi), e invitando altri a fare lo stesso per altri C.O.S. in altri luoghi.

Chi vuole può tenersi in corrispondenza con il C.O.S. di Perugia (Palazzo comunale), per conoscere come si è svolta e come si sta svolgendo la realtà dei C.O.S.

 

Da Aldo Capitini, Nuova socialita’ e riforma religiosa, Torino, Einaudi, 1950, pp. 258-273