| LA COMPRESENZA, |
La fedeltà della Chiesa romana al suo istituzionalismo anche attraverso il Concilio non porterà che ad un più visibile risalto religioso della compresenza dei morti e dei viventi come perpetua, crescente, provvidente, creatrice - per l'intima partecipazione di tutti, nessuno escluso - dei valori, compresenza che è tale perché Dio si dà totalmente ad essa.
E il " Dio che si dà " è piú vero, diceva la Beata Angela da Foligno, del " Dio che dà ".
"Iddio ancora mi disse: C'è una generazione di uomini i quali conoscono Dio solo per la molta bontà dei beni che egli loro concede. Oh, come costoro conoscono poco Dio! Ma c'è ancora una generazione di uomini i quali conoscono Dio, non tanto per i beni ch'egli dà loro, quanto per il sentimento di bontà che ritrovano dentro di sé. In vero, questi conoscono meglio degli altri Iddio; non Iddio in quanto dà, ma Iddio in quanto si dà."
(Il libro delle mirabili visioni ecc., trad. Fallacara, Libreria ed.fior. pag. 165 ).
Si può, perciò, vedere nella compresenza ciò che è perché Dio si dà tutto ad essa, ma anche si possono vedere in essa gli alti caratteri sopra detti, senza pensare minimamente a Dio.
La compresenza, così, è il luogo di incontro dei teisti (che facciano il passo verso la compresenza) e degli atei (che si elevino a vivere la compresenza di tutti gli esseri, di sopra ad un piano semplicemente sociologico).
Il teista non vedrà piú Dio separato dalla compresenza, e non potrà chiedere colloqui egoistici che prescindano dalla compresenza; l'ateo non avrà bisogno di concepire il Dio personale, purché quello che questa idea significa lo sappia trasferire alla compresenza di tutti gli esseri.
L'apertura religiosa alla compresenza comprende i due versanti dell'umanità, un'apertura anche maggiore di quella che faceva San Paolo, in nome del Cristo, a Giudei e Gentili, quasi tutti intorno al Mediterraneo.
Che bisogno c'è piú di scomodare il mito del Maligno? e che bisogno c'è di indicare le affinità dei Musulmani con i Cristiani, come se tanto importante fosse il credere in un Dio personale, quando la fede, o per dir meglio, l'apertura religiosa alla compresenza è suscitatrice di un'intensa vita morale e sociale, è una potente fonte di dovere, è un vaglio perenne del proprio agire, è un vero e proprio " servizio ", nel quale si tratta di far discendere continuamente in ogni forma della vita questa compresenza, e di orientarsi, attraverso essa, ad una realtà che l'attui in pieno, e perciò una realtà liberata dai limiti attuali?
Aldo Capitini, Severità religiosa per il Concilio, Bari, De Donato, 1966, p. 71