ANTEFATTI

 

Non ho ancora parlato in modo organico e continuato della mia attività di antifascismo dal 1931 al 1943: ho scritto soltanto poche pagine qua e là; qualcuno ha ricordato aspetti di quella posizione e di quel lavoro; ho visto anche inesattezze.

Seguo ora la solledtazione di amici, e mi accingo ad un'esposizione ordinata. Che però tralascerà molti fatti, e salverà le linee generali, e i concreti insegnamenti che risultano: questi soprattutto m'interessano, per accrescere e migliorare la nostra fede e le iniziative di oggi e di domani.

Sono un insistente consideratone dei fatti in linee che li inquadrano e collegano; mi è cara la «filosofia della storia» che abbozzavo fin da ragazzo, ben prima che conoscessi il Vico, lo Hegel, i profeti ebrei. E come non applicare al lungo, - inaspettatamente lungo – periodo della mia vita una tale considerazione? Se non per altro, per chiarire lo strettissimo rapporto tra me e il contesto dei fatti nel quale mi sono trovato.

lo sono della generazione dei Rosselli e di Gobetti (Carlo Rosselli è nato il 16 novembre 1899, Nello il 29 novembre 1900, Piero Gobetti il 19 giugno 1901; io il 23 dicembre 1899): come mai la mia attività di antifascismo cominciò dopo la Conciliazione del 1929?

E come ho potuto salvarmi dall'esser fascista io che pur avevo tanti coetanei impegnatissimi nel fascismo? Come mai io, che parlavo e scrivevo di nonviolenza, mi son trovato a suscitare e guidare in tanti giovani l'antifascismo, che li portò poi ad essere partigiani nella lotta armata? Com'è che non ho avuto politicamente nessun rilievo sulla scena italiana dal 1944 in poi, pur dopo tanto lavoro politico?

Ripeto che le risposte non avranno un valore autobiografico, perchè, - come prova il fatto che scrivo oggi ciò che avrei potuto scrivere diciannove anni orsono -, sono preso da altre cose che dall’autobiografia; ma è il significato delle risposte che può interessare, e proprio per il lavoro futuro, forse più di altri che mio.



Aldo Capitini, Antifascismo tra i giovani, Trapani, Cèlèbes, 1966, pp. 7-8