CONVEGNI LAICI E VALORI RELIGIOSI

 

Il successo dei Convegni degli Amici del Mondo a Roma e a Firenze, tanto che se ne richiedono altri altrove, la fortuna di ristampe come del Sillabo e di saggi nuovi, la eco di voci risolute, può darsi che segnino la ripresa di un esame e di una consapevolezza del prepotere dell'istituzione cattolica, tali da portare molto lontano
Anche se i Convegni hanno voluto tenersi nei limiti di una precisa rivendicazione di autonomia del mondo culturale-giuridico-politico dalla Chiesa romana, c'è chi va piú in là e ritiene che si debba esplicitamente porre il tema dell'insufficienza religiosa dell'istituzione tradizionale, evitando di lasciare a questa, in una pretesa separazione, la custodia dei "valori religiosi"
Osserviamo come si presenta attualmente il problema
Negli ultimi secoli, dopo la sconfitta ricevuta dal protestantesimo, da cui sono uscite forme cospicue della civiltà moderna, la Chiesa romana ha ricevuto vari attacchi

Il primo fu quello del liberalismo
Questi, con il principio della tolleranza, colpiva la pretesa della Chiesa di essere esclusiva depositaria della verità, e di dover impedire che l'"errore" altrui godesse in cielo tra angeli e umani beati (si noti che la Chiesa nei Concordati non chiede cose per tutti, ma privilegi per i suoi, per il clero)
Il Kant trovava rigorosamente inaccettabile che si potesse tra gli uomini stabilire altra differenza che non fosse quella risultante dall'esecuzione della legge morale, doverosa e possibile per tutti
Con il principio della libera indagine circa i fatti - materia della scienza e della storia - il liberalismo colpiva la riserva che la Chiesa pone (si legga anche la Humani generis di Pio XII) su alcuni fatti, perché connessi con dogmi.
Checché si sia detto e si sia tentato, non credo che la Chiesa romana abbia assimilato i princípi liberali

Ma lo stesso è avvenuto per il socialismo.
L'Ottocento è pieno di affermazioni di piccoli e grandi ecclesiastici che la povertà è ineliminabile, e che è bene esista la differenza tra ricchi e poveri, come riconoscimento del merito e occasione per le virtú; ed anche Pio XII ha ripetuto che tale differenza è naturale e inflessibile.
Leone XIII, inconcepibilmente considerato un grande pensatore in proposito, disse nel 1878 che il socialismo era dovuto a persone di poca voglia di lavorare e molto cupide dei beni altrui! 
La Chiesa si è mostrata ripetutamente corporativistica, cioè non socialista, ed estranea, in omaggio ad un'armonia tra elementi diversi che non è che imitazione della natura e conservatorismo, ai sempre piú profondi appelli ad una concreta società di tutti ad un livello di liberazione dallo sfruttamento, che salgono dalla coscienza moderna.
E' anche vero che il socialismo mette in pericolo i suoi beni, e quindi il suo potere nel mondo.
Ed anche vero è che il socialismo costituisce, nella base popolare, l'antiparrocchia, cioè un nucleo di persone che ha altra fede e fa a meno della Chiesa.
I risultati della civiltà moderna arrivano, nello strato popolare e in remote parrocchie, col socialismo.
Perciò la Chiesa potrà fare accordi con i liberali, perché tali accordi restano ai vertici, ma molto meno aperture con i socialisti.
Mi pare che si possa dire che la Chiesa romana è rimasta di qua dal socialismo, e che è contraria non solo ad un socialismo di Stato ma anche ad un socialismo decentrato.

Un terzo attacco è stato quello del modernismo.
Se si pensa a chi fossero gli attaccanti, alle loro incertezze, all'inconcludenza dei loro convegni, non si scorge l'importanza dell'attacco.
Ma se si considera che il modernismo si diffondeva principalmente tra gli ecclesiastici, nei seminari, e che toccava la critica storica sulle origini cristiane e il modo di intendere i dogmi e la stessa struttura della Chiesa, si rileva che esso è stato uno dei pericoli piú gravi che l'istituzione tradizionale abbia incontrato; e cosí si spiega la durezza della reazione che stroncò i tentativi, e condusse la Chiesa ad un immobilismo interno e ad una paura del nuovo (che poi i modernisti, rifiutanti tale denominazione, dicevano essere l'autentico antico, per esempio, il valore della prassi nel cristianesimo), che doveva culminare nei due Concordati, con Mussolini e con Franco.
Il modernismo fu lasciato cadere anche dai laici, per varie ragioni, tra cui lo scarso interesse degli italiani per cose della religione, come riguardassero soltanto i preti.
La repressione vaticana del modernismo giovò all'istituzione, e perciò si può capire l'esaltazione e la santificazione del repressore; non giovò certamente alla spiritualità e alla cultura religiosa del clero italiano, ed alla possibilità di un entusiasmo religioso popolare; sicché fu piú facile che l'entusiasmo avesse poi la forma peggiore possibile, quella fascista.

Un quarto attacco è quello in corso di svolgimento nel mondo.
Elementi religiosi stanno entrando nella trasformazione dell'Opposizione politica e sociale nel mondo.
Liberalismo, socialismo, modernismo, operano insieme con quella religione aperta, che, come promossa da tanti, tra cui Gandhi, e non da un rivelatore unico, è corale e universale, e tende a trasformare la società con principi che si dicono religiosi per la finalità abbracciante tutti e per il metodo che è nonviolento.
A differenza dalla Chiesa romana, tale vita religiosa ha assimilato il liberalismo e il socialismo; diceva Gandhi che ogni lotta per la libertà è lotta religiosa, e diceva altresí che la terra deve essere di chi la lavora.
La religione da istituzionale e sacerdotale si fa profetica, imperniata su laici, operanti da centri aperti, e non nel cerchio chiuso di fedeli, solo essi sicuri di salvarsi.
Manifestazioni di questa generale riforma religiosa e sociale appaiono in piú luoghi: Danilo Dolci, senza saperlo, si è trovato perfettamente accanto a Gandhi nel programma di dare, non doni ed elemosine, ma dignitose occasioni di lavoro a tutti.
E per questo sta impostando una campagna intensa, concreta, generale, per il pieno impiego, che è di un'importanza grandissima, religiosa e sociale.
Mentre da una parte nel mondo c'è la tendenza alla concentrazione, monopolistica in economia, centralistica nel potere, accademica nella cultura, automatistica nella tecnica; dall'altra parte ci sono le immense moltitudini in cui si collocano questi centri di vita religiosa-sociale, nonviolenta, dialogante, aperta, che appunto perché è dal basso, comincia dagli " ultimi " e costituisce la fede nella compresenza di tutti.
E' una potente ricostruzione di forze morali e sociali.
Essa potrà prender con sé gli umili e i giovani, in antitesi ormai con le vecchie gerarchie ecclesiastiche, autoritarie e conservatrici, perché essa è capace di sostituire la vecchia forma in tutto e per tutto, nella solennità dei temi, nell'interiorità della fede, nella severità dei costumi, nella potenza dei conforti, nell'apertura ad una realtà liberata dai limiti del mondo com'è ora.
In questo sviluppo è successo che il laicismo si è arricchito di un'aggiunta religiosa nuova e viva; ed entrambi costituiscono il definitivo sbarramento allo sforzo, vistoso e vano, di restaurazione.


Da Aldo Capitini: AGGIUNTA RELIGIOSA ALL'OPPOSIZIONE, ed. Parenti, Firenze, 1958, pp.286-90