PRASSI RELIGIOSA VERSO DITTATURE POLITICO-MILITARI

Lettera di Religione n. 39 

 

I recenti fatti di Francia e di Algeria, che hanno sorpreso quanti credevano assicurato quell'equilibrio democratico, ci fanno fare queste constatazioni:

1. la sostanza laica e borghese di un paese è insufficiente quando abbia in sé una religione medioevale e un assoluto anticomunismo, perché la prima porta una mescolanza di patria e di soldatismo misticheggiante (la "Croce di Lorena" ecc.), e il secondo porta a legarsi anche con i fascisti, i torturatori, i violenti in atto, pur di non mettersi con i comunisti su un piano democratico;

2. l'insegnamento che ci ha dato l'avvento del fascismo permane: quando le forze conservatrici vedono in pericolo il proprio sistema economico-politico-ideologico, tentano di mantenerlo anche con la violenza e la sopraffazione. Si passa quindi all'abolizione dei partiti - cioè della libertà di opinione e di associazione -, al prepotere della polizia e del governo centrale, alla persecuzione ideologica e talvolta anche razziale;

3. ben ha detto Riccardo Lombardi: " Non si può opprimere, senza essere a propria volta oppressi ". E cosí finirà di trovarsi il popolo francese, che non ha voluto fare il passo coraggioso di dare anzitutto l'indipendenza all'Algeria, e di stipulare poi accordi. Abbiamo visto che ogni nazionalismo è crollato per finire sotto un imperialismo;

4. una perniciosa influenza si diffonde dalla Francia ad altri Stati europei, perché lo stabilirsi della dittaturalí, convince ancor piú le forze conservatrici a non cedere alle forze popolari, a costo di ricorrere a mezzi illegali. E i due poteri più conservatori del mondo, l’America e il Vaticano, non si opporranno; cercando piuttosto di tenersi amiche quelle dittature, che avranno molto bisogno di aiuti finanziari, e che non esiteranno per nulla a mettersi sotto l’influenza altrui, mescolando reazionariamente i poteri di Pilato e di Erode.

E’ facile osservare che le forze democratiche e popolari non ce la fanno a contrastare il fondarsi delle dittature conservatrici; non ce la fecero col fascismo in Italia e in Germania (ho visto le piazze italiane piene di plaudenti alle bandiere socialiste del 1919; ho sentito il brivido che percorse l'Italia alla scoperta del cadavere di Matteotti);- non so se ce la faranno oggi o domani in Francia. C'è anche un criterio del meno peggio, che si sa a che cosa porta talvolta. C'è il fatto che nessuna fierezza e risolutezza viene infusa dalle chiese. Qui è il punto debole dell'Europa. Se dobbiamo alle chiese cristiane europee, particolarmente alle cattoliche, il fatto che non si sia formata un'Europa decisamente socialista, anche ben distinta dall'Europa sovietica, dobbiamo principalmente ad esse il disorientamento di oggi davanti alle nuove dittature. Le chiese dovrebbero organizzare immediatamente la noncollaborazione nonviolenta verso le dittature, costi ciò che costi di sacrificio, non versando una goccia di sangue altrui.

Il metodo che Gandhi foggiò nella lotta contro la dominazione inglese sulla sua terra, va portato avanti e adattato alla lotta nonviolenta verso le dittature conservatrici in formazione nell'Europa occidentale. Ma la religione non ha preparato affatto gli europei a questa azione; anzi ha profuso benedizioni sui potenti! Quello che noi, liberi religiosi all'opposizione, diciamo da un pezzo, che il difetto è lí, che bisognava valersi della Conciliazione col fascismo per negare il consenso alla religione patrocinata dal Vaticano, che bisogna dar opera ad una vita religiosa appassionatissima e nonviolentemente pugnace per la libertà, la giustizia, la pace di tutti, viene oggi ad essere provato molto drammaticamente.

Perché se le moltitudini francesi, se gli intellettuali (in gran- de numero democratici) non si fossero affidati soltanto al diritto, da difendere eventualmente con la forza, - che poi non c'è stata, - e avessero pensato all'altra ipotesi, un altro metodo, oggi il governo De Gaulle cadrebbe in una settimana, ed ogni altro governo, perché non si può esercitare il potere in un paese che rifiuta la collaborazione e sconnette tutto, e sommuove tutti. Ci vorrà del tempo perché si comprenda quanto rinnovamento porterà anche nella vecchia Europa, il metodo religioso dell'attiva nonviolenza e noncollaborazione con il male. Si sono domandati in Francia. come mai i piú ardenti democratici, come mai i comunisti, non si sono buttati sotto, e non hanno contrastato al colpo di Stato versando il proprio sangue? Il fatto è che nell'Europa occidentale si tende sempre meno a usare la forza per sostenere il diritto, per di piú i comunisti sono infiacchiti personalmente e ingranano meno negli altri, a causa del loro politicismo e machiavellismo: non hanno lo slancio che avevano per es., i mazziniani nel Risorgimento, pronti a sacrifici apparentemente sterili. Cosí l'Europa occidentale se non sa piú usare la violenza come nei Risorgimenti, e non è addestrata religiosamente a usare la nonviolenza (per colpa del- le chiese che non ce l'hanno preparata), è veramente in un momento difficile della sua esistenza, quanto a indipendenza, ad autonomia, ad una parola propria da dire.

Chiarito questo, non c'è bisogno che aggiunga qui molte parole, per mostrare quanto sia importante studiare le tecniche della nonviolenza, nelle forme individuali, nelle forme collettive. Anche i recenti fatti hanno mostrato che la non- violenza non è esclusivamente, o principalmente, tema per discussioni sui vari casi individuali, quanto può essere strumento per le grandi lotte collettive. E se la prima tecnica della nonviolenza è il tu di affetto verso ogni essere umano, come appartenente alla realtà di tutti, è certo che su questa base si sviluppano programmi, anche molto complessi, di intervento, di noncollaborazione, di sciopero e sciopero a rovescio, di pubblicità, di sacrificio, di distruzione di oggetti che servono agli avversari, ed altro. Cioè la tecnica della non. violenza è duplice: positivamente è attivissima nel promuovere tutto ciò che è libero, giusto, amorevole, nel lavoro concreto per la piena occupazione, per la cultura di tutti, per la correttezza amministrativa, ecc.; negativamente (con spirito positivo) si fa attivissima se c'è da dir di no a un'ingiustizia, se c'è da svegliare da un'oppressione, se c'è da denunciare e togliere gli strumenti ad una crudeltà.

I. Grande vantaggio verrà all'aumento della vita religiosa dell'umanità quando la religione non sarà piú affidata ad istituzioni assolutistiche e fatte di potenza alleata ai potenti; ma vi saranno innumerevoli gruppi, centri, cenobi, liberi tra loro, dedicati alla formazione della vita spirituale, al suo infinito miglioramento. La religione diventerà una formazione quotidiana da svolgere da sé o in gruppo, con perfezionamenti continui. E che importa che ci siano differenze, se esse sono il prodotto di questo libero lavoro, e se da esse c'è sempre da imparare? Non è detto, anzi, che lasciati cosí liberi gl'innumerevoli centri religiosi, non riescano a trovare un denominatore comune pratico, per es. la nonviolenza, meglio di ora, in cui su violenza e nonviolenza legifera un.capo per centinaia di milioni di persone. Molto probabilmente il crescente e inevitabile contatto con l'Oriente, e particolarmente con l'India, insegnerà alle popolazioni cattoliche che può esserci vita religiosa, anche se elaborata personalmente o a gruppi, come la cosa piú alta della propria giornata, e naturalmente, valendosi dell'esperienza altrui, passata e presente.

2. L'impostazione del Cristianesimo come fede nel Cristo salvatore ha l'inconveniente molto grave di supporre la condanna infernale a milioni di esseri umani per causa dì un peccato originale. Il cattolico deve tenere sempre presente che la sua religione afferma esserci moltitudini immense di persone sottoposte accuratamente ad una tortura perenne e crescente, di una sofferenza superiore alla sofferenza che può dare una tortura applicata da uomini, per es. quelli dell'Algeria. Mi pare che sia meglio intendere cosí: che ognuno può dare il suo contributo aperto agli altri; che c'è un incremento, per cui è possibile sempre un approfondimento e un miglioramento (di cui nella realtà di tutti o compresenza eterna si valgono tutti, anche quelli che sembrano "passati"); che Gesú portò una grande aggiunta per tutti; che chi è cristiano dovrebbe portarsi a ciò che Cristo è e può fare, cioè dovrebbe fare aggiunte cristiane; ed altri altre. Se si ammette questo incremento della realtà di tutti, nulla si toglie all'aggiunta fatta da Gesú Cristo, e da altri màrtiri, colmi di amorevolezza, di persuasione di verità, e giustiziati dalle istituzioni.

3. Lavorare religiosamente all'opposizione politica significa far propri tutti i problemi della trasformazione della società, e sopra agli altri quella del lavoro, della pace, della libertà, della giustizia, per tutti; e mentre il laicismo sembra perdere la forza di volere le quattro cose insieme e profondamente, e si dispone a conquistarne una, una volendo meno o nulla le altre; sta alla vita religiosa volerle insieme, e servirsene come criterio di giudizio.

4. Entro gli Stati le dittature, sul piano internazionale gli imperi, ad Occidente e forse anche ad Oriente: un impero americano, un impero cinese. Quanto è urgente sviluppare una vita religiosa di nonviolenza nel suo duplice aspetto, di positiva costruzione di nessi di socialità e di amorevolezza, di negativa preparazione a non collaborare col male!

Che cosa ha per sé il religioso? Potrebbe essere anche nulla del mondo, in tali crisi che possono farsi tragiche; ma quel certo atto per cui si dice tu ad una persona, e si è persuasi che si direbbe volentieri ad ogni altra persona, è un'apertura; ed è religione.

Perugia, 29 giugno 1958


Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 348-352