AI RELIGIOSI TRADIZIONALI ED AI LAICI UMANISTI

LETTERA DI RELIGIONE N°24


Una nuova vita religiosa sorge avendo, da un lato, i religiosi tradizionali, e, dall'altro, i laici umanisti.
Riguardo al valevole che c'è in loro, la vita religiosa è piena di rispetto e di riconoscenza.
I primi cercano di salvare la differenza tra ciò che è divino, sacro, e il mondo com'è; sanno che la realtà attuale è insufficiente, ed hanno fede nel suo mutamento, nella liberazione, in Dio che è proprio il simbolo, l'autore, la presenza di questa liberazione;
i secondi portano la libertà contro ogni dogmatismo e oppressione di uomini su altri, affermano che nessuno ha il privilegio di ciò che è spirituale, perché questo è alla portata di tutti, della loro libera e attiva coscienza realizzante valori; ed hanno fede nel progressivo sviluppo del mondo.
Ma entrambi sono insufficienti: i primi, perché dànno al divino e al sacro forme autoritarie, istituzionali, come se essi consistessero in una chiesa o associazione, con un capo che è "la Santità di Nostro Signore"; e questa associazione impone come verità di fatto avvenimenti che sono leggende, principi che sono inaccettabili come la differenza delle classi, l'ubbidienza ai potenti, la persecuzione dell'eretico, la dannazione eterna del peccatore.
I secondi, perché accettano che la realtà si realizzi cosí come ora, che nel mondo ci sia il male e la morte, che il pesce grande mangi il pesce piccolo; e, pur col programma umanistico e prometeico di umanizzare il mondo, la realizzazione è puramente scientifica e politica, dichiarando che l'uomo non deve cercare altro.
Riguardo a queste due insufficienze una nuova vita religiosa è fermissima, severa, pur col tuo metodo di libera aggiunta, sorgendo come un piú largo orizzonte, " a guisa d'orizzonte che rischiari ".
Per i primi, diceva già Gesú Cristo che corrono il pericolo di chiudere " il regno dei cieli in faccia alla gente: voi non vi entrate e non lasciate che vi entrino quelli che vengono ad esso" (Matteo, XXIII, 13); e noi non possiamo che metterci accanto a loro con la massima amorevolezza, mostrando:
1. che ciò che essi hanno di valevole deve essere portato a nuova vita;
2. che è loro necessaria un'interna autocritica verso alcuni elementi che essi ereditano come si ereditano malattie, ma che debbono guarirsene.
C'è un atto religioso che possiamo compiere loro e noi, che ci accomuna, che dà origine ad una nuova vita religiosa: che importa se prima di questo atto essi sono andati vicino ad un altare, hanno compiuto certe cerimonie e detto certe formule; e noi, invece, siamo andati, con la stessa serietà nell'animo e lo stesso raccoglimento fuori del rumore del mondo, vicino al letto di un moribondo, anche se per noi ignoto, anonimo, e siamo stati lí con la religiosa persuasione che egli non se ne andava nel nulla, ma restava unito all'intima divina presenza, ad operare con tutti e ad aiutarci non visto?
Questo atto religioso, comune, aperto, che tutto il passato riassume e supera e a tutto l'avvenire dà inizio, sta nel vivere nello stesso tempo, drammaticamente e serenamente, tre realtà
a) la realtà attuale e passata, quella che si vede con gli occhi e si tocca con le mani, che dà i colpi, la morte, schiaccia o conduce (sembra) alla fine i singoli esseri, realtà che è potenza ed economicamente sfruttamento;
b) la realtà di tutti gli esseri, che noi viviamo e sentiamo e riconosciamo non accettando la realtà precedente, sottraendo col nostro intimo appassionato ogni essere alla morte, dicendo: " no, non è vero, tu non finisci, non sei finito, siamo insieme ";
c) la realtà liberata dai limiti della prima, dal peccato, dal dolore, dalla morte, realtà a cui ci apriamo dando la disdetta alla prima, riconoscendo che essa non ha nessun diritto di durare in eterno; e appena pensato questo, sentiamo che essa sta per finire, e intanto godiamo l'intima realtà di tutti come preparazione alla realtà liberata; anzi di questa ci vengono dei preannunci, ed ecco i bambini; ecco la bellezza dell'arte, ecco il valore della bontà.
Vivere queste tre realtà nel loro nodo è religioso; la religione è " apertura ad una realtà liberata dai limiti attuali (peccato, disvalore, dolore, morte), realtà liberata che comprenda e coinvolga tutti ".
Per i secondi: 1, noi accettiamo di vivere di una premessa di libertà, siamo disposti a riconoscerla in altri e grati all'umanismo e al laicismo che l'hanno tanto svolta e fondata e portata a un risalto che le religioni e le società tradizionali autoritarie, non consentivano; 2, ma facciamo osservare fermamente che, proprio per svolgersi, la lìbertà guadagna dall'aggiunta di una nuova vita religiosa.
La libertà che si accontenta di sé non è più libertà. e finisce con l'essere rinuciataria: la libertà deve essere inquieta, scontenta del suo stato presente per accrescersi, per entrare là dove non è entrata.
Altrimenti nel Risorgimento gl'italiani si sarebbero accontentati delle libertà che avevano sotto il Papa, sotto il Granduca dì Toscana (e ne avevano); e nell'Impero romano i cittadini si sarebbero accontentati di quella libertà senza fare un passo avanti per entrare nel Regno di cui Gesú Cristo aveva parlato.
Quindi gli umanisti e laici se non vogliono prendere una posizione di difesa semplicemente di ciò che è raggiunto, difesa a tutti i costi e disperata, e spesso amareggiata perché costretta a tanti compromessi; se non vogliono essere i Marco Aurelio o i Giuliano l'Apostata, o gli stoici che incassano i colpi della sorte, o gli epicurei che cercano di compensarli con le consolazioni dell'amicizia e della tranquillità riparata dai venti; debbono fare almeno queste tre cose:
a) allargare il loro senso di libertà fino a non accettare che la realtà, la società, l'umanità attuale abbia il male sempre accanto e in sé, come se fosse fatta cosí; ammettendo invece la possibilità di un realizzarsi superiore, salendo dal grado della libertà che si attua nel mondo che rimane com'è nelle sue strutture, al grado della liberazione che si attua in un mondo che assume strutture migliori;
b) aprirsi alla solidarietà e compresenza con tutti; infatti se il laico ha sostituito alla concezione del proprio intimo che aveva il religioso tradizionale (la coscienza unita a Dio attraverso la rivelazione custodita da un'istituzione privilegiata) la concezione della coscienza unita allo Spirito che è in tutti nel mondo della Storia. egli deve fare un passo avanti per meglio fondare questa apertura sociale religiosa, perché non gli accada di sentire soltanto la propria coscienza come è nella civiltà individualistica: nella nostra coscienza, nel nostro intimo sono tutti;
c) ritrovare che tutti i principi e tutti i termini laici, che l'umanismo aveva liberato dal vecchio significato autoritario e chiuso tradizionale, hanno acquistato un contenuto di nuova vita religiosa.
Eccone degli esempi:
a) parrocchia omogenea, liberi gruppi e individui, centro religioso aperto;
b) dogmatismo e inquisizione, tolleranza, apertura con interesse ad accettare elementi dagli altri per la costruzione quotidiana della vita religiosa;
c) imposizione di un credo solo, lasciar vivere e pensare, libera aggiunta della propria persuasione;
d) chiesa unita dalla stessa fede e stessi sacramenti, associazioni e istituzioni come formazioni storiche, realtà intima comprendente tutti anche gli sfiniti e i morti;
e) guerra autorizzata se fatta dall'Impero o dai re o decisa in nome di Dio; pace attraverso rapporti giuridici tra gli Stati come sono attualmente; federalismo universale nonviolento dal basso dopo i blocchi attuali;
f) valore come concesso da Dio; valore come opera ed elevazione umana; valore come indizio di una realtà liberata.
Questi non sono che esempi; ognuno può accrescerli e anche modificarli, posto che sia il principio generatore.
E se ci volgiamo attorno, mi sembra che ciò ho detto ai religiosi tradizionali e ai laici umanisti ci orienta in tante situazioni proprio nella nostra vita;
1. santificheremo la nostra casa, la nostra famiglia, non vivendo e insegnando solo il benessere, la carriera, l'arricchimento, ma portandovi uno spirito sociale collegato con tutta la lotta nel mondo per una migliore società, e uno spirito religioso che riporta questa lotta alla realtà di tutti e ai metodi conseguenti, e di questa fede si alimenteranno i giovanissimi nella famiglia, perché essi chiedono fede, e non cinismo o freddezza;
2. ameremo i vecchi per essere con loro meno crudeli della vita che li abbandona, e daremo loro affetto e tutto ciò che li conforti materialmente;
3. considereremo la "festa" non con l'egoismo soddisfatto del religioso tradizionale che ha udito le "sue" campane, partecipato al "suo" culto, ai sacramenti che salvano "lui" e non gli altri; e non con la malinconia dell'individualista e del crepuscolare, che sente quasi un'inconsapevole inferiorità per non prender parte al culto tradizionale, e si urta contro la gente vestita a festa, la folla che invade la campagna; ma con la serenità di chi è aperto alla luce che scende su tutti, e si rallegra che un barlume di liberazione appaia, di un'unità e di un valore superiori alla realtà che angustia tutti con i suoi limiti;
4. intenderemo l'unità con gli altri non in nome della parentela, o della comunanza di interessi, di lingua, di terra, di fattura fisica o psicologica, o di un patto fatto tra soci; ma in nome di ciò verso cui tutti andiamo, realtà liberata, senza persone "annullate" per politica o "dannate" per religione;
5. non temeremo che vengano le guardie in casa, anzi con la società com'è ora il religioso, se non le vede comparire per decenni e decenni, dovrebbe fare un attento esame di coscienza.

Aldo Capitini
Perugia, 2 aprile 1964