LA NONVIOLENZA PER UNIRE L'OCCIDENTE E L'ORIENTE ASIATICO

Lettera di Religione n. 40

 

Le statistiche, apparse in questi giorni, dei milioni di cattolici esistenti nel mondo vanno soggette a queste limitazioni:

1.si tratta del numero dei cattolici battezzati, e noi sappiamo che il battesimo viene dato, generalmente, ad inconsapevoli, che non possono poi da adulti farlo cancellare; sicché nelle nazioni "cattoliche" - quelle che alimentano il piú della statistica mondiale dei cattolici -, quasi tutti coloro che poi hanno rifiutato il cattolicesimo... figurano in quel numero.

Ora se c'è chi protesta contro la statistica di ottocento milioni di comunisti (della Russia e della Cina), tanto piú dovrebbe protestare contro la statistica dei... credenti cattolici, perché questa concerne il passato, e quella il presente, ed è, molto probabilmente, piú compatta e piú professata in atto;

2. al cospetto dell'Oriente asiatico, visto nel suo insieme, con piú di un miliardo di esseri umani che hanno altre fedi, e che sono in un movimento di crescenza, di espansione, di fiducia in sé (non stanchiamoci di includere l'Oriente asiatico nell'orizzonte mondiale), quella statistica, per di piú diminuita dal di dentro, non impressiona: le statistiche vanno viste dinamicamente;

3. da un punto di vista religioso quel numero ha il difetto di appoggiarsi ad un'istituzione, che presenta ed esige anzitutto la fede in sé stessa, e resta perciò chiusa in questa dichiarazione (accettazione della sua autorità, della sua gerarchia, del suo potere eccezionale, dei suoi dogmi): se il punto comune fosse credere, ad es., nel Discorso della montagna, o nel sacrificio della Croce, o nella carità verso tutti come prima virtú, avremmo una garanzia di apertura verso tutti; mentre nella fede istituzionale nella Chiesa romana e nel suo capo, visto che il capo può anche deviare (col suo potere assoluto e con la sua infallibilità) da quei tre principi, tale garanzia non c'è piú; se un giorno il capo dell'istituzione sostiene la legittima difesa, la proprietà privata, la guerra, l'eternità delle pene infernali, o dogmi su Maria, il credente cattolico deve accettare, perché egli crede anzitutto nell'istituzione come divin a;

4. l'esperienza di quasi duemila anni conta per le istituzioni, che sono un prodotto semplicemente storico e nel tempo (gli individui vanno oltre, a loro possiamo volgere il tu), e l'esperienza della Chiesa romana dice, giunta al punto d'oggi, che essa deve controbilanciare in sé diverse forze, assestarsi senza slanci, tenere un equilibrio che è conservazione dei tanti nessi che essa ha stabilito nei secoli; e perciò è illusorio aspettarsi frutti diversi da quelli che la pianta ha dato e può dare.

Detto questo, ascoltiamo, seguiamo i fatti nel mondo, e vedremo che non c'è soltanto ciò che accade nell'istituzione cattolica. Cito due fatti:

I. la trasformazione strutturale della Cina comunista nei "comuni", comunità agricole-industriali integralmente collettivizzate, che possono comprendere anche, ciascuna, decine di migliaia di persone: grosse unità fortemente produttive, e diffusamente istruite, destinate a sopprimere del tutto l'appropriamento individuale e i ripari dell'isolamento borghese: un fatto che coinvolgerà cinquecento milioni di persone;

2. il tenace formarsi dappertutto di gruppi (che sono piú di quanto si pensa) impegnati alla nonviolenza, che sono in rapporto, implicito o esplicito, con il metodo gandhiano del socialismo nonviolento, dal basso.

Questi due fatti crescono, ed ho piú volte detto che credo all'influenza del secondo sul primo per ottenere che l'unità collettiva sia, non militare, totalitaria, coatta, ma intimamente affezionata ai singoli, al loro libero contributo individuale, diverso, insostituibile, alla eternità della realtà di tutti.

Ma il punto fondamentale è questo: abbiamo davanti i "borghesi" e i rivoluzionari per una società nuova (come San Paolo aveva davanti i Gentili-pagani e gli aspettanti il Messia); e se parliamo di Centri della nonviolenza aperti a tutti, a borghesi e rivoluzionari, sappiamo bene che la nonviolenza, come dissenso verso la società e la realtà attuale (che è violenta nell'oppressione, nello sfruttamento, nel dare la morte, nell'amare la potenza, nella gerarchia che non comincia dagli "ultimi"), può essere meglio intesa e praticata da chi già è in dissenso, che da chi si rigira bene in questa società e realtà, e vorrebbe conservarle e odia la violenza nuova per paura di perdere.

San Paolo parlava, si, ai Gentili, perché non li vedeva esclusi dal " Corpo mistico" stabilito da Gesú, ma quando visitava i luoghi per predicare, cominciava dalle comunità giudaiche degli aspettanti il Messia. Ecco perché vogliamo rendere intrinseco il metodo nonviolento alle lotte sociali, dove c'è un addentellato verso altro.

La popolazione, proprio negli strati piú umili, ci capirà. Il borghese ha la grande tentazione di affezionarsi al "diritto " come difesa del comodo e della vita nel mondo; può non aprirsi oltre il diritto.

Il popolo in Occidente, le donne, gli umili, sperano, sí, in una trasformazione della società perché sia veramente giusta e veramente di tutti; ma hanno nel cuore un punto incancellabile: Cristo. Vorrebbero una nuova società e vorrebbero essere a posto con Cristo, che insegnò ad amare specialmente i nemici, che ha detto cose eterne sulla bontà, e che è salito sulla Croce.

Quando il popolo vedrà le due cose strettamente congiunte, la nonviolenza e l'apertura ad una nuova società, avrà una tale pace nel cuore, e una tale forza nuova, che faremo un passo grande per la riforma religiosa e per la trasformazione sociale.

lo non ho mai visto un uditorio tanto attento, come quando parlai di queste cose, movendo dal problema posto dai preti-operai, a delle donne in un paese della Toscana. Ma deve trattarsi di nonviolenza vera (senza dire: adesso ammazziamo un certo numero di nemici; poi saremo nonviolenti!); solo strumenti puri possono convincere, e vincere cose gigantesche, fossero anche l'impero americano, l'istituzione tradizionale romana, i cinquecento milioni dei "comuni" cinesi: la qualità assoluta dello strumento adoperato (costi anche sofferenza) vincerà la mole.

Il limite dei partiti di sinistra è di non aver compreso ciò.

Recentemente io ed amici abbiamo diffuso questa dichiarazione." Il lavoro dell'opposizione dei partiti di sinistra in Italia, dopo l'approvazione della Costituzione, ha una grave responsabilità, che oggi stiamo scontando.

La fiducia in una prossima rivoluzione violenta e la fiducia nel machiavellismo, come fu per l'approvazione dell'articolo 7, hanno portato l'azione su un piano sbagliato, con grande vantaggio delle forze clericali e conservatrici.

Infatti:

1. la minaccia e la preparazione della violenza (si ricordi il periodo precedente aì 18 aprile 1948) ha spaventato l'opinione pubblica generale, che non amava tornare a rivedere azioni di sangue, moschetti e mitra per le strade, fucilazioni; mentre un'assoluta garanzia di nonviolenza, avrebbe tolto ai clericali l'argomento che solo la Chiesa è nonviolenta, e avrebbe attratto alle sinistre una moltitudine di persone, di donne, di persone cristiane nell'animo;

2. la fiducia nell'azione violenta imminente ha fatto trascurare un interessamento intenso e una pressione continua per il ministero dell'istruzione e per la scuola italiana, nella previsione che tutto sarebbe stato risolto con la conquista del potere;

3. per la stessa ragione si è trascurata la costituzione delle regioni e l'abolizione assoluta dei prefetti, che, anzi, dovevano servire come strumenti per le sinistre al potere;

4. la fiducia nella violenza, nella struttura funzionaristica dei partiti, nelle parole d'ordine date dall'alto, fece cadere nel nulla la proposta tante volte fatta da Perugia, che aveva istituito i C 0 S (Centri di orientamento sociale), di moltiplicare queste periodiche assemblee popolari aperte a tutti i problemi per ogni parrocchia italiana, unica rivoluzione possibile in Italia. Io ricordo che feci questa proposta anche alla riunione del Planetario nell'inverno dei 1948, presenti i capi della sinistra italiana, ma nessuno raccolse la mia sollecitazione, presa forse per un'idea ingenua e inutile.

Dopo queste ed altre esperienze ci siamo convinti che i partiti della sinistra italiana stanno chiusi nel concetto della conquista del potere, e trascurano forze e iniziative che preparano, giustificano, integrano il potere politico, che è piuttosto il risultato, che l'inizio di tutto il resto.

Bisogna perciò istituire urgentemente dei C 0 S dappertutto, convocare il popolo tutte le settimane, svegliarlo, informarlo, insegnargli ad ascoltare e parlare, e cosí le nostre lotte per una società socialista, per la pace, per la libertà, avranno uno stimolo, un controllo, una grande forza dal basso.

Queste due cose fatte insieme: 1. di porre al centro della religione la nonviolenza come apertura e aggiunta a tutti gli esseri, oltre le loro qualità e il loro vario agire, sentendosi uniti a tutti in eterno, senza condanne alla distruzione o a pene infernali; 2. di portare il metodo nonviolento in testa ad ogni lotta sociale; metteranno l'occidente al livello del mondo e lo uniranno veramente con l'Oriente asiatico.

La nonviolenza è sorta in tanti luoghi, non ha un rivelatore, come quando lo si contrappose a Cesare, che seccava tutti con la sua potenza e violenza: oggi è rivelata praticamente da tanti, moltiplicata e intimamente corale, perché è impossibile che non ce ne sia un po' in ognuno.

29 ottobre 1958

 

Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze. La Nuova Italia, 1969, pp. 352-356