FEDELTA' ALL'APERTURA NONVIOLENTA
Lettera di Religione n. 34
Venti anni orsono misi insieme un libro, Elementi di una esperienza religiosa, che il Croce volle pubblicare da Laterza. Nel libro parlavo di apertura al tu, di anima infinitamente aperta; chiarivo il tema che la coscienza appassionata della propria limitatezza è il superamento della limitatezza stessa, e tale coscienza è apertura ai valori, ad ogni essere, ad una realtà liberata dai limiti del peccato, del dolore, della morte.
Da allora ho vissuto la sostanza del termine di " apertura ", l'ho messa in confronto con gli avvenimenti circostanti e con le idee che mi si venivano svolgendo, e il mio antifascismo (che si concluse con la prigione nel '42 e nel '43), guidato da quel termine, si era svolto e si approfondì secondo queste direzioni: noncollaborazione coi fascismo rifiutando la tessera del partito, diffusione del metodo gandhiano, liberalsocialismo inteso come massima libertà sul piano giuridico e culturale e massimo socialismo sul piano economico, riforma della religione per salvarla dal compromesso col regime e per darle una forma moderna, quale in Italia non c'era stata dopo il Medioevo.
Debbo dire che le obbiezioni piú forti che al principio dell'apertura nonviolenta mi furono poste dagli avvenimenti successivi, erano queste: l'immensa crudeltà particolarmente dei nazisti, il conservatorismo del decennio successivo alla Liberazione.
Due domande hanno martellato i miei giorni e le mie notti: come è possibile impedire con l'apertura nonviolenta ai nazisti di tenere gli orrendi campi di concentramento e di sterminare milioni di persone? come è possibile con l'apertura nonviolenta rompere il duro conservatorismo delle classi potenti e dirigenti, la prosecuzione dello sfruttamento e l'indifferenza alla fame, alla disintegrazione fisica e morale dei disoccupati?
La risposta, che non dico per valore autobiografico, ma perché coinvolge, insieme alle domande, problemi attuali di tutti, era: è vero, la crudeltà dei nazisti non è cessata per la forza di una apertura nonviolenta, la durezza dei conservatori non molla davanti, per es., all'apertura di Danilo Dolci. Tuttavia mi sembra evidente che di tale apertura c'è bisogno, perché l'angusta, spaventosa convinzione di agir bene sia dei nazisti che dei conservatori, sia dei tiranni, sia degl'insorti assassinanti e lincianti, senta un richiamo, costi quello che costi, ad aprirsi internamente, a trovare cioè nel suo intimo la realtà di tutti.
Il religioso (delle religioni tradizionali o di una religione aperta) è "fiaccola sul monte" ed opera in tre modi, con l'annuncio, con l'esempio, con il perdono (chi non perdona, non è religioso, perché solleva questioni egocentriche); ed allora la presenza dell'apertura nonviolenta in qualche persona o gruppo che se ne fa centro, significa la persuasione interna o fede che c'è un orizzonte di tutti, che la realtà dei sopraffattori e dei sopraffatti non è tutto, perché si può perdonare anche all'avversario, si può agire con un metodo che ha fiducia che nell'intimo dell'avversario c'è la possibilità di un'apertura al miglioramento (noncollaborando perciò con il peccato, ma essendo aperti al peccatore).
Apertura viene cosí a significare soprattutto: operare in qualsiasi campo tenendo presente l'orizzonte eterno di tutti, lontani e vicini, vivi e morti, mirando ad una realtà in cui si sia tutti compresenti e uniti.
Io posso dire: religione aperta, rivoluzione aperta, educazione aperta ecc., quando l'operare ha tale persuasione, superando cosí il dogmatismo e la pena eterna infernale, la violenza, l'autoritarismo dell'educatore ecc.
L'apertura nonviolenta è perciò attivissima, e fa come le bestie piccole che sono molto piú prolifiche, e perciò le loro specie durano, mentre le gigantesche tramontano.
La sua attività segue il metodo della libera aggiunta, cioè non si procura strumenti per la distruzione immediata degli avversari ma costituisce strumenti di apertura, diversi dai metodi e dalle strutture dell'avversario, e aggiunge (pronta all'intrepidezza ed all'eventuale sacrificio) tali strumenti di apertura. Per esemplificare secondo la mia esperienza: i C 0 S o Centri di orientamento sociale per periodiche assemblee su tutti i problemi; centri di riforma religiosa, di nonviolenza, di obbiezione di coscienza, di incontro nonviolento tra l'Occidente e l'Oriente asiatico, incontro con i fanciulli, scioperi nonviolenti a rovescio (come fa Danilo) ecc...
[...] Perciò a tutto il lavoro di protesta, ammonimento, minaccia, è da aggiungere un lavoro che i generali da una parte e dall'altra non sanno fare, un lavoro di "rivoluzione aperta", di impulso al rinnovamento sociale e religioso dalle radici.
Mentre c'è chi si schiera da un lato o dall'altro, pronto ad una strage, che sarebbe sofferta non dai capi che sbagliano nei due blocchi, ma dai popoli e dai fanciulli, vorrei sperare che ci sia chi in Italia, dolore per dolore, sacrificio per sacrificio, si raccolga per darsi a questo lavoro di urgente "rivoluzione aperta", arricchendo positivamente il diritto, cioè facendone cadere ciò che c'è di insufficiente nella sostanza e nell'applicazione concreta, dove è il suo paragone, il suo travaglio e il suo svolgimento.
[...] L'apertura nonviolenta, immediata, attiva e progressiva, suscitante intorno a sé dignità e uguaglianza sociale, istruzione per tutti, informazione e critica, controllo amministrativo e politico dal basso e obbiezione di coscienza verso ì pazzi della guerra, è una garanzia positiva contro il pericolo che la contrapposizione violenta produca un'involuzione all'interno di una parte o dell'altra.
Apertura ad una nuova società e nuova realtà, che comprenda tutti.
Perugia, 11 novembre 1956
Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze. La Nuova Italia, 1969, pp. 327-330