SULLA PRATICA POLITICA
DELL’ISTITUZIONE RELIGIOSA TRADIZIONALE
Lettera di Religione n. 33
[...] Qualcuno [...] potrebbe obbiettare che è diffìcile staccarsi col "sentimento" dalla religione tradizionale. Gli darei due consigli.
1. Ricordare ciò che provammo durante il fascismo quando vedemmo l'istituzione religiosa tradizionale appoggiare il regime, fino ad autorizzare l'iscrizione al partito privilegiato e tirannico.
Sapevamo che ciò che si diceva dagli altari era sbagliato, era irreligioso. E allora approfondimmo una ben persuasa diffidenza verso la seduzione delle campane e della vetusta purezza degli edifici e degli oggetti delle chiese, verso l'essere e l'operare ecclesiastico, proprio per quella questione morale e religiosa che ci aveva messo in guardia: non potevamo cedere su questa, il resto erano cose esterne.
2. Considerare il positivo di ciò che si acquista in una vita religiosa aperta: la vicinanza a tutti di là dalla separazione della cattolica dannazione eterna, ritrovare la propria salvezza in quella di tutti, la morale come ricerca tesa, la politica come socialismo con aggiunta religiosa (e si pensi quale maturazione civile ed educativa, anche per i ragazzi, significa questo).
Perugia, 31 maggio 1956
Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 322-326