PER UN LAVORO RELIGIOSO COORDINATO
NEL MOMENTO ATTUALE

Lettera di Religione n. 30

 

1 Ciò che è accaduto al tempo del fascismo e della seconda guerra mondiale, ci ha lasciato un dovere che ci punge ogni giorno, tanto piú quando all'orizzonte internazionale si presenta nuovamente il pericolo di un'altra immensa tragedia della convivenza umana, e all'interno delle nazioni tornano ad affermarsi modi politici e sociali contro la libertà e contro la giustizia, di cui abbiamo fatto triste esperienza per piú di un ventennio: il dovere di fare il massimo per mettere il peso di uno spirito religioso sulla bilancia del mondo.

E’ una vergogna per noi che i governi abbiano paura dei rivoluzionari politici e non dei religiosi. Ed è una vergogna che avvengano guerre senza che i religiosi contrappongano e dispieghino il metodo nonviolento. Se il religioso non sente questa duplice vergogna, è meglio che cessi di parlare di religione.

Se in decenni e decenni non ha avuto la visita dei poliziottì in casa, faccia un attento esame di vergogna e arrossisca. Se un religioso se la sente di continuare ad essere ricco, mentre c'è chi muore di fame, arrossisca di vergogna come se fosse nudo e sporco

2 Per costituire un peso religioso nel mondo, che è di attiva testimonianza e non di forza violenta, è urgentissimo che avvenga il fondamentale riconoscimento che la nonviolenza (cioè l'unità amore per tutti, il rapporto amorevole all'esistenza, alla libertà, al benessere di ogni persona) è ciò che unisce i religiosi tra loro, e ciò che li porta ad usare uno speciale metodo verso gli altri, anche se avversari, nemici, barbari.

Il tesoro che i religiosi affermano (cioè il principio divino dell'unità amore per tutti) è attestato solo spendendolo; mentre oggi molti religiosi non si distinguono minimamente dagli altri nella gelosia dei loro privilegi, nell'odio e nella distruzione contro i loro nemici. Anzi si fanno Te Deum nelle chiese per le vittorie di guerra!

3 Durante il fascismo furono pochissimi i religiosi (credenti tradizionali o liberi religiosi) che si opposero fino in fondo e con sacrifici, mentre la moltitudine innumerevole guidata da ecclesiastici che approvavano, inneggiavano e collaboravano strettamente, non fece quella opposizione che, col metodo gandhista, avrebbe bloccato il fascismo nei primi anni, per cui non sarebbe sorto il nazismo, non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale e si sarebbe rinnovata la società.

Tanto si sarebbe potuto ottenere con mezzi semplicemente religiosi! Molte cose ci dicono purtroppo che anche oggi i religiosi sono assenti, dispersi o conniventi con la potenza

4 Se un libero religioso è profondamente persuaso che Dio salva tutti, aggiungendo a tutti una realtà liberata dai limiti di questa vita che sono il peccato, il dolore, la morte, con ciò egli non si sente diverso da altri religiosi, che abbiano altra idea circa il destino dell'uomo, purché anche essi abbiano la stessa premura per un intervento diretto della massima apertura religiosa e sociale, contrapposta alle crescenti e ferree chiusure degì'imperi attuali.

5 Se il carattere essenziale di ogni vita religiosa è di aver fede nella crescita in meglio di ciò che è spirituale, quale paura possiamo noi avere per i sacrifici che la nostra pubblica azione possa portare, ben sapendo che i sacrifici sono nel tempo e passeggeri, e la nostra strada è invece di progredire verso l'eterno?

La violenza sorge dalla paura; ed ecco che i religiosi, principalmente con l'esempio, debbono diffondere la non-paura, che darà come effetto la non-violenza. Quello che il religioso tiene a non perdere è l'apertura a tutti, l'unità amore con tutti; e questa egli la perderebbe solo per propria colpa, per propria chiusura.

6 D'altra parte è sempre piú chiaro, ed è proprio la verità che emerge oggi piú che mai, che il rapporto tra la propria persona e Dio non basta, come rapporto di due. Oggi riconosciamo che piú alta religione è trovarci davanti a Dio insieme con tutti. Regola d'oro diventa oggi per la vita religiosa questo muovere da tutti, tener presenti tutti, volere una effettiva società di tutti, costituire in noi la nuova persona che è quella che sente nel proprio intimo la compresenza di tutti, vicini e lontani, vivi e morti.

7 I religiosi debbono constatare che nella società come è oggi non si può esser ricchi, nel senso di disporre dei propri mezzi assicurando a sé stessi un livello di vita di molto superiore a quello necessario per il proprio lavoro e la propria salute.

Tutto il resto deve essere incessantemente fatto affluire, direttamente o indirettamente mediante amici che ciò fanno, a coloro che hanno un cibo, un vestito, una casa, una salute, un'istruzione, molto inferiore a quelle possedute da noi.

Bisogna guardarsi scrupolosamente dal pericolo di imborghesimento, di assicurazione di un benessere individuale o familiare, come sommo valore e con indifferenza alle condizioni altrui, quell'imborghesimento che fece dire a Gesú Cristo " Beati i poveri ".

Bisogna anche ricordare che la miseria è un modo di essere ultimi, e la religione deve sempre collocarsi con gli ultimi, agire e salire da lì, perché gli ultimi saranno i primi, e perché se non serviamo gli ultimi la nostra vita è una lega di privilegiati: finché ci sarà un ultimo misconosciuto e trascurato perché misero, sofferente, storpiato, ignorante, schiavo, sfruttato, crocifisso, non ci sarà pace nel mondo.

Bene anche, potendo, trasferirsi a vivere, abitare, parlare, ricevere, in mezzo agli ultimi. Per un religioso è una grande fortuna morire in mezzo agli ultimi.

8 I religiosi debbono promuovere un continuo lavoro di indagine e conoscenza di quali sono le situazioni di vita delle persone, non per gusto di realismo fine a sé stesso e di particolari impressionanti, ma per ricercare il modo di miglioramento, di guarigione, che in ogni situazione c'è, se è cercato con amore per la persona che soffre, come vittima o come peccatore.

Bisogna portare chiarezza di conoscenza concreta perché finisca l'ignoranza del dolore altrui e la triste secretezza della disonestà e della scorrettezza cosí diffuse nell'attuale società e nelle amministrazioniIl metodo è di non accusare le persone (che per un religioso hanno un destino infinito, che supera le loro azioni, i loro peccati, il loro passato), ma di denunciare alla coscienza di tutti il male, i peccati, le ingiustizie, dovunque si accertino, e di promuovere discussioni col metodo di ascoltare e parlare, sempre difendendo la libertà di cultura, di informazione e di critica, per tutti e in ogni situazione

9 I religiosi non debbono usare modi clandestini, ma agire visibilmente, praticando la nonmenzogna, non temendo che gli altri sappiano ciò che i religiosi fanno. Anche nei riguardi dei governi oppressivi è meglio operare scopertamente, perché il seme della menzogna cresce spaventosamente, e insinua i suoi rami in qualsiasi edificio, e lo fa crollare.

Bisogna ricordare che anche i governi, le polizie, gli eserciti nemici, sono fatti di persone, e per il religioso l'incontro con la persona, il tu, e l'inizio della liberazione.

10 I religiosi si riconoscono quando hanno spontaneo interesse, attenzione, affetto per i sofferenti, i dimezzati, i pallidi, i non fiorenti, e soprattutto quando si pongono vicino ai moribondi, in silenzio, con l'intima persuasione che il morente non va nel nulla, ma si unisce nell’intima compresenza eterna.Questo è bene che diventi un'abitudine, come un culto, per il suo valore in sé, e per ridare intorno posatezza, serenità, non-paura.

11 La piú lieta e festosa attenzione i religiosi la dànno ai bambini, che sono annuncio di una realtà liberata. Noi ci accorgiamo di questo, quanto piú ci eleviamo nella purezza, nel servizio ai valori, nell'apertura ad una realtà liberata o regno di Dio qui sulla terra, trasíìgurata.

Se questo andare incontro ai bimbi divenisse religioso e generale, non avverrebbe la guerra, gli uomini si trasformerebbero. Perciò bisogna radunare bimbi, dar loro il meglio del passato, a cui essi aggiungeranno ciò che portano. Se venisse un'altra guerra, dovremmo aver fatto il massimo anche qui, sia singolarmente, sia per gruppi, costituendo ora asili, scuole, doposcuola, e apprestando zone di salvamento.

12 Nelle correnti attuali ideologiche, politiche, sociali, i religiosi debbono portare questa lìbera aggiunta nonviolenta per la pace, la libertà, la giustizia, intendendola come attiva lotta e non compromesso con la guerra, l'oppressione, lo sfruttamento.Sarà un cambiamento non solo della società, ma della realtà stessa, se avverrà questo fatto.

Bisogna che i potenti sappiano che c'è questa presenza religiosa nel mondo, e prima lo sapranno, meglio sarà. Noi non possiamo rimproverare ai potenti di condurre male le cose del mondo, finché non li abbiamo messi dinanzi a un numero imponente e deciso di persone religiose con cui debbano fare i conti, e la cui presenza valga anche a mutare la loro coscienza. Questo secolo è il Giudizio del mondo, e ognuno deve fare il massimo, mettendo il meglio che può.

Moltìplicando appelli di questo genere, e migliorandoli anche, raccogliendo impegni di persone disposte a lavorare da isolate o come gruppi o Centri, una forza religiosa visibile si costituirà presto. E allora la religione sarà quello che è stata quando era veramente viva, non alla retroguardia della civiltà, ma all’avenguardia, audace, miracoloso annuncio di nuova vita, quando tutto parlava intorno di morte.

 

Perugia 23 febbraio 1955

 

Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 309-313