RIFIUTO DEI BLOCCHI DI GUERRA,
RINNOVAMENTO RELIGIOSO E SOCIALE

Lettera di Religione n. 17

 

Premesso che:
1. esiste l'eventualità di una terza guerra mondiale che sarebbe ancor più distruttiva con le armi attuali e in preparazione, e colpirebbe soprattutto le popolazioni inermi e i paesi intermedi come sono quelli europei;
2. l'attenzione o la simpatia per l'uno o per l'altro blocco non è causa sufficiente per prendere le armi contro quelli dell'altro blocco per distruggerli;
3. bisogna distinguere tra i nuclei dirigenti dei blocchi, che accrescono continuamente il loro immenso potere, e le popolazioni che diventeranno sempre più vicine contrastando al potere assoluto, allo sfruttamento capitalistico, all'imperialismo militare secondo le loro varie situazioni in cui esse si trovano;
4. il diverso dai blocchi non può essere un altro blocco particolare che cerchi vanamente una potenza eguale e superiore a quella degli altri due blocchi, ma in un complesso di princìpi, di metodi, e di atti diversi profondamente da quelli dei blocchi e tali da valere per tutte le popolazioni;
5. bisogna scegliere tra armarci, accettando così la corsa agli armamenti e alle prossime guerre, che vedranno imperi dopo imperi, sempre più violenti ed oppressivi, e un altro corso della storia e della realtà, da cominciare personalmente subito prima del tramonto, con la certezza che l'efficacia stessa sta anzitutto nel cominciare;
6. mai come in questo momento in cui tutti gli uomini, dall'Occidente all'Oriente asiatico, si ritrovano, per la prima volta nella storia, con problemi fondamentalmente simili, è stato così evidente che bisogna, secondo un principio di unità amore, evitare l'oppressione e lo sfruttamento cercando instancabilmente di stabilire mediante l'esempìo, l'educazione e l'attivo sacrificio, la comunità aperta;
7. un inizio religioso di vicinanza a tutti servirà a costituire in noi un senso sempre più profondo e concreto di solidarietà, di là da tutte le vicende e le contrarietà e le distanze e anche la morte, una società infinita che comprende tutti e in cui tutti viviamo e vivremo in eterno;
8. l'impegno a sentire e praticare questo è il modo per vedere chiaramente che, se saremo molti così, la guerra sarà evitata; se saremo pochi, la nostra forza spirituale ha la capacità di continuare il rinnovamento che sarà sempre più urgente;
9. la guerra sarebbe la ripetizione e il riassunto del mondo vecchio e di tutti i modi vecchi della morale, della politica, della cultura; mentre l'impegno a professare e a dare la libertà, giustizia e pace, e a dire un tu religioso ad ogni persona specialmente se modesta, perseguitata, colpita, sfruttata, prepara serenamente una realtà nuova;
10. se non ci si impegna così, la guerra farà ancor più paura sopraggiungendo, ed uno sarà angosciato, non saprà come salvarsi, né materialmente, né moralmente, o sceglierà il male minore e poi vedrà il male stesso divenire gigantesco: meglio senz'altro sentire che possiamo perder tutto, e ricostruire fin da ora vivendo con persuasione, purezza, attività, ciò che più vale, come se ci fosse affidato darne ora la testimonianza, e tutto il resto verrà in sovrappiù.

Premesso questo, ecco alcuni impegni di lavoro per una liberazione religiosa e sociale:
1. rifiutare di fare atti di uccisione di russi o americani e dei loro alleati;
2. sollecitare instancabilmente la separazione tra i popoli e i nuclei dirigenti che apprestano, per varie ragioni, atti di violenza e di guerra;
3. stabilire un federativismo mondiale nonviolento dal basso (di individui, gruppi, centri, comunità), collegando iniziative sociali, politiche, culturali, morali e religiose in questo senso;
4. su questa base applicare e sviluppare il metodo gandhista di noncollaborazione con l'irnperialismo, l'assolutismo, il capitalismo;
5. attingere forza per questo metodo dal principio dell'infinita apertura ad ogni persona, ritenendola superiore alla sua condotta che noi possiamo non accettare e contrastare fermamente;
6. operare perché dovunque ci si trovi, ci si educhi ad affrontare e risolvere tutti i problemi con spirito di apertura, di servizio sociale, e con metodo di discussione comune, mai rinunciando a questo diritto-dovere di controllo;
7. promuovere le iniziative che mirino a stabilire un incontro di parità e di fraterno scambio fra l'Occidente e l'Oriente asiatico, sulla base di strumenti di unione e di comune liberazione, rinunciando a strumenti di sopraffazione, di dogmatica esclusione o di barbarica rivolta;
8. nella lotta politica e sociale circostante tenere come criterio quello di non unirsi fissamente con nessuna posizione che prosegua i vecchi metodi politici e sociali, collaborando volta per volta con le singole iniziative volte a promuovere o difendere: 1. la libertà di pensiero, espressione, associazione; 2. il miglioramento economico delle classi disagiate; 3. la resistenza alla guerra;
9. costituire centri di fede e di aperto servizio per questo lavoro, e nello stesso tempo mezzi di aiuto, e di solidarietà tra coloro che per causa di esso vengono a trovarsi in difficili condizioni: in particolare il massimo aiuto deve esser dato ai figli di coloro che si impegnano in questo lavoro, affìnché essi abbiamo, di là dalle tempeste attuali, una vita ììorente e una profonda serenità;
10. fare che i Centri (formati da una o più persone) allaccino rapporti con tutti coloro che hanno come principio il rifiuto dei blocchi di guerra e dei loro metodi; ognuno può fare personalmente una libera aggiunta di altre forme di nonviolenza di piccolo o di largo raggio.

E’ opportuno fare qualche cosa di più che stabilire il proprio personale atteggiamento, in pace e in guerra: è bene avvicinarsi, unirsi con altri; e un ottimo mezzo è questo proposito di non far guerra, e di impostare un lavoro attivo di rinnovamento dovunque ci si trovi, in Italia, nell'Est, nell'Ovest, perché sostanzialmente la situazione è la stessa. Unirsi significa accrescere le proprie forze morali e materiali, e far coraggio a tante persone che si sentiranno sempre più isolate davanti allo strapotere dei nuclei dirigenti sia capitalistici che burocratici e militari.

Quindi: 1. suscitare gruppi; 2. suscitare intorno aperte discussioni in tutti; 3. suscitare il collegamento tra i gruppi o Centri. Bisogna essere persuasi e suscitatori.

Questo lavoro serve per capire la riforma religiosa, perché induce i credenti tradizionali e i liberi religiosi a stabilire la giusta prospettiva religiosa, mettendo in primo piano l'unità amore con tutti e l'apertura ad un rinnovamento profondo; e serve per dare alla nonviolenza un inizio evidente a tutti, tirando fuori dall'esame minuto dei casi in cui usare o no la violenza: questa, del rifìuto della guerra, è un'applicazione visibile; poi ognuno, se vuole andare oltre e aggiungere tante altre applicazioni di nonviolenza, è libero; e si sa che la nonviolenza è infinita perché è amore, è tu, è un valore come la musica.

Si dice che vi sono, per es. in America, persone non guerraiole e imperialiste; e sappiamo anche che vi sono, per es. in Asia, popolazioni che anelano ad uscire dalla miseria e dall'oppressione, secolare: appunto perché sappiamo che c'è tanto e tanto nell'una parte e nell'altra, dovremmo far di tutto perché la soluzione non sia di imperi l'uno dopo l'altro, ma di comunità, soluzione non macedonìca, né romana, né barbarica, ma di nuova vita religiosa ora veramente mondiale (e senza esclusioni, dannazioni, e dogmatiche condanne).

Se Gandhi lavorasse oggi, lavorerebbe in senso mondiale, e molto meno nazionale. D'altra parte una comunità europea al vecchio modo non fa o non farebbe che mettersi con un blocco o con l'altro: la perplessità a fare la comunità europea significa proprio questo, che alcuni hanno capito che bisogna andare oltre, e non rifare la nazione in grande, ma aprire la comunità a un contatto orizzontale, su piano di nonviolenza, anche se questo talvolta costi; ma quello che si paga è sacramento per l'unità e l'apertura a una società e realtà liberata.

Questa decisione è religiosa perché trasforma quello che sarebbe un fatto negativo, psicologico (disgusto della guerra, stanchezza della politica attuale, diffidenza verso la leggerezza dei governi, paura delle distruzioni devastazioni deportazioni, disagio a far dipendere il nostro stato da chi è a capo degli stati dell'Est o dell'Ovest ecc.), in un atto positivo, dinamico, costruttivo, sereno.


Perugia, 23 marzo 1953

 

Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 252-256