ALCUNI PUNTI DI ORIENTAMENTO
PER UNA RIFORMA RELIGIOSA

Lettera di Religione n. 10

 

1. Molte cose ci hanno staccato dalle religioni tradizionali (leggende, dogmi, illibertà istituzionalistica, conservatorismo sociale, ecc.), ma vediamo che anche i fondamenti laici (libertà, senso critico-storico, socialità ed etiche umanistiche) sono insufficienti, perché accettano troppi elementi della realtà-società-umanità cosí com'è (morte, violenza della natura-storia, inadeguatezze terrene dell'uomo, ecc.)
Le religioni tradizionali pongono il tema del superamento della limitatezza.e delle varie specie dei male che sono nella realtà-società-umanità (il mondo), ma poi lo affìdano a mezzi che molte volte ripetono il mondo stesso e sono inaccettabili; le posizioni laiche tentano, in confronto con le chiusure delle religioni tradizionali, aperture, che restano però relative perché non veramente consumatrici e trasformatrici; e anche quando sono rivoluzionarie, pretendono " mutare " servendosi di vecchissimi ed immutati mezzi ed elementi.
Quella delle religioni tradizionali non è liberazione, tanto è vero che viene rimandata di tempo e di luogo; quella delle posizioni laiche non è vera apertura e rinnovamento, tanto è vero che l'uomo resta quello che è.
Una riforma religiosa muove dall'insoddisfazione più rigorosa dei due tipi di soluzione.

2. Un destarsi, o ridestarsi, religioso non può che cominciare con un acuto sentimento e concreta constatazione e ribellione a quanto nella realtà-società-umanità vi è di triste, ingiusto e perverso, dalla realtà dove il pesce grande mangia il pesce piccolo, alla società con le sue oppressioni, all'umanità con tutte le limitatezze e insufficienze.
E non può svolgersi che conducendo la realtà-società-umanità com'è ora, a punti estremi e rinnovatori (escatologia). Se questo fu sentito in vario modo dalle religioni nelle loro albe, esse persero presto questo senso della fine, e furono riprese dalle chiusure istituzionalistiche, giuridiche, rituali, per cui "Dio, liberazione, aldilà, realtà pura", venivano trasformati in oggetti di fede e collocati nella consueta amministrazione del mondo come anniversari e feste, alternati staticamente con le non feste.
Una riforma religiosa porta alla massima profondità il principio di considerare come finiente la realtà-società-umanità per quello che ha di insufficiente, di sbagliato, di male, anche nelle strutture o cosí dette leggi.

3. L'inizio religioso di appassionata coscienza della limitatezza, del dolore, dell'insufficienza della realtà-società-umanità è concreta vicinanza a tutti gli esseri che ne sono le vittime e ne ricevono i colpi, e specialmente agli esseri fatti a pezzi, stroncati, oppressi, crocifissi, che sono innumerevoli.
Ma la religione si svolge moltiplicando la tensione ad ogni essere vivo o morto, vicino o lontano, a chiamarli, invocarli e sentirli presenti tutti, riconoscendo loro un infinito, oltre le loro azioni e i fatti e i colpi che hanno ricevuto. Una riforma religiosa non annuncia, intravede, vive la liberazione, senza vederla aperta a tutti gli esseri, umani e sovrumani e subumani che mai furono, sono e saranno.

4. Il bello è che tutti gli esseri sono già compresenti nel nostro intimo e ciò che li unisce è quello che è stato chiamato il valore (la Bonta-Onestà, la Bellezza, la Verità); cioè ogni atto che realizza il Valore morale, la Bellezza artistica, la Verità, è atto corale che risulta dalla collaborazione universale di tutti gli esseri; e questa compresenza di tutti gli esseri, anche morti, alla produzione del valore è l'autentica "realtà di tutti", non questa esteriore che separa, disperde, colpisce.
Una riforma religiosa non parla del valore senza vederlo intimamente opera di tutti, avvicinando cosí i due elementi visti per tanto tempo come separati, da una parte il valore, dall'altra tutti gli esseri.

5. Sicché vedendo che tutti gli esseri intimamente cooperano al valore, tutti compresenti e capaci di andare verso un infinito, oltre i fatti della loro vita, si scorge che anche gli eventi, anche le cose, sono piú di quello che essi appaiono nel tempo e nello spazio, e sono realmente, anch'essi, movimenti dall'imperfezione verso la liberazione, e qui presenti, oltre gli schemi dei passato e della lontananza in cui sembravano ciascuno e ciascuna singolarmente chiusi.
Una riforma religiosa conclude ìi momento profetico di annuncio della liberazione perché mostra raccolti in unità qui e súbito esseri, eventi e cose, nella loro intima prontezza alla realtà liberata, che si avvicina fulmineamente.

6. Questo, dunque, è certo, che il valore (atto di bontà-onestà, atto artistico o come altro si presenti) è la punta estrema della drammatica tensione che è nell'intimo di ogni essere, evento, cosa; e che ad esso la religione fa due aggiunte: 1. che l'atto dei valore è opera di tutti, 2. che il valore è l'unico riconosciuto degno di iniziare la realtà liberata, che poi, movendo da bontà-onestà, bellezza, ecc. va verso sintesi ulteriori.
Perciò l'incontro con la realtà liberata è comune a tutti e da ogni punto, ed è nello stesso tempo miracolo piú di tutti i miracoli, perché non è l'eccezione in un sistema vecchio perdurante, ma è la fine del vecchio sistema.
Una riforma religiosa, puntando su questo, riconosce ogni culto, sacramento, tempio, festa, come statiche chiusure ed esteriorità amiche di continuare, rispetto all'incontro dell'intima realtà di tutti con la realtà liberata.
Perciò solo la " realtà di tutti " (intima come presenza di tutti, vivi e morti, alla produzione del valore) può suggerire ciò che di culto, sacramento, tempio, festa, si ispira a lei, aperta all'incontro con la realtà liberata; e da qui vengono tanti modi religiosi: nonviolenza come unità amore con tutti gli esseri, nonmenzogna come vicinanza assoluta, musica intesa come coralità di tutti, i beni economici come prodotti da tutti e quindi dovuti a tutti, sostituzione dell'apertura dell'infinito tu verso tutti gli esseri al posto della preghiera rivolta al Tu divino, ecc.

7. Se per ogni essere c'è questo incontro di realtà di tutti e di realtà liberata, finisce il concetto della provvidenza e grazia per il singolo essere, e finisce il teismo trascendente dal passato, poiché ogni individuo è come Gesù Cristo in quanto è incarnato nel dolore di questa realtà-società-umanità (il mondo), e in quanto è nella realtà di tutti.
In questa salvezza di tutti, ogni essere è un infìnito, e l'apertura alla realtà liberata è assolutamente intima a tutti: di tutti è la croce e la resurrezione nell'unità aperta.
Una riforma religiosa annuncia questa reale moltiplicazione di Gesù Cristo nell'essenza ed esistenza di tutti, finito ogni residuo di monarchicizzazione, idolatria, mitologismo di leggenda.

8. La realtà di tutti è la più prossima alla realtà liberata, ma non ne è la causa; se è strumento di liberazione dalla parte della realtà-società-umanità insufficiente, c'è un intervallo davanti alla realtà liberata che è qualcosa d'altro che si approssima come se si aggiungesse miracolosamente: qui si può parlare di Dio in altro modo, non piú come nel modo incarnato e sofferente del momento profetico nel mondo, finché la realtà di tutti è soltanto intima e intorno c'è ancora la realtà-società-umanità insuffìciente.
Il Dio che viene dalla realtà liberata incontro alla realtà di tutti mostra che s'inizia una realtà di alterità e di aggiunte nuove sempre più alte, ma che comincia col valore (e se osserviamo già qui il valore, vediamo due aspetti, uno vòlto ancora al mondo e all'uomo com'è, e un altro vòlto alla realtà liberata).
Una riforma religiosa annunciando questo incontro di tutti con Dio nella realtà liberata, sorpassa l'idea del giudizio divino sui singoli esseri, affidando a questi in ogni loro momento il travaglio dì sentirsi, come individui, ostacolo al realizzarsi della coralità nel valore: ogni individuo, tutte le volte che si allontana dal valore, si sente nel peccato di essere lui, forse intimamente l'unico ostacolo alla liberazione; e perciò il pentimento è il pane del suo viaggio nel mondo.

9. Se la liberazione è di tutti e insieme, una riforma religiosa non accetta alcuna società religiosa che conferisca il diritto della salvezza soltanto ai suoi soci, per questo o quel merito o dono o fede; e sorpassa tutte le chiuse comunità o leghe di credenti o di eletti, ponendo al loro posto il Centro (costituito da una persona o più) che indica semplicemente l'impegno e il servizio in un punto senza chiudere il cerchio, senza assolutizzare le proprie formulazioni, sentendosi libera aggiunta religiosa alla vita dei valori, e ammettendo che vi siano tanti altri Centri.

10. Perciò una riforma religiosa in questo senso è da intendere non come l'annuncio e il comando di un individuo solo, secondo il quale costituire un'istituzione chiusa e discriminatrice, ma come possibile ad attuarsi da parte di tutti, perché tutti sono eguali, e possono presentare formulazioni migliori, e altri modi religiosi.
Si capisce che la riforma religiosa che viene qui accennata e mentre svolge questi suoi princìpi (imperfetti come tutto ciò che appartiene al momento profetico, sia pure nella sua estrema punta, e non ancora alla realtà liberata), assume questi tre impegni:
a) impegno ad una religìone pura, quella della "realtà di tutti " che purifica tutto e tutti nella tensione al valore come corale e come apertura all'incontro con la realtà liberata, non nelle chiese e vicino agli altari, ma in ogni ora e in ogni punto, e fuori dei tempo e dello spazio;
b) impegno a sollecitare le religioni tradizionali a portare propri elementi nella prospettiva escatologica interiore (in pratica disfacendosi delle prospettive statiche, conservatrici, chiuse, autoritarie, dogmatiche);
c) impegno a vedere la religione come termine culminante, ma anche passeggero, pronto a cedere lietamente con la fine dell'annuncio e della tensione verso la liberazione.


Perugia, 5 aprile 1952


n.b.: Questi punti sono stati espressi in una forma che è più accessibile a chi, leggendo queste Lettere di religione, conosce già posizioni e termini, ma possono essere ridotti nella forma più semplice e popolare (e chi vuole, ci si può provare, e lo faro io stesso). Mi propongo di portare questo ed altro materiale nella "riunione di studio" che il Comitato per una riforma religiosa ha indetto per il 3-4 maggio 1952, a Roma.

 

Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 225-229