IL NOSTRO TEMPO VA VERSO UNA RELIGIONE APERTA
Lettera di Religione n. 59
Se si considera la storia del Cristianesimo nel tessuto della storia generale, si trova che nel secondo millennio di vita del Cristianesimo hanno agito in esso iniziative e correnti rivolte a stabilire quelle che, con termine molto usato oggi, potremmo chiamare " aperture ". Ne richiamerò alcune, che sono fondamentali.
Per la distinzione tra il clero e i laici Giovanni Huss rivendicò a tutti, come dice il Mazzini nel cap. X dei Doveri dell'uomo, il diritto alla comunione eucaristica sotto le due specie, e lanciò la voce: " Il calice al popolo ". Vedremo poi nel Kant, fuori di ogni simbolo liturgico , il chiaro rifuto della detta distinzione.
Per l'accessibilità alla parola divina e per la sua interpretazione il piú grande fatto del Cristianesimo moderno fu il superamento dell'autorità e del privilegio dell'istituzione romana, e la possibilità di un grande valore dato alla coscienza, alla sua ricerca e alla sua interiore devozione.
Per il carattere del Corpo mistico e per l'iniziazione ad esso sono importanti i continui sforzi per superare l'assolutezza del condizionamento costituito dal Battesimo , fino a giungere ad un concetto ben piú ampio e immune da interventi autoritari, come è quello della compresenza di tutti.
Per il giudizio dopo la morte, l'approfondimeto della ricerca etica ha mostrato come il giudizio sulla condotta valga soltanto in vista della possibilità di un migliore agire; ma che, se si esclude tale possibilità, è crudele colpire uno con un giudizio che non gli serva a far meglio, e ancor piú crudele è sottoporre ad una pena eterna, ad un dolore che invece di estinguersi, si accresca.
Quanto ai fatti che si trovano alle origini del Cristianesimo, la libera critica storica ha indubbiamente accertato che alcuni di quegli eventi non hanno un fondamento autenticamente reale, cioè non possono esser fatti passare, per imposizione autoritaria, come realmente avvenuti; ciò evidentemente a parte ogni intenzione volutamente simbolica.
Che queste così indicate siano aperture, mi sembra innegabile. Cioè che esse vadano nel profondo, e risultino ben piú importanti di quelle che sono state affermate in una delle istituzioni del Cristianesimo, il Concilio Vaticano Secondo, aperture riguardanti il comportamento dei cattolici verso gli altri cristiani e verso i non cristiani, nel quale campo ci si è voluti aggiornare all'attuale e generale sollecitazione al dialogo, anche se riesca difficile vedere, - a parte il miglioramento nei modi dell'amicizia e della pazienza -, come possa realizzarsi il dialogo, se una delle due parti è disposta a cominciarlo e a finirlo con presunzione di infallibilità.
Ma ciò che piú indica il limite dell'avvenimento in confronto al destino religioso dell'umanità è l'impegno iniziale di non toccare minimameute il contenuto dottrinale, cioè i tanti dogmi dell'istituzione religiosa romana.
Debbo dire che, secondo me, non basta diventar consapevoli delle aperture avvenute nel Cristianesimo, quelle che ho detto prima ed altre, e stare seriamente ad esse, se vogliamo parlare di vita religiosa, e tanto piú del punto di passaggio dall'oggi al domani. Quelle aperture, se non sono considevoli soltanto nella loro funzione necessariamente polemica, ma nella parte costruttiva, si vede che sono connesse tra loro vengono a costituire una specie di " umanesimo post-cristiano " di alto livello civile.
Ma dal punto di vista religioso non basta. E per intendere perché non basta la struttura di quelle aperture, bisogna, secondo me, non servirsi del modo frequente, che è quello di porre a contatto, anche con parziali concessioni, la religione tradizionale con l'umanesimo del Quattrocento, o con l'illuminismo del Settecento o con il programma socialista dell'Ottocento; ma servirsi, invece, di un altro modo che è di mettere in rapporto quell'umanesimo post-cristiano con l'esigenza di una nuova vita religiosa per oggi e per domani.
I vantaggi di questa impostazione sono rilevanti, e io ne indicherò alcuni:
1. quell'insieme di aperture sono una premessa all'ulteriore lavoro religioso: la non distinzione tra clero e laici ; il superamento di un'istituzione religiosa con un capo infallibile; la compresenza di tutti; il superamento del Giudizio chiuso e della dannazione eterna e dell'imposizione di miti e leggende come fatti realmente accaduti. Questa premessa impedisce certe forme di religione, ma non ne impedisce altre, che resistano a questo vaglio;
2. la vita religiosa si presenta quindi non come "impero" fondato su presunte basi ontologiche aventi valore necessario per tutti, ma come aggiunta che il persuaso di una nuova vita religiosa fa alla vita degli altri, aggiunta convalidata semplicemente dal proprio esempio e dall'eventuale sacrificio;
3. la vita religiosa si configura perciò essenzialmente come dare senza chieder nulla di carattere mondano o sopramondano o garanzie di qualsiasi genere; un dare che imposta perciò tutto praticamente, di una pratica pura, ben distinta da quella che il Kant ha chiamato tecnico-pratica, affidata a regole dell'abilità, con un effetto possibile secondo i concetti naturali delle cause ed effetti;
4. la vita religiosa, se si fonda sull'apertura alla compresenza di tutti, in quanto nati e indipendentemente da una loro iniziazione o volontà o merito di riceverla; di tutti, come viventi o come morti, assume un carattere dualistico ed escatologico, in quanto i morti sono lontani dalla nostra esperienza attuale, ma si può essere aperti ad una trasformazione dell'attuale realtà per cui essa si liberi dagli attuali limiti, e i morti appaiano realmente compresenti e cooperanti ai valori;
5. la vita religiosa , poggiando su questo orientamento alla compresenza, realizza anche un elemento fondamentale della religione che è la gratitudine: gratitudine in questo caso ad ogni essere anche lontano, sfinito, pazzo, morto, perché egli tuttavia ci dà, nell'unità intima della compresenza, un aiuto alla produzione dei valori, che è, dunque, corale;
6. il principio della nonviolenza, anche come fonte di tecniche per ogni lotta sociale e nazionale, da malamente compromesso nella casistica delle attuali religioni, passa in primo piano come impegno costruttivo dell'apertura religiosa alla compresenza di tutti gli esseri, e condizione pregiudiziale di ogni collaborazione pratica tra religiosi;
7. la struttura organizzativa della vita religiosa, cioè il modo della sua manifestazione e comunicazione, diventa il centro aperto e profetico, al posto della "società" di aderenti e di coesione sacerdotale, appunto perché il centro meglio risponde ad una posizione di apertura, ad un'ispirazione di dare, ad un metodo di aggiunta;
8. il problema della salvezza, condizionata da una certa fede e da una determinata condotta, e con l'alternativa dell'esclusione eterna, viene sostituito dall'apertura all'incremento della compresenza, eterna perché crescente, nella quale tutti abbiamo possibilità infinite, di dare contributi migliori;
9. rispetto ad una nuova vita religiosa Gesù Cristo, per ciò che si può attribuire alla sua parola e al suo sacrificio, separandolo da ciò che può piú particolarmente appartenere al suo tempo storico come credenze e visuali caduche o anche ai tardi redattori dei Vangeli, costituisce una fonte potente e inesauribile di elementi religiosi fondamentali nel profetismo, nell'attesa escatologica, nelle beatitudini, nel fare aperto e perdonante, nella metànoia, nella presenza dell'elemento tragico del dolore e della croce entro la realtà limitata. In una religione aperta, Cristo è moltiplicato per tutti, e la nascita di ogni essere è nella purezza della compresenza, la morte di ogni essere è una crocifissione in questa realtà e una resurrezione nella compresenza;
10. quanto alla fede in Dio, una nuova vita religiosa, nel porre come preminente l'apertura alla compresenza, può ritenere che nella pratica di tale apertura sia possibile conseguire via via un'idea di Dio molto migliore di quella risultante dalla tradizione e dal pensiero teologico del monoteismo, che ha troppo favorito la convinzione della preminenza del rapporto tra l'anima individuale e Dio, da cui gl'innumerevoli peccati contro il contesto dei rapporti con tutti. Anzi proprio nell'apertura alla compresenza può avvenire l'incontro dei teisti, credenti nel Dio che si dà interamente alla compresenza, e degli atei che vedono la compresenza nella sua unità caricarsi di attribuiti anticamente divini: incontro di teisti e di atei, di Occidente e di Oriente, in una paolina unità, questa volta veramente universale.
Noi che veniamo da un passato drammatico, avendo cercato di salvare i valori che tornano costantemente nell'esperienza umana, per aprirci a tutti, affinché facciano sintesi ulteriori, migliori delle nostre ; noi che apparteniamo alla civiltà greco-europa, che dopo tanto lavoro teorico e pratico per i valori, ha oggi il cómpito di aprirsi a tutti; vediamo chiaro che i problemi piú importanti, come il riferimento del potere non a gruppi privilegiati, ma a tutti omnicraticamente, e il dominio della tecnica e della produzione, - i problemi principali della società di domani - da parte di una strenua tensione alle piú alte finalità vengono meglio risolti per l'apporto di una nuova vita religiosa che in varie forme (e io non ne ho accennata che una) vada oltre le aperture operate nei secoli sulla tradizione religiosa mediterranea.
Vi sono oggi tre ondate di fondo nella coscienza degli uomini provenienti dalle varie tradizioni religiose: una per la costituzione di un nesso intimo religioso piú saldo, piú soddisfacente, meglio capace di rendere forti davanti ai drammi e alle tentazioni della vita, una rivoluzione religiosa che renda impossibile, e proprio essenzialmente, lo scandalo dell'Occidente che si dice cristiano per bocca dei suoi capi, guidatori di guerre, di sfruttamenti, di oppressioni; un'altra ondata contro il capitalismo per una produzione e distribuzione impostate diversamente, e una terza ondata , sempre piú larga e poderosa, contro la guerra, contro la sua teoria , la sua preparazione, la sua esecuzione, e quindi oltremodo severa verso i cappellani giustificatori degli eserciti, e profondamente decisa a non bruciare il granello d'incenso sull'altare di nuovi imperatori del mondo o di altri che mai appaiano.
Queste ondate sono tali che proprio una nuova vita religiosa le unisce, costituendo una tensione complessa e profonda, capace di attirare a sé gli insufficienti rivoluzionari, che restano sul piano politico e sociale.
Adolfo Omodeo, nel libro su San Paolo, parla dei tempi del primo Impero romano, delle filosofie dei nuclei culturali, della religione tradizionale in appoggio, come l'esercito, all'Impero, ma aggiunge: "La religione saliva dal basso".
Perugia, 5 maggio 1967
Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, p. 428