LA NONVIOLENZA CONVOCATRICE DELL'ASSEMBLEA
Lettera di Religione n. 60
L'assemblea è una riunione di persone con un potere di espressione, di deliberazione, di opposizione, di influenza. La religione ha avuto, in generale, una certa diffidenza per l'assemblea, perché sa di presentare una " qualità " che l'assemblea può misconoscere o calpestare; in fondo, è una qualità dall'alto, una verticalità, mentre l'assemblea è dal basso.
Un esempio di ciò è nell'episodio della Torre di Babele, nel libro della Genesi, XI, 1, 9:
« Or tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. E avvenne che, nelle loro migrazioni in Oriente, gli uomini trovarono una pianura nel paese di Scinar, e quivi si stanziarono. E dissero gli uni agli altri: " Orsú, fabbrichiamo dei mattoni e facciamoli cuocere! ". E si servirono di mattoni invece di pietre, e di bitume invece di calcina. E dissero: " Orsú, edifichiamo una città e una torre di cui la cima arrivi fino al cielo, e acquistiamoci fama, che non abbiamo a esser dispersi sulla faccia di tutta la terra ". E Jahveh discese a vedere la città e la torre che i figlioli degli uomini edificavano. E Jahveh disse: " Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti il medesimo linguaggio; e questo è quel che cominciano a fare! Oramai niente gl'impedirà di condurre a termine qualsivoglia impresa si propongano. Orsú, scendiamo e confondiamo quivi il loro linguaggio, sicché l'uno non capisca il parlare dell'altro! " ».
In questo modo abbiamo l'origine di una terza difficoltà nella vita:
1. il dolore nel parto;
2. la fatica nel lavoro;
3. l'incomprensibilità dei linguaggi.
Chi accetta questa distanza qualitativa tra Dio e l'assemblea sono i sacerdoti, che tendono a rendere stabile la loro mediazione, anche attraverso formule riservate e oggetti sacri. Si pensi ai sacerdoti egiziani; si pensi a come gelosamente il sacerdozio cattolico si è impadronito delle specie eucaristiche.
Il profeta, invece, non tende ad un potere stabile, tende piuttosto a bruciarsi nell'annuncio e nella convocazione straordinaria dell'assemblea di tutti, perché prenda coscienza; il profeta si mette al servizio di questa " presa di coscienza" (che può essere religiosa, morale, sociale, politica), e parla, al posto di Dio (questo vuol dire profeta: chi parla per conto di uno), per provocare una assemblea rinnovata. Isaia, Geremia, sono pieni di questa volontà di convocazione ( « Eppoi venite, e discutiamo assieme, dice Jahveh », Isaia, 1, 18), di un nuovo patto, della pace universale, anche tra gli esseri subumani; e così San Francesco convoca ogni anno i suoi " minori " a Santa Maria degli Angeli; e il Marx convoca i proletari di tutto il mondo.
C'è tuttavia nella religione un lato strettamente personale che concerne l'intimo, che invoca ascolto, aiuto, conferma nel bene, una realtà liberante dai limiti. L'invocazione è tanto piú pura in quanto chiede non cose, ma aiuto nella distinzione tra il male e il bene, e nel mettere in pratica questo.
L'invocazione ognuno la fa per sé, ma gli altri sono impliciti, perché ciascuno deve supporre che ogni altro la possa fare come la fa lui e con la stessa speranza di ottenere. Tuttavia il Kant, a maggior garanzia del superamento dell'utilitarismo, preferisce alla preghiera individuale la preghiera collettiva:, « una cerimonia esterna che rappresenta l'unione di tutti gli uomini nel desiderio comune del regno di Dio » ( La religione nei limiti della semplice ragione, Nota all'osservazione generale finale ).
Vi sono dei momenti storici in cui avviene il supremo cimento per l'assemblea universale. Può accadere che le limitate assemblee laiche di città e di popoli sopravvivano, ma non siano la cosa piú importante, perché dietro loro e sopra loro si costituisce l'assemblea armata, l'esercito, fornito di armi schiaccianti e che può intervenire dappertutto. Così accadde a Roma, nel passaggio dal potere repubblicano al potere imperiale: imperatore era il nome del generale vittorioso.
Di contro sorge allora l'assemblea pura dal basso, quella convocata dal " Discorso della montagna ", l'assemblea degli esclusi, degl'innocenti, dei nonviolenti aperti e credenti nella rettitudine dell'animo, l'assemblea del Terzo Mondo, che è anche dentro il Primo e il Secondo Mondo. Per questo Gesú Cristo era per la nonviolenza, anche avendo vicino amici zeloti che simpatizzavano per la violenza dei partigiani; perché capiva che solo con la nonviolenza questa assemblea si sarebbe distinta dall'altra, e sarebbe andata avanti convocando gli ultimi della società e i sofferenti: la nonviolenza era la prua di un nuovo mondo.
Per la stessa ragione Martin Luther King è passato in pochi anni dal problema dell'integrazione della propria razza nei diritti civili della società americana, ad una integrazione ben piú larga, nei poveri, nei lavoratori, nei pacifici di tutto il mondo; e così ha capito piú profondamente Gandhi.
Oggi la nonviolenza viene via via convocando l'universale assemblea dal basso, nel piano di nuove strutture sociali, nella possibilità di circolazione di tutti in tutto il mondo, con un nuovo potere e con eguaglianza per tutti.
Perciò è bene che religiosi, in ogni loro religione, facciano l'assemblea, stabiscano come primario l'impegno alla nonviolenza (il rifiuto della guerra, della guerriglia, della tortura, del terrorismo), la non collaborazione assoluta con i potenti delle armi, dello sfruttamento, dell'oppressione sia in Occidente che in Oriente. Il Magnificat dice: Deposuit potentes de sede (depose i potenti dal loro posto); ma dove è avvenuto questo per opera dei gruppi sacerdotali, almeno con la non collaborazione?
Si diffondono notizie di risolute prese di posizione da parte religiosi, di cattolici, di evangelici e di altri.
Nell 'assemblea del Consiglio ecumenico di ottocento legati di 232 chiese protestanti, anglicane e ortodosse a Uppsala dal 5 luglio in poi (1968, n.d.c.), è apparso il dissenso dei giovani in fogli distribuiti e in una marcia di protesta da Stoccolma a Uppsala. " I giovani vogliono che le Chiese escano dal loro metodo di lavoro, basato su mozioni e documenti che lasciano il tempo che trovano, per compromettersi davvero davanti ai problemi immediati della pace e della giustizia nel mondo ". (Giorgio Girardet in "Paese Sera" del 5 luglio).
In Francia « giorno per giorno si moltiplicano i segni di una "rivoluzione" religiosa , che va bene al di là dei limiti previsti dai padri conciliari piú progressisti ». Sono seminaristi che dicono: « Ciò che noi stiamo vivendo non si esprime più nell'attuale struttura della Chiesa ». Un gruppo di trenta giovani è entrato nella chiesa di San Severino a Parigi con cartelli che dicevano: «Bisogna rovesciare la casta sacerdole». Si chiede il dibattito dentro le chiese, ci si autocomunica con pane ordinario e con vino, si creano comunità fuori delle chiese. ("La Nazione", 9 giugno 1968).
Possiamo considerare questi fatti come assaggi ed inizi di una azione che si allargherà e non potrà non investire l'Italia, finora piú disposta a subire dalla gerarchia motivi di esaltazione istituzionale e citazioni di qualche bravo prete generoso ed aperto, come se oggi non fosse da portare avanti come primo principio, quello del sacrificio nonviolento di Gesú Cristo e di tutti gli altri che hanno moltiplicato il sacrificio nonviolento.
I credenti occuperanno le chiese come proprie, perché destinate a quelle limitate assemblee che sono parti dell'assemblea universale, che comprende veramente tutti, e specialmente gli oppressi e gli sfruttati, i sofferenti e gli ammalati, i morti che rimangono uniti ai viventi anche se invisibili, tutti cooperanti misteriosamente per una società e per una realtà liberata: presenteranno i princìpi del dissenso e della non collaborazione con ciò che è oppressione, sfruttamento, violenza, discriminazione di classe e di razza; discuteranno e faranno risultare una vita morale comunitaria di dedizione, di austerità e di sacrificio esemplare; si affratelleranno con i nonviolenti di altre fedi, che lavorano anch'essi ad una rivoluzione permanente per la trasformazione del mondo.
Alla nuova assemblea verranno da Occidente e da Oriente. Essa parlerà in modo liberato di tutti, in essa vivrà quell'aiuto infinito, di cui ha bisogno ogni singolo essere.
1. Dopo il Concilio Vaticano
secondo e il Concilio cristiano di Uppsala di questi giorni,
entrambi concili prevalentemente di sacerdoti, pastori, vescovi,
giustamente è stato detto che bisogna passare dall'ecumenismo al
livello delle istituzioni all'ecumenismo al livello della base, e
aperto a tutti gli oppressi.
2. Perché le assemblee limitate, in funzione della assemblea
universale, siano pure e non sanguinarie, esse possono essere
convocate soltanto dalla nonviolenza come punto di parteuza, come
impegno ed elevazione di tutti.
3. Un'altra elevazione starà nel fatto che le assemblee
metteranno in prima fila la presenza degli oppressi e degli
sfruttati, dei sofferenti e degli ammalati, dei morti, tutti
uniti verso una realtà liberata.
4. Un'altra elevazione sarà nella persuasione che solo entro
l'assemblea cosi vissuta opererà verso ogni singolo essere un
aiuto infiuito. Ci sarà chi dirà che questo aiuto viene dallo
spirito di Dio, e chi dirà che viene dalla profonda intimità di
tutti. Per la profezia è la stessa cosa, purché l'assemblea sia
finalmente sentita a convocata.
Perugia, 23 luglio 1968
Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, p. 433