Ricordo di Edmondo Marcucci


 

PROF. ALDO CAPITINI

Insegnante di pedagogia e filosofia morale nell'Università di Cagliari. Dirigente a Perugia del Centro di orientamento religioso, del Centro per la nonviolenza e del Movimento nonviolento per la pace

 

Poteva accadere nei molti nostri convegni a Roma, a Firenze, a Perugia ed altrove di arrivare prima dell'inizio e trovare già nella sala un amico di media statura e di aspetto vigoroso che passeggiava su e giù, toccandosi i piccoli baffi che ricordavano un po’ l'800 e i primi decenni del secolo.

Nella conversazione l’amico aveva un evidente brusco accento marchigiano, ma quando prendeva la parola nella riunione mai precipitandosi e sempre con piglio modesto, usava il giro garbato e largo della frase proprio degli studiosi usi a comunicare elevatamente tra loro e a fare relazioni esatte ed oggettive.

Colpiva appunto, questo spiccato senso di presentare le cose oggettivamente valide e per sé stesse, intatte da quel dogmatismo o da quell'impeto a cui uno può essere spinto da religioni e da filosofie che cadono nell’autoritarismo.

Si capiva che l'amico veniva da un'altra formazione dell'animo e della mente, una formazione coerente ed omogenea che era diventata un'ispirazione ed un gusto: il gusto di vedere come la realtà si dispiega, con una diffidenza verso la triste prepotenza degli uomini.

Tanto che l'amico preferiva fantasticare sulle carte della geografia fisica, amandole molto più di quelle politiche, divise in diversi colori per la diversità degli Stati, grondanti sempre di lacrime e sangue.

E quando questo amico, dal vestito sempre accurato e sobrio, entrava nelle nostre case e, con i suoi occhi molto vivi, scrutava, squadrava, percorreva in lungo ed in largo gli scaffali dei libri, si vedeva con quanta padronanza ed accuratezza scopriva, sceglieva, segnalava integrazioni o prendeva appunti per sé.

lo non ho visto da vicino nessuno che fosse tanto bibliofilo, che si muovesse tra i libri e periodici ideologici con tanta, direi, fratellanza, con un mondo di libertà perfetta che sa da sé contenersi e far posto ad altri.

Se poi la conversazione cadeva sulla sua biblioteca preziosa e straordinariamente organica, con i soliti ragionamenti che si fanno in tal caso su ciò che accadrà dopo, sulla sopravvivenza di questi complessi che costruiamo nei decenni del nostro lavoro, egli con la sua incisiva semplicità evitava ogni sospetto di idolatria e di attaccamento, esclamando: " Sono la zattera per attraversare la vita ".

Semmai, se c'era una cosa che lo faceva sdegnare, e di sdegno era capace come lo è ogni coscienza onesta e sensibile, era l'intervento persecutorio sui libri , la profanazione compiuta dai disgustosi poteri dell'oppressione ideologica.

Edmondo Marcucci non aveva ritrosia a trattare argomenti anche umili, apparentemente da poco, disprezzati da certi accademici, come la zoofilia e il vegetarianesimo, e nello stesso tempo spaziare nel campo di idee e di orizzonti che sono i più larghi che mai sono stati intravisti: sul progresso, sulla scienza, sul genere umano unificantesi.

Sembrava un uomo che rivelasse l'abitudine di vivere in una pacata provincia, con quella vicinanza alle cose popolari e artigiane, con quella assenza del cerimoniale ipocrita delle grandi città degli affari o del potere e nello stesso tempo si vedeva che stava a suo agio con stranieri di varie lingue, tutti capaci di apprezzare l'uomo raro per dottrina, per lealtà e cortesia.

Era insegnante di ragazzi e adolescenti e nello stesso tempo aveva una sapienza insistente nell'indagine storica, nella ricerca critica ad un grado che non molti studiosi posseggono.

Aveva una vita di pochi eventi esteriori di rilievo e nello stesso tempo, con il suo rifiuto di iscriversi al partito fascista e di compromettersi con l'oppressione, si portava ad una altezza purtroppo rara e, con la sua partecipazione all'Internazionale della nonviolenza, si collegava con una forza che sempre più si spanderà sulla terra, evento culminante di questo tempo, che in tanti aspetti riproduce liberamente quello che vide sorgere battuto e deriso il Cristianesimo.

Non si dirà mai abbastanza ai genitori che essi debbono porgere stimoli, con l'esempio e con le occasioni frequenti, allo sviluppo spirituale e culturale dei loro piccoli fin dal principio, contemperando in modo saggio ed onorevole la libertà e le proposte.

Il Marcucci era grato al padre anche del nome, che era stato il segno della diffusione nell'Italia di quegli anni di Edmondo De Amicis, scrittore il più popolare e generoso e pronto ai sentimenti e alla vita di tutti. Perché il Marcucci lo contrapponeva al Salgari, descrittore agitato ed esteriore della violenza e dell'avventura che non è insieme conoscenza e umanità.

A questo punto il Prof. Capitini riferisce alcuni dati biografici su Edmondo Marcucci - nato a Sigillo, nell'Umbria settentrionale il 13 agosto 1900 e stabilitosi a Jesi nel 1916 - soffermandosi sulla sua formazione culturale ed in particolare sugli anni universitari, durante i quali conobbe Giovanni Gentile ed Ernesto Bonaiuti. Indi prosegue:

Tornato nelle Marche amate, eccolo insegnante a Senigallia e poi a Jesi nella Scuola Media.

Ed ecco che ora può, con tutta la sua alacrità e piena libertà, accrescere la sua cultura. Ecco le grandi e pazienti ricerche senza febbre, senza scadenze.

lo lo vedo nelle vie vecchie e nuove di questa città operosa e simpatica, mentre nella mente gli sta Flammarion, o Reclus, o Verne, o Tolstoi, o Budda.

Il suo metodo era quello dell'uomo che cerca tutto sull'argomento che affronta, ma tale coscienziosità non era fredda e ad orario, bensì quella calda di chi simpatizza con il tema e la personalità allo studio e ne trae elementi per chiarire il proprio orientamento.

Egli ha studiato sempre dei liberatori. Per gli altri, per quelli che si sono compromessi con le tirannie, le inquisizioni, le stragi, egli aveva sempre, pur nella sua mitezza marchigiana, accenti fieri che ricordavano quell'altro marchigiano, il poeta più moderno d'Italia, il fratello universale e maturo di tutti gli esseri, anche le piante come la ginestra, che soffrono e sono travolti sulla terra.

Come ho detto, l'amore geografico era per lui delizia e libertà. Amava avvicinarsi alle genti di tutti i tempi e di tutti i luoghi, spregiando il razzismo, l’imperialismo, il colonialismo; amava anche raccogliere le opere complete di geografi sommi, che erano anche grandi umanitari, come Eliseo Reclus.

E, dalla terra all'universo, ecco la grande anima di Camillo Flammarion, che univa alla lirica esplorazione dell'universo i sondaggi dell'anima e della sua infinità, divenire oggetto di studio reverente del Marcucci, che sempre di questi scienziati cercava non soltanto le opere, ma anche le lettere, le autobiografie, le biografie scritte da altri e se poteva, faceva di tutto per conoscere i piccoli oggetti conservati nelle case di questi grandi, che egli ha visitato con senso veramente e laicamente religioso.

Quanti anni egli ha dedicato a Giulio Verne! Ne conosceva perfettamente l'opera, tutto, con una presenza di particolari che stupiva e mostrava così l'affetto, l'interiorizzazione.

Aveva raccolto le edizioni più belle e storiche, si era recato nella città dove il Verne era vissuto, aveva partecipato a congressi di studiosi verniani, era in corrispondenza con loro. L'affetto ama le immagini ed il Marcucci, dopo un libro giovanile, che sta nella bibliografia dedicata al Verne, intitolato " Giulio Verne e la sua opera ", in cui egli vedeva quell'insieme di scienza, di umanità e di affascinante audacia del pensiero, non poteva staccarsi dal suo autore diletto se non dava un contributo alla diffusione di quelle illustrazioni verniane care alla nostra immaginazione e nel 1956 pubblicò, sotto l'egida della " Société Jules Verne ", un libro in francese sulle illustrazioni dei viaggi straordinari di Giulio Verne.

L'altro autore diletto è il grande liberatore religioso e sociale dell'800, Tolstoi, colui che gettò un ponte tra l'occidente e l'oriente, dopo i freni classicistici ed europeistici posti dal Goethe e dallo Hegel; il vero compagno del Marx, come noi possiamo meglio vedere a distanza di tempo nelle analogie e nelle differenze, dopo Gandhi e dopo Lenin.

In Italia, dove Tolstoi ha influito meno che in ogni altro grande paese europeo e dove il suo appassionato superamento del tradizionalismo religioso ha insegnato ben poco, il Marcucci è stato invece lo studioso che è scolaro, che penetra tutta l'opera, che cerca i discepoli, i parenti stessi dell'autore.

Era un devoto amico della figlia di Tolstoi, Tatiana, che viveva a Roma. Il poderoso costruttore di una vita religiosa razionale, concreta ed aperta, che si articola nell'amore universale, nella fiducia nel bene, nel rifiuto dell'autoritarismo statale, nella fedeltà alla nonviolenza e al vegetarianesimo, ha avuto in Marcucci il discepolo di maggiore rilievo in Italia.

Ed ancora, più alto di Tolstoi, per l'importanza universale, il liberato ed il liberatore per eccellenza, Budda. Il Marcucci, coltissimo nella storia critica delle religioni, aveva studiato sempre il Buddismo ed il maestro di questa religione tutta filosofica, tutta etica, tutta pratica; l'aveva studiato con quell'attenzione anche alla lingua originaria che egli aveva sempre nello studiare una grande personalità. Ha scritto pagine molto acute sul Nirvana, sull'amore buddistico.

Il Prof. Capitini indaga sull'accostamento spirituale del Marcucci al Buddismo, un insegnamento tanto vicino al dolore di tutti gli esseri, quanto alieno dal volerli giudicare e punire; quindi continua:

La fine del regime fascista offrì al Marcucci due modi di attività che egli accettò con la coscienza di eseguire un dovere nell'ambito delle possibilità democratiche: stampare liberamente sui periodici ed intervenire a liberi convegni.

Non sarà cosa facile rileggere i tanti articoli e saggi che egli ha dato ai periodici in questi diciassette anni, specialmente a " L'Incontro " di Torino e ad " Ali " di Firenze, lavori che sono un modello di limpidezza, anche in temi complessi.

Ma egli sapeva divulgare da anima naturaliter democratica, e non si può dire qui a quanti incontri, convegni e grandi congressi egli abbia partecipato in Italia e all'Estero.

Di tutti egli ha conservato un vivo ricordo nelle preziose inedite " Memorie di un pacifista ", che sono non solo una storia personale, ma la linea di un lavoro di minoranze strenue in Italia, entro le quali egli è una delle più singolari, dotte, schiette personalità.

Sono tre ventenni di questo secolo nei quali l'Italia ha visto prevalere tre tipi di cultura, di mentalità etico-politica, di tensione e di sacrificio.

Nella dialettica aspra e tragica il terzo ventennio venne fuori con una spinta tanto più impetuosa quanto più dura e chiusa era stata la oppressione del precedente ventennio

Oramai la bandiera della riforma religiosa, della pace, della nonviolenza, poteva essere alzata apertamente nei nostro Paese, perché tutti i fatti portavano a questo nuovo cimento.

Il Marcucci si rese conto che al pacifismo del primo ventennio legalistico, troppo beato in quel mondo senza passaporti e senza carte di identità, succedeva ora, dopo il tragico ventennio, un pacifismo molto più concreto nelle sue proposte, nelle sue tecniche, dall'obiezione di coscienza ai grandi incontri internazionali, dalla disobbedienza civile alle grandi manifestazioni popolari che uniscono la popolazione più periferica e più apolitica nel rifiuto della guerra.

E quando ci accusano che col metodo nonviolento non si risolve nulla, egli sapeva bene che la responsabilità del fascismo non stava nei giovanotti che erano stati inquadrati e coinvolti, ma in coloro che, persone e grandi istituzioni, non l'avevano contrastato semplicemente non cooperando nel '22, nel '24, nel '29, nel '35.

Proprio il metodo nonviolento, senza sparare un colpo di fucile, ma negando la collaborazione, avrebbe reso impossibile il procedere di un regime che doveva poi aiutare Hitler, schiacciare la Spagna democratica, portare l'Italia alla sua più grande catastrofe, dopo le età barbariche.

Tutto questo sarebbe stato impedito dalla semplice pratica del metodo nonviolento.

Ha detto Gandhi che ogni lotta per la libertà è lotta religiosa, ma connessa con la libertà è l'apertura alla nonviolenza che è fede nel dialogo, pietà nel dolore, speranza nel miglioramento di ognuno, certezza di una profonda unità, devozione profonda al " tu ", un pronome tanto più inebriante dell'antipatico " io ".

La nonviolenza stava al centro degli interessi culturali e pratici del Marcucci, come quella che opererà il vero rinnovamento della società.

Essa diventerà il metodo di ogni lotta politica e sociale, perché lotte bisogna farne contro una società sbagliata, lotte come quelle dei negri in America, che si guadagnano l'attiva simpatia anche dei non negri.

Un metodo adatto alle moltitudini, alle donne, ai fanciulli, agli inermi e deboli fisicamente ma coraggiosi e tenaci nell'animo, un metodo che solo sarà capace di trasformare le attuali società, che sono società di pochi in una società di tutti.

In un libro manoscritto, dedicato problemi della nonviolenza, nel quale c'è la consapevolezza delle enormi difficoltà da vincere e anche della riluttanza a questa coraggiosa apertura, egli scriveva, anzi ammonisce: "Le nostre menti restano ancora obnubilate da preconcetti, si guarda troppo il passato dimenticando che proprio il passato è il nostro vero nemico, quando non se ne traggono elementi ed insegnamenti per superarlo.

Certo, il passato è una forza, si può cancellarlo ad un tratto, ma, per scarsa illuminazione, per pigrizia, noi ci arrestiamo davanti a quelle che sembrano novità perturbanti il consueto andare delle cose ".

Il suo occhio vedeva chiaro tutto il campo della violenza, che non ‘ soltanto l'urto fisico, la crudeltà nelle sue infinite forme, egli scrive, ma anche il dominio, lo sfruttamento.

Il Marcucci ed io abbiamo collaborato per quasi trenta anni. Cominciammo con l'antifascismo cercando e segnalandoci altri antifascisti specialmente non iscritti e giovani per stabilire colleganti.

Fu lui a parlarmi per primo del democratico antifascista Giovanni Gulotta che è qui oggi. Ma il nostro accordo era complesso e così fummo vicini nel lavoro e nei convegni per una riforma religiosa, per l'obiezione di coscienza, per la difesa e lo sviluppo della pace.

Abbiamo tanto fatto insieme per il Centro di orientamento religioso di Perugia, per il Centro per la nonviolenza, per la Società Vegetariana, per la Consulta italiana per la Pace.

Un'armonia eguale a quella che egli manteneva nella sua varia cultura ha accompagnato la nostra fraterna collaborazione.

Tuttavia vi dirò che, pur con tanta in intrinsichezza, quando ho preso in mano dopo a morte e per cortesia della sorella carte sue e lavori inediti, una nuova commozione mi ha preso, come se mi avvicinassi meglio a lui, a quell’infinito inesauribile che è una persona, come trovassi un lato ancor più nobile e cordiale.

C'è un verso di Dante che è tra quelli che più amo " Credo che solo il suo fattor tutta la goda ".

lo trovo che è così profondo e caro avvicinarsi sempre più a conoscere un essere nato, stare a vederlo ed apprezzarlo silenziosamente, con la comprensione dell'affetto e la religione della compresenza.

Tra le carte e i lavori inediti ci sarà da lavorare, da trar fuori altre cose da stampare e ci sarà da esaminare la corrispondenza che egli ha ricevuto, una corrispondenza veramente internazionale.

Un trentennio di complesso movimento, di spirituali interessi in Italia e all'estero, si è riflesso in un punto della vostra città e centro di ciò è stato il nostro Marcucci.

Di più di ventitré anni più giovane di Giovanni Pioli, ancor più vivo e attivo compagno degli stessi interessi (che giova ripetere fino alla monotonia per mostrarne il nesso vivente: rinnovamento religioso, nonviolenza, vegetarianesimo, pace e rinnovamento sociale) a lui si ricollega in questa Italia che tiene davanti alla sua mente ben altri nomi rumorosi e televisivi di contemporanei.

La stessa fedeltà che per i maestri e gli amici, egli aveva per le idee, per gli ideali e il servizio ad essi. Negli ultimi giorni ha continuato a lavorare al numero unico vegetariano, al seminario internazionale sulle tecniche della non violenza.

Poi la morte nel culmine dell'agosto scorso lo ha sorpreso, lui che era spiritualmente preparatissimo. Certamente qui c'è qualche giovane che è stato suo scolaro e sarà lieto di sapere quanto di più ci fosse nel loro insegnante, ma se ci sono giovanissimi, a loro vorrei dire questo pensiero.

Avete ragione di essere molto severi con le generazioni che vi hanno preceduto, piene di disordine spirituale, di compromessi e di retorica. Ma io vi ho parlato di uno che era diverso dalle vittime della moda e del conformismo; di uno che vedeva intorno viltà e angustia, che trovava lo stesso mondo - e sono le sue parole - misterioso ed angoscioso.

Eppure egli non è stato inerte una giornata, eppure ha sempre lavorato per dare, per svegliare, per coordinare il meglio, il bene che egli trovava nel mondo. Quando vi persuaderete dell'evangelico: " è meglio dare che ricevere ", il vostro giudizio pessimistico si attenuerà, diventerà una semplice esclamazione, ma il centro starà come sta in Edmondo Marcucci la sana volontà di spendersi per i valori e per il genere umano.

Non dispiacerà al mio generoso amico che per concludere gli rivolga il saluto che rivolgo ad ogni morto senza distinzione, perché soltanto una specie di " tu " eguale noi possiamo avere per ogni essere. " A te, che oggi sei davanti a noi come morto, porgiamo un saluto di gratitudine per tutto ciò che ci hai dato da vivo e per tutto ciò che continuerai a darci in eterno. La tua parte ci è sempre stata nella nostra vita e sempre ci sarà: sappi che ne abbiamo veramente bisogno. Tu hai incontrato il fatto della morte come tutti gli altri che morendo sono stati martiri, perché hanno testimoniato che esiste questo fatto. In ogni nostro dolore ti ricorderemo, e un giorno sarai visibile, non perché ritornerai nella lontananza ma perché finirà questa realtà, che impedisce di vedere come tu vai avanti in una via di sviluppo e di miglioramento. Intanto, attuando valori saremo insieme e sempre più uniti. Noi ti parliamo in nome di tutti, oltre ogni distinzione e gruppo particolare. La bellezza della luce, di ogni lume acceso, ci consola nel mondo e più saremo certi che tu, nella compresenza di tutti, ci dai un aiuto, più sarà per noi una festa ".

 

In Ricordo di Edmondo Marcucci. Commemorazione tenuta nella Sala maggiore del Palazzo della Signoria [Jesi] il 20 ottobre 1963, [Jesi, Amministrazione civica di Jesi, dopo 1963], pp. 16-25