IL PRESIDENTE DELLA
MANIFESTAZIONE, MARIA ERNESTA MENICHETTI BIANCHI
Io vorrei essere molto,
molto breve, però dovrete avere pazienza perché tre
cose le devo dire.
Primo. Siamo nell'ambito
cronologico del cinquantenario della lotta di liberazione
e della resistenza; la nostra terra ha visto già molte
cerimonie commemorative: soprattutto di fatti di guerra,
di morti, di guerriglia ecc.
Oggi facciamo anche noi
una rivalutazione storica di un centenario di un fatto
importante, cioè la istituzione dei C.O.S. Un fatto
pacifico, come è naturale che sia, perchò i C.O.S. sono
stati pensati, sono frutto di una profonda meditazione di
Capitini, di cui voi conoscete la convinzione
nonviolenta.
Però c'è da aggiungere
questo: che Capitini, e lo ha lasciato scritto, quando ha
parlato ed ha raccontato com'era sorta questa idea dei
C.O.S. (Centri di Orientamento Sociali) ne ha parlato in
questo modo (cerco di citare molto precisamente): sono
nati pochi giorni dopo la liberazione di Perugia, cioè
pochi giorni dopo che si erano sciolti i Comitati di
Liberazione Nazionale, e Capitini li concepì proprio
come un'attuazione non storicisticamente legata ai
Comitati di Liberazione, ma come qualche cosa per cui il
fascismo doveva comprendere che l'antifascismo faceva
qualche cosa per tutti.
Istituiva cioè questi
Centri di Orientamento Sociale dove, a differenza delle
mansioni proprie del CNL, si imparava ad essere dei
cittadini, della gente che si rendeva conto di dove
stava, se era in una monarchia o in una repubblica, chi
erano i governanti, che cosa facevano, come si poteva
avere un peso ecc., ecc.
Per fare questa nostra
rivisitazione storica naturalmente abbiamo invitato delle
persone molto importanti, però state bene attenti
perchè io direi che questo nostro incontro dovrebbe
svolgersi all'insegna del metodo che avevano i Centri di
Orientamento Sociale, nei quali si doveva ascoltare e
parlare, cioè la stessa persona ascoltava e parlava, non
che io parlo e voi ascoltate; questa stessa persona, di
qua o di là, ascoltava e parlava. Cioè c'era un
messaggio di stimolazione reciproca di parlare, di
capire, di approfondire.
Questa nostra
rivisitazione di questo grande e importante evento,
l'istituzione dei C.O.S., sarà naturalmente resa
prestigiosa e solenne per le persone che abbiamo
invitato.
Abbiamo invitato anche
delle persone che hanno risposto in qualche modo non
rifiutando né respingendo ma esprimendo il loro profondo
rammarico di non essere presenti proprio per questa data,
proprio per questo evento così importante nella storia,
non solo di Perugia, ma diciamo d'Europa: e qui ho
dall'Istituto di Tecnologia del Massachussetts un fax di
Chomskj, per esempio, che ci racconta che purtroppo gli
è stato detto un po' tardl, come succede spesso
dall'Umbria, però ci augura che questa sia una cosa
fatta con la dovuta solennità e con la dovuta capacità
di approfondire.
Abbiamo anche il
telegramma di Walter Binni, che è stato ed è un
capitiniano della primissima ora; anche lui inneggia al
suo grande amico, al suo maestro di vita morale e di vera
democrazia e si rammarica di non essere qui.
Abbiamo un telegramma di
Umberto Eco che purtroppo parla di impegni assunti già
da un anno fa, proprio per questa giornata.
Ciononostante noi siamo
tanto soddisfatti di avere qui al nostro tavolo dei
personaggi di cui brevemente dico il nome, se non l'avete
già riconosciuti come per persone, senza farne la
biografia perché penso siano persone molto note a tutti
e tutti hanno dei ruoli un po' particolari.
Alla mia sinistra ho il
professor Ferrarotti il quale non solo parlerà della
prestigiosa istituzione dei C.O.S., ma forse, io non lo
so, spero, che dirà quanto di valido e non perituro ci
sia nella istituzione medesima.
Alla mia destra ho il
grande protagosta storico di questi C.O.S., perché i
C.O.S. li ha fatti Pio Baldelli, quindi ci farà proprio
una rivisitazione dei C.O.S. come esperienza in prima
persona.
Valdo Spini, che salutiamo
e ringraziamo, ci parlerà anche lui di quello che crede
opportuno ma sempre nell'ambito del controllo dal basso
delle istituzionu civili.
Fabizio Bracco, lei è
umbro, quindi il suo apporto, qualunque sia, è quello
molto più autentico.
Detto questo io devo dire
anche che questo nostro incontro ha il patrocinio ed è
stato realizzato del Comune di Perugia, dalla Provincia
di Perugia, dalle Presidenze della Giunta e del Consiglio
Regionale dell'Umbria, su iniziativa della Associazione
"Amici di Aldo Capitini".
Loro hanno dato il
patrocinio e i mezzi per fare la manifestazione: di noi
una cosa un po' particolare (nel senso che ci teniamo
molto) ve la vogliamo subito dire: siamo degli amici di
Capitini, di quelli che gli sono stati stati vicini in
tante in tante iniziative, dai C.O.S. al "Potere di
tutti" e poi ancora ai C.O.R., di cui poi si dovrà
parlare magari in altra sede, e che vogliamo che di
Capitini si approfondisca la passione civica, la passione
di essere cittadino, che poi magari lui ha vissuto
religiosamente, ha vissuto con implicazioni filosofiche
ma che noi ci teniamo moltissimo che venga trasmessa oggi
perché pensiamo che forse questa passione, questo
sentirsi appassionatamente cittadini d'Italia, d'Europa
sia una cosa di cui abbiamo bisogno un po' tutti.
PIO BALDELLI
Vorrei parlare in maniera
meno possibile ripetitiva, dopo quello che abbiamo
sentito, e sopratutto usando la prima persona.
La prima persona perché
io ho conosciuto direttamente Capitini e sono stato, in
un certo senso, uno dei suoi allievi, e perché no,
prediletto.
Io ero di famiglia povera,
abitavo a Perugia, Capitini era lassù, avevo sentito
parlare di Capitini come un maestro, uno tanto bravo ed
una volta mi so no fatto coraggio ed ho bussato alla
porta di quel suo misero appartamento e ho chiesto se
potevo stare ad ascoltare quello che lui diceva oppure
gli incontri, e mi ha fatto sempre sedere. C'era un
piccolo divano e mi diceva "poi puoi aiutare mio
padre" (suo padre era il campanro), io ero robusto,
il padre era un po' fragile, e quindi io sono diventato
un eccellente suonatore di campane nel caso che servisse
per il Parlamento qualche suonata per svegliarsi un po'.
Allora, dicevo in prima
persona, il C.O.S.. Capitini aveva pensato che non fosse
sufficiente la presenza dei partiti, (attenti però
perché ci potrebbe essere un equivoco) Capitini non ha
mai creato un fronte di opposizione ai partiti: ha
semplicemente creato una integrazione al lavoro dei
partiti.
I partiti non sembravano
sufficienti per come lavoravano e allora bisognava dare
in qualche maniera una mano, aggiungere ( ecco la parola
frequente nel dizionario di Capitini) qualche cosa ed ha
inventato, tra le altre operazioni, il C.O.S. e poi, su
termini religiosi, il C.O.R.
E' Centro di Orientamento
Sociale il C.O.S.; aveva una sua sede, vicino alla Sala
dei Notari (in momenti eccelsi era la Sala dei Notari). E
allora mi chiese se potevo, robusto come ero, andare un
po' in giro a diffondere questi C.O.S.. Io mi sono dato
da fare e ho girato praticamente per tutti i paesi e
paesini dell'Umbria. Ed ogni volta cercavamo di piazzare
un C.O.S. cioè un modo per le persone di aggregarsi
senza l'obbligo di mostrare una soggezione ad un
dirigente, un luogo in cui si potessero confrontare le
opinioni sulla direzione dell'amministrazione (le patate,
perché erano secondarie le patate, il costo delle
patate?), il mercato, la carne, ecc., quello che insomma
è la vita quotidiana delle donne e degli uomini allora e
oggi, e poi, alternativamente, anche i momenti politici;
invitava ( e io lo aiutavo) i personaggi più
significativi della vita politica italiana, ed erano lì,
in un certo senso, spremuti, non offesi ma spremuti,
dalla gente che diventava mano a mano più esperta,
impaziente e dunque voleva sapere, voleva partecipare
alla vita politica.
Ecco, questo è un punto
fondamentale che ho visto crescere con Capitini: la
partecipazione in prima persona. Non c'era l'analfabeta,
lo scemo, l'idiota, il messo da una parte, ma tutti
venivano lentamente convocati, ora più ora meno,
lentamente o con forza, e ognuno aveva non solo il
diritto di parola ma il coraggio di parlare e questo l'ho
visto non solo a Perugia, nel C.O.S. di Perugia, ma l'ho
visto quando, su invito di Capitini, sono andato in
questi paesetti. Prima ti guardavano con gli occhi fuori
della testa perché ignoravano che significa impiantare
il C.O.S.. Cos'era questo Centro di Orientamento? Che
voleva dire riunire le persone? E dopo, qualche volta tu
affrontavi anche della parolacce, qualche volta ti
impedivano anche di parlare, ma lentamente (e Nini
Menichetti può confermarlo) si sono diffusi in tutta
l'Umbria e poi lentamente siano usciti dall'Umbria e
andati fuori.
Il secondo elemento che
volevo dirvi collegato, intersecato con questo, erano le
Marce della Pace! Quante derisioni su queste marce della
pace! Quanti sfottimenti! Ma che sono matti? Che fanno
una marcetta, vanno da Perugia fino ad Assisi? No, era un
modo, inizialmente di poche migliaia di persone, poi una
fiumana di persone, che capivano che non era una
giaculatoria, un inginocchiarsi davanti al Sepolcro di
S.Francesco d'Assisi, ma era semplicemente un modo di
mettersi insieme e poi collegare Perugia con Assisi ai
vertici dell'intelligenza religiosa dell'Europa; ecco,
questo era il secondo elemento.
Oggi mi pare che sia stata
una buona iniziativa di promuovere questo incontro,
perché mi pare che noi siamo di fronte alla frana o
all'irridimento penoso di troppi partiti, di gran parte
dei partiti tradizionali.
Urge rituffare le parole
dentro il vivo della convivenza cittadina, incitarla a
muoversi, magari dall'esperienza conquistata qui a
Perugia quest'oggi.
Gli interventi del
pubblico presente.
GIUSEPPE TORCOLINI
Mi chiamo Peppe Torcolini
e sono un capitiniano prestato alla politica e parlo
soltanto perché Giorgio Spini ha provocato la mia
riflessione autobiografica, quando ha parlato della
sinistra degli anni '50 (io ho cominciato proprio negli
anni '50 a fare politica di sinistra insieme ad altri
giovani socialisti e comunisti).
Nel mio paese, Scheggia,
una frazione di Gubbio, (importante Gubbio per le cose
che sto per dire) la mia prima attività politica si
svolgeva in un magazzino con una targa di marmo, fatta a
Gubbio, con su scritto "Sezione P.C.I., Sezione
P.S.I., Camera del Lavoro"
Venivo da unn collegio dei
Salesiani, crisi religiosa a 14-15 anni come molti dei
presenti, immagino, e fede mai crollata ma sicuramente un
modo laico di viverla: che è tutto dovuto ad Aldo
Capitini che io ebbi modo di ascoltare qualche volta, se
ricordo bene, nella mansarda in Via dei Filosofi. Con un
gatto in grembo, mi dette la misura laica dell'impegno
politico per uno che continuava ad essere credente. Io
trovai posto nel mio impegno politico, al quale Capitini
dette questo contributo, questa collaborazione,
iscrivendomi nel 1954 al Partito Socialista Italiano.
E c'è chi se lo
ricorderà che il mio primo intervento nel direttivo del
P.S.I. era fatto come cristiano sociale, quindi un mix di
capitiniano e di cristiano-sociale. Sta di fatto però
che la mia vita è stata improntata nel mio impegno
politico all'insegnamento di Aldo Capitini.
Molti che in questo
momento parlano di gente prestata alla politica, alle
istituzioni, un tema molto grosso, molto importante che
Aldo Capitini avrebbe sposato tranquillamente: voi avete
di fronte una persona che ha compiuto quest'anno 45 anni,
e una milizia social-comunista come capitiniano prestato
alla politica. Grazie, scusate ma sono un po' emozionato.
UNA STUDENTESSA
DELL'ISTITUTO TECNICO "CAPITINI" DI PERUGIA
Io, studentessa della
scuola intitolata ad Aldo Capitini, voglio semplicemente
ringraziare la mia professoressa che mi ha dato
l'occasione di venire qui, perché devo dire che prima di
questa serata non sapevo chi fosse Capitini e che cosa
aveSSE rappresentato, per Perugia, per l'Umbria, per
l'intera nazione.
Quindi vi ringrazio di
avermi dato qualche cosa in più.
MARIO VALENTINI, SINDACO
DI PERUGIA
Voglio comunicarvi questo:
voi sapete che stiamo cedendo alla Galleria Nazionale
dell'Umbria 1000 metri quadrati di superficie dei nostri
uffici per allargare la galleria e quindi ospitare almeno
il doppio delle opere d'arte. Proprio ieri abbiamo
discusso con la responsabile di questa operazione.
La casa di Capitini è
dentro a questi locali, allora io ho detto che
l'Amministrazione comunale valutava molto positivamente,
apprezzava (siccome spenderanno loro per mettere a posto
tutti questi locali) come un segno tangibile di comunione
con la città, il proposito di destinare parte di questi
locali ad una funzione di testimonianza di Aldo Capitini:
per onorare questo posto magico, come prima si ricordava.
Vorrei dire anche un'altra
cosa: non dobbiamo fare di questi appuntamenti solo le
occasioni per rivivere momenti di riconoscenza con Aldo
Capitini o per apprezzarne il suo pensiero. Dobbiamo, se
possibile, fare qualcosa di più.
Voglio ricordare un
episodio: qualche anno fa, nella Scuola Media che
frequentava mia figlia, dettero un tema sulla pace.
Questa ragazza di III° Media (qui a Perugia) si voleva
documentare, quindi parlai con lei. Riportò il compito
in classe, citando anche questa esperienza perugina e
citando Aldo Capitini. Io ricevetti un'offesa grandissima
e la bambina si sentì umiliata, perché la professoressa
si meravigliò di questa citazione "Ma chi è questo
Aldo Capitini?"
Questo per dire che c'è
da fare un grosso lavoro nelle scuole per essere il più
possibile aderenti al messaggio che poi Capitini ci ha
lasciato.
Io ho conosciuto Aldo
Capitini come giovane socialista, lo accompagnavo nelle
riunioni per organizzare la Marcia della pace nel 1961 e
lui andava nelle sezioni socialiste e comuniste, sezione
infuocate, dove si pensava che il cannone dell'Unione
Sovietica portava fiori e quello americano distruzione.
Io mi sono entusiasmato
per la forza e la semplicità con la quale Aldo Capitini
cercava di rimuovere anche questi vizi ideologici che
venivano introdotti nelle coscienze degli uomini.
Il suo insegnamento era ed
è quello di un grande utopista.
Ferrarotti lo ha definito
anarchico. Certo, lui aveva un pensiero molto bello del
rapporto con gli altri e il rispetto che mostrava ad
altri uomini, ad altre donne, ai cittadini più semplici
era la cosa più impressionante, più entusiasmante.
Ecco perché ancora adesso
noi perugini vogliamo tanto bene ( specialmente chi lo ha
conosciuto anche di passaggio, momentaneamente ) a questo
grande personaggio, che ricongiungeva i suoi caratteri al
carattere della democrazia perugina.
Ieri sera io ho
partecipato con il Vice-Sindaco e un mio amico (un
toscanaccio che abita a Perugia, un fiorentino, un
democratico, un uomo di sinistra) ad una assemblea per
illustrare il Piano regolatore.
C'erano 200 persone a
Ponte S.Giovanni, c'era tutta la nomenclatura della
circoscrizione, però c'era il popolo, c'era la gente e
la gente ha posto problemi semplici, ha posto problemi
problemi complessi ed ha messo anche a nudo (c'erano i
tecnici) le aspettative, le contraddizioni ed è questa
la forza ancora dei perugini, non so quanti altri comuni
facciano incontri con la gente per discutere delle cose.
Ritornando a casa, alle 1.10, questo amico fiorentino mi
ha detto "La democrazia è bella ma quanto è
faticosa!"
Ecco superare la fatica
per porre la politica al servizio della collettività,
credo che sia la cosa più bella e l'insegnamento più
grande che Aldo Capitini ci ha lasciato.
PAOLO COCCHERI
Mi chiamo Paolo Coccheri e
mi occupo del prossimo.
Qui ci sono molti giovani
perugini, e a loro chiedo: cosa ci ha insegnato Capitini?
Il C.O.S. Ragazzi, lui lo cominciò da solo, dimostrando
che anche una persona può incidere sul sociale, anche da
sola, senza intrupparsi.
Il coraggio di capire che
tutti siamo responsabili di tutto e quindi anche da soli
si può fare. E poi non aveva ambizioni, lui sapeva (e
questo lo ricordiamo anche ai politici presenti) che la
politica è servizio verso chi ha più diritto e bisogno.
Anche Toniolo diceva che
quando la politica è servizio verso la comunità è la
più alta forma di carità: ecco la carità laica di
Capitini, ragazzi.
E poi non si faceva
prendere, come tanti italiani, dal fatalismo: non c'è
nulla da fare, non cambia nulla. Mai si piegò a questo.
Da solo, pagando di persona, intraprese una nuova strada
con sacrificio estremo e con grande amore, perché una
frase che lui usava sempre ripetere è questa:
"l'ultimo che incontro è come se lo conoscessi da
sempre". Cogliamo questo esempio grandioso e siate
orgogliosi che sia cittadino di Perugia come voi.
SERENA INNAMORATI
Sono Serena Innamorati,
lavoro alla Biblioteca Comunale di Perugia.
Ognuno ha la sua
esperienza con Capitini e forse io sono uno degli degli
ultimi esempi di alunna presente nell'ultima fase dei
C.O.R. (Centri di Orientamento Religioso). Io sono una
persona non battezzata che ad una certa età ha avuto
problemi di religione, ero esonerata dalle lezioni di
religione ed i miei genitori ( che erano di tradizione
laica, che sono di tradizione laica) mi orientarono
(perché la parola è esattamente questa) ad affrontare i
temi della religione assieme ad Aldo Capitini che io ho
conosciuto giovanissima, a 8-9 anni, l'età delle crisi
religiose, in qualche modo dei rapporti col divino. Ho
conosciuto la parola, l'esperienza ed ho potuto parlare
di queste con un grande filosofo come Aldo Capitini.
Questa è la mia esperienza personale che mi ha
immediatamente arricchito, come voi potete ben capire, ma
io trovo che poi la mia frequentazione con l'idea di
Capitini e con Capitini è stata, da buona perugina,
anche qualcosa di più di questo e di ciò devo
ringraziare Nini Menichetti, che è stata la mia
insegnante per molti anni.
E' stata qualcosa che qui
ho ritrovato solo in parte, qualcosa alla quale io vorrei
aggiungere con qualche osservazione ( aggiungere, come
dice Capitini).
Io credo, benché la mia
esperienza di Capitini sia stata solo il C.O.R.,
d'altronde un momento importante, che la mia sia stata
un'esperienza molto forte di militanza della democrazia.
Come molto forte ho sentito il senso e il concetto della
pratica, cioè dell'azione personale che seguiva la
dirittura delle idee. L'elemento della vita personale era
fortissimo: gli anni che sono stati qui ricordati sono
stati anni nei quali Capitini non era per nulla amato,
per nulla considerato, in questa grande regione rossa.
Anni in cui, se pure è vero che le Marce della Pace sono
cominciate con l'esperienza del Partito Comunista e della
sinistra italiana, è anche vero che quella di Capitini
era considerata in qualche modo un'esperienza di
pazzerelli.
Io me lo ricordo; ci sono
queste fotografie bellissime di quando loro (i
marciatori) incrociano il gruppo dei frati. Io non andai
(forse perché ero troppo piccola e 20 Km. erano troppi
per me) però i miei genitori erano lì e questo è
l'elemento della militanza. Capitini, in qualche modo i
partiti della sinistra che governavano ce lo avevano con
loro, abitava lì, stava lì, però insomma, altra cosa
era il governo, il grande governo del territorio, della
cosa pubblica.
Questo elemento della
militanza è forte, è un elemento personale ed è un
elemento individuale.
L'ultimo incontro mio con
Capitini è stato con il giornale, "Il Potere di
Tutti", quello che Nini Menichetti portava in classe
e che noi leggevamo insieme. Grande esperienza anche
quella dove con il momento dell'individualità c'era
un'altra cosa grande: il fatto che potevamo tutti parlare
e tutti avevamo uno spazio per poter contare. Perché
Capitini queste cose le aveva fatte e le aveva vissute
sulla sua pelle.
La militanza e la pratica
sono, secondo me, i due grandi esempi che ci ha dato
Capitini.
Capitini, tenuto sulla
bambagia ma un po' in disparte dai grandi partiti della
sinistra, era invece osteggiato dalla Chiesa
tradizionale, questo va detto. Insomma lui con la Chiesa
non ci poteva stare e la Chiesa lo ostacolava come fa la
Chiesa, con un atteggiamento di allontanamento: tanto è
vero, a me pare, che lui abbia avuto anche problemi
grossissimi nei rapporti con la gerarchia ecclesiastica.
Quindi militanza, quindi
scelte, dai principi alla militanza.
Sono questi i tre punti
che ho voluto sottolineare; ma come ultima cosa c'è
un'analogia sulla quale io raccomando a questa assemblea
di lavorare ed è un'analogia che a me preme molto.
Uno dei primi numeri del
"Ponte" contiene un articolo di Capitini,
voluto da Enzo Enriquez Agnoletti, che fu artefice della
rivista fiorentina.
Un bell'articolo, che io
tempo fa rileggevo e vedevo un'analogia fra queste due
figure, tra Aldo Capitini e la sua forte esperienza
religiosa, e l'eclettismo di Enriquez Agnoletti, con una
forte dimensione internazionale ed anche di riflessione
sull'esperienza religiosa. Enzo Enriquez Agnoletti, di
origine ebraica, che non disdegnava un rapporto stretto
con La Pira sui principi, ma anche sulla politica, sulle
cose forti che li univano, è un uomo che ha saputo
intrattenere questo tipo di rapporti, a questo livello di
profondità anche con il nostro Aldo Capitini: studiamo
queste figure, perché sono le radici del nostro
presente.
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