web su Aldo Capitini
web dell'Associazione
web della rivista
ASSOCIAZIONE NAZIONALE AMICI DI ALDO CAPITINI


Associazione nazionale Amici di Aldo Capitini, via Ulisse Rocchi, 3, 06100, Perugia



Prima pagina











Capitini alla prima Marcia per la pace del 1961



IL PRESIDENTE DELLA MANIFESTAZIONE, MARIA ERNESTA MENICHETTI BIANCHI

Io vorrei essere molto, molto breve, però dovrete avere pazienza perché tre cose le devo dire.

Primo. Siamo nell'ambito cronologico del cinquantenario della lotta di liberazione e della resistenza; la nostra terra ha visto già molte cerimonie commemorative: soprattutto di fatti di guerra, di morti, di guerriglia ecc.

Oggi facciamo anche noi una rivalutazione storica di un centenario di un fatto importante, cioè la istituzione dei C.O.S. Un fatto pacifico, come è naturale che sia, perchò i C.O.S. sono stati pensati, sono frutto di una profonda meditazione di Capitini, di cui voi conoscete la convinzione nonviolenta.

Però c'è da aggiungere questo: che Capitini, e lo ha lasciato scritto, quando ha parlato ed ha raccontato com'era sorta questa idea dei C.O.S. (Centri di Orientamento Sociali) ne ha parlato in questo modo (cerco di citare molto precisamente): sono nati pochi giorni dopo la liberazione di Perugia, cioè pochi giorni dopo che si erano sciolti i Comitati di Liberazione Nazionale, e Capitini li concepì proprio come un'attuazione non storicisticamente legata ai Comitati di Liberazione, ma come qualche cosa per cui il fascismo doveva comprendere che l'antifascismo faceva qualche cosa per tutti.

Istituiva cioè questi Centri di Orientamento Sociale dove, a differenza delle mansioni proprie del CNL, si imparava ad essere dei cittadini, della gente che si rendeva conto di dove stava, se era in una monarchia o in una repubblica, chi erano i governanti, che cosa facevano, come si poteva avere un peso ecc., ecc.

Per fare questa nostra rivisitazione storica naturalmente abbiamo invitato delle persone molto importanti, però state bene attenti perchè io direi che questo nostro incontro dovrebbe svolgersi all'insegna del metodo che avevano i Centri di Orientamento Sociale, nei quali si doveva ascoltare e parlare, cioè la stessa persona ascoltava e parlava, non che io parlo e voi ascoltate; questa stessa persona, di qua o di là, ascoltava e parlava. Cioè c'era un messaggio di stimolazione reciproca di parlare, di capire, di approfondire.

Questa nostra rivisitazione di questo grande e importante evento, l'istituzione dei C.O.S., sarà naturalmente resa prestigiosa e solenne per le persone che abbiamo invitato.

Abbiamo invitato anche delle persone che hanno risposto in qualche modo non rifiutando né respingendo ma esprimendo il loro profondo rammarico di non essere presenti proprio per questa data, proprio per questo evento così importante nella storia, non solo di Perugia, ma diciamo d'Europa: e qui ho dall'Istituto di Tecnologia del Massachussetts un fax di Chomskj, per esempio, che ci racconta che purtroppo gli è stato detto un po' tardl, come succede spesso dall'Umbria, però ci augura che questa sia una cosa fatta con la dovuta solennità e con la dovuta capacità di approfondire.

Abbiamo anche il telegramma di Walter Binni, che è stato ed è un capitiniano della primissima ora; anche lui inneggia al suo grande amico, al suo maestro di vita morale e di vera democrazia e si rammarica di non essere qui.

Abbiamo un telegramma di Umberto Eco che purtroppo parla di impegni assunti già da un anno fa, proprio per questa giornata.

Ciononostante noi siamo tanto soddisfatti di avere qui al nostro tavolo dei personaggi di cui brevemente dico il nome, se non l'avete già riconosciuti come per persone, senza farne la biografia perché penso siano persone molto note a tutti e tutti hanno dei ruoli un po' particolari.

Alla mia sinistra ho il professor Ferrarotti il quale non solo parlerà della prestigiosa istituzione dei C.O.S., ma forse, io non lo so, spero, che dirà quanto di valido e non perituro ci sia nella istituzione medesima.

Alla mia destra ho il grande protagosta storico di questi C.O.S., perché i C.O.S. li ha fatti Pio Baldelli, quindi ci farà proprio una rivisitazione dei C.O.S. come esperienza in prima persona.

Valdo Spini, che salutiamo e ringraziamo, ci parlerà anche lui di quello che crede opportuno ma sempre nell'ambito del controllo dal basso delle istituzionu civili.

Fabizio Bracco, lei è umbro, quindi il suo apporto, qualunque sia, è quello molto più autentico.

Detto questo io devo dire anche che questo nostro incontro ha il patrocinio ed è stato realizzato del Comune di Perugia, dalla Provincia di Perugia, dalle Presidenze della Giunta e del Consiglio Regionale dell'Umbria, su iniziativa della Associazione "Amici di Aldo Capitini".

Loro hanno dato il patrocinio e i mezzi per fare la manifestazione: di noi una cosa un po' particolare (nel senso che ci teniamo molto) ve la vogliamo subito dire: siamo degli amici di Capitini, di quelli che gli sono stati stati vicini in tante in tante iniziative, dai C.O.S. al "Potere di tutti" e poi ancora ai C.O.R., di cui poi si dovrà parlare magari in altra sede, e che vogliamo che di Capitini si approfondisca la passione civica, la passione di essere cittadino, che poi magari lui ha vissuto religiosamente, ha vissuto con implicazioni filosofiche ma che noi ci teniamo moltissimo che venga trasmessa oggi perché pensiamo che forse questa passione, questo sentirsi appassionatamente cittadini d'Italia, d'Europa sia una cosa di cui abbiamo bisogno un po' tutti.

PIO BALDELLI

Vorrei parlare in maniera meno possibile ripetitiva, dopo quello che abbiamo sentito, e sopratutto usando la prima persona.

La prima persona perché io ho conosciuto direttamente Capitini e sono stato, in un certo senso, uno dei suoi allievi, e perché no, prediletto.

Io ero di famiglia povera, abitavo a Perugia, Capitini era lassù, avevo sentito parlare di Capitini come un maestro, uno tanto bravo ed una volta mi so no fatto coraggio ed ho bussato alla porta di quel suo misero appartamento e ho chiesto se potevo stare ad ascoltare quello che lui diceva oppure gli incontri, e mi ha fatto sempre sedere. C'era un piccolo divano e mi diceva "poi puoi aiutare mio padre" (suo padre era il campanro), io ero robusto, il padre era un po' fragile, e quindi io sono diventato un eccellente suonatore di campane nel caso che servisse per il Parlamento qualche suonata per svegliarsi un po'.

Allora, dicevo in prima persona, il C.O.S.. Capitini aveva pensato che non fosse sufficiente la presenza dei partiti, (attenti però perché ci potrebbe essere un equivoco) Capitini non ha mai creato un fronte di opposizione ai partiti: ha semplicemente creato una integrazione al lavoro dei partiti.

I partiti non sembravano sufficienti per come lavoravano e allora bisognava dare in qualche maniera una mano, aggiungere ( ecco la parola frequente nel dizionario di Capitini) qualche cosa ed ha inventato, tra le altre operazioni, il C.O.S. e poi, su termini religiosi, il C.O.R.

E' Centro di Orientamento Sociale il C.O.S.; aveva una sua sede, vicino alla Sala dei Notari (in momenti eccelsi era la Sala dei Notari). E allora mi chiese se potevo, robusto come ero, andare un po' in giro a diffondere questi C.O.S.. Io mi sono dato da fare e ho girato praticamente per tutti i paesi e paesini dell'Umbria. Ed ogni volta cercavamo di piazzare un C.O.S. cioè un modo per le persone di aggregarsi senza l'obbligo di mostrare una soggezione ad un dirigente, un luogo in cui si potessero confrontare le opinioni sulla direzione dell'amministrazione (le patate, perché erano secondarie le patate, il costo delle patate?), il mercato, la carne, ecc., quello che insomma è la vita quotidiana delle donne e degli uomini allora e oggi, e poi, alternativamente, anche i momenti politici; invitava ( e io lo aiutavo) i personaggi più significativi della vita politica italiana, ed erano lì, in un certo senso, spremuti, non offesi ma spremuti, dalla gente che diventava mano a mano più esperta, impaziente e dunque voleva sapere, voleva partecipare alla vita politica.

Ecco, questo è un punto fondamentale che ho visto crescere con Capitini: la partecipazione in prima persona. Non c'era l'analfabeta, lo scemo, l'idiota, il messo da una parte, ma tutti venivano lentamente convocati, ora più ora meno, lentamente o con forza, e ognuno aveva non solo il diritto di parola ma il coraggio di parlare e questo l'ho visto non solo a Perugia, nel C.O.S. di Perugia, ma l'ho visto quando, su invito di Capitini, sono andato in questi paesetti. Prima ti guardavano con gli occhi fuori della testa perché ignoravano che significa impiantare il C.O.S.. Cos'era questo Centro di Orientamento? Che voleva dire riunire le persone? E dopo, qualche volta tu affrontavi anche della parolacce, qualche volta ti impedivano anche di parlare, ma lentamente (e Nini Menichetti può confermarlo) si sono diffusi in tutta l'Umbria e poi lentamente siano usciti dall'Umbria e andati fuori.

Il secondo elemento che volevo dirvi collegato, intersecato con questo, erano le Marce della Pace! Quante derisioni su queste marce della pace! Quanti sfottimenti! Ma che sono matti? Che fanno una marcetta, vanno da Perugia fino ad Assisi? No, era un modo, inizialmente di poche migliaia di persone, poi una fiumana di persone, che capivano che non era una giaculatoria, un inginocchiarsi davanti al Sepolcro di S.Francesco d'Assisi, ma era semplicemente un modo di mettersi insieme e poi collegare Perugia con Assisi ai vertici dell'intelligenza religiosa dell'Europa; ecco, questo era il secondo elemento.

Oggi mi pare che sia stata una buona iniziativa di promuovere questo incontro, perché mi pare che noi siamo di fronte alla frana o all'irridimento penoso di troppi partiti, di gran parte dei partiti tradizionali.

Urge rituffare le parole dentro il vivo della convivenza cittadina, incitarla a muoversi, magari dall'esperienza conquistata qui a Perugia quest'oggi.

Gli interventi del pubblico presente.

GIUSEPPE TORCOLINI

Mi chiamo Peppe Torcolini e sono un capitiniano prestato alla politica e parlo soltanto perché Giorgio Spini ha provocato la mia riflessione autobiografica, quando ha parlato della sinistra degli anni '50 (io ho cominciato proprio negli anni '50 a fare politica di sinistra insieme ad altri giovani socialisti e comunisti).

Nel mio paese, Scheggia, una frazione di Gubbio, (importante Gubbio per le cose che sto per dire) la mia prima attività politica si svolgeva in un magazzino con una targa di marmo, fatta a Gubbio, con su scritto "Sezione P.C.I., Sezione P.S.I., Camera del Lavoro"

Venivo da unn collegio dei Salesiani, crisi religiosa a 14-15 anni come molti dei presenti, immagino, e fede mai crollata ma sicuramente un modo laico di viverla: che è tutto dovuto ad Aldo Capitini che io ebbi modo di ascoltare qualche volta, se ricordo bene, nella mansarda in Via dei Filosofi. Con un gatto in grembo, mi dette la misura laica dell'impegno politico per uno che continuava ad essere credente. Io trovai posto nel mio impegno politico, al quale Capitini dette questo contributo, questa collaborazione, iscrivendomi nel 1954 al Partito Socialista Italiano.

E c'è chi se lo ricorderà che il mio primo intervento nel direttivo del P.S.I. era fatto come cristiano sociale, quindi un mix di capitiniano e di cristiano-sociale. Sta di fatto però che la mia vita è stata improntata nel mio impegno politico all'insegnamento di Aldo Capitini.

Molti che in questo momento parlano di gente prestata alla politica, alle istituzioni, un tema molto grosso, molto importante che Aldo Capitini avrebbe sposato tranquillamente: voi avete di fronte una persona che ha compiuto quest'anno 45 anni, e una milizia social-comunista come capitiniano prestato alla politica. Grazie, scusate ma sono un po' emozionato.

 

UNA STUDENTESSA DELL'ISTITUTO TECNICO "CAPITINI" DI PERUGIA

Io, studentessa della scuola intitolata ad Aldo Capitini, voglio semplicemente ringraziare la mia professoressa che mi ha dato l'occasione di venire qui, perché devo dire che prima di questa serata non sapevo chi fosse Capitini e che cosa aveSSE rappresentato, per Perugia, per l'Umbria, per l'intera nazione.

Quindi vi ringrazio di avermi dato qualche cosa in più.

 

MARIO VALENTINI, SINDACO DI PERUGIA

Voglio comunicarvi questo: voi sapete che stiamo cedendo alla Galleria Nazionale dell'Umbria 1000 metri quadrati di superficie dei nostri uffici per allargare la galleria e quindi ospitare almeno il doppio delle opere d'arte. Proprio ieri abbiamo discusso con la responsabile di questa operazione.

La casa di Capitini è dentro a questi locali, allora io ho detto che l'Amministrazione comunale valutava molto positivamente, apprezzava (siccome spenderanno loro per mettere a posto tutti questi locali) come un segno tangibile di comunione con la città, il proposito di destinare parte di questi locali ad una funzione di testimonianza di Aldo Capitini: per onorare questo posto magico, come prima si ricordava.

Vorrei dire anche un'altra cosa: non dobbiamo fare di questi appuntamenti solo le occasioni per rivivere momenti di riconoscenza con Aldo Capitini o per apprezzarne il suo pensiero. Dobbiamo, se possibile, fare qualcosa di più.

Voglio ricordare un episodio: qualche anno fa, nella Scuola Media che frequentava mia figlia, dettero un tema sulla pace. Questa ragazza di III° Media (qui a Perugia) si voleva documentare, quindi parlai con lei. Riportò il compito in classe, citando anche questa esperienza perugina e citando Aldo Capitini. Io ricevetti un'offesa grandissima e la bambina si sentì umiliata, perché la professoressa si meravigliò di questa citazione "Ma chi è questo Aldo Capitini?"

Questo per dire che c'è da fare un grosso lavoro nelle scuole per essere il più possibile aderenti al messaggio che poi Capitini ci ha lasciato.

Io ho conosciuto Aldo Capitini come giovane socialista, lo accompagnavo nelle riunioni per organizzare la Marcia della pace nel 1961 e lui andava nelle sezioni socialiste e comuniste, sezione infuocate, dove si pensava che il cannone dell'Unione Sovietica portava fiori e quello americano distruzione.

Io mi sono entusiasmato per la forza e la semplicità con la quale Aldo Capitini cercava di rimuovere anche questi vizi ideologici che venivano introdotti nelle coscienze degli uomini.

Il suo insegnamento era ed è quello di un grande utopista.

Ferrarotti lo ha definito anarchico. Certo, lui aveva un pensiero molto bello del rapporto con gli altri e il rispetto che mostrava ad altri uomini, ad altre donne, ai cittadini più semplici era la cosa più impressionante, più entusiasmante.

Ecco perché ancora adesso noi perugini vogliamo tanto bene ( specialmente chi lo ha conosciuto anche di passaggio, momentaneamente ) a questo grande personaggio, che ricongiungeva i suoi caratteri al carattere della democrazia perugina.

Ieri sera io ho partecipato con il Vice-Sindaco e un mio amico (un toscanaccio che abita a Perugia, un fiorentino, un democratico, un uomo di sinistra) ad una assemblea per illustrare il Piano regolatore.

C'erano 200 persone a Ponte S.Giovanni, c'era tutta la nomenclatura della circoscrizione, però c'era il popolo, c'era la gente e la gente ha posto problemi semplici, ha posto problemi problemi complessi ed ha messo anche a nudo (c'erano i tecnici) le aspettative, le contraddizioni ed è questa la forza ancora dei perugini, non so quanti altri comuni facciano incontri con la gente per discutere delle cose. Ritornando a casa, alle 1.10, questo amico fiorentino mi ha detto "La democrazia è bella ma quanto è faticosa!"

Ecco superare la fatica per porre la politica al servizio della collettività, credo che sia la cosa più bella e l'insegnamento più grande che Aldo Capitini ci ha lasciato.

 

PAOLO COCCHERI

Mi chiamo Paolo Coccheri e mi occupo del prossimo.

Qui ci sono molti giovani perugini, e a loro chiedo: cosa ci ha insegnato Capitini? Il C.O.S. Ragazzi, lui lo cominciò da solo, dimostrando che anche una persona può incidere sul sociale, anche da sola, senza intrupparsi.

Il coraggio di capire che tutti siamo responsabili di tutto e quindi anche da soli si può fare. E poi non aveva ambizioni, lui sapeva (e questo lo ricordiamo anche ai politici presenti) che la politica è servizio verso chi ha più diritto e bisogno.

Anche Toniolo diceva che quando la politica è servizio verso la comunità è la più alta forma di carità: ecco la carità laica di Capitini, ragazzi.

E poi non si faceva prendere, come tanti italiani, dal fatalismo: non c'è nulla da fare, non cambia nulla. Mai si piegò a questo. Da solo, pagando di persona, intraprese una nuova strada con sacrificio estremo e con grande amore, perché una frase che lui usava sempre ripetere è questa: "l'ultimo che incontro è come se lo conoscessi da sempre". Cogliamo questo esempio grandioso e siate orgogliosi che sia cittadino di Perugia come voi.

 

SERENA INNAMORATI

Sono Serena Innamorati, lavoro alla Biblioteca Comunale di Perugia.

Ognuno ha la sua esperienza con Capitini e forse io sono uno degli degli ultimi esempi di alunna presente nell'ultima fase dei C.O.R. (Centri di Orientamento Religioso). Io sono una persona non battezzata che ad una certa età ha avuto problemi di religione, ero esonerata dalle lezioni di religione ed i miei genitori ( che erano di tradizione laica, che sono di tradizione laica) mi orientarono (perché la parola è esattamente questa) ad affrontare i temi della religione assieme ad Aldo Capitini che io ho conosciuto giovanissima, a 8-9 anni, l'età delle crisi religiose, in qualche modo dei rapporti col divino. Ho conosciuto la parola, l'esperienza ed ho potuto parlare di queste con un grande filosofo come Aldo Capitini. Questa è la mia esperienza personale che mi ha immediatamente arricchito, come voi potete ben capire, ma io trovo che poi la mia frequentazione con l'idea di Capitini e con Capitini è stata, da buona perugina, anche qualcosa di più di questo e di ciò devo ringraziare Nini Menichetti, che è stata la mia insegnante per molti anni.

E' stata qualcosa che qui ho ritrovato solo in parte, qualcosa alla quale io vorrei aggiungere con qualche osservazione ( aggiungere, come dice Capitini).

Io credo, benché la mia esperienza di Capitini sia stata solo il C.O.R., d'altronde un momento importante, che la mia sia stata un'esperienza molto forte di militanza della democrazia. Come molto forte ho sentito il senso e il concetto della pratica, cioè dell'azione personale che seguiva la dirittura delle idee. L'elemento della vita personale era fortissimo: gli anni che sono stati qui ricordati sono stati anni nei quali Capitini non era per nulla amato, per nulla considerato, in questa grande regione rossa. Anni in cui, se pure è vero che le Marce della Pace sono cominciate con l'esperienza del Partito Comunista e della sinistra italiana, è anche vero che quella di Capitini era considerata in qualche modo un'esperienza di pazzerelli.

Io me lo ricordo; ci sono queste fotografie bellissime di quando loro (i marciatori) incrociano il gruppo dei frati. Io non andai (forse perché ero troppo piccola e 20 Km. erano troppi per me) però i miei genitori erano lì e questo è l'elemento della militanza. Capitini, in qualche modo i partiti della sinistra che governavano ce lo avevano con loro, abitava lì, stava lì, però insomma, altra cosa era il governo, il grande governo del territorio, della cosa pubblica.

Questo elemento della militanza è forte, è un elemento personale ed è un elemento individuale.

L'ultimo incontro mio con Capitini è stato con il giornale, "Il Potere di Tutti", quello che Nini Menichetti portava in classe e che noi leggevamo insieme. Grande esperienza anche quella dove con il momento dell'individualità c'era un'altra cosa grande: il fatto che potevamo tutti parlare e tutti avevamo uno spazio per poter contare. Perché Capitini queste cose le aveva fatte e le aveva vissute sulla sua pelle.

La militanza e la pratica sono, secondo me, i due grandi esempi che ci ha dato Capitini.

Capitini, tenuto sulla bambagia ma un po' in disparte dai grandi partiti della sinistra, era invece osteggiato dalla Chiesa tradizionale, questo va detto. Insomma lui con la Chiesa non ci poteva stare e la Chiesa lo ostacolava come fa la Chiesa, con un atteggiamento di allontanamento: tanto è vero, a me pare, che lui abbia avuto anche problemi grossissimi nei rapporti con la gerarchia ecclesiastica.

Quindi militanza, quindi scelte, dai principi alla militanza.

Sono questi i tre punti che ho voluto sottolineare; ma come ultima cosa c'è un'analogia sulla quale io raccomando a questa assemblea di lavorare ed è un'analogia che a me preme molto.

Uno dei primi numeri del "Ponte" contiene un articolo di Capitini, voluto da Enzo Enriquez Agnoletti, che fu artefice della rivista fiorentina.

Un bell'articolo, che io tempo fa rileggevo e vedevo un'analogia fra queste due figure, tra Aldo Capitini e la sua forte esperienza religiosa, e l'eclettismo di Enriquez Agnoletti, con una forte dimensione internazionale ed anche di riflessione sull'esperienza religiosa. Enzo Enriquez Agnoletti, di origine ebraica, che non disdegnava un rapporto stretto con La Pira sui principi, ma anche sulla politica, sulle cose forti che li univano, è un uomo che ha saputo intrattenere questo tipo di rapporti, a questo livello di profondità anche con il nostro Aldo Capitini: studiamo queste figure, perché sono le radici del nostro presente.










Collegamento al sito su Aldo Capitini








Collegamento al sito La città invisibile


























Le tecniche della nonviolenza nella rivista Il C.O.S. in rete