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ASSOCIAZIONE NAZIONALE AMICI DI ALDO CAPITINI


Associazione nazionale Amici di Aldo Capitini, via Ulisse Rocchi, 3, 06100, Perugia



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Capitini alla prima Marcia per la pace del 1961



LA PACE È SEMPRE IN PERICOLO

Durante la pace preparare la pace

La Marcia della Pace da Perugia ad Assisi fece convenire tre anni orsono, il 24 settembre 1961, persone da moltissime parti dell'Umbria e da tante parti d'Italia, di varie condizioni sociali, di diverse ideologie politiche e religiose.

Il significato della manifestazione, che ebbe un rilievo nazionale e un'eco anche internazionale, fu principalmente quello di provare che è possibile radunare dal basso una forza di pressione per la pace, la quale è problema troppo importante oggi per lasciarlo nelle mani dei governanti e dei diplomatici.

Si ebbe un rafforzamento della fede che l'avvenire deve essere non della guerra, ma della pace e di un grande sviluppo sociale che liberi l'umanità dal capitalismo, dal colonialismo, dall'imperialismo. Ci si sentí tutti uniti lassú, sul prato della Rocca di Assisi, nel ricordo delle vittime di tutte le guerre. Si scoprí in noi una fratellanza piú profonda di prima.

Lo sviluppo del movimento portò ad altre marce e manifestazìoni popolari, mentre anche in campo internazionale veniva attenuandosi la guerra fredda.

Sorse la Consulta italiana per la pace, un organismo che unisce le varie associazioni operanti in Italia per la pace.

Scopo della Consulta è di "durante la pace preparare la pace", cioè di organizzare manifestazioni unitarie come marce, cippi comunali per la pace, convegni sui problemi del disarmo, tavole rotonde su pace e guerra, diffusione di stampati per formare un'opinione pubblica bene informata.

Le non poche difficoltà di larga organizzazione, di disponibilità di mezzi adeguati, di costanza nella collaborazione al lavoro comune, unite alla continua campagna dei gruppi interessati a mantenere la fiducia nella politica del governo (che accresce anno per anno le spese per il riarmo), non hanno dato alla Consulta quell'ampiezza di influenza che appariva possibile dopo la Marcia di Assisi.

I fatti del di "miracolo" economico prima e della congiuntura sfavorevole poi hanno sviato l'attenzione e la tensione.

Le parate militari, ampie e pubblicizzare come non mai dopo la liberazione dal regime fascista, hanno gettato nuovi semi di un patriottismo che resta scolastico, limitato e retorico anche se decorato di colori europeistici e atlantici.

Le influenze della destra sul governo per una politica disattenta a minacce di guerra come la pressione su Cuba, l'imperialismo nel Viet-Nam, gli orrori dell'Angola e del Sud-Africa, il disgusto che sale dal regime franchista, non sono (pare) del tutto senza effetto. Il momento si rifà di nuovo grave, ancor piú che nel 196I.

Noi siamo convinti che le popolazioni si fidano troppo dei governi. La guerra è voluta, preparata e fatta scoppiare da pochi, ma questi pochi hanno in mano le leve del comando. Se c'è chi preferisce lasciarli fare, e non pensarci, divertirsi e tirare a campare, noi dobbiamo pensare agli ignari, ai piccoli, agli innocenti, al destino della civiltà, dell'educazione e della progressiva liberazione di tutti.

Noi dobbiamo dire NO alla guerra ed essere duri come le pietre; oggi i governi, con la decisione di fare la guerra e di usare le armi atomiche e chimiche, sono infinitamente piú dannosi di qualsiasi disordine della popolazione, perché un'ora di guerra atomica può distruggere la vita di tutto un popolo.

E non basta avere molte bombe atomiche da buttare sulle altre nazioni, perché la nuvola atomica diffusa nell'aria e portata indietro dai venti è piú che sufficiente ad uccidere da sola tutte le forme di vita.

Giacomo Matteotti, nel febbraio 1915, scrisse che tutti i lavoratori dovevano fare, se scoppiava la guerra, lo sciopero generale. Intuí che l'arma della popolazione intera davanti alla guerra è la vigilanza e la non collaborazione, il rifiuto in massa.

Oggi con la guerra atomica, c'è una ragione di piú per cominciare molto presto, quando già si prepara la guerra. stringere larghissime solidarietà dentro e fuori delle nazioni, impegnare i religiosi ad usare il metodo religioso della nonviolenza, imparare e insegnare che il rifiuto attivo della guerra è oggi una rivoluzione'

Una rivoluzione è una serie di atti, di solito collettivi, rivolti a cambiare il possesso del potere, a trasformare le strutture sociali e politiche, a influire sugli animi delle persone.

Ma ogni rivoluzione ha un suo carattere. E quella che noi sosteniamo ha il carattere di essere la piú totale che sia stata proposta, non solo per gli animi nel profondo e per le strutture che debbono essere adeguate ad una società veramente di tutti, ma soprattutto per la convocazione di tutti ad operare il nuovo corso.

Non si tratta di formare un gruppo di convinti e di lanciarli nell'azione con tutti i mezzi, ma di far partecipare tutti.

Oggi che le armi nucleari hanno margini illimitati dì distruzione, si devono creare tanti centri di potere e di controllo dal basso.

La lotta per la pace tende a creare una permanente mobilitazione di tutti per controllare la politica estera, la politica militare, la politica scolastica, e denunciare gli errori, le colpe, le storture, le alleanze dei conservatori, degli imperialisti, dei capitalisti, dei nazionalisti per conservare il potere e il profitto a danno della maggioranza della popolazione.

La pace è l'ideale e l'interesse che può oggi unire di piú le popolazioni, e la lotta per la pace deve essere severa contro i mascheramenti dei vari imperialismi, contro le crociate verso un popolo o l'altro, contro le seduzioni del benessere per addormentare il popolo.

Quanto piú la lotta per la pace si allargherà a comprendere anche giovani e donne, tanto piú sorgeranno iniziative e organismi per trasformare fin d'ora la società, sulla base di una capacità di stare insieme e associarsi per fini comuní, in un desiderio di discutere tutti i problemi oltre quello della pace, dal punto di vista del bene di tutti, e saranno conquistate, con centri sociali, consigli di operai, di contadini, di insegnanti e di studenti, consulte popolari amministrative, posizioni di trasformazione rivoluzionaria dal basso.

A noi pare che ci siano due posizioni sbagliate:

a) quella di coloro che dicono di volere la pace, ma lasciano effettivamente la società attuale com'è, con i privilegi, i pregiudizi, lo sfruttamento, l'intolleranza, il potere in mano a gruppi di pochi;

b) quella di coloro che vogliono trasformare la società usando la violenza di minoranze dittatoriali e anche la guerra, che può diventare atomica e distruttiva per tutti.

Per noi il rifiuto della guerra e della sua preparazione militare, industriale, psicologica, è una componente fondamentale del lavoro per la trasformazione generale della società. Perciò lavoriamo in queste due direzioni:

1. spingere a costituire dappertutto forme di controllo dal basso;

2. orientare e alimentare questo controllo con idee e iniziative contrarie al capitalismo, al colonialisino, all'imperialismo.

Aldo Capitini, in "Il Potere è di tutti", anno I, n. 9, settembre 1964










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